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19.3.2010

In Indonesia l’orfanotrofio degli oranghi

scritto da: Puli
in Eco-news, Se fossi animaletto SQUIT

Sarà che condividono con noi il 97% del patrimonio genetico, ma guardare questi oranghi giocare è proprio uno spettacolo! Soprattutto sapendo cosa hanno passato, prima di trovare la serenità nel Centro di riabilitazione di Nyaru Menteng, nel cuore del Borneo, dove più di 150 baby sitter si occupano per 24 ore al giorno di oltre 600 orfani di oranghi.

I piccoli, infatti, sono in fuga dagli habitat distrutti dagli incendi (le foreste vengono rimpiazzate con palme da olio, da cui si ricavano vari prodotti tra cui i biocarburanti) e cercano scampo ai margini delle piantagioni, dove però rischiano di finire in mano ai cacciatori di frodo, che li vendono come animali da compagnia.

La loro scomparsa sarebbe certa, se non ci fosse l’intervento della danese Lone Droscher Nielsen, che da anni si occupa di rallentare l’estinzione di questa specie. Il Centro, nato nel 1999 e affiliato al progetto Borneo Orangutan Foundation Survival, comprende una clinica veterinaria, la nursery, l’area per la quarantena, i grandi recinti per la fase di socializzazione e alcuni isolotti che fungono da vera e propria scuola per gli orango, i quali dovranno imparare a cavarsela da soli, per essere poi reintrodotti in natura.

Puli


16.3.2010

Se niente importa, perché mangiamo animali? ‘Eating Animals’, il viaggio di Safran Foer nell’industria alimentare

scritto da: Puli
in Di tutto un po', Se fossi animaletto SQUIT

Il 18% delle emissioni di gas serra, più di quanto prodotto dai trasporti umani, deriva dagli animali allevati, come indicato nel rapporto FAO del 2007

Il 18% delle emissioni di gas serra, più di quanto prodotto dai trasporti umani, deriva dagli animali allevati, come indicato nel rapporto FAO del 2007

Nasce da una frase della nonna la traduzione italiana di Eating Animals, il nuovo libro di Jonathan Safran Foer, l’autore di Ogni cosa è illuminata. Fu, infatti, proprio la nonna che, spiegando perché –seppure affamata – avesse rifiutato l’offerta di un pezzo di carne di maiale, perché non kosher, gli disse “Se niente importa, non c’è niente da salvare”.

Una volta diventato padre, Foer ripensa a questo insegnamento e inizia a chiedersi cosa ci sia dietro l’industria della carne: da dove viene la carne che finisce sui nostri piatti? Com’è prodotta? Come sono trattati gli animali? Quali effetti ha il consumo di carne sul piano economico, sociale e ambientale?

Un trattato sul vegetarianesimo, che va oltre le motivazioni etiche e che nasce da un’indagine, durata 3 anni, che l’ha portato negli allevamenti intensivi, visitati anche nel cuore della notte. Un mondo, quello raccontato da Foer, di violenze sugli animali, dove i polli sono ammassati a migliaia in capannoni senza finestre, e prima di essere macellati vengono legati per i piedi, appesi a un nastro trasportatore e immersi in un bagno elettrico, o dove ai maiali viene inferta l’amputazione della coda e dei testicoli senza anestesia.

Ma soprattutto, in un mondo in cui il consumo medio di carne è aumentato di 150 volte, l’autore si interroga sul benessere dell’uomo: mangiare animali imbottiti di sostanze chimiche, usate per far produrre all’animale la maggiore quantità di carne nel minore tempo possibile, può essere pericoloso per la nostra salute provocando disturbi cronici e rendendo i nostri antibiotici meno efficaci quando veramente servono.

Foto | blogeko

Puli


15.3.2010

Cani per i vostri occhi

scritto da: Costanza Masi
in Se fossi cane BAU

Vi sfido a  rimanere imperturbabili di fronte a questo spot per croccantini per cani. Tsè, croccantini per cani, cosa sarà mai? Direte voi.

Il video, realizzato dall’agenzia pubblicitaria Creativity per una conosciuta marca di cibo per cani, è stato girato chiaramente con la partecipazione di nove quadrupedi. E allora? Direte voi, non è una cosa così strana usare cani in uno spot per croccantini. La particolarità del tutto infatti è la costruzione al rallentatore del filmato, il video è girato in slow motion e vede i cani - ripresi con mille scatti al secondo – che inseguono epicamente una crochetta lanciata nell’aria.

Ditemi se non vi sembrano opere d’arte che si muovono su quattro zampe:

Costanza Masi


9.3.2010

Premio Oscar a The Cove, il documentario sulla mattanza dei delfini in Giappone

scritto da: Puli
in Eco-news, Se fossi animaletto SQUIT

Il documentario è stato premiato anche all'ultima edizione del Sundance festival

Il documentario è stato premiato anche all'ultima edizione del Sundance festival

Quest’anno il Premio Oscar per il miglior documentario suscita emozioni, indignazione e polemiche. Emozioni, perché i protagonisti del film The Cove sono le decine di migliaia di delfini e balene pilota che ogni anno vengono brutalmente uccisi nelle acque di Taiji, a sud di Tokyo. E finalmente, dopo che nel 2003 una denuncia di Sea Sheper Conservation Society mostrò al mondo le foto del mare tinto di rosso, vengono riaccesi i riflettori su questa crudele mattanza.

Indignazione, per il modo in cui i pescatori intercettano le rotte dei cetacei e, grazie a una barriera sonora realizzata con spranghe di ferro battute contro le barche, spingono interi branchi di delfini in una baia, dove trovano la morte. I più “fortunati”, i delfini più giovani, saranno invece venduti agli acquari o ai delfinari di tutto il mondo.

Polemiche, perché il Sindaco di Taiji ha già fatto sapere che questa caccia è autorizzata dalla prefettura nel rispetto della legge sulla pesca. La mattanza, inoltre, viene giustificata con la necessità di destinare al consumo la carne di delfino, nonostante molti studi abbiano denunciato che contiene una quantità di mercurio superiore di nove volte al massimo consentito.

La scelta dell’Academy ha voluto, inoltre, premiare i mesi di appostamenti, di telecamere nascoste e di vere e proprie incursioni per eludere la sorveglianza dei pescatori, che a quanto riferiscono le cronache, non hanno affatto gradito l’essere diventati protagonisti di un film.

Foto | gmagazine

Puli


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5.3.2010

Via alla super patata Bayer. L’UE da il primo si ad un prodotto Ogm

scritto da: Puli
in Di tutto un po', Eco-news

l’amido di questa patata transgenica potra’ essere usato per la produzione di mangimi animali, entrando cosi’ nella catena alimentare

l’amido di questa patata transgenica potra’ essere usato per la produzione di mangimi animali, entrando cosi’ nella catena alimentare

Ha sollevato polemiche e perplessità l’autorizzazione data dalla Commissione Europea alla patata transgenica AMFLORA della Bayer, che rompe una moratoria in atto dal 1998 sulle autorizzazioni alle coltivazioni di piante transgeniche. Dopo 12 anni di dibattiti e dubbi, questo primo “si” permetterà alla super patata di essere usata per uso industriale e come mangime per gli animali d’allevamento. Oltre alla patata Amflora, inoltre, sono state approvate anche tre nuove varietà di mais Ogm, tutte destinate all’importazione e la commercializzazione per l’alimentazione degli animali.

Questa decisione ha suscitato la preoccupazione unanime del mondo politico e delle associazioni, a causa della presenza nella patata del gene di resistenza alla kanamicina, un antibiotico molto importante per combattere alcune gravi malattie. Inoltre, l’Efsa (Autorità Ue di sicurezza alimentare) ha dato il via libera, nonostante la direttiva Ue 2001/18 (sul rilascio deliberato di Ogm nell’ambiente), proibisca espressamente l’autorizzazione per gli Ogm contenenti geni di resistenza ad antibiotici importanti per la salute umana.

