| | | Quanti libri «da toccare» avete in casa?
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21.11.2011

Quanti libri «da toccare» avete in casa?

Scritto da in Colpo di fulmine | Permalink

Vi siete mai chiesti quanti libri avete in casa (dato per scontato che li abbiate)? Non avete mai avuto la tentazione di contarli? Avete avuto la tentazione, ma non avete avuto il coraggio di iniziare la conta? Be’, è capitato anche a me, capita, credo, a tutti, ed è capitato anche a Jesús Marchamalo, giornalista e scrittore spagnolo – autore di un assolutamente imperdibile volumetto, Toccare i libri, sottotitolo: Una passeggiata romantica e sensuale tra le pagine (editore Ponte alle Grazie, pagg. 64, otto euro) – che racconta di quando, a causa di un attacco d’insonnia ostinata, pensò bene che, ai fini dell’assopimento, contare pecore o libri in linea di principio non doveva fare molta differenza. E così ecco che si piazza di fronte alla libreria che era quasi l’alba e azzarda un primo calcolo.

A questo punto Marchamalo spiega come calcolare velocemente, seppure con un metodo empirico e approssimativo, quanti libri si hanno in casa. Scrive: «Mettiamo che lo spessore di un libro medio sia all’incirca di due centimetri e mezzo. Fate la prova e vi accorgerete che i libri medi si aggirano quasi tutti attorno a queste dimensioni [...] I tredici scaffali di casa mia misurano un metro e trenta ciascuno, per una lunghezza totale di quesi diciassette metri, cui si aggiungono sei mensole di un metro che contengono ognuna tra i quaranta e i cinquanta libri. Un semplice calcolo matematico permette di affermare che nel solo studio di casa, il mio luogo di lavoro, convivono intorno a me all’incirca mille volumi». Semplice, no?

Così anch’io ho preso a misurare gli scaffali delle librerie di casa – studio, sala, corridoio, ingresso; libri “medi”, “sottili”, “spessi” – riportando le varie e numerose cifre su un cartoncino, sommando, dividendo, moltiplicando, ricontrollando il tutto con la fida calcolatrice del mio Mac. Sono risultati, per difetto, ottomila volumi. Stiamo parlando naturalmente di “libri da toccare“, come specifica Marchamalo, perché se dovessi sommare quelli “immateriali” (digitali), gli efferati e-book, il conto salirebbe di almeno altri duemila. Ma quelli, nel nostro caso, non contano. Sono, sì, comodi per evitare il sovrappeso in aereo quando si vola da Londra a Los Angeles, da Milano a Tokyo, Da Parigi a Sydney, oppure si opta per il TGV fra Milano e Parigi, ma in quanto a comodità l’e-book lascia a desiderare. Batterie, cavetti, custodie a parte, il libro lo devi leggere dall’inizio, non lo puoi sfogliare, aprire dove ti pare, tornare indietro con facilità. Sì, certo, con una serie di manovre e comandi si può tecnicamente fare la stessa cosa, ma provate a farlo una volta e vi passa la voglia.

«In tempi come i nostri di vertigine digitale, in cui la tecnologia mette a repentaglio il futuro del libro quale noi lo conosciamo», scrive Marchamalo «questo Toccare i libri propone una difesa appassionata, complice e ironica, a volte umoristica, del libro e della lettura: parla del suono della carta, delle orecchie sugli angoli, degli appunti sui margini, delle dediche…».

Da affiancare al volumetto di Marchamalo, che misura solo mezzo centimetro di spessore, non sfigura il volume (di medio spessore) Il futuro del libro (Adelphi, pagg 280, euro 24) di Robert Darnton, storico del libro e direttore di uno dei più importanti sistemi bibliotecari d’America, a Harvard, che si chiede se nell’era digitale il libro resisterà, andrà in crisi o addirittura rinascerà a nuova vita? Internet sarà la nuova biblioteca di Alessandria o un’incarnazione alienante della biblioteca di Babele? Darnton è convinto (in effetti tutti lo siamo) che il matrimonio fra libri e tecnologia possa essere felice.

Già, perché, alla fine, l’importante è leggere. Perché leggere ci trasforma tutti in cittadini di un paese immaginario.

 

 


COMMENTI: 3, lascia il tuo!   |   Permalink   
    Commenti dell'articolo (3)
    • Simona | 21 novembre 2011 alle 15:46

      Può darsi che il matrimonio tra libri e tecnologia possa essere perfetto, ma faccio fatica a lanciare su di esso riso o petali di rosa.
      Mi piace ogni tanto trovarne uno -di petali di rosa- quando riprendo in mano un “pezzo” della mia biblioteca, e mi piace cercare di ricordare perché ce l’ho messo. Custode muto di emozioni, ogni libro parla anche attraverso la sensazione provata attraverso il contatto fisico e olfattivo.

      Claudio Castellacci | 21.11.2011 alle 16:35

      Simona, sono d’accordo con lei. I libri “da toccare” sono una cosa, gli e-book sono un’altra. Si tratta di due diverse “categorie dello spirito”. Quello che dice Robert Darnton, comunque, non è che il matrimonio tra libri e tecnologia sia “perfetto”, ma che è “felice”, perché in alcuni casi l’e-book è un buon sostituto (vogliamo dire surrogato?) del libro “da toccare”. Sul fatto, poi, che l’importante sia leggere credo non ci sia alcun dubbio. Grazie del suo commento.

    • Simona | 21 novembre 2011 alle 17:20

      Grazie a Lei!
      Leggerò ciò che ci suggerisce con autentico rispetto.

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