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Rassegna Stampa – “Skin Fruit: Selections from the Dakis Joannou Collection” New Museum, New York
scritto da: michela.moroin Mostre, Persone
Era attesa e già controversa sulla carta la mostra del New Museum a New York “Skin Fruit: Selections From the Dakis Joannou Collection”: sarebbero stati esposti i lavori della collezione di Joannou, importante collezionista e sostenitore del museo. Il tutto curato da Jeff Koons. In paesi dall’etica protestante questo veniva visto, se non come conflitto di interessi, come un atteggiamento non corretto di commistione di ruoli ed interessi.
La mostra si è inaugurata e questo è il resoconto di Roberta Smith, critico del New York Times.
http://www.nytimes.com/2010/03/05/arts/design/05dakis.html?ref=design
La ‘Peter Stuyvesant Collection’ non andrà in fumo
scritto da: michela.moroin Aste

L'interno della fabbrica Peter Stuyvesant. Vasarely in primo piano, Eugene Brands e David Tremlett sullo sfondo
Un’asta di Sotheby’s che si svolgerà l’8 marzo prossimo ad Amsterdam propone un interessante catalogo che è un lungo racconto di ‘Arte in Fabbrica’. Alexander Orlow, brillante Managing Director della Turmac Tabacco Company, era certo che ”anche la più complicata operazione di un macchinario diventa routine per l’operaio della fabbrica”. Per rompere questa monotonia decise quindi, nel lontano 1960, di invitare 13 artisti internazionali a creare opere che sovrastassero in tutti i sensi il rumore nella fabbrica di Zevenaar in Olanda, dove si producevano 15 milioni di sigarette al giorno, il tema era ‘“Joie de vivre”.
Vennero appesi i primi grandi dipinti. Presto la risposta degli operai fu entusiasta, tutti iniziarono ad esprimere le proprie preferenze, e si diede così vita alla collezione che sollevava gli spiriti delle maestranze. Per quella che fu fino al 2004 la ‘Peter Stuyvesant Collection’, Orlow chiamò a collaborare diversi advisor di altissimo livello, a cominciare da Willem Sandberg, allora direttore del Stedelijk Museum di Amsterdam.
I requisiti per le acquisizioni erano: 1 – opere di grandi dimensioni 2 – immagini vivide, definite 3 – l’artista doveva essere conosciuto internazionalmente.
Le fotografie che documentano la fabbrica illustrano spazi di un lindore straniante, (ricordano luoghi da Tomas Demand) dove in effetti l’arte cattura immediatamente l’attenzione. E probabilmente stimolava nei lavoratori pensieri lontani dalla quotidianità.
Altri esperti proseguirono il lavoro e la collezione si ampliò nel tempo fino ad arrivare a 1500 pezzi. Sfogliando il catalogo si percorrono veramente 50 anni di arte internazionale, dall’Espressionismo Astratto a Cobra, all’Arte Povera alla fotografia contemporanea. Qualche nome: Karel Appel, Arman, Alighiero Boetti, Corneille, Mike Kelley, Martin Kippenberger, Wilfredo Lam, Robert Mangold, Robert S. Matta, Kenneth Noland, Roman Opalka, Niki de St Phalle, Serge Poliakoff, Manuel Rivera, David Salle, Giuseppe Santomaso, Gunther Uecker, Victor Vaserely.
Ma il mondo stava cambiando e nel 2008 la fabbrica di Zevenaar venne chiusa, privando le opere del loro specialissimo luogo espositivo. Questo offrirà al mercato internazionale la più ampia collezione di arte contemporanea mai andata all’asta in Olanda, e il suo grande interesse sta nel fatto che tutte le opere sono completamente nuove e fresche per gli assetati collezionisti. Un esempio illuminato, la dimostrazione che non tutto il fumo è venuto per nuocere.
