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	<title>Al coniglio agile &#187; e-book</title>
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		<title>La «scrittura mutante» e l&#8217;editoria delle vanità</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Nov 2012 10:25:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Castellacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[«After e-literature there&#8217;s no going back», ovvero: dopo la letteratura elettronica non c&#8217;è ritorno. Così titola un&#8217;interessante intervista a Jessica Pressman – docente di letteratura americana che, dopo un periodo a Yale, oggi insegna all&#8217;Università di California a San Diego (UCSD) – pubblicata su Salon, autorevole, ma soprattutto piacevole sito di informazione e cultura. E, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>«After e-literature there&#8217;s no going back»</strong>, ovvero: dopo la letteratura elettronica non c&#8217;è ritorno. Così titola un&#8217;interessante intervista a <strong><a href="http://www.jessicapressman.com/" target="_blank">Jessica Pressman</a></strong> – docente di letteratura americana che, dopo un periodo a Yale, oggi insegna all&#8217;Università di California a San Diego (UCSD) – pubblicata su <strong><a href="http://www.salon.com/2012/10/29/after_e_literature_theres_no_going_back/" target="_blank">Salon</a>, </strong>autorevole, ma soprattutto piacevole sito di informazione e cultura. E, badate bene, stiamo parlando di &#8220;<span style="color: #993300;"><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Letteratura_elettronica" target="_blank"><span style="color: #993300;">letteratura elettronica</span></a></strong></span>&#8220;, non di e-book perché a differenza dei libri &#8220;tradizionali&#8221;, quelli nati per essere stampati su carta e trasferibili su supporti elettronici come l&#8217;iPad, il Kindle o, magari, un semplice (si fa per dire) smartphone, questo è un tipo di letteratura che è generata <span style="color: #993300;"><strong>nativa in ambiente digitale</strong></span>, ovvero su computer, ed è fatta per essere letta esclusivamente su computer e non è stampabile principalmente per i suoi aspetti fondativi che comprendono contenuti multimediali, animazioni,<span style="color: #993300;"><strong> ipertesti</strong> </span>e quant&#8217;altro la tecnica digitale permetta. Per dirla con definizioni che si trovano in Rete, si tratta essenzialmente di una <span style="color: #993300;"><strong>«</strong><strong>letteratura non lineare»</strong></span>, una forma di <span style="color: #993300;"><strong>«scrittura mutante»</strong></span>. Per chi fosse interessato ad approfondire questo argomento può farlo consultando un paio di siti interessanti: <em><a href="http://www.thegreatbooks.org/" target="_blank">The Electronic Literature Foundation</a></em> e l&#8217;<em><a href="http://eliterature.org/" target="_blank">Electronic Literature Organization</a></em>.</p>
<div id="attachment_5577" class="wp-caption alignleft" style="width: 200px"><a href="http://blog.leiweb.it/claudio-castellacci/2012/11/12/la-scrittura-mutante-e-leditoria-delle-vanita/9788804623328-del-denaro-o-della-gloria_copertina_piatta_fo/" rel="attachment wp-att-5577"><img class="size-medium wp-image-5577" title="" src="http://blog.leiweb.it/claudio-castellacci/files/2012/11/9788804623328-del-denaro-o-della-gloria_copertina_piatta_fo.jpg" alt="" width="190" height="276" /></a><p class="wp-caption-text">Dove si narra di bestseller, scrittori, stampatori, antichi torchi e botteghe librarie. Di cronisti, nobildonne, ambasciatori e spie. E si scopre che gli editor esistono da quando sono nati i libri a stampa.</p></div>
<p><strong>È proprio alla letteratura elettronica</strong> che mi ha fatto pensare la lettura di <strong><span style="color: #993300;"><em>Del denaro o della gloria</em></span></strong>, sottotitolo <em>Libri, editori e vanità nella Venezia del Cinquecento</em> (Editore Mondadori, pagg. 216, euro 19) di <a href="http://www.lauralepri.com/" target="_blank"><span style="color: #993300;"><strong>Laura Lepri</strong></span></a>, ma non tanto perché ci siano nessi diretti fra i due argomenti – se proprio si dovesse trovare una correlazione bisognerebbe andare avanti di due secoli, nel Settecento, per trovare uno scrittore inglese visionario come Laurence Sterne, autore di un libro &#8220;tradizionale&#8221; in nove volumi, <span style="color: #993300;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vita_e_opinioni_di_Tristram_Shandy,_gentiluomo" target="_blank"><span style="color: #993300;"><em><strong>Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo</strong></em></span></a></span>, in cui si anticipava l&#8217;invenzione degli ipertesti e della multimedialità (che Sterne mimava su carta) e che oggi  l&#8217;Università IULM di Milano mette in rete con un interessantissimo <a href="http://www.tristramshandyweb.it/" target="_blank">progetto</a>.</p>
<p><strong>No, il rapporto fra la letteratura elettronica e il racconto dell&#8217;editoria veneziana del Cinquecento</strong> sta nella similarità del periodo storico: il nostro, è di passaggio tra il libro di carta e un &#8220;oggetto&#8221; elettronico che non sappiamo più se possiamo ancora chiamarlo libro o cos&#8217;altro; quello raccontato da Laura Lepri, è di passaggio tra i libri scritti a mano da eserciti di copisti (per l&#8217;appunto chiamati anche <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Amanuense" target="_blank"><span style="color: #993300;"><strong><em>amanuensi</em></strong></span>)</a> e i libri a stampa &#8220;inventati&#8221; da tale <span style="color: #993300;"><strong>Johann Gutenberg</strong></span> da Magonza che una cinquantina di anni prima (siamo a metà del Quattrocento) realizzò il primo libro stampato con caratteri mobili, la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bibbia_di_Gutenberg" target="_blank">Bibbia a 42 linee</a>, che nel 2001 l&#8217;Unesco ha inserito nell&#8217;elenco delle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Memoria_del_mondo" target="_blank">memorie del mondo</a>.</p>
<p><strong>Il libro di Laura Lepri è il racconto di un frammento</strong> di storia editoriale poco noto che gira attorno alla pubblicazione del <em><span style="color: #993300;"><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Cortegiano" target="_blank"><span style="color: #993300;">Cortegiano</span></a></strong></span></em> di Baldassar Castiglione e alla vicenda umana e storica di <span style="color: #993300;"><strong>Giovan Francesco Valier</strong></span>, chierico veneziano, mondano, colto e brillante (Ludovico Ariosto gli attribuirà la fonte di una delle più belle novelle dell’<em>Orlando furioso</em>) che verrà scelto dagli eredi di <span style="color: #993300;"><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Manuzio" target="_blank"><span style="color: #993300;">Aldo Manuzio</span></a></strong></span> – il maggior tipografo del suo tempo che seppe dimostrare che i libri, se stampati bene, potevano diventare un lucroso affare commerciale – per lavorare, in veste di <span style="color: #993300;"><strong>curatore editoriale</strong> </span>avanti lettera (in pratica con la funzione del moderno <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Curatore_editoriale" target="_blank"><em>editor</em></a>), su quello che diverrà uno dei primi <em>best</em> e pure <em>long seller </em><em></em>della storia dell&#8217;editoria, il <em>Cortegiano</em>, appunto.</p>
<p><strong>Eppure, come ha fatto recentemente notare Nuccio Ordine</strong> sul <a href="http://www.corriere.it/cultura/eventi/2010/gonzaga/notizie/ordine_il_caso_valier_cd48cfbe-3027-11df-9bdf-00144f02aabe.shtml" target="_blank"><em>Corriere della Ser</em>a</a>, oggi non resta praticamente traccia alcuna del Valier e delle sue opere. «Bisogna scavare nelle sue relazioni con ambasciatori, <span style="color: #993300;"><strong>agenti segreti</strong></span> e diplomatici per capire come mai la nebbia dell’oblio abbia cancellato per secoli il suo nome dalla storia. Attraverso le sue movimentate avventure è possibile ricostruire un mondo sommerso in cui letteratura e diplomazia, <span style="color: #993300;"><strong>filologia e spionaggio</strong></span>, mecenatismo e alleanze segrete, collezionismo e potere diventano facce della stessa medaglia». Valier, finirà, infatti, col trovarsi al centro di un complotto internazionale che lo porterà a diventare, da umanista raffinato qual era, a spia al soldo di <span style="color: #993300;"><strong>Francesco I re di Francia</strong></span> (grande nemico di Carlo V) e a salire, il 22 settembre 1542, le scale del patibolo. Ma non solo: di Giovan Francesco Valier verrà cancellata qualsiasi traccia della sua esistenza a seguito alla pena che i romani chiamavano <span style="color: #993300;"><strong><em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Damnatio_memoriae" target="_blank"><span style="color: #993300;">damnatio memoriae</span></a></em></strong></span>, ovvero la cancellazione di qualsiasi traccia o memoria che una persona avesse potuto tramandare ai posteri.</p>
<p><strong>È questa, dunque, la storia che <strong> Laura Lepri</strong> rievoca</strong> con una particolare abilità narrativa, senza cadere nella facile &#8220;trappola&#8221; della <em>fiction</em>, ma anche senza rifugiarsi nella saggistica classica. Se si potesse fare un parallelo televisivo (non me ne voglia Laura per questo confronto arbitrario fra <em>media</em> non omogenei), si potrebbe dire che siamo di fronte a una variante della sofisticata tecnica narrativa del Piero Angela delle origini, quella che riusciva ad avvicinare ad avvenimenti storici talvolta ostici, un largo pubblico, compresa quella larga fetta di disincantati telespettatori (nel caso di Laura Lepri, di lettori) <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Highbrow" target="_blank"><span style="color: #993300;"><strong><em>high-brow</em></strong></span></a>.</p>
<p><strong>Perché questa storia si svolge a Venezia?</strong> Perché la città lagunare, nel Cinquecento, era sinonimo di cosmopolitismo culturale, ma soprattutto di potere e ricchezza accumulati grazie alle attività mercantili d&#8217;oltremare essendo, con Amalfi, Genova e Pisa, una delle quattro potenti repubbliche marinare. Nel corso dei secoli, la sua posizione, la sua indipendenza politica e la sua naturale inclinazione verso il laicismo – Venezia era una <span style="color: #993300;"><strong>città-stato</strong></span> orgogliosa dell&#8217;autonomia del papato (a questo proposito vedi anche un <a href="http://blog.leiweb.it/claudio-castellacci/2012/03/14/allimprovviso-venezia-rinascimento-tipografia-e-commerci-quando-le-donne-stampavano-i-libri/" target="_blank">post</a> precedente) – ne avevano affinato le doti mercantili e l&#8217;avevano convertita nel miglior centro di distribuzione delle merci al mondo. «Venezia si può chiamare <span style="color: #993300;"><strong>sommario dell&#8217;universo</strong></span>, perché non è cosa che in quantunque lontano paese nasca, in lei copiosamente non si ritrovi», scriveva Giovanni Botero in <em>Della Relatione della Republica Venetiana, </em>1605<em>.</em></p>
<p><strong>Venezia contava all&#8217;epoca in cui si svolge il racconto</strong> di Laura Lepri, 115.000 abitani e <span style="color: #993300;"><strong>centinaia di tipografie</strong></span>. «Queste», scrive sull&#8217;<em>Atlante della Letteratura Italiana </em>(Einaudi, vol. I) Erminia Irace che insegna Storia moderna all&#8217;università di Perugia, «stampavano opere in una varietà di lingue, l&#8217;italiano, il latino, il greco, l&#8217;ebraico, l&#8217;arabo, il castigliano, l&#8217;armeno, e si erano specializzate nella produzione di carte geografiche, libri di viaggio e testi musicali (&#8230;). I tipografi veneziani rafforzarono la leadership del commercio librario, che si erano conquistati già nel corso del Quattrocento, grazie alla <span style="color: #993300;"><strong>convergenza di tre elementi</strong></span>: la protezione istituzionale della Serenissima; i capitali dei patrizi veneziani (<a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-barbarigo_%28Dizionario_Biografico%29/" target="_blank">Pietro Francesco Barbarigo</a>, soprannominato il &#8220;ricco di S.Trovaso&#8221;, ad esempio, finanziò la tipografia di Aldo Manuzio); la presenza in città di maestri degli studi filologici, quali <span style="color: #993300;"><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Bembo" target="_blank"><span style="color: #993300;">Pietro Bembo</span></a></strong> </span>ed <span style="color: #993300;"><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Erasmo_da_Rotterdam" target="_blank"><span style="color: #993300;">Erasmo da Rotterdam</span></a></strong></span>, capaci di approntare testi linguisticamente più corretti di quelli editi altrove e che lavorarono fianco a fianco di letterati meno celebri, ma altrettanto agguerriti, impiegati come traduttori e revisori di bozze»: come il Valier, appunto.</p>
<p><strong>Già, perché la qualità del testo</strong> è un problema fin dall&#8217;inizio della storia dell&#8217;editoria, soprattutto in quel periodo in cui sta scomparendo il mondo dei copisti e il libro a stampa era, pur tuttavia, una brutta bestia che non si poteva più &#8220;domare&#8221; una volta dato ai torchi. Per i primi umanisti, compresi Bembo e Baldassar Castiglione, la stampa era, infatti, qualcosa da guardare con sospetto perché, alla fine, non permetteva più correzioni o ripensamenti e per di più la loro opera sarebbe uscita dal piccolo (spesso asfittico, ma controllabile) circuito aristocratico di umanisti e finita in chissà quali mani. Come ha avuto modo di dire la stessa Laura Lepri, in una recente  intervista radiofonica: «il loro manoscritto si sarebbe disperso per sempre nella neonata <span style="color: #993300;"><strong>Galassia Gutenberg</strong></span>». Proprio come accade oggi con i testi affidati alla Rete (purtroppo senza l&#8217;aiuto di <em>editor</em> del calibro di Valier) che ci resteranno, senza più possibili correzioni o ripensamenti, <em>per omnia secula seculorum</em>, fino alla fine del tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Buon compleanno Umberto Eco: in regalo un e-book</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 08:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Castellacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura pop]]></category>
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		<description><![CDATA[Ormai non sarà sfuggito a nessuno che oggi, 5 gennaio 2012, Umberto Eco compie 80 anni. Su questo anniversario è stato scritto di tutto e di più. Che dire di altro? Cosa possiamo aggiungere? Forse possiamo semplicemene approfitarne per fare un regalo ai lettori di LeiWeb e del Coniglio Agile. Arriva tramite la casa editrice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3854" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://blog.leiweb.it/claudio-castellacci/2012/01/05/buon-compleanno-umberto-eco-in-regalo-un-e-book/cogo_fenomenologiaeco_m/" rel="attachment wp-att-3854"><img class="size-medium wp-image-3854" title="cogo_fenomenologiaeco_m" src="http://blog.leiweb.it/claudio-castellacci/files/2012/01/cogo_fenomenologiaeco_m-460x743.jpg" alt="" width="200" height="323" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;autore, Michele Cogo, è sceneggiatore, scrittore e dottore di ricerca in Studi sulla rappresentazione visiva. Vive e lavora a Bologna, dov&#39;è nato nel 1971.</p></div>
<p><strong>Ormai non sarà sfuggito a nessuno che oggi, 5 gennaio 2012, Umberto Eco compie 80 anni.</strong> Su questo anniversario è stato scritto di tutto e di più. Che dire di altro? Cosa possiamo aggiungere? Forse possiamo semplicemene approfitarne per fare <span style="color: #993300;"><strong>un regalo ai lettori di <em>LeiWeb</em> e del <em>Coniglio Agile</em></strong></span>. Arriva tramite la casa editrice bolognese Baskerville (centro studi no profit e casa editrice fondati a Bologna nel 1986) che, per questa occasione, mette a disposizione un e-book – <em><span style="color: #993300;"><strong>Fenomenologia di Umberto Eco</strong></span></em>, di Michele Cogo – scaricabile gratuitamente dal sito della <a href="http://www.baskerville.it/ebook/index.html" target="_blank">casa editrice</a>, libro di cui <strong></strong>abbiamo già parlato in un <a href="http://blog.leiweb.it/claudio-castellacci/?s=michele+cogo&amp;submit=CERCA" target="_blank">post precedente</a>:</p>
<p><strong>Si tratta di un saggio </strong>documentatissimo sulla &#8220;nascita&#8221; di Eco come figura pubblica e come mito intellettuale contemporaneo. «Questo libro», scrive Paolo Fabbri nella dotta introduzione «ci riporta all&#8217;esordio, dal 1958 al 1964, dell&#8217;intellettuale  italiano vivente più conosciuto del pianeta, o se si preferisce dell&#8217;<span style="color: #993300;"><strong>intellettuale  planetario più conosciuto in Italia</strong></span>», scritto da Michele Cogo con «capacità narrativa, assenza di piaggeria e molta minuzia di dati: insomma  qualcosa di profondamente diverso dalle comuni biografie».</p>
<p><strong>Un altro regalo </strong>per chi volesse approfondire aneddoti e conoscere meglio «l&#8217;intellettuale italiano vivente più conosciuto del pianeta» è l&#8217;approfondita <span style="color: #993300;"><strong><a href="http://www.theparisreview.org/interviews/5856/the-art-of-fiction-no-197-pauleacute-baacutertoacuten" target="_blank"><span style="color: #993300;">intervista a Umberto Eco</span></a></strong></span> (risalente all&#8217;estate 2008), pubblicata dalla storica <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/The_Paris_Review" target="_blank"><span style="color: #993300;"><em><strong><span style="color: #993300;">Paris Review</span></strong></em></span></a> (il testo è in inglese).</p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>Buon compleanno professore.</strong></span></p>
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		<title>Quanti libri «da toccare» avete in casa?</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 08:26:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Castellacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Colpo di fulmine]]></category>
		<category><![CDATA[Darnton]]></category>
		<category><![CDATA[e-book]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard]]></category>
		<category><![CDATA[Marchamalo]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi siete mai chiesti quanti libri avete in casa (dato per scontato che li abbiate)? Non avete mai avuto la tentazione di contarli? Avete avuto la tentazione, ma non avete avuto il coraggio di iniziare la conta? Be&#8217;, è capitato anche a me, capita, credo, a tutti, ed è capitato anche a Jesús Marchamalo, giornalista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vi siete mai chiesti quanti libri avete in casa</strong> (dato per scontato che li abbiate)? Non avete mai avuto la tentazione di contarli? Avete avuto la tentazione, ma non avete avuto il coraggio di iniziare la conta? Be&#8217;, è capitato anche a me, capita, credo, a tutti, ed è capitato anche a Jesús Marchamalo, giornalista e scrittore spagnolo &#8211; autore di un assolutamente imperdibile volumetto, <em><span style="color: #993300;"><strong>Toccare i libri</strong></span></em>, sottotitolo: <em>Una passeggiata romantica e sensuale tra le pagine</em> (editore Ponte alle Grazie, pagg. 64, otto euro) &#8211; che racconta di quando, a causa di un attacco d&#8217;insonnia ostinata, pensò bene che, ai fini dell&#8217;assopimento, contare pecore o libri in linea di principio non doveva fare molta differenza. E così ecco che si piazza di fronte alla libreria che era quasi l&#8217;alba e azzarda un primo calcolo.</p>
<p><a href="http://blog.leiweb.it/claudio-castellacci/2011/11/21/quanti-libri-%c2%abda-toccare%c2%bb-avete-in-casa/toccare-i-libri1/" rel="attachment wp-att-3362"><img class="size-medium wp-image-3362 alignleft" title="toccare-i-libri1" src="http://blog.leiweb.it/claudio-castellacci/files/2011/11/toccare-i-libri1.jpg" alt="" width="257" height="414" /></a></p>
<p><strong>A questo punto Marchamalo spiega come calcolare velocemente, seppure con un metodo empirico e approssimativo, quanti libri si hanno in casa.</strong> Scrive: «Mettiamo che lo spessore di un libro medio sia all&#8217;incirca di due centimetri e mezzo. Fate la prova e vi accorgerete che i libri medi si aggirano quasi tutti attorno a queste dimensioni [...] I tredici scaffali di casa mia misurano un metro e trenta ciascuno, per una lunghezza totale di quesi diciassette metri, cui si aggiungono sei mensole di un metro che contengono ognuna tra i quaranta e i cinquanta libri. Un semplice calcolo matematico permette di affermare che nel solo studio di casa, il mio luogo di lavoro, convivono intorno a me all&#8217;incirca mille volumi». Semplice, no?</p>
<p><strong>Così anch&#8217;io ho preso a misurare gli scaffali delle librerie di casa</strong> &#8211; studio, sala, corridoio, ingresso; libri &#8220;medi&#8221;, &#8220;sottili&#8221;, &#8220;spessi&#8221; &#8211; riportando le varie e numerose cifre su un cartoncino, sommando, dividendo, moltiplicando, ricontrollando il tutto con la fida calcolatrice del mio Mac. Sono risultati, per difetto, ottomila volumi. Stiamo parlando naturalmente di &#8220;<em>libri da toccare</em>&#8220;, come specifica Marchamalo, perché se dovessi sommare quelli &#8220;immateriali&#8221; (digitali), gli efferati <em>e-book</em>, il conto salirebbe di almeno altri duemila. Ma quelli, nel nostro caso, non contano. Sono, sì, comodi per evitare il sovrappeso in aereo quando si vola da Londra a Los Angeles, da Milano a Tokyo, Da Parigi a Sydney, oppure si opta per il TGV fra Milano e Parigi, ma in quanto a comodità l&#8217;e-book lascia a desiderare. Batterie, cavetti, custodie a parte, il libro lo devi leggere dall&#8217;inizio, non lo puoi sfogliare, aprire dove ti pare, tornare indietro con facilità. Sì, certo, con una serie di manovre e comandi si può tecnicamente fare la stessa cosa, ma provate a farlo una volta e vi passa la voglia.</p>
<p><strong>«In tempi come i nostri di vertigine digitale</strong>, in cui la tecnologia mette a repentaglio il futuro del libro quale noi lo conosciamo», scrive Marchamalo «questo <span style="color: #993300;"><em><strong>Toccare i libri</strong></em></span> propone una difesa appassionata, complice e ironica, a volte umoristica, del libro e della lettura: parla del suono della carta, delle orecchie sugli angoli, degli appunti sui margini, delle dediche&#8230;».</p>
