In Triennale Alberto Burri fa la pace con Milano
Scritto da Michela Moro in Mostre | PermalinkIl presidente Davide Rampello ha il grande merito di aver impresso alla Triennale di Milano un impulso contemporaneo e centrale rispetto alla città. Quello che gli addetti ai lavori pensano ma dicono solo sottovoce è che negli ultimi anni alcune mostre in Triennale non hanno avuto l’autorevolezza di contenuti che ci si aspetta da un marchio tanto prestigioso. Eccoli smentiti: ‘Alberto Burri’ è una mostra importante che tutti i milanesi, e non solo, dovrebbero visitare. Intanto per ‘scusarsi’ di un terribile sgarbo che la città fece all’artista nel 1989: l’allora Assessore all’Ecologia, la Verde Cinzia Barone, ordinò la distruzione del Teatro Continuo, struttura progettata da Burri nel 1973 nel parco Sempione in occasione della XV Triennale.
Di conseguenza Burri promise di non esporre mai più a Milano, e così fece. Ma la mostra va visitata soprattutto per godersi il respiro prodotto dal felice incontro tra i capolavori e gli spazi della Triennale.
Lavori mai esposti, come i grandiosi cicli inediti per l’Italia: Architettura con cactus è un ciclo di dieci grandi cellotex, così come il ciclo dei Neri che riecheggiano l’atmosfera degli Ex Seccatoi del Tabacco di Città di Castello (PG), luogo espositivo d’elezione per Burri (1915-1995). Nelle dimensioni disegnate dall’architetto Muzio i lavori di Burri trovano la giusta distensione in una vera e propria esplosione di energia. Interessanti anche le sezioni meno spettacolari: la grafica e le scenografie, progetti per il Teatro alla Scala, il Teatro dell’Opera di Roma, e i bozzetti del 1975 per il Tristano e Isotta di Wagner. Curata da Maurizio Calvesi e Chiara Sarteanesi, la mostra è come l’avrebbe desiderata Burri che forse, di fronte a tanta dedizione, avrebbe fatto la pace con Milano.
Alberto Burri
TRIENNALE – PALAZZO DELL’ARTE, Milano
Fino all’8 febbraio













