Sotheby’s Amsterdam
“A Fifty – Year Adventure in Art”
“ THE FORMER PETER STUYVESANT COLLECTION” 1960 – 2010
Amsterdam
8 Marzo 2010
RISULTATI DELL’ASTA – 8 MARZO
Come previsto i risultati sono stati eccellenti, tanto da più che raddoppiare le stime, toccando il record come l’asta più ‘ricca’ nella storia olandese con il 97.5% di lotti venduti. Il totale di €13,590,475 è infatti il massimo mai raggiunto nei Paesi Bassi. Soddisfazione per la casa d’aste Sotheby’s. Top Lot è stato un’opera di Martin Kippenberger: Dinosaurierei, che è stato aggiudicato per €1,072,750. Per concludere possiamo solo constatare che (perdonate la battutaccia) non c’è fumo senza arrosto.
www.sothebys.com/app/live/lot/LotResultsDetailList.jsp?event_id=30147&sale_number=AM1095
Due Manzelli
scritto da: michela.moroin Mostre
Quelle donne ti guardano, ti scrutano, ti seguono, non ti lasciano andare. Inquietanti nella loro contemporaneità e nell’essere così archetipe, irritano, repellono, stregano. La simmetria e la matematica maniacalità toccano nervi scoperti. Alla fine soccombi. Va bene, dici, ci sto. Questa è per me Margherita Manzelli, pittrice lenta ed inesorabile.
Temevo la nuova mostra di Margherita Manzelli alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia: non è sempre garantito che i lavori recenti siano all’altezza del passato, benchè prossimo, a volte si provano cocenti delusioni, ed era da tempo che l’artista di Ravenna non esponeva in Italia. Aspettative esaudite, invece. DUE, uno chiaro e uno scuro, una donna giovane e una più matura, in realtà entrambe senza tempo, in uno spazio che le contiene solidamente.
Contraltare di questo rigore è stata la serata per festeggiare l’arrivo dei due lavori nella Collezione Maramotti. Calda e semplice come nello stile della casa, con molti amici, artisti e curatori.
La spedizione a Reggio Emilia è sempre l’occasione per visitare la Collezione Maramotti, fulgido esempio di gusto e stile italiano ampiamente descritto nei post del 12.03.09
Margherita Manzelli
DUE
fino al 2 maggio 2010
Collezione Maramotti
via Fratelli Cervi 66
Reggio Emilia
www.collezionemaramotti.org
Le facce nuove di Fornasetti
scritto da: michela.moroin Design
Il Fornasetti-mondo è originale, irripetibile, infinito, e riserva sempre qualche sorpresa. La forma in gesso di un vaso creato da Piero negli anni ’50, mai entrato in produzione, e scoperto in cantina da suo figlio Barnaba, può moltiplicarsi senza mai ripetersi, originando una sterminata famiglia di oggetti che, come nelle famiglie, si rassomigliano senza esser gemelli. L’antenata ispiratrice di tanta genìa si mormora fosse Lina Cavalieri, dal bellissimo volto, attrice e cantante lirica che d’Annunzio definì la massima testimonianza di Venere in Terra.
Non posso esser obiettiva perchè ho una passione per gli oggetti Fornasetti, declinati sotto forma di piatto o tappeto per me son sempre degni di un posto d’onore. Nel caso della nuova collezione “Variazioni sul Tema”, realizzata dalla manifattura Bitossi Ceramiche, ho solo l’indecisione della scelta. Meglio un pezzo unico come ‘Mezzoviso’ o un più tranquillo ‘Flora’, edizione di 6 che se si rompe si può rimpiazzare? O addirittura i dormienti ‘Reggilibri’ oggetti sicuri, in edizione illimitata?
Oppure si può semplicemente decidere di fare un salto allo Spazio Fornasetti, ammirare la nuova Famiglia, e lasciarsi risucchiare nel mondo affascinante di Fornasetti che stupisce sempre per l’inventiva e per la ginnastica mentale a cui costringe, divertendolo, il nostro cervello. In questo momento sono anche esposti gli abiti sartoriali-surreali creati da Liborio Capizzi riutilizzando carte da parati, tessuti e cravatte di Fornasetti
In mostra fino al 3 aprile
Spazio Fornasetti,
Corso Matteotti 1/a
Milano
Addio a Beyeler mercante di capolavori
scritto da: michela.moroin Persone
Ernst Beyeler
16 luglio 1921 – 25 febbraio 2010
Ernst Beyeler si è spento ieri notte nel sonno, nella sua residenza di Riehen, Svizzera.
Beyeler, al quale la Fondation Beyeler, la città di Basilea e l’internazionale mondo dell’arte devono moltissimo, aveva ottantotto anni. Ernst Beyeler è stato uno dei più importanti mercanti d’arte dei nostri tempi. Nel corso dei 60 anni nella sua Galerie Beyeler in Bäumleingasse 9 a Basilea aveva organizzato oltre 300 mostre e venduto più di 16.000 opere d’arte a musei e collezionisti in tutto il mondo. Qualche nome tra i tanti: Cézanne, Monet, Picasso, Matisse, Léger, Miró, Mondrian, Braque, Giacometti, Kandinsky. Beyeler e sua moglie Hildy, scomparsa nel 2008, sono stati anche importanti collezionisti e benefattori. Hanno raccolto una delle più significative collezioni di arte moderna del mondo, rendendola accessibile al pubblico nel loro museo, la Fondation Beyeler a Riehen. Disegnato da Renzo Piano il museo fu inaugurato nel 1997. Da allora Ernst Beyeler ha organizzato una lunga serie di importanti mostre visitate da milioni di entusiasti visitatori. Beyeler è stato anche uno dei fondatori di Art Basel; attivo per decenni nel Comitato, la sua presenza è stata di fondamentale importanza nel far diventare Art Basel uno dei più, se non il più, rilevanti appuntamenti annuali del mondo dell’arte. E’ stato inoltre uno dei primi ad organizzare di mostre di arte pubblica di opere di grandissime dimensioni. Oltre alla grande passione per l’arte, Beyeler è stato molto impegnato nella protezione della natura e dell’ambiente, tanto da fondare nel 2001 Art for the Tropical Forests Foundation.
vedi post del 17.06.09-20.06.09-23.09.09
www.beyeler.com
Nell’Iran di oggi e domani
scritto da: michela.moroin Mostre
La ragazza del dipinto indossa guanti verdi e mangia un gelato rosso-sangue: sono i colori della rivoluzione e un po’ simbolo di questa mostra. In&Out ci racconta un Iran diverso e distante dall’iconografia. Gli artisti che nella galleria Project B chiacchierano rilassati sono lontani anche dalla più conosciuta Shirin Neshat, e le loro istanze molto più politiche. La metà di loro è anche in un modo o nell’altro legato al cinema, che in Iran è realtà vivace, benchè in alcuni casi sotterranea.
Un bellissimo film di Abbas Kiarostami ipnotizza per mezzora. Il senso della mostra è quello di raccontare la resistenza artistica dall’interno della realtà iraniana, ma anche attraverso il numero significativo di artisti nati in Iran e che vivono e lavorano all’estero. Il filmmaker Seifollah Samadian espone una foto scattata nel 1980 e stampata nel 2009. Malekeh Nayiny ipotizza che Googoosh, tuttora famosa cantante, una Mina iraniana, sia ancora sui manifesti per le strade in abbigliamento discinto.
Il chador, imprescindibile perno dell’abbigliamento femminile, viene moltiplicato da Sadegh Tirafkan, che lo rivisita con i disegni dei tradizionali tappeti persiani.
Gli artisti iraniani rivendicano il loro passato di grande cultura e sofisticatezza, di gente abituata a viaggiare, ben riassunto nel gallerista londinese di Xersesart, che ha collaborato alla realizzazione di questa mostra. Figlio di diplomatico, aplomb internazionale, ricorda di una Persia dove si andavano a sposare perfino i Savoia. Senza nostalgia monarchiche, ma sperando in un futuro contemporaneo alla realtà di questa parte del mondo, senza perdere d’occhio le proprie radici.
Navid Azimi-Sajadi; Jamshid Bayrami; Nader Davoodi; Parastou Forouhar; Dariush Gharahzad; Khosrow Hassanzadeh; Mahmoud Kalari & Ali Rahbar; Hossein Khosrojerdi; Abbas Kiarostami; Farsad Labbauf; Malekeh Nayini; Ahmad Morshedloo; Afshin Pirhashemi; Seifollah Samadian, Mitra Tabrizian; Sadegh Tirafkan
IN&OUT
fino al 2 aprile
Project B
Via Borgonuovo 3
20121 Milano
www.projectb.eu
Joo porta in chiesa la zebra di Damian Hirst
scritto da: michela.moroin Mostre
La galleria è in un’antica chiesa sconsacrata, e il contesto ha la sua importanza. Specialmente quando si tratta di un artista come Michael Joo che cerca di coniugare il pensiero buddista e la visione occidentale del mondo, l’arte e la scienza, il corpo e l’anima. Michael Joo, classe 1966, newyorkese di origine coreana, presenta a Bologna alla Galleria Marabini un corpus di lavori scintillanti nella fattura e densi di significato.
