Guardare Fontana sdraiati
Scritto da Michela Moro in Architettura, Design | PermalinkContemplare Lucio Fontana lasciando correre i pensieri è più facile se si è comodamente installati su divani spaziosi. E’ quel che è successo durante il Salone del Mobile al Museo del Novecento. Si sale, si sale e poi ci si rilassa su Seeing Machine, divani, per così dire, progettati dallo studio d’architettura Kuehn Malvezzi.

Seeing Machine, meccanismo in grado di rivelare il contesto in modo specifico, di focalizzare l’attenzione su alcuni elementi, di accompagnare ogni singolo individuo in un percorso percettivo.
Punto di partenza del progetto è uno dei più celebri Concetti Spaziali di Lucio Fontana: l’arabesco al neon, realizzato per la Triennale di Milano del 1951. Pare che i soffitti della Sala Fontana del Museo del Novecento non fossero osservati con la dovuta attenzione, forse proprio per la mancanza di comodità. Seeing Machine, a cura di Cloe Piccoli, e realizzato da Saporiti Italia, ha provato che stando comode anche le scolaresche sono più recettive.
Seeing Machine sembra riprendere il discorso dove l’aveva iniziato Lucio Fontana per aggiornarlo alla complessità del contemporaneo: così il segno rigoroso, astratto, ‘invisibile’ appunto dell’installazione di Kuehn Malvezzi definisce un ambiente e ne sottolinea alcuni aspetti fondamentali. Volutamente sbilanciata sulla sinistra, Seeing Machine accompagna dal fondo della sala alla parte anteriore dove la vista frontale sulla piazza è in parte impedita in modo che, chi si trova in quel luogo, sia invitato a cercare un’altra vista. Le possibilità sono molteplici e ogni individuo sceglie in base alle proprie inclinazioni… dal testo di Cloe Piccoli
Brillante soluzione ma già smantellata. Da riconsiderare.












































Sì, da riconsiderare.
Quando si arrivà lassù, sotto quel soffitto incredibile, la voglia è proprio quella di “sdraiarsi” a terra e guardare in alto.
Io non nascondo che, la prima volta, mi sono emozionata. Poter sostare comodomente credo sia davvero un’idea grandiosa.
E’ un peccato che in generale non si possa stare ‘comodi’ ad osservare le opere nei musei. E’ ovvio che non è sempre possibile, ma sarebbe così bello… Il designer inglese James Irvine una volta mi ha detto che ha iniziato a disegnar sedie perché ricordava lo strazio di stare sempre in piedi quando andava da piccolo per musei con sua madre!