| | | Fernanda Pivano in mostra con i suoi viaggi, le sue cose, le sue persone
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14.4.2011

Fernanda Pivano in mostra con i suoi viaggi, le sue cose, le sue persone

Scritto da in Cultura pop | Permalink

Ho conosciuto Fernanda Pivano via posta. Quella di una volta, quella fatta di carta, buste e francobolli. Era il 1970. Forse il 1971. Facevo un corso su Pavese. Mi ero letto i due volumi di lettere pubblicati da Einaudi, la biografia di Lajolo, ero rimasto affascinato dai suoi saggi sulla letteratura americana e dal Mestiere di vivere. Volevo però capire di più, avere qualche notizia da dietro le quinte, così scrissi a Fernanda Pivano. Non ricordo a quale indirizzo e neanche come riuscii a recuperarlo, fatto sta che riuscii a contattarla con la mia bella lista di domande e a stretto giro di posta, come si diceva allora, lei mi rispose inviandomi in regalo, fra l’altro, un “quaderno” curato dall’Istituto Nuovi Incontri in cui la stessa Pivano raccontava della scelta americana di Pavese come ricerca di una cultura alternativa.

Ero senza parole. Conservo ancora gelosamente quel “quaderno”. Glielo ricordai quando, anni più tardi, la incontrai per motivi professionali (ne ho già parlato in un post precedente: I filmettini di Fernanda Pivano).

Fernanda Pivano con Ernest Hemingway

Mi ha fatto uno strano effetto girare per la mostra che il Credito Valtellinese ha organizzato al Refettorio delle Stelline a Milano (6 aprile-18 luglio 2011; da martedì a domenica dalle 11.00 alle 19.30; esposizione a cura di Ida Castiglioni con Francesca Carabelli e la consulenza di Enrico Rotelli, già assistente di Fernanda Pivano e curatore dei “Diari” pubblicati dalla Pivano per Bompiani) e vedere le sue cose in mostra in bacheche ordinate, ordinatissime (l’allestimento è firmato da Leo Guerra e si compone di un lungo piano orizzontale di circa 50 metri che contiene i reperti, le testimonianze, i souvenir di viaggio, i gioielli etnici e pop della collezione di Fernanda) e non nella confusione della sua vita e soprattutto della sua scrivania.

Fernanda Pivano nel suo disordine creativo

Così come mi ha fatto uno strano effetto vedere il documentario del suo viaggio americano (A farewell to beat di Luca Facchini, affiancato dal corto Pivano blues di Teresa Marchesi che viene proiettato in una saletta della mostra), in cui Fernanda rende omaggio alla tomba di Hemingway, a Ketchum, Idaho, percorrendo lo stesso itinerario che avevo seguito anch’io anni prima per un reportage per il Corriere della Sera dove scoprii che a parte un librettino amatoriale sui luoghi hemingwayani in Idaho che si vende all’edicola del supermercato locale, il rapporto fra Hemingway e Ketchum sembra essere inesistente. È un po’ come se la gente di là, montanari, pescatori, cacciatori, sciatori, pattinatori non sappia come gestire il personaggio Hemingway. Compresa la locale biblioteca pubblica, in possesso di una collezione di immagini inedite dello scrittore che i proprietari dei diritti si rifiutano ostinatamente di autorizzarne la pubblicazione. Uno fra i tanti motivi? Evitare che con quelle diavolerie della tecnica moderna (leggi: computer) qualcuno possa fare dei fotomontaggi, sostituire la testa di questo con quello e annunciare al mondo: «Io conoscevo Hemingway». Imbarazzante, ma e’ cosi’.

Chissà se quando c’è passata Fernanda anche lei ci sia rimasta un po’ male. Purtroppo non ho avuto il tempo di chiederglielo.


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