Joo, che forse vi ricorderete con un enorme tronco sezionato nel Padiglione Coreano alla 49° Biennale di Venezia del 2001, è uno dei grandi amici di Damian Hirst, e in effetti guardando il suo lavoro si può capire perchè i due si sono trovati. Michael Joo fa riflettere lo spettatore sul concetto di “ibridità” attraverso la decostruzione dell’oggetto e l’unione eterogenea fra gli oggetti decostruiti. Salsiccie italiche per un busto classico, corna di cervo prolungate con l’acciaio.
La grande zebrascultura ci guarda dal fondo della galleria, occupando lo spazio in modo imperioso. E’ realizzata in un’edizione di 3 esemplari, e siccome al momento dell’apertura quella destinata alla galleria non era pronta, Damian Hirst ha generosamente prestato la propria da esporre. Sono in effetti il mantello della zebra e le impronte digitali dell’artista il filo conduttore dell’intera mostra. Impronte che diventano un pattern, ripetuto dal micro delle dita al macro delle strisce dell’animale, ai lavori sul corpo visto come ripetizione di ‘impronte’ sempre più giganti.
Marina Marabini ha voluto per questa mostra anche opere rappresentative degli anni ‘90, quando Joo lavorava sul/col proprio corpo e intorno all’idea di doppia identità. Quindi un vero pezzo di bombardiere americano utilizzato durante la guerra in Corea su cui l’artista, di origini coreane, si è autoritratto.

Marina Marabini davanti a Mongoloid Version B-29 (Miss Megook Painting # 3), 1993-2009, Aluminum aircraft fuselage
Michael Joo
fino al 2 Aprile
Galleria Marabini
Vicolo della Neve 5 Bologna
www.galleriamarabini.it
Raffaella Della Olga realizza il desiderio di Mallarmé
scritto da: michela.moroin Libri, Mostre
Il poeta francese Stéphane Mallarmé scrisse il poema “Un coup de dés jamais n’abolira le hasard” (Un tiro di dadi mai abolirà il caso) con l’intento di ‘elevare una pagina alla potenza del cielo stellato’. Infatti le parole sono disposte sulla pagina, secondo il suo progetto, per regalare una lettura cosmica.
Raffaella Della Olga lo ha preso alla lettera, e ha trasformato il libro in un vero e proprio cielo, in cui le parole sono visibili, come le stelle, solo al buio.
Le pagine brillano di una luce fioca, le parole spiccano come costellazioni. L’artista, miniaturista contemporanea, ha ri-dipinto con una speciale mistura fosforescente il poema, lettera per lettera, e cosparso le pagine di una sostanza misteriosa che permette la magia.
Mallarmé ne sarà sicuramente contento: il suo poema si è trasformato, diventando esattamente come lui l’aveva ideato nel 1897.
Raffaella Della Olga pone al centro della propria ricerca il rapporto tra cielo e terra, tra visibile e invisibile, tra l’uomo e la sua energia. Un percorso ossessionato da riflessioni e fantasie, capace di far emergere immagini nuove e tensioni singolari attraverso l’utilizzo di fotografie, disegni, collage e installazioni.
Quest’opera, poetica e sognante, è la più recente proposta della giovane galleria N.O.Gallery, che infonde vigore ed attenzione scrupolosa in ogni dettaglio dei progetti che cura. Chi ben comincia…
Raffaella Della Olga è nata a Bergamo nel 1967. Vive e lavora a Parigi.
CONSTELLATION
di RAFFAELLA DELLA OLGA
fino al 31 marzo
N.O.Gallery
Via Matteo Bandello 18, Milano.