<p><strong>Da affiancare al volumetto di Marchamalo</strong>, che misura solo mezzo centimetro di spessore, non sfigura il volume (di medio spessore) <span style="color: #993300;"><em><strong>Il futuro del libro</strong></em></span> (Adelphi, pagg 280, euro 24) di Robert Darnton, storico del libro e direttore di uno dei più importanti sistemi bibliotecari d&#8217;America, a Harvard, che si chiede se nell&#8217;era digitale il libro resisterà, andrà in crisi o addirittura rinascerà a nuova vita? Internet sarà la nuova biblioteca di Alessandria o un&#8217;incarnazione alienante della biblioteca di Babele? Darnton è convinto (in effetti tutti lo siamo) che il matrimonio fra libri e tecnologia possa essere felice.</p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>Già, perché, alla fine, l&#8217;importante è leggere. Perché leggere ci trasforma tutti in cittadini di un paese immaginario.</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;avventura creativa dell&#8217;e-book</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 08:50:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Castellacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura pop]]></category>
		<category><![CDATA[e-book]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Bacone]]></category>
		<category><![CDATA[Gutenberg]]></category>
		<category><![CDATA[iPad]]></category>
		<category><![CDATA[iPhone]]></category>
		<category><![CDATA[Jason Epstein]]></category>
		<category><![CDATA[Mac]]></category>
		<category><![CDATA[Steve Jobs]]></category>
		<category><![CDATA[Wilbur Smith]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo il filosofo Francesco Bacone (1561-1626) sono tre le invenzioni che hanno trasformato la faccia e la condizione del mondo: la polvere da sparo, la bussola e l’arte della stampa. Al loro apparire, scrive Bacone in Novum Organum (aforisma CXXIX): «sono seguite innumerevoli trasformazioni, in modo tale che non un qualche potere, non una dottrina, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Secondo il filosofo Francesco Bacone</strong> (1561-1626) <span style="color: #993300;"><strong>sono tre le invenzioni che hanno trasformato la faccia e la condizione del mondo</strong></span>: la polvere da sparo, la bussola e l’arte della stampa. Al loro apparire, scrive Bacone in <em>Novum Organum</em> (aforisma CXXIX): «sono seguite innumerevoli trasformazioni, in modo tale che non un qualche potere, non una dottrina, non una stella sembrano aver esercitato un’efficacia, quasi un influsso, sopra le cose umane, maggiore di quanto hanno esercitato queste arti meccaniche».</p>
<div id="attachment_3137" class="wp-caption aligncenter" style="width: 470px"><a href="http://blog.leiweb.it/claudio-castellacci/2011/10/20/lavventura-creativa-delle-book/2-2/" rel="attachment wp-att-3137"><img class="size-medium wp-image-3137 " title="2" src="http://blog.leiweb.it/claudio-castellacci/files/2011/10/2-460x582.jpg" alt="" width="460" height="582" /></a><p class="wp-caption-text">Tipografia tradizionale. Foto di Laila Pozzo. Da &quot;Il Tipografo&quot; di Claudio Castellacci e Patrizia Sanvitale. Il Saggiatore 2004</p></div>
<p><strong>Ora, proviamo a sostituire Francesco Bacone con <span style="color: #993300;">Steve Jobs</span></strong>, la polvere da sparo con il Mac, la bussola con l’iPhone e l’arte della stampa con l’iPad (il tutto accompagnato dai relativi programmi, <em>app</em>, eccetera) e vedremo che il risultato è lo stesso. Queste invenzioni hanno provocato talmente tante trasformazioni che il loro «<span style="color: #993300;"><strong>influsso sopra le cose umane</strong></span>» ha cambiato la società, la vita, allo stesso modo in cui (facendo i debiti paragoni) Gutenberg la cambiò inventando la stampa a caratteri mobili. La parola scritta era appannaggio di caste rarefatte come il clero e l’aristocrazia, la cultura era largamente tramandata per via orale. Dopo Gutenberg tutto cambiò e niente fu come prima. Allo stesso modo, dopo Jobs tutto è cambiato e niente è stato come prima.</p>
<p><strong>Prendiamo gli e-books</strong>, i libri elettronici. Innanzitutto chiariamo  che la polemica sulla morte del libro (di carta) è assolutamente pretestuosa. Con l’arrivo dell’inchiostro elettronico cambia il supporto di lettura, ma il libro è sempre quello. Certo con un e-book ti puoi portare dietro mille, diecimila, centomila libri racchiusi in un chip, ma a guardare bene, poi, che te ne fai? Puoi sempre leggerne uno per volta. D’accordo, se voli da Londra a Sydney o da Parigi a Los Angeles invece di portarti dietro una scorta di libri e rischiare il sovrappeso del bagaglio a mano la soluzione e-book è la migliore.</p>
<p><strong>Il punto non è quindi se è meglio il libro di carta o quello elettronico</strong>, quello dipende semplicemente dalle necessità contingenti di lettura, il punto è che per fare un vero <span style="color: #993300;"><strong>salto di qualtà</strong></span> e passare a quelli che potremmo chiamare «<strong><span style="color: #993300;">libri 2.0</span></strong>» <span style="color: #000000;">(di seconda generazione) sono gli scrittori che devono cambiare e adattare le loro opere alle infinite possibiltà del mezzo elettronico.</span></p>
<p><strong>Rispetto alla tipografia tradizionale</strong>, creare delle pagine per la Rete o per un e-book implica una progettazione che va ben al di là della semplice bidimensionalità del tradizionale foglio di carta.</p>
<p><strong>Nel libro</strong> <a href="http://www.fondazionecologni.it/FCMA/index.php?id=41" target="_blank"><span style="color: #993300;"><strong>Il Tipografo</strong></span></a> (Il Saggiatore, 2004), scritto a quattro mani con <a href="Patrizia Sanvitale" target="_blank">Patrizia Sanvitale</a>, facevamo presente che la dimensione digitale spinge a pensare a <span style="color: #993300;"><strong>strutture multidimensionali</strong></span>, a una <span style="color: #993300;"><strong>navigazione multidirezionale</strong></span> che comporta un nuovo approccio alla creazione, al design della pagina scritta.</p>
<p><strong>Questo implica altresì strade nuove e complicate</strong> che, alla fine, ben difficilmente possono essere gestite da una sola persona: <span style="color: #993300;"><strong>lo scrittore solitario</strong></span>. Ed ecco il <span style="color: #993300;"><strong>paradosso</strong></span>: l’avvento del Mac e della tecnologia digitale hanno permesso, da una parte, la massima libertà individuale, dall’altra la stessa tecnologia è diventata rapidamente così complessa, ha aperto un numero incalcolabile di strade, possibilità e figure professionali specifiche impossibili da gestire dal singolo. Compresa la creazione di un «<span style="color: #993300;"><strong>libro 2.0</strong></span>» che per sfruttare appieno le possibilità offerte dai nuovi mezzi ha bisogno di professionalità specifiche raramente  concentrate in un unico soggetto.</p>
<p><strong>Il processo di quella che forse impropriamente chiamiamo “tipografia digitale”</strong> ricorda una <span style="color: #993300;"><strong>produzione cinematografica</strong></span> piuttosto che editoriale. All’interno di questa nuova specialità si sono creati una serie di ruoli ancora da definire e si scoprono problemi che il designer-tipografo di una volta non avrebbe mai immaginato.</p>
<p><strong>Non dimentichiamo che <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mosaic" target="_blank"><em>Mosaic</em></a></strong>, l&#8217;applicazione che ha permesso la creazione dell’interfaccia grafica del Web, è stato inventato neanche vent’anni fa e, all’inizio, usava modelli di riferimento creati per altri tipi di media.</p>
<p><strong>Il paragone diventa più chiaro se si pensa ai primi film che erano prodotti su palcoscenici statici</strong>, come se fossero delle commedie teatrali, oppure alla televisione delle origini a cui si era cercato di applicare la tecnica radiofonica con l’aggiunta di una telecamera. In tempi molto più recenti, la stessa sorte è toccata ai <strong>Cd-Rom</strong>, quando gli editori si limitavano a trasportare su un supporto digitale le più svariate enciclopedie nate per essere consultate (molto più velocemente e con maggiore successo) su carta.</p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>La vera rivoluzione avverrà, se e quando, il testo tipografico digitale ingloberà anche il movimento, il sonoro, gli effetti speciali, quando cioè assomiglierà a una vera produzione cinematografica.</strong></span></p>
<p><strong>Pur non essendo sempre consapevoli di ciò che avviene intorno a noi</strong>, ci stiamo sempre più avvicinando alla formazione di una generazione di “nuovi tipografi”, ma anche di “<span style="color: #993300;"><strong>nuovi scrittori</strong></span>”, cresciuti a pane e Macintosh, a merendine e video clip, a companatico e telefonini, a pizze al trancio e Wi-Fi che non potrebbero neanche concepire un mondo senza Rete. Quando questi giovani saranno professionalmente maturi, la “nuova tipografia” potrà finalmente ingranare una nuova marcia. E, probabilmente, sarà tutto un fiorire di <span style="color: #993300;"><strong>ipertesti tridimensionali, dinamici</strong></span>, ballerini, sonori e quant’altro. La stessa differenza che c’è tra un film come <em>Casablanca</em> e il recente <em>Tintin</em> di Steven Spielberg.</p>
<p><strong>Per ora accontentiamoci degli e-book così come sono.</strong> Anche perché alcuni non sono niente male, anzi. Alcuni sono dei classici che non saremmo mai andati in libreria a (ri)comprare e a (ri)leggere, alcuni sono stati scritti solo per iPad o Reader affini, alcuni sono gratuiti, alcuni evitano di doverci portare dietro tomi da mille pagine e qualche chilo di peso.</p>
<p><a href="http://blog.leiweb.it/claudio-castellacci/2011/10/20/lavventura-creativa-delle-book/smith-2/" rel="attachment wp-att-3140"><img class="alignleft size-medium wp-image-3140" title="Smith" src="http://blog.leiweb.it/claudio-castellacci/files/2011/10/Smith1.jpg" alt="" width="209" height="318" /></a></p>
<p><strong>Prendi i quattro romanzi del ciclo egizio di <a href="http://www.wilbursmith.it" target="_blank"><span style="color: #993300;">Wilbur Smith</span></a></strong>, <em>Il dio del fiume</em><em>, Il settimo papiro, I figli del Nilo e Alle fonti del Nilo</em>: una saga che si muove nel tempo, intorno alla figura di Taita, schiavo esperto in arti magiche, oltre che in tutti i campi scientifici dell’epoca, alla sua padrona Lostris e Tanus, guerriero formidabile, capo delle guardie del “coccodrillo azzurro”, che per le sue imprese verrà ricordato come Akh-Horus (il fratello di Horus).</p>
<p><strong>Il problema è che se li metti insieme fanno <span style="color: #993300;">2.300 pagine</span></strong>, ovvero un abbondante paio di chili di amori, avventure, segreti, tradimenti, battaglie e grandi passioni che l’editore Longanesi ha però deciso di mettere in vendita in <strong>versione digitale</strong> (23,99 euro, un buon rapporto prezzo-prodotto) e che si possono sfogliare su qualsiasi Reader da pochi etti (pensate che l’ultimo <a href="http://www.sony.it/product/rd-reader-ebook/prs-t1?source=rss" target="_blank"><em>Sony T1</em></a> pesa solo 168 grammi) o, per chi ha una buona vista, persino su ancora più leggeri smartphone.</p>
<p><strong>Questo è un buon esempio di come sfruttare al meglio le qualità di archivio digitale di un e-book.</strong> L’alternativa è prendere sul serio il suggerimento di <span style="color: #993300;"><strong>Jason Epstein</strong></span> (amico di penna di scrittori come William Faulkner e di critici come Edmund Wilson, deus ex machina della grande editoria nuovaiorchese, fondatore della <em>New York Review of Books</em>) e cioè di <span style="color: #993300;"><strong>stampare libri “on demand”</strong></span> in centri specializzati, ma anche presso il locale Starbucks o la libreria di quartiere (basta che siano muniti delle attrezzature adatte) perché non tutti, osserva Epstein, amano acquistare sul web. In pratica sarebbe come andare al bancomat a prelevare contanti. L&#8217;idea è che si possano ottenere libri più velocemente di un espresso al bar. E sulla base del’intuizione di Epstein sono state create degli straordinari robot chiamati EBM, ovvero <a href="http://www.ondemandbooks.com/ebm_video.php" target="_blank"><span style="color: #993300;"><strong>Espresso Book Machine</strong></span></a> che si trovano nei centri <a href="http://www.ondemandbooks.com/" target="_blank"><span style="color: #993300;"><strong>On Demand Books</strong></span></a> purtroppo non molto numerosi.</p>
<p><strong>«Vent’anni fa, quando i miei figli e i loro amici raggiunsero l’età adulta», scrive Epstein</strong> in <a href="http://www.edizionibonnard.it/libro.php?idlibro=43" target="_blank"><em>Il futuro di un mestiere</em> </a>(Edizioni Sylvestre Bonnard) «il mio consiglio era di lasciar perdere l’editoria, un settore che mi appariva in stato di decrepitezza terminale, se non di estinzione. Oggi ai giovani per i quali <span style="color: #993300;"><strong>i libri sono un bene prezioso</strong></span>, offrirei il consiglio opposto. La trasformazione che li aspetta adombra ramificazioni culturali che promettono una vita di avventura creativa».</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_3134" class="wp-caption aligncenter" style="width: 470px"><a href="http://blog.leiweb.it/claudio-castellacci/2011/10/20/lavventura-creativa-delle-book/ebook_manifesto_flat2/" rel="attachment wp-att-3134"><img class="size-medium wp-image-3134" title="ebook_manifesto_flat2" src="http://blog.leiweb.it/claudio-castellacci/files/2011/10/ebook_manifesto_flat2-460x598.jpg" alt="" width="460" height="598" /></a><p class="wp-caption-text">Dal 22 al 23 ottobre 2011 si svolgerà a Bastione Sangallo, Loreto (AN) la seconda edizione dell’eBookCamp, una manifestazione che intende divulgare la lettura digitale e discuterne i problemi.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
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