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24.11.2010

A proposito di invasioni aliene in televisione (oggi) e alla radio (ieri)

Scritto da in Cultura pop | Permalink

Ci sono trasmissioni che spaventano. Spaventano sul serio. Trasmissioni televisive oggi. Trasmissioni radiofoniche ieri. La trasmissione televisiva in questione è la puntata di Ballarò di martedi 23 novembre in cui il Presidente del Consiglio è intervenuto a gamba tesa svelando, se mai ce ne fosse stato bisogno, qual è l’anima vera che nasconde sotto il monopetto scuro d’ordinanza. La trasmissione radiofonica che spaventò (sul serio) gli Stati Uniti è la riduzione di La guerra dei mondi di H.G. Wells, mandata in onda dalla CBS il 30 ottobre 1938, la vigilia di Halloween, dal quasi omonimo Orson Welles. Un’emissione pop avanti lettera.

Perché ne parlo? Perché sfogliando nel catalogo online della casa editrice Baskerville di Bologna l’occhio è caduto sul pregevole La guerra dei mondi di Orson Welles, ovvero il volume che raccoglie la trascrizione e traduzione (di Alessandra Gasparotti) della trasmissione del ’38 con testo a fronte. A completare il volume una prefazione di Fernanda Pivano e una nota di Mauro Wolf.

«Quella trasmissione sui marziani? Adesso va un po’ meglio», ricordava lo stesso Orson Welles nel trentesimo anniversario della messa in onda, ospite del Dean Martin Show «ma c’è stato un periodo in cui una persona su due, incontrandomi per strada, mi diceva: “Ehi, Orson, come sta l’uomo di Marte”. A quel tempo la radio era qualcosa, un po’ quello che oggi è la televisione, era un’espressione del potere».

Niente lasciava prevedere il peggio. Welles aveva cominciato la trasmissione col presentare l’orchestra di Ramon Ramirez (inventata per l’occasione) e dei suoi Rythm Boys quando, interrompendo la musica, lesse il falso comunicato speciale: «Un oggetto volante non identificato è atterrato in una fattoria nei pressi di Grovers Mills nel New Jersey. La polizia e le forze armate di questo Stato si stanno dirigendo sul luogo dell’avvenimento. Restate in ascolto su questa stazione per ulteriori notizie…».

Andando avanti con la trasmissione Welles informò i radioascoltatori che un cronista era riuscito ad avvicinarsi al fantomatico disco volante e aveva preso a trasmettere la sua corrispondenza. Ebbe poi a commentare: «Nessun giornalista, in occasione di una catastrofe vera, fu mai più convincente dei nostri attori. Ce n’era uno che sapeva imitare così bene il presidente degli Stati Uniti Franklin Roosevelt da trarre in inganno chiunque. E quando si mise a parlare per chiedere alla nazione di restare unita… allora tutti si riversarono nelle strade».

Una scena da teatro dell’assurdo prese a svolgersi sulle strade intorno a New York. Racconta sempre Orson Welles: «Il tempo era bello quella sera, tutti erano usciti in macchina e tutti avevano le radio accese. Ma non i poliziotti motociclisti. Immaginatevi allora la scena: sotto lo sguardo allibito di tutta la polizia del New Jersey, tutte le automobili in autostrada cominciarono improvvisamente a correre a centocinquanta all’ora e nessuno accettava di accostare, nessuno dava retta ai polziotti, tutti correvano verso le colline». Alcuni rientrarono solo dopo sei settimane convinti da volontari della Croce Rossa.

A San Francisco, rivela ancora Welles, «una signora con i vestiti a brandelli entrò titubante in un commissariato di polizia e disse ansimante: “Non posso raccontare quello che è successo…è troppo orribile”. E si avvelenò piuttosto che affrontare la vergogna della cosa. Per fortuna sopravvisse».

«A salvare Welles dalle conseguenze legali di questo incredibile panico», scrive Fernanda Pivano «fu un avvocato che impugnò il conratto dell’attore-regista con la CBS in base al quale Welles era libero da qualsiasi responsabilità di quanto fosse accaduto in seguito alle sue trasmissioni; così fu la CBS a dover fronteggiare le centinaia di azioni legali intraprese dalle vittime della mistificazione, resa drammatica in America dall’ansietà suscitata dalla guerra imminente».

Il bello di tutto questo è, ricorda sempre Fernanda Pivano, che «mentre gli Stati Uniti erano in preda al panico, Welles, ignaro, continuava la sua trasmissione: scoprì il disastro soltanto l’indomani mattina». Ecco come l’attore e regista ricorderà quel giorno in un’intervista rilasciata il giorno dopo ai cinegiornali dell’epoca:

Ed ecco la registrazione dell’incontro avvenuto il 28 ottobre 1940 nella sede della stazione radio KTSA di San Antonio, Texas, fra Orson Welles e l’autore di La guerra dei mondi, H.G. Wells che ammise la sua sorpresa quando, all’epoca, venne a sapere dell’ondata di panico che era stata scatenata dalla versione radiofonica del suo racconto che portò a una insperata impennata di vendite di uno dei suoi «titoli più oscuri» (la definizione è di Wells).

Come sarebbe stato bello che anche alla fine di Ballarò, il conduttore Giovanni Floris avesse letto lo stesso annuncio che fu letto alla fine del radiodramma di Welles: «Quell’invasore sferico luminoso che sogghigna nel vostro salotto è un abitante del campo di zucche e se il vostro campanello suona e non risponde nessuno, non è un marziano…è Halloween». Musica. Titoli di coda.


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