La Gam di Torino: collezione in quattro visioni
scritto da: michela.moroin Mostre
L’arrivo di Danilo Eccher alla direzione della Galleria d’Arte Moderna di Torino, GAM, ha coinciso con un riordino generale delle collezioni. Il risultato è che, mentre prima si andava alla GAM a vedere le mostre temporanee, adesso si va proprio a vedere il museo. Riflettevo sull’importanza dell’allestimento anche recentemente, ma questo è un altro post. Banalmente, se ‘qualcosa’ è presentato bene, lo si guarda com maggior attenzione. Succede anche nelle catene di negozi a buon prezzo, dove ormai i pacchetti sembrano confezionati da Hermès, perché non dovrebbe funzionare nei musei?. Questo per dire che è un piacere perdere tempo ad osservare dipinti che mai avremmo guardato in una generica divisione ‘Ottocento’, ad esempio.
Il nuovo ordinamento tematico è diviso in quattro sezioni, o meglio visioni: Genere, Veduta, Specularità, Infanzia. Le scelte sono state dettate da vari studiosi e, visto che la collezione si compone da 45.000 opere tra dipinti, sculture, installazioni, fotografie, disegni, incisioni e una tra le più importanti collezioni europee di film e video d’artista, ogni anno le opere saranno esposte a rotazione con nuovi temi.
Canova e Morandi, Burri e Licini, insieme con altri artisti meno conosciuti che si possono finalmente apprezzare.
Per visitare la GAM nuova versione occorre pianificare un po’ più del tempo che normalmente noi del settore dedichiamo a queste visite. E’ il piacere ritrovato di quando per musei si andava per studio o per diletto.
C’è anche una Wunderkammer dedicata a disegni, acquerelli, grafiche e incisioni, ancora materiale da guardare senza fretta e da vicino. Quando ci sono stata in novembre c’era inoltre una bella mostra temporanea dedicata a Jan Kier, di cui purtroppo non ho fatto in tempo a parlarvi. La GAM con questa nuova linea sembra avviata a sicuri successi di nuovo pubblico.

La Veduta. Calzolari 'La luna', 1980 dialoga con Pellizza da Volpedo 'Lo specchio della vita', 1895-98
www.gamtorino.it

Il gallerista Crespi sorregge tutta l'arte del mondo ovvero: Pistoletto 'Grande sfera di giornali (progetto per un museo)' 1966-2009
“Esperienze essenziali” a Palermo
scritto da: michela.moroin Mostre
Il curatore poliglotta Lóránd Hegyi ha composto per Palazzo Riso a Palermo una galassia molto internazionale: Marina Abramović, Danica Dakić, Jan Fabre, Kevin Francis Gray, Gloria Friedmann, Gilbert&George, Paolo Grassino, William Kentridge, Anselm Kiefer, Kimsooja, Ufan Lee, Motti Mizrachi, Roman Opalka, ORLAN, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Arnulf Rainer, Gerhard Richter, Koji Tanada, Gunther Uecker, Sandra Vásquez de la Horra, e tre nuove produzioni commissionate a Dennis Oppenheim, Pedro Cabrita Reis e Richard Nonas.

Un soddisfatto Lóránd Hegyi di fianco a Günther Uecker "Fall", 1988 Flügel, piano, glas, elektrik dvd
“Essential Experiences” affronta i grandi temi esistenziali come il trascorrere del tempo, la morte, la solitudine, l’identità, l’amore attraverso i segni degli artisti declinati in ogni media: scultura, pittura fotografia, video e installazioni. Le sale e il cortile di Palazzo Riso (vedi post del 14.09.09) hanno a volte un’aria gaia: malgrado i temi non è necessario parlare della morte in nero.
Quasi tutti i lavori sono di dimensioni imponenti, e mentre si entra nelle stanze di Fabre o si osservano le sculture di Gray viene da chiedersi se per affrontare le risposte alle domande della vita anche nell’arte è meglio esser ben piantati…
La mostra continua a Palazzo Abatellis, dove un potente, quattrocentesco e incognito “Trionfo della Morte” centra il tema ma oscura l’arte contemporanea…
La mostra è stata prorogata fino a maggio, ed è un’occasione unica in Sicilia per vedere le opere di tanti artisti importanti. Noi, terminata la visita siamo stati accolti a festeggiare il curatore in un altro lusso barocco palermitano. Ah, che ospitalità!!
“Essential Experiences”
Palazzo Riso e Palazzo Abatellis, Palermo
fino a domenica 2 maggio






















































