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26.7.2010

Premio Ape a “Donne sull’Orlo della crisi economica”

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Premio APE 2009

Premio APE 2009

“Donne sull’orlo della crisi economica”  è il  libro dell’anno APE 2009. Il  premio dell’Associazione per il Progresso Economico e’ alla 46esima edizione. La premiazione è avvenuta lunedì 28 giugno alle ore 20.30 nell’ambito di una cena dell’associazione presso l’Hotel Town House, Seven Stars Galleria – Salone Vittorio Emanuele II. Le autrici e un rappresentante della casa editrice sono invitate a ritirare il premio, una medaglia d’oro di Arnaldo Pomodoro.

L’articolo apparso su Il Sole 24 Ore – 14 luglio 2010

In un libro la capacità delle donne di far quadrare i conti
Finanza rosa, un premio dell’Ape
 
Giovanni Vegezzi
Un riconoscimento alle donne che “aggiustano” gli equilibri economici compromessi dagli uomini. L’Associazione per il Progresso Economico (Ape) ha assegnato la 43esima edizione del proprio premio a Monica D’Ascenzo e Giada Vercelli autrici del libro Donne sull’orlo della crisi economica, pubblicato da Rizzoli. «Rispetto ai concorrenti, alcuni di grande prestigio, questo libro ci sembrava più moderno e più importante per i tempi che stiamo vivendo – ha spiegato l’avvocato Giuseppe Amoroso, presidente dell’associazione – Infatti, di fronte a una crisi economica che non ha precedenti, bisogna rimboccarsi le maniche e fare fronte comune».
Il premio assegnato da Ape, fra i cui soci sono presenti Massimo Capuano di Borsa Italiana, Maria Pierdicchi di Standard & Poor’s, Anna Gervasoni di Aifi, Giancarlo Aliberti di Apax Partners, va ogni anno ad autori italiani di opere di divulgazione economico-politica o scientifico-tecnologica. Nell’ultima edizione l’associazione ha voluto premiare il lavoro di due giornaliste cresciute nel mondo tipicamente maschile della finanza: Giada Vercelli è stata infatti la prima corrispondente televisiva italiana dal New York Stock Exchange e dal Nasdaq, commentando i mercati finanziari per Bloomberg Tv e SkyTg24, mentre Monica D’Ascenzo lavora per le pagine finanziarie de Il Sole 24 Ore. «Credo che in molti contesti le donne dimostrino di essere più critiche dei colleghi maschi e riescano ad andare controcorrente, aggiungendo un diverso punto di vista all’ottica dominante», ha concluso Amoroso.

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22.7.2010

Consumi: belle… da morire

Scritto da in Consumi

Meryl Streep in Death Becomes Her

Meryl Streep in Death Becomes Her

Due giornaliste di Hollywood hanno unito le forze per scrivere un libro che rivela a milioni di consumatrici ignare gli ingredienti tossici contenuti nei prodotti di bellezza.  “No More Dirty Looks” prende forma dal senso di impotenza delle due autrici, Siobhan O’Connor e Alexandra Spunt, che dopo essersi sottoposte a un trattamento di messa in piega permanente (Brazilian Blowout) hanno scoperto che l’ingrediente segreto per lisciare la chioma era a base di formaldeide e quindi cancerogeno. Dal libro i consigli per scegliere in maniera consapevole prodotti per i capelli (senza sulfati e parabens), per il trucco di occhi (attenzione al mercurio) e labbra (no al piombo e al BHA) e creme idratanti e antirughe (ancora in guardia da conservanti come parabens).


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21.5.2010

Le cause di lavoro si vincono, all’estero

Scritto da in Lavoro

Lollypop lady

Lollypop lady

Qualche settimana fa erano state le donne di Birmingham a portare a casa un risarcimento da 200 milioni di sterline. Oltre 4mila dipendenti comunali hanno vinto la causa per ottenere un salario pari ai loro colleghi maschi. La decisione del tribunale del lavoro riguarda 49 differenti mestieri, dalle lollipop ladies, che aiutano i bambini ad attraversare le strade, agli addetti alle pulizie. La sentenza, per altro, ha aperto la strada alle altre 20mila dipendenti comunali che potrebbero seguire l’esempio delle 4mila pioniere. In Italia, intanto, si continua a misurare la differenza salariale (tra il 12 e il 25% a seconda delle professioni).

Di qualche giorno fa, invece, la notizia della causa in Usa da 250 milioni di dollari vinta da 12 dipendenti contro Novartis, accusata di discriminazioni di genere nei salari, nelle promozioni e in caso di maternità. I 250 milioni sono circa il 2,6% del fatturato di un anno del gruppo (9,5 miliardi di dollari). C’è da credere che i vertici dell’azienda stiano tremando all’idea che i restanti 5.588 dipendenti possano seguire l’esempio.

Il primo caso riguarda la pubblica amministrazione, il secondo un’azienda privata. In Italia si evita di andare in tribunale per questioni ben più gravi, come le lettere di dimissioni firmate in bianco dalle donne al momento dell’assunzione e usate dalle aziende al momento della maternità della malcapitata. Forse manca la cultura, forse manca la fiducia in una giustizia lenta. Sta di fatto che gli strumenti ci sono e se non ci si vuole imbarcare in una causa che potrebbe costarci cara per gli avvocati, basta rivolgersi alle consigliere di parità provinciali: http://www.lavoro.gov.it/consiglieranazionale. Sono pubblici ufficiali che possono agire d’ufficio, ma che nel caso possono intervenire con l’azienda anche senza andare in causa.

Certo che qualche sentenza a favore delle lavoratrici sarebbe anche inibitoria rispetto a certi comportamenti aziendali. Ma dobbiamo aspettare la nostra Giovanna d’Arco.


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20.5.2010

Educazione finanziaria: l’UE inizia dai giornalisti

Scritto da in Presentazioni e Convegni

Il 28 maggio Dolceta, braccio dell’Unione Europea impegnato nella crociata dell’educazione finanziaria terra’ una sessione speciale  Bruxelles per la stampa. 200 giornalisti finanziari europei sono invitati a fare il punto sulla lezione appresa dalla crisi finanziaria.

Alla conferenza verra’ illustrato anche  il nuovo modello Dolceta per la formazione nelle scuole, di insegnanti e studenti per evitare che si ripetano gli errori del passato. John Dalli, commissario europeo a salute e consumo, introdurra’ rappresentanti delle istituzioni finanziarie europee e dell’Ocse.

Per informazioni: www.dolceta.eu


19.5.2010

Le nuove sceriffe di Wall Street: Mary, Sheila ed Elizabeth

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Cosi’ la stampa americana ha battezzato la triade al femminile che sta scuotendo Wall Street, dettando i nuovi codici di regolamentazione per il settore bancario e finanziario per gli anni a venire. Gorgoni? Erinni? Amazzoni? No, ma di sicuro non hanno seguito i percorsi piu’ classici di carriera nel settore finanziario. Nessuna delle tre per esempio e’ stata partner di una delle grandi istituzioni finanziarie.  Anche perche’ e’ un percorso non scontato per le donne: solo il 3% delle societa’ Fortune 500 ha una donna ai vertici.

Il segretario al Tesoro Geithner ha ricevuto nella cosidetta Cash Room, la hall di marmo del dipartimento un panel di donne di finanza, fra cui appunto, le tre sceriffe.

Sheila Bair, a capo della Federal Insurance Deposit Corporation, che assicura i depositi bancari e non solo, e una delle prime autorita’ a lanciare l’allarme sul collasso del sistema tre anni fa. nel 2007 ha messo in guardia ai banchieri: “Abbiamo problemi enormi fra le mani”. E l’hanno bellamente ignorata. Nel 2008 25 banche sono diventate insolventi, e altre 140 nel 2009. Finora nel 2010, la FIDC ha assorbito 68 banche.

Mary Shapiro, la prima donna a guidare la Security and Exchange Commission, la Consob americana. ha espresso il voto decisivo per avviare la recente causa legale contro la banca-tempio di Wall Street, Goldman Sachs. in carica alla SEC dal 2009, sta lavorando al cambiamento dell’immagine dell’authority, stringendo i controlli, rendendo meno cavilloso l’avvio di nuove inchieste e, in generale applicando linea dura e intolleranza zero. Le donne della commissione sono 3 su 5 membri.

Elizabeth Warren, che guida il piano TARP di salvataggio delle banche e conduce la battaglia di nuove tutele per i piccoli investitori, cavalcata da Obama e apertamente ostacolata dalle grandi banche. Lingua tagliente perche’ non usa mezzi termini nel criticare le istituzioni finanziarie sui tentativi di ricovero dopo il salvataggio a spese dei contribuenti.


18.5.2010

Usa: Michelle, l’economia delle merendine e la lotta all’obesita’

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Michelle sa cosa mangia

Michelle sa cosa mangia

Lotta dura della first lady statunitense all’obesita’ infantile. Michelle Obama guida la Task force della Casa Bianca sull’Obesita’ Infantile, che l’11 maggio scorso ha rilasciato 70 raccomandazioni su come l’America puo’ ridurre il tasso di obesita’ dal 20% attuale al 5% entro il 2030.

Fra i suggerimenti: riduzione volontaria delle porzioni nei ristoranti, codice di autoregolamentazione volontario dell’industria delle bibite gasate, aumento del monitoraggio della biomassa da parte dei pediatri, revisione degli standard nutrizionali federali, aumento dell’utilizzo di alimenti a kilometro zero nelle mense scolastiche, volontario e autoimposto divieto dell’industria alimentare dell’utilizzo di personaggi dei cartoni animati per promuovere cibi poco nutrienti.


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12.5.2010

Elezioni UK: Samantha Cameron, mamma in attesa al numero 10

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Samantha e il vestito del supermercato

Samantha e il vestito del supermercato

Samantha Cameron e’ entrata a Downing Street con grazia, valorizzando con un abito blu premaman i suoi cinque mesi di gravidanza. Il bebe’ dei Cameron, il cui arrivo e’ previsto a settembre, sara’ il terzo nato al numero 10 dal 1843. Leo Blair, del 2000, e’ la piu’ recente consegna della cicogna nella residenza del primo ministro britannico.

Il nascituro dividera’ quartieri ministeriali e giochi d’infanzia con i fratelli Nancy, 6 anni, e Arthur Elwin, 4. Una necessaria ventata di gioia per la famiglia Cameron dopo il lutto per la scomparsa a soli sei anni del primogenito Ivan, nel febbraio scorso. La disabilita’ del figlio, epilettico, ha influenzato la politica di Cameron. 

Samantha Sheffield, classe 1971, e’ nata a Londra, ma e’ cresciuta in una tenuta di 12o ettari nel Lincolnshire. Nonostante il lignaggio aristocratico, in campagna elettorale ha prontamente abbandonato gli abiti firmati a favore di jeans e scarpe da tennis per visitare le organizzazioni caritatevoli. E ha scelto un  riconoscibilissimo abito della catena di supermercati Marks&Spencer per l’ultima conferenza dei Tories (nella foto). 

Ha gia’ annunciato che non lascera’ la carriera. Alla guida della casa di pelletterie Smythson, ha ricevuto di recente il premio del Miglior Design di accessori dalla rivista femminile Glamour. (Smythson e’ stata acquisita ne 2009 da Greenwill, holding del gruppo italiano Tivoli).


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11.5.2010

Regno Unito: sfuma l’opzione di una donna alla guida dei Laburisti

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Harriet Harman con Gordon Brown

****Aggiornamento: dopo la pubblicazione di queto post, Harriet Harman ha escluso la sua candidatura alla guida del Labour, pur mantenendo l’incarico ad interim.

Nel suo discorso di dimissioni dalla  carica di  primo ministro britannico Gordon Brown si e’ anche dimesso dalla guida dei Laburisti, lasciando la guida ad interim alla sua vice Harriet Harman. Lo aveva preannunciato gia’ prima di dover chiudere dietro di se’ la porta del numero 10 di Downing Street,  per offrire al partito l’opportunita’ di formare un governo di coalizione con i Liberal-Democratici. Brown aveva chiarito in ogni caso che se ne sarebbe andato in ampio anticipo rispetto alla prossima conferenza del Labour, prevista per settembre. Superfavorito fra i possibili successori e’ David “Brains” Miliband. Nella rosa dei candidati anche suo fratello Ed, oltre a Alan Johnson, Ed Balls, Alistair Darling.

 E spunta anche il nome della stessa Harriet Harman,  Leader della Camera,  che si ritrova temporaneamente gia’ alla guida dei Laburisti, e’ campione delle pari opportunita’ e del diritto del lavoro. Avvocato, e’ entrata in Parlamento nel 1982, dove si e’ guadagnata la reputazione di sgobbona. I critici la chiamano “Hattie Harperson“, parafrasando il nome originale del cappellaio matto di “Alice nel Paese delle Meraviglie” , per sottolineare il suo attaccamento eccessivo ai principi del politicamente corretto.

Come su tutto a Londra, si accettano scommesse…


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11.5.2010

Il ruolo di Angela nella tragedia greca? Frau Nein

Scritto da in Senza categoria

Freuland Nein, Signora No...

Freuland Nein, Signora No...

Ci abbiamo girato intorno nei post precedenti. Adesso, approvato il megapiano salva euro da 750mld, possiamo a ragion veduta  parlare della donna che ha messo in scacco ai cosidetti PIGS, come poco elegantemente gli anglosassoni hanno etichettato i Paesi del Sud Europa (dove I sta per Italia).

Angela Merkel, cancelliere tedesco, aveva scelto di temporeggiare per preservare la sua immagine rigorosa  in vista del al voto del 9 maggio, ma viste le fluttuazioni valutarie a fine aprile ha dovuto sedersi al tavolo di FMI e Unione Europea per valutare il salvataggio.

Pasionaria dei giusti principi o rovinafamiglie? La stampa internazionale e, va detto, anche quella tedesca si e’ spaccata: Angela si e’ preoccupata solo di far bella figura davanti ai contribuenti tedeschi chiamati al voto, aggravando gli effetti della crisi economica?  Oppure ha assunto la responsbilita’ di sollevare una questione piu’ profonda?  Quella che riguarda l’estensione oltre misura dell’Unione Europea nei passati dieci anni, il divaricamento della forbice fra paesi  la cui ambizione (velleita’?) e’ di unirsi pur essendo diversi non solo economicamente, problema di per se’ superabile, come d’altra parte la Germania stessa ha dimostrato con la riunificazione, ma diversi soprattutto nella cultura del rispetto della cosa pubblica. E in questo caso non si tratta di aiuole in ordine, ma di evasione fiscale e corruzione. “Pare che non abbiamo abbastanza solid per ridurre le tasse, migliorare le scuole, per curare i parchi e  rendere le nostre strade piu’ sicure” scrive senza mezze misure il Bild “ma i colpo i nostri politici hanno milioni di euro da dare alla Grecia che ha mentito all’Unione Europea”.

Il piano e’ stato approvato, con festeggiamenti nelle sale di contrattazioni. Che e’ successo alla Signora No? Vale la pena ricordare che le banche tedesche detengono 28 miliardi di euro in titoli di stato greci, secondo uno studio della Barclays sui dati forniti dall’FMI. E Axel Weber, il presidente della Bundesbank, la banca centrale tedesca ha messo in guardia Angela dagli effetti sull’economia mondiale ( leggi tedesca) della bancarotta di Atene.

Guardiamo avanti quindi, ma che ne pensate di Angela?


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9.5.2010

Time 100: le 100 personalita’ piu’ influenti al mondo. 27 donne.

Scritto da in Beneficenza, Carriera, Lavoro, Libri, Mamme, Networking, Notizie, Studi e ricerche

Sono 27  le donne della lista delle 100 personalita’ piu’ influenti al mondo stilata dal settimanale americano Time questa settimana. Ci piacerebbe sentire i vostri commenti e curiosita’ sui personaggi da approfondire…

Nella categoria LeadersNancy Pelosi, presidente della Camera Usa, il cui ritratto e’ scritto da Hillary Clinton, il segretario di Stato americano grande esclusa dalla graduatoria. E poi Sarah Palin, ex candidata repubblicata alla vicepresidenza Usa, Annise Parker, Dem di Houston, omoessuale e businesswoman, il ministro francese Christine Lagarde, Sister Carol Keehnan, a capo della Catholic Health Association e impegnata a favore della storica riforma sanitaria americana.

Artisti: Lady Gaga, Oprah Winfrey, Kathryn Bigelow, la scrittrice Suzanne Collins, Taylor Swift, Lea Michele, Sandra Bullock.

Pensatori: l’architetto Zada Hadid, Elizabeth Warren che dirige il piano di salvataggio da 700 mld di dollari per l’industria finanziaria americana, Deborah Gist, visionario provveditore agli studi a Rhode Island, Katlhleen Merrigan a capo del dipartimento dell’agricoltura Usa, Lisa Jackson, ambientalista, Edna Foa, impegnata nel recupero psicologico di militari impegnati nelle zone di guerra, Amy Smith, inventore, Sonia Sotomayor, magistrato.

Eroi: Chen Shu-Shu, vende verdura al mercato a Taiwan e dona centinaia di migliaia di dollari ad associazioni caritatevoli, Graca Machel,campione dei diritti umani in Mozambico, Reem Al Numery, ex sposa bambina  dello Yemenche si bate per i diritti civili delle donne, Liya Kebede, voce dell’Etiopia per la salute delle donne incinte, Kiran Mazumdar-Shaw, lotta contro il canco, Zahra Rahnavard, la donna che Amadinejad teme, Malalai Joya, contro l’oppressione delle donne in Afghanistan.


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