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Archivio categoria ‘La cucina del papy’

18.12.2009

Rivalutiamo lo spiedo

scritto da: papy
in La cucina del papy

Pioviggina e fa freddo, la passeggiata con la mia cagnetta Valda mi ha fatto penetrare il freddo nelle ossa. Appena a casa ho desiderato qualcosa di caldo e buono che mi riconciliasse con la vita. Escludendo un grog, che di mattina mi sembrava eccessivo, siccome vivo solo e l’unica fonte di calore (o di calorie) è legata alla cucina. In frigo, due belle quaglie aspettavano di essere preparate. Guardandole mi sono ricordato che, qualche anno fa nei pressi di San Sebastian, nel paese basco spagnolo, la proprietaria di una trattoria spersa nella campagna, ha preparato per me una deliziosa pernice ripiena di verdurine tagliate a julienne. Ho pensato di poter ricreare la magia anche se le quagliette non sono la stessa cosa.

Quaglie allo spiedo

Tutte le cucine moderne hanno uno spiedo in dotazione, oggetto di cui pochi, si servono non so bene per quale pregiudizio. Lo voglio rivalutare proponendo questa ricetta, semplice come sempre, e assai gustosa.

Le quaglie pulite e svuotate, le ho farcite con poco dragoncello, mezzo scalogno, una carota e un ramo di sedano tagliati finemente alla Julienne. Sale pepe e una noce di burro prima di infilarle sullo spiedo. Salate anche all’esterno e unte con poco burro. Le ho lasciate girare per una ventina di minuti, con qualche accortezza:

Sotto gli uccelletti, ho posato su un piatto, delle fette di pane casereccio con la duplice funzione di assorbire il grasso che cola, e di diventare degli splendidi crostoni su cui adagiare le quaglie prima di servirle.

Durante la cottura ogni cinque minuti, ho unto le quaglie con un pennello intriso di burro fuso per evitare che la carne si secchi.

A parte, in un tegame ho fatto saltare nel burro, delle castagne già bollite con alcune fettine di zenzero fresco, sale e pepe.

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Per servire ho disposto le quaglie sui crostoni, le ho irrorate col sugo che si era depositato sul piatto dei crostoni e con il burro delle castagne che ho disposto attorno.

Mi sono regalato così un’ottima colazione che ho diviso con Jean Paul che era passato a salutarmi. La propongo anche perché potrebbe essere una suggestione per le giornate di festa che si avvicinano.

Abbiamo bevuto una delle ultime bottiglie, che mi rimangono, di Dolcetto di Dorgali di Einaudi con la sola tristezza di non poterlo ricomprare qui dove vivo.

Il Papy


11.12.2009

Capesante una passione autunnale

scritto da: papy
in La cucina del papy

L’autunno, forse l’ho  già detto, è la stagione più ricca per la cucina, funghi, castagne, cacciagione e tante altre suggestioni danno l’acquolina in bocca solo al pensiero. Qui la stagione autunnale non è così stimolante; tanto più che, da tre settimane soffia un vento esagerato e che la pioggia non ha smesso un momento di innaffiare i nostri  giardini (con grande gioia del prato).  Per mancanza d’idee o suggestioni stavo per ripiegare su una ricetta di pasta (carbonara o alla salsiccia) ma le riservo per momenti di vuoto. Ho trovato invece, una ricetta autunnale che si sposa con le risorse locali e potrebbe eccitare le papille di tutta l’Europa.

Ieri sera ero solo, ma ho voluto provarla, sia per onorare la stagione, sia per mettere a punto una pietanza che mi pare adatta anche alle le feste che si avvicinano. Quindi :

Capesante all’arancio e pomelo (e altro)

La ricetta sarebbe per quattro io l’ho adattata per uno, ma sperando che nessuno di voi  sia mai solo, ve la propongo intera.

Sedici capesante un arancio, un pomelo (pompelmo rosa), 80 grammi di burro, una cipolla fresca, 50 grammi di noci sbucciate, due etti di castagne bollite e sgusciate (si trovano sotto vuoto).

La preparazione è un poco lunga ma la cottura è rapidissima.

Pulite le capesante e sciacquate bene sotto l’acqua fredda.

Prelevate la buccia dell’arancio (senza il bianco) e tagliatela a julienne finissima, poi pelate il frutto e separate “ a vivo” gli spicchi. Pelate il pomelo e preparate gli spicchi allo stesso modo.

Tagliate finemente la cipolla, pelate le noci.

In un tegame fate sciogliere la metà del burro e fategli prendere appena colore prima di aggiungere le capesante che farete cuocere un minuto per lato e poi le riserverete tenendole al caldo.

Nello stesso burro fate cuocere a fuoco moderato gli spicchi di arancio e pomelo per tre minuti.

Aggiungete le bucce, la cipolla tritata, le noci e le castagne e fate cuocere ancora tre minuti.

Aggiungete al tutto il resto del burro fatelo incorporare girando con un cucchiaio di legno.

Coprite le capesante con la salsa e salate con fior di sale (o poco sale grosso) ,

Servite ben caldo. Mi è piaciuto molto pieno di contrasti di sapore fresco e stimolante lo adotterò per la vigilia di Natale.

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Io ho bevuto un rosso alcolico, ma delicato di sapore: un Cote du Rhone giovane. Se proprio volete bere un vino bianco, non dovrà essere troppo secco: un Traminer, per esempio.

P.s. per soddisfare il mio edonismo ho preparato anche un dolce di cioccolata, col cuore semiliquido assolutamente eccelso, con cui ho finito il pasto. Si chiama Negro, vi anticipo un’immagine, ma per la ricetta è un’altra storia poiché per pubblicarla, devo avere l’autorizzazione della mia famiglia gelosissima dei suoi segreti culinari. Il seguito (forse) in una  prossima puntata.

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Il Papy


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4.12.2009

Un classico sempre attuale

scritto da: papy
in La cucina del papy

Molti anni fa, poco dopo il mio arrivo a Roma, assieme ad alcuni amici organizzammo un concorso di bucatini all’amatriciana riservato alle loro mamme ma solo se romane di Roma.

Dopo le eliminatorie restarono in lizza per il titolo di migliore cuoca di Amatriciana,  tre signore che si affrontarono nel ristorante di Alberto.

I tre piatti fumanti sulla tavola e noi, la giuria, ad assaggiare. Ottimi tutti, ma uno quello della signora Pina, romana da almeno 9 generazioni, era fuori classe. Piccante al punto giusto e quasi poetico nel sapore.

Naturalmente,  secondo il bando del concorso, ci dovette dare la ricetta che da allora io uso regolarmente quando voglio preparare una colazione sostanziosa e ricca di profumo italiano.

Ho deciso che vi voglio bene per cui ve la trascrivo

Bucatini alla Amatriciana

Ci vuole del guanciale al naturale piuttosto grasso che si taglia a pezzetti e si fa sciogliere in un tegame con pochissimo olio (il grasso lo mette lui), quando il grasso si è sciolto si aggiunge della cipolla tritata e del peperoncino al gusto. La cipolla diventata trasparente chiama il pomodoro crudo, pelato e privato dei semi e acqua di vegetazione, niente sale per via del guanciale.

Appena messo il pomodoro si gettano i bucatini nell’acqua bollente e salata.

Il sugo non deve cuocere troppo, i 10 minuti della cottura della pasta sono sufficienti.

Scolata la pasta la si fa saltare  brevemente nel tegame col sugo, si mette nel piatto e si copre con pecorino romano grattato , in abbondanza.

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L'ho appena mangiata e sarei pronto a ricominciare.

I romani ci bevono il vino dei castelli, bianco. Io preferisco un rosso che per restare in regione potrebbe essere un Cesanese del Piglio, vino di corpo che assomiglia un po’ al Gattinara.

Il Papy


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28.11.2009

Per non cadere nel letargo invernale

scritto da: papy
in La cucina del papy

Il passaggio dall’autunno, con i suoi mille colori (e sapori), al gelido inverno e a una gran voglia di letargo, è stato repentino e brutale. Tutto è cominciato con una tempesta con venti forza 9 e mare molto mosso, ma ci si diceva “succede in questa stagione,  poi torna il sereno”. Invece no, il vento continua a soffiare il mare è sempre molto mosso e le temperature sono crollate. Chi ha voglia di cucinare in queste condizioni? E soprattutto cosa cucinare? Due settimane di maltempo (e non è finito) e sono piombato sullo spaghetto o sul risotto, un poco di formaggio e un’insalata accompagnati da uno o due bicchieri di vino, per mantenere la tradizione del Beujolais nouveau, purtroppo ogni anno sempre più deludente.

Oggi un raggio di sole tra due temporali mi ha attirato fuori di casa e quindi al mercato, semi deserto, visto il meteo, ma c’era la mia amica pescivendola con delle splendide ostriche (e qui sono squisite) e delle capesante. Poi il burro di fattoria e verdure fresche veramente bio. Durante la passeggiata con Valda, la mia cagnina, ho trovato dei bellissimi funghi, mazze di tamburo col profumo di nocciola.

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Ostriche bretoni

Allora bando alla pigrizia, esorcizzo il rumore della pioggia che batte sui vetri incominciando il pasto

con una dozzina di ostriche accompagnate da fette di pane impastato e cotto all’antica e spalmate di burro salato della fattoria.

Come piatto caldo, ho preparato, poi, delle:

Coquille Saint Jacques aux Coulmelles

Ricetta semplicissima ma squisita, tempo fa avevo accennato a una preparazione simile ma con funghi diversi per cui senza alcuna vergogna la ripropongo in dettaglio. Per ogni commensale quattro capesante ben pulite e lavate, il bianco l’ho diviso a metà perché erano enormi. I funghi puliti e tagliati in lamelle, li ho fatti saltare in padella con olio, aglio, gambi di prezzemolo tritati, sale e pepe. A Metà cottura ho aggiunto le capesante che cuociono in due minuti per lato.

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Nella conchiglia ho messo una foglia di scarola sul fondo, poi il sauté di funghi e capesante, e sopra il tutto prezzemolo tritato e un giro di pepe.

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Pont l’eveque

Insalata di patate lesse e un pezzetto di Pont l’eveque (formaggio di Normandia) dall’odore forte ma dal sapore delicato al posto del dessert, e, per finire, un bicchierino di allorino della Mariuccia (che ho oramai adottato) come digestivo (grazie Marina).

Vini: con le ostriche un ottimo Sancerre, con le capesante e il formaggio, un Medoc giovane, vino della regione bordolese. Fossi stato in Italia : Asprinio di Aversa e un Merlot friulano.

Il papy


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6.11.2009

Un contorno sostanzioso

scritto da: papy
in La cucina del papy

Ieri tempesta di vento e pioggia, il cantiere per il restauro della barca (all’aperto) non agibile ma eravamo tutti pronti e allora ho deciso ci discutere dei prossimi lavori attorno ad un tavolo durante una colazione “di lavoro”. Volevo preparare un pasto semplice, ma allo stesso tempo piuttosto sostanzioso per i miei giovani amici. Come piatto forte avevo una costata di manzo veramente enorme da preparare grigliata su un letto di sale grosso di Guerande (un prodotto locale molto iodato). Non volevo appesantire il pasto con un primo piatto e per il contorno, non intendevo cadere nelle solite patate fritte.

Approfittando della stagione avevo trovato al mercato dei bellissimi porri freschi e teneri e ho deciso di fare una :

Torta salata ai porri e groviera

La prima operazione da fare è la preparazione della pasta “brisé” ( i pigri  possono compare bell’e pronta in rotoli) 250 grammi di farina, 125 grammi di burro rammollito, 1 tuorlo d’uovo, un bicchiere d’acqua e un pizzico di sale. Si mischia farina e burro, poi si aggiungono l’uovo e l’acqua salata. La palla di pasta va lasciata riposare al fresco almeno trenta minuti.

Mentre la pasta riposa, elimino la parte verde e le radici di quattro porri, li taglio a fettine sottili e li metto a bagno in acqua fresca per far perdere loro il forte, che non tutti apprezzano.

In una terrina mischio 4  uova intere con 40 cl di panna liquida e poi aggiungo 100 grammi di prosciutto cotto tagliato a dadini.

Scolati i porri, li faccio saltare dolcemente nel burro in una padella per circa 20 minuti, sale e pepe alla fine.

Spiano la pasta e la metto in una forma da crostata di diametro appropriato, avendo cura di fare un orlo un po’ più spesso, e ci verso dentro uova e panna poi i porri che sistemo per bene e, su tutto gratto la groviera.

Metto in forno preriscaldato a 180 gradi per 40 minuti.

crostata ai porri

Consiglio di fare come noi, ossia mangiare la torta tiepida come contorno alla bisteccona, anche se può essere un ottimo primo piatto.

Per accompagnare carne e contorno, abbiamo bevuto un magnifico Dolcetto di Einaudi (souvenir d’Italie).

Il Papy

P.S. Nel pomeriggio il vento si è calmato, non pioveva più e siamo tornati al lavoro sulla barca, ma avremmo preferito fare una siesta, ho il dubbio che la mia colazione fosse troppo sostanziosa.


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30.10.2009

L’autunno è la miglior stagione per la cucina

scritto da: papy
in La cucina del papy

Per molti anni ho trascorso una settimana al mese a Strasburgo in Alsazia, dove ho potuto gustare, con immenso piacere, la cucina dei grandi cuochi locali. Tra tutte le pietanze, una è diventata per me una tradizione dell’inizio autunno. Questo piatto si può gustare solo in quest’epoca dell’anno a causa dei suoi ingredienti. A fine ottobre, infatti, in Alsazia si raccoglie il mais, si vendemmia, si colgono le noci ancora fresche e, contemporaneamente si apre la caccia al fagiano. Parlando con un amico di questa tradizione mi rammaricavo che qui non fosse possibile trovare un fagiano per una cenetta. Dopo due giorni, fiero come non mai, si presenta con un bellissimo esemplare che aveva appena cacciato e me lo affida per la preparazione del famoso fagiano d’autunno.

Jacques e Rouskem con la loro preda

Fagiano all’uva

Questa ricetta è piuttosto semplice, ma la preparazione degli ingredienti abbastanza lunga.

Le noci fresche vanno aperte e sbucciate per bene dalla pellicina che è amara, ci vuole tempo, ma ne vale la pena. L’uva bianca da vino, quindi non troppo dolce, deve essere spremuta e il succo filtrato. Il fagiano, poi, deve essere spennato (io lo metto in un sacco per evitare che le piume invadano tutta la casa) e fiammeggiato per bruciare i residui di piumaggio.

Procederò nell’ordine: Il fagiano spennato, con il petto protetto da una striscia di lardo, l’ho messo in una cocotte (pentola di ghisa o ferro con coperchio) assieme a ¾ del succo ottenuto da un chilo di uva, le noci fresche pelate (una quindicina), 50 grammi di burro, 5 cc di panna liquida, un bicchiere di cognac, sale e pepe. L’ho fatto cuocere a fuoco medio e coperto per trenta minuti. Nel frattempo ho preparato il caramello con tre cucchiaini di zucchero e un cucchiaio di acqua, quando il colore è diventato bello scuro, l’ho ”spento” con il resto del succo d’uva per formare un caramello piuttosto liquido. Allo scoccare della mezz’ora ho aggiunto il caramello al fagiano e l’ho lasciato cuocere, a fuoco basso e sempre coperto, per altri venti minuti. Ho quindi tolto il fagiano dalla pentola, ho lasciato ridurre il sugo sinché non ha assunto un colore bruno e una bella untuosità. Prima di servire, levato il lardo dal petto del fagiano, l‘ho fatto colorare al grill. Si deve servire ben caldo coperto da una parte del sugo e il resto si porta in tavola in una salsiera.

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Per semplificare la vita ai miei ospiti io, dopo la foto, ho tagliato il fagiano in cucina e l’ho portato in tavola coperto di salsa con qualche chicco di uva cruda per motivi estetici.

fagiano

Un piatto come questo meritava un ottimo vino rosso, per cui ho tirato fuori dalla mia cantina una bottiglia di Saint Eustephe del 2000 che ci ha deliziato. Se fossi stato in Italia, avrei scelto una bottiglia dell’ottimo Brunello di Montalcino, vigna Cerbaia,  anno 2000 del mio amico Fabio Pellegrini.

Il Papy


23.10.2009

Di quel che c’è, non manca nulla. (proverbio ligure)

scritto da: papy
in La cucina del papy

A Portofino i proprietari dei grandi yacht a motore (con vaso di gladioli d’ordinanza a poppa) in vista di un’uscita in mare cercavano conferme presso u Batti (il Battista), pescatore locale e proprietario di un piccolo ristorante famoso per i gamberoni. Alla domanda: “Com’è il tempo?” Scrutava il cielo, poi si umettava un dito per stabilire la direzione del vento e, invariabilmente, sentenziava: “Se resta così non cambia”. Gettando nella costernazione gli intrepidi aspiranti navigatori.

Mi scuso per questo fuori tema evocato dalla parola “ligure”, e passo subito alla consueta cronaca culinaria. Ieri sera ero stanco, dopo aver grattato per tutto il giorno, vernice e ruggine dalla barca,  non avevo voglia di cucinare nulla di troppo complesso. Il frigorifero offriva, tra l’altro, un tocco di magro di manzo (previsto per una fonduta bourguignonne) e alcune zucchine. Detto fatto ho immaginato e realizzato un piatto semplice cui un ristorante avrebbe attribuito un nome di questo tipo:

Chiffonnade de bœuf  et courgettes au Neuilly Prat

Ossia straccetti di manzo e zucchine al vermouth dry

Ho tagliato parte della carne a fettine sottili, ho affettato finemente anche uno scalogno e una zucchina.

In una padellina ho fatto saltare la zucchina in olio d’oliva con uno spicchio d’aglio e poco prezzemolo. Quando la zucchina cominciava a colorarsi in un’altra padella, ho soffritto, sempre con olio lo scalogno e prima che prendesse colore, ho fatto saltare a fuoco vivo la carne girandola una volta. Appena il liquido si è riassorbito ho aggiunto le zucchine, sale, pepe e ho bagnato il tutto con un bicchierino di vermouth secco Neuilly Prat (il Martini Dry  può sostituirlo) e ho servito subito su un piatto caldo.

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Per contorno, un’insalata di finocchi crudi condita con olio e sale e per finire due fette di buon formaggio.

Un bicchiere di Barbera ha allietato la mia semplice cenetta.

Il Papy


16.10.2009

Spigola e capesante su un letto di patate

scritto da: papy
in La cucina del papy

L’autunno che con il grigiore e suoi primi freddi, mi aveva reso un po’ triste, ha improvvisamente lasciato la presa. Un regime di alta pressione ci ha regalato un cielo azzurro senza una nuvola e delle belle giornate di mare calmo. Come non approfittare di questa situazione favorevole per un’oretta di pesca? Bottino: alcuni sgombri (per la mia vicina di casa) e due belle spigole. La stagione delle capesante è iniziata , al mercato non avevo resistito all’acquisto . Con questi ottimi ingredienti la cena era assicurata, bastava riunirli in un’unica pietanza quindi ho preparato:

Spigola e capesante su un letto di patate

La preparazione degli ingredienti deve essere preventiva, la cottura è piuttosto veloce ma differenziata e si deve cercare di mantenere tutto alla giusta temperatura senza farlo cuocere più del necessario. E’ più difficile da dire che da farsi. Al lavoro.

Ho staccato i filetti dalla spigola freschissima dopo averla svuotata e squamata.(potete chiedere al pescivendolo se avete difficoltà a usare coltelli ben affilati)

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Ho pulito le capesante e le ho messe da parte.

Ho pelato e tagliato a fettine sottilissime delle patate a pasta dura e le ho messe a bagno in acqua fresca per mantenerle bianche e levare l’eccesso di amido.

Ho grattugiato 3 cm di zenzero e ho tagliato a fettine sottili mezza cipolla rosa.

Con tutti gli ingredienti pronti ho iniziato la cottura.

Per prima cosa le patate, ben asciugate con un panno, le ho fatte rosolare in un tegame con burro e olio disponendole leggermente sovrapposte per creare la base della ricetta. A metà cottura le ho salate ho aggiunto lo zenzero e una spolveratina di pepe.

Ho disposto le patate nel piatto che ho messo nel forno a 80 gradi, per mantenerle calde.

Le noci delle capesante le ho fatte saltare in padella con burro e la cipolla sinché non hanno perso tutto il liquido e hanno iniziato a colorarsi, sale e pepe e anche loro nel piatto tenuto in caldo.

Pochi minuti prima di servire la pietanza, ho fatto dorare i filetti di branzino con un filo d’olio prima dalla parte della pelle e poi, delicatamente girati e salati. Il pesce cuoce rapidamente bastano pochi minuti. Messi i filetti nel piatto assieme alle patate e alle noci di capesante li ho conditi con qualche goccia di lime ( limone verde) spremuto, e tutti a tavola.

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Un piatto fresco, semplice e ricco. I sapori si legano senza problemi e le patate ben croccanti sposano il pesce con successo.

Come vino un Riesling alsaziano, ma quello friulano sarebbe stato altrettanto valido.

Il papy


9.10.2009

Arrosto per esorcizzare l’autunno e lo spleen

scritto da: papy
in La cucina del papy

L’autunno è arrivato di colpo senza preavviso, il sole si fa raro e piove . In queste condizioni divento sentimentale o forse ho solo un po’ di spleen, ma certamente ripenso al passato, a chi non c’è più come  la  mia mamma. nella mia mente rivedo  gesti o suoni tipici e , naturalmente ricordo  sapori deliziosi di piatti cucinati con l’amore indispensabile. Per esempio ieri ricordavo che la mamma preparava spesso un arrosto di vitello molto gustoso e anche molto semplice. Me lo sono preparato con qualche piccola variazione , ve lo propongo sperando che, come i miei commensali lo possiate assaggiare ed apprezzare.

Arrosto di vitello

Innanzitutto è fondamentale disporre di un bel pezzo di vitello magro dalla coscia o, come nel mio caso viziato dal mio macellaio,  di  un  filetto.  L’ho messo in una casseruola di ghisa con poco burro e l’ho fatto rosolare molto bene, deve quasi bruciacchiarsi per cauterizzare e non perdere i suoi umori. Appena la carne risultava ben rosolata, ho aggiunto alcuni scalogni freschi tagliati a pezzi grandi (la mamma ci metteva delle cipolline che qui non si trovano) e ho sfumato  con un bicchiere di vino bianco. Abbassato il fuoco e aggiunto un mestolo di brodo, l’ho lasciato cuocere a fuoco dolcissimo un’oretta. Nel frattempo ho lavato bene delle patate novelle e le ho tagliate a pezzetti prima di metterle a saltare nell’olio e burro assieme ad uno spicchio d’aglio “vestito”. Appena le patate hanno preso un bel colore e sono diventate croccanti, ho aperto la pentola dell’arrosto ho aggiunto un pezzo di burro infarinato per far tirare la salsa e poi ho aggiunto le patate. Lasciato il tutto in caldo per qualche minuto e servito assieme ad una insalata verde.

arrosto

Ci è piaciuto molto, leggero e saporito.

Un buon bicchiere di vino rosso ha completato la festa. Se lo avessi avuto avrei bevuto un Merlot del Collio, invece mi son fatto piacere con un Haut Medoc del 2006 che ha svolto il suo compito egregiamente.

Il Papy


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2.10.2009

Nei ritagli di tempo

scritto da: papy
in La cucina del papy

Tra le mille idee balzane che possono venire in testa quando ci si vuole rendere la vita meno facile, ho scelto la più immediata fonte di problemi: ho comprato una vecchia barca da pesca di legno molto malandata e, complice un giovane amico, assieme alla mia cagnolina, Valda, abbiamo intrapreso la lunga e strada del restauro. Il mio tempo libero si è ridotto in pratica, a niente e anche la mia cucina e la conseguente assiduità sul blog ne hanno risentito, me ne scuso e rubando un’oretta al sonno, riprendo la consueta rubrica.

A causa di non meglio precisati problemi psicologici legati alla mia infanzia (ormai lontana) non riesco a mangiare il pollo, neppure quello del contadino allevato con cura e amore. Tra i pennuti, tuttavia, cucino e mangio con piacere la faraona. Soprattutto se allevata in libertà. L’altro giorno ne ho trovata una assai bella che, dato l’autunno precoce di queste latitudini, mi è parso il cibo giusto per due amici venuti a trovarmi.  Cercando un modo di preparazione un po’ diverso dal solito, ho cucinato:

Faraona al limone

Per prima cosa bisogna dividerla in otto pezzi staccando ali, cosce e petti  mantenendo la pelle. Poi ho preso quattro scalogni puliti e divisi a metà. In una capace pagella olio e burro e ho fatto saltare i pezzi di faraona dal lato della pelle assieme allo scalogno e a tre rametti di timo fresco. Mentre la carne si dorava, ho spellato un bel limone non trattato (badando a non avere il bianco delle bucce) e con un coltello ho tritato finemente le bucce.

Appena la faraona ha raggiunto un bel colore ho delicatamente girato i pezzi e li ho fiammeggiati con un bicchierino di cognac. Ho quindi aggiunto le bucce, un mestolo di brodo, sale e pepe. A fuoco basso e con il coperchio ho finito la cottura (in tutto tre quarti d’ora).

A parte ho cotto delle patate al forno profumate con il timo e lo scalogno che ho poi servito assieme alla Faraona.

Abbiamo onorato la ricetta con una bottiglia di Bordeaux superiore di Rothschild del 2007.

Il Papy

Ps. Siccome il nuovo titolo delle mie ricette attira un fastidioso spamming e, essendosi raffreddato l’effetto Papi, assieme alla redazione abbiamo deciso di tornare alla primitiva denominazione  “la Cucina del Papy” dizione non infestata  dagli spammer. Spero che le lettrici e i lettori  di “Lei web” non si dispiacciano e continuino a seguirci e a commentare i nostri blog.


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