L’Agenzia Europea per i Medicinali ha contestato questa decisione in base al rischio che il gene si trasferisca all’uomo, rendendolo alla lunga insensibile ad un farmaco indispensabile. Visto, inoltre, che la patata sarà utilizzata come mangime, tutti coloro che consumano prodotti di origine animale potrebbero divenire insensibili ad un antibiotico prezioso per la salute umana.

Foto| Flickr

Puli


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1.3.2010

Veterinatio gratis per un mese

scritto da: pippawilson
in Se fossi cane BAU, Se fossi gatto MIAO

Foto Petteri Sulonen

Foto Petteri Sulonen

Si inaugura oggi la stagione della prevenzione per i nostri amati animali domestici. La campagna dell’Associazione Medici Veterinari  e Hill’s Pet Nutrition offre per tutto il mese di marzo visite gratuite a cani e gatti.

Per informazioni e la lista dei medici:

www.stagionedellaprevenzione.it
Numero verde: 800.189.612

(Foto via | Flickr)


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26.2.2010

La Cina verso il divieto di consumare carne di cane e gatto

scritto da: Puli
in Se fossi cane BAU, Se fossi gatto MIAO

è la prima volta nella storia della Cina che viene chiesto il bando per la carne di gatto e cane

è la prima volta nella storia della Cina che viene chiesto il bando per la carne di gatto e cane

Buone notizie per cani e gatti, soprattutto in campo culinario. E non perché è uscita una nuova marca di crocchette, ma perché si sta limitando sempre di più il loro utilizzo come piatto forte dei banchetti cinesi. Un recente disegno di legge, infatti, intende vietare il consumo e il commercio di carne di gatto e cane: chi dovesse essere colto in flagrante dovrà pagare una multa di 5.000 yuan (circa 500 euro) o trascorrere 15 giorni in carcere. I ristoranti e le società che commerciano questo tipo di carne, rischiano, invece, pene pecuniarie dai 10.000 ai 500.000 yuan.

E se a casa nostra, solo parlare di come cucinare un gatto scatena indignazione e polemiche, la Cina su questo argomento si divide. Da una parte, infatti, la carne di cane e gatto, consumata fin dai tempi di Confucio, è ancora molto diffusa ed è considerata una pietanza prelibata e salutare (attenzione, peraltro, se vi dovesse capitare di ordinare della “carne profumata”…potreste ingurgitare il cugino del vostro Fido!).

Dall’altra, invece, sono molte le persone che esultano per questo divieto, sulla cui approvazione ancora non c’è una data certa. Secondo il procuratore dell’Accademia delle scienze sociali, infatti, pur essendo un piatto tradizionale della Cina, sono ormai “pochi coloro che ancora mangiano carne di gatto o cane”.

Foto | Flickr

Puli


24.2.2010

Turisti a 4 zampe, il Ministro del Turismo premia la migliore “accoglienza bestiale”

scritto da: Puli
in Se fossi cane BAU, Se fossi gatto MIAO

sono sempre di più le strutture turistiche che accolgono gli animali

sono sempre di più le strutture turistiche che accolgono gli animali

È stato consegnato pochi giorni fa, dal Ministro Brambilla in persona, il premio “accoglienza bestiale”, che riconosce le strutture ricettive che si sono distinte nell’ospitalità dei turisti a 4 zampe. Il premio è stato consegnato nell’ambito della BIT-Borsa Internazionale del Turismo e sono stati determinanti i giudizi dei proprietari di animali, che hanno espresso un giudizio sulle strutture ricettive che hanno visitato, tramite il sito turistia4zampe.

Il vincitore per la categoria Hotel è stato l’Hotel Millefiori di Vigo di Fassa (TN), mentre per la categoria Ristoranti-Pizzerie, il premio è andato alla Meridiana di Santa Maria di Sala (VE). Per la categoria Spiagge, infine, è stato riconosciuta l’ottima accoglienza del lido di Pluto di Bibione Lido dei Pini (VE).

Per chi volesse provare questi esercizi o per chi ne volesse trovare dei nuovi, il sito contiene migliaia di bar, ristoranti, pizzerie, fast food, hotel, residence, campeggi, agriturismi, villaggi e spiagge che accettano gli animali. Un modo non solo per aiutare chi deve andare in vacanza con il proprio amico, ma anche per combattere il randagismo, fenomeno che coinvolge circa 750.000 animali all’anno.

Foto | flickr

Puli


17.2.2010

Come ti cucino il gatto. La polemica Bigazzi

scritto da: Puli
in Di tutto un po', Se fossi gatto MIAO

ricetta di oggi "gatto all'amatriciana"

ricetta di oggi "gatto all'amatriciana"

Forse qualcuno lo dovrebbe spiegare al Signor Beppe Bigazzi che l’art. 1 della legge sul randagismo (281/91) “Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente”, vuol dire che non si può spiegare in tv come cucinare un gatto. Perché, non solo questo crea un’indignazione generale, ma configura anche una vera e propria ipotesi di reato.

Cosa è successo? Durante la “La prova del cuoco”, andata in onda il 10 febbraio il giornalista Beppe Bigazzi, che affianca la conduttrice durante la trasmissione, ha spiegato come si fa a cucinare – appunto – un gatto. “Tenerlo per tre giorni nell’acqua del torrente” per esempio, aiuta a preparare la carne, secondo il giornalista “molto più buona di tanti altri animali”.

Oltre alle inevitabili proteste del mondo animalista, si è mobilitato anche il mondo politico: i Verdi, infatti, hanno annunciato un esposto contro il programma. E non solo, come dicevamo, perché ci sono delle leggi che tutelano gli animali d’affezione. Ma anche, aggiungo io, perché il cibo è un importante aspetto culturale della nostra società. E sdoganare un atto di crudeltà verso uno dei più importanti amici pelosi dell’uomo indigna le nostre coscienze e fa riflettere sulla responsabilità e sul ruolo di chi parla davanti ad una telecamera.

E tu cosa ne pensi? Partecipa alla discussione!

Foto | Flickr

Puli


16.2.2010

Il lupo non è più cattivo

scritto da: Puli
in Eco-news, Se fossi animaletto SQUIT

Oggi nel Parco Nazionale della Majella si contano 12 branchi di lupi, circa 70-80 esemplari

Oggi nel Parco Nazionale della Majella si contano 12 branchi di lupi, circa 70-80 esemplari

Chi non si ricorda delle storie con protagonista il “lupo cattivo”? Chi non ha mai associato questo bellissimo animale alla crudeltà e alla menzogna, come nella favola di cappuccetto rosso? Un’immagine negativa che gli è costata cara. Vittima dell’ostilità delle comunità locali, di persecuzioni illegali e di bracconaggio, questa specie è stata portata sull’orlo dell’estinzione e molte di quelle che sono state le sue prede hanno proliferato, compromettendo l’equilibrio degli ecosistemi.

Per fortuna, in suo soccorso sta partendo il progetto Life Wolfnet per il coordinamento delle politiche di tutela della specie. Grazie ad alcuni Parchi, come la Majella, il Pollino, le Foreste Casentinesi, ad alcuni enti locali e a Legambiente, sarà tutelata, da un lato, la sopravvivenza della specie, grazie ad interventi contro il bracconaggio e al controllo del territorio. Dall’altro, invece, si cercherà di lavorare sulla convivenza tra uomo e lupo e sul rapporto tra lupi e allevatori, standardizzando le procedure di accertamento dei danni al bestiame e sviluppando attività di supporto e indennizzi economici.

Inoltre, i lupi verranno dotati di radio collari, che consentiranno di seguire i loro spostamenti fino a 12 volte al giorno e di intervenire in caso di un loro avvicinamento eccessivo alle mandrie o ai centri abitati.

Foto | Parco Nazionale della Majella

Puli


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