Gulp, Gasp, Sob, Groan, Woof, Crash, Smack: il pop dilaga
Scritto da Claudio Castellacci in Cultura pop | PermalinkGulp. Gasp. Sob. Groan. Woof. Crash. Smack. Il pop dilaga. Non solo nell’arte, nella letteratura, nella vita di tutti i giorni (il cibo pop – hamburger e affini – la fa da padrone, per non parlare della pornografia, della musica, del fumetto, eccetera) e ora sta dilagando anche nel mondo della filosofia. E a confermare questa tendenza, apparentemente inarrestabile, si tiene a Civitanova Marche (dal 12 luglio al 5 agosto 2012) la seconda edizione del Festival del Contemporaneo dedicata quest’anno alla “Popsophia”, ovvero alla filosofia della cultura pop e ai suoi risvolti nella vita di tutti i giorni, a cui parteciperanno nomi di tutto rispetto del mondo della cultura accademica e del giornalismo: in ordine alfabetico, si spazia da Maria Pia Ammirati, Remo Bodei, Giorgio Bolondi, Massimo Cacciari, Arnaldo Colasanti, Umberto Curi, Paola Dubini, Maurizio Ferraris, Umberto Galimberti, Maria Rosaria Gianni, Giulio Giorello, Antonio Gnoli, Ignazio Licata, Vito Mancuso, Giacomo Marramao, Salvatore Natoli, Renato Nicolini, Paolo Pagliaro, Antonio Preziosi, Maria Luisa Spaziani a Gianni Vattimo. E scusate se è poco. Il programma sarà suddiviso in due rassegne filosofiche che comprendono le lectio magistralis di “Pensare il presente”, a cura del filosofo Umberto Curi, e gli approfondimenti di “Le parole della contemporaneità” sui grandi temi e i grandi interrogativi, come il presente e il domani.
Il festival si è aperto con un seminario sulla “Filosofia di Steve Jobs”, accompagnato dalla mostra “Il vangelo secondo Steve Jobs. Apple tra tecnica e filosofia” che ripercorre in maniera inedita la storia dell’azienda Apple iniziata nel garage di Cupertino.
Certo Civitanova Marche non è Los Angeles, la città che più incarna lo spirito della cultura pop dilagante, che non si vergogna di sbandierare il concetto che la nazione americana poggia le sue fondamenta su istituzioni come le bambole Barbie, la musica di Elvis Presley e che è grazie ai fratelli Marx, a Gianni e Pinotto, Superman, Perry Mason, la Coca Cola, i telefilm della serie CSI o Lost, Hollywood e l’orso Yoghi che l’impero a stelle e strisce domina l’immaginario collettivo del resto del mondo. E ne domina anche gli stimoli gastrici a base di fast food, junk food, snack food. Se comunque la cultura pop si nutre di atmosfere, il Festival del Contemporaneo ce la mette tutta per adeguarsi. Certamente ci riesce sul piano accademico.
Non dimentichiamo infatti che è grazie alla cultura pop che si è dissolto l’incubo della Guerra Fredda, altro che per paura delle guerre stellari. Quando è crollato il muro di Berlino, che era lì a significare tutta una mitologia politica – la corazzata Potemkin, la presa del palazzo d’inverno, Lenin, Che Guevara, Bandiera Rossa trionferà – la gente non ha assaltato, come da copione controrivoluzionario, le prigioni, non ha razziato la Cancelleria del Reich socialista, ma è corsa dall’altra parte a respirare aria di miti americani, a mangiarli (hamburger), a berli (Coca Cola), a cercare di possederli. Come quella bambina di sei anni, Anika Polzin, di Schwanefeld, che finì sulle pagine del New York Times stringendo fra le mani, con l’espressione più radiosa di questo mondo, una bambola Barbie. Come Gregor, un altro bambino dell’altra Germania, che, di fronte a un negozio di giocattoli di Berlino ovest si era messo a urlare: «Das ist Batman, das ist Batman», quello è Batman.
E una risata ha seppellito il regime. Si è così scoperto che l’Armata Rossa aveva in pratica fronteggiato – per anni, per decenni – Batman e Superman; i missili balistici intercontinentali erano stati puntati sulla cuccia di Snoopy e la casa della Barbie; il KGB aveva messo sotto sorveglianza il telefono della famiglia Addams; i satelliti avevano intercettato le comunicazioni del tenente Colombo mentre le spie venute dal freddo cercavano disperatamente di trafugare, almeno, la ricetta del Big Mac.
Amen.










































Certo Civitanova Marche non è Los Angeles: certo che no, a Civitanova si mangia sicuramente meglio, questo è vero.
Comunque concordo con l’autore del post, da Lenin e Che Guevara all’orso Yoghi effettivamente è stato un bel passo avanti, questo è vero sotto tutti i punti di vista. Anche se pure la filosofia di Napo Orso Capo in contrapposizione a quella di Marx un’accurata disamina l’avrebbe meritata, secondo me. Forse sarà oggetto del prossimo post? Speriamolo, un po’ di cultura non guasta mai. Complimentissimi per l’articolone, questo batte persino quelli di Aldo Grasso (che normalmente considero il Maestro per eccellenza).