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17.3.2010

Turismo rurale. Al femminile

scritto da: Giada Vercelli
in Senza categoria

Sotto i cieli d'Italia

Sotto i cieli d'Italia

Sono le donne a prediligere il turismo rurale in Italia. Rappresentano infatti il rappresentano il 57%  di quanti scelgono l’agriturismo per rilassarsi. I dati emergono dallo studio “La Radiografia del Turista Rurale 2009 – Italia” commissionato da Toprural all’azienda di ricerche statistiche Sondea su una base di 4.773 interviste in Francia Spagna ed Italia (sono 947 le interviste nel Belpaese) condotte alla fine dell’estate 2009.

La turista rurale taliana ha in media fra i 35 e i 44 anni,  e nell’89% dei casi  ha conseguito un livello di istruzione superiore (Maturità e/o lauree), a differenza del valore maschile, che si ferma all’85%.

 Se in Francia la percentuale di donne appassionate di turismo rurale è sensibilmente più alta (il 64% del campione, età media superiore ai 45 anni), la situazione in Spagna è invece simile alla nostra: il 55 % della totalità dei turisti rurali è infatti donna con una età media più giovane, dai 25 ai 34 anni (44 %).

 Le più preoccupate per la crisi…

Alla domanda «Ha modificato le sua abitudini  in vacanza per effetto della crisi?» ha risposto positivamente il 78% delle donne, contro una media totale del 73%. Si nota quindi una maggiore sensibilità delle donna alla crisi. Stessa tendenza, anche se meno evidente, per il campione francese, dove le percentuali sono 62 % per la donna e 57% di media, e spagnolo (65,1% di donne contro il 63% della media).

Alla domanda: «Quanto spende in media, tutto incluso, per un fine settimana per una persona in agriturismo?», notiamo come il genere femminile, in media, dichiari una spesa di 177€, leggermente sopra la media generale per l’Italia che ammonta a 172€ e ben 10€ superiore alla media per il genere maschile. Le donne spagnole e le francesi spendono relativamente meno, rispettivamente 139€ (25€ meno dell’uomo) e 153€ (11€ meno dell’uomo). La percentuale di donne (23%) che in Italia ha dichiarato di spendere una somma superiore ai 250€ è il considerevolmente maggiore della maschile (15%).

 

Per  informazioni:  Toprural.com



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10.3.2010

Educazione finanziaria. A scuola. Subito.

scritto da: Giada Vercelli
in Senza categoria

Tutta colpa degli insegnanti!

Tutta colpa degli insegnanti!

Solo il 46% degli insegnanti ritiene di essere adeguatamente preparato sulle tematiche economico-finanziarie. E’ lo spunto da cui nasce l’accordo di collaborazione tra ANP – Associazione Nazionale Dirigenti e Alte Professionalità della Scuola e il consorzio bancario PattiChiari per sensibilizzare i dirigenti scolastici e gli insegnanti sull’importanza di fornire ai giovani le competenze necessarie a gestire in modo consapevole il proprio futuro economico.  Il 97% degli oltre 400 insegnanti intervistati online sul portale www.tuttoscuola.com ha riconosciuto l’utilità del progetto. Il 99% degli insegnanti  riconosce che l’educazione finanziaria rappresenti uno strumento utile per comprendere le dinamiche economiche. Secondo i docenti l’educazione finanziaria dovrebbe essere introdotta già sui banchi della scuola primaria (26%) e della secondaria di primo grado (35%), oltre  che della secondaria di secondo grado (37%).

E se solo il 46% degli intervistati, infatti, ritiene il proprio livello di preparazione adeguato rispetto alle sue esigenze quotidiane, a fronte di un 34% che lo ritiene scarso ed un 19% addirittura insufficiente.

Uno strumento segnalato dal consorzio è  www.economiAscuola.it– docenti in rete per l’educazione finanziaria, un sito che raccoglie informazioni utili per avvicinare gli insegnanti agli argomenti economico-finanziari. Sul portale i docenti hanno a disposizione proposte di percorsi didattici per le scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado e possono scaricare le 13 unità audiovisive sviluppate del programma PattiChiari con l’economia, per facilitare l’insegnamento dei principali argomenti economico-finanziari.

I percorsi didattici messi a disposizione dal Consorzio offrono strumenti di insegnamento per tutti i gradi scolastici:

Scuola primaria: “Our Community”, realizzato in collaborazione con Junior Achievement Italia, propone agli studenti delle classi quinte un divertente modulo didattico che, attraverso la conoscenza di ruoli e regole all’interno di una comunità, porta a scoprire i meccanismