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	<title>Candida Morvillo &#187; Io viaggio da sola</title>
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		<title>Io viaggio da sola. E non sono mai sola. La lezione di un “manuale semiserio per viaggiatrici solitarie”</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jun 2012 11:52:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Candida Morvillo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_313" class="wp-caption alignleft" style="width: 225px"><a href="http://blog.leiweb.it/candida-morvillo/2012/06/29/io-viaggio-da-sola-e-non-sono-mai-sola-la-lezione-di-un-%e2%80%9cmanuale-semiserio-per-viaggiatrici-solitarie%e2%80%9d/viaggiosola/" rel="attachment wp-att-313"><img class="size-medium wp-image-313" title="Io viaggio da sola, di Maria Perosino (Einaudi)" src="http://blog.leiweb.it/candida-morvillo/files/2012/06/viaggiosola.png" alt="" width="215" height="334" /></a><p class="wp-caption-text">Io viaggio da sola, di Maria Perosino (Einaudi)</p></div>
<p>«Viaggiare da sole non significa affatto essere sole. Significa che vi dovete arrangiare a portare la valigia». E spesso a caricarla sui treni, trascinarla su e giù per i binari delle stazioni, issarla nelle cappelliere degli aerei. Io l’ho fatto. L’ho fatto anche con le stampelle (una sola stampella, a dire il vero). Sono andata in treno, valigia e stampella, al matrimonio di <strong>Emanuele Filiberto di Savoia</strong> e <strong>Clotilde Coureau</strong>. E in aereo, valigia stampella e abito da sera già addosso, a una cena con <strong>George Clooney</strong>, ma ne era valsa la pena: ai tempi non giravano tutte questi voci sul fatto che fosse gay e ho potuto illudermi che fosse sinceramente interessato al mio ginocchio fasciato. Ho viaggiato da sola per lavoro e ho viaggiato da sola per diletto, proprio come <strong>Maria Perosino</strong>, che ha appena pubblicato  “<em>Io viaggio da sola</em>”, un  libro bello e intelligente di Einaudi che è molto di più di un “manuale semiserio per viaggiatrici sorridenti e solitarie”, come promette la fascetta di copertina. La frase sulle valigie che ho virgolettato all’inizio è il suo manifesto programmatico. Ma si può viaggiare da sole anche viaggiando in compagnia di colleghi che non ci siamo scelti o in compagnia di amici, di cui poi non ci accorgiamo, se dentro siamo soli, magari perché abbiamo appena perso un compagno. E l’autrice il suo l’ha perso irrimediabilmente e all’improvviso e il suo viaggio continuo è stato anche anche un viaggio fuori dal lutto. Viaggiare da sole è un percorso per imparare a volersi bene. Quando viaggi da sola, puoi fare tutto quello che vuoi. E non è poco. «Mangiare le ostriche da sola è meglio con mangiarle affatto», scrive saggiamente Maria. E c’è un sorriso, che se impari ad afferrarlo, poi ti segue ovunque e ti fa sentire dappertutto a casa. Sono stata da sola per diletto a Boston, a Londra, a Miami. Perché il viaggio può essere anche un modo di sperimentare un’altra vita in luoghi che già conosci, senza l’assillo di visitarne per forza tutti i musei o di doverti abbronzare sette ore al giorno. E forse solo quando viaggi da sola, conosci davvero altre persone, altre vite. <strong>Grace</strong>, di Boston, per dire, con la quale ho condiviso le emozioni dei quadri di <strong>Edward Hopper</strong> al <em>Museum of fine arts</em> e le quelle delle serate da <em>Dante</em>, sorseggiando vino sul fiume Charles. Grace che era così speciale e se n’è andata per un male di quelli cattivi che l’ha colpita in quanto di più brillante aveva, il cervello. Perché poi, quando viaggi e quando vivi, le persone vengono e vanno. Però averle conosciute, anche quelle negative, è meglio che non averle conosciute affatto. Ho tante amiche che viaggiano da sole. Ne ho una che fa solo viaggi per single, magari nei villaggi dove si aggirano i toy boy, e si diverte un mondo. E anche se lei spera, ogni volta, di conoscere non qualcuno, ma “uno”, intanto conosce meglio se stessa. E anche questo non mi sembra poco. Sono stata da sola nelle Spa. E non c’è niente di meglio per imparare a coccolarsi un po’. Ci sono stata anche in compagnia dei fidanzati, però poi finisci a sprecare ore per spiegare a che servono il collagene o gli infrarossi e ti sei perso il divertimento del tavolo dei single. Che poi non è che sono lì per “acchiappare”. Tutt’altro. Invece, al tavolo dei single, puoi fare incursioni nel mondo di <strong>Marina</strong>, cui i ladri hanno rubato venti borse di Hermés; in quello di <strong>Mario</strong> che sta preparando la tesi ed è stato lasciato dalla fidanzata ; in quello di <strong>Dana</strong>, che vive a Praga ed è un vulcano che giura di curare tutti i mali con una macchina a onde d’urto e <strong>Antonella</strong> che si riprendeva da una chemio le ha creduto e ora sta bene e ti rimane lì un dubbio, che forse prima o poi vale la pena fare un salto anche a Praga, così per prevenzione; o nel mondo di <strong>Anita</strong> e mamàn, che vestono <strong>Rania di Giordania</strong> nella boutique più bella di Amman; o di <strong>Giovanni</strong>, il professore compito e insieme buffo che una settimana dopo è finito ucciso nel suo letto Torino, forse per un gioco erotico, forse chi sa. E mi piace pensare che noi che viaggiamo da sole, non siamo sole, ma siamo una comunità legata da risonanze invisibili. Se vi va, già che in molte saranno pronte a partire, potete mettere in comune le vostre esperienze qui.</p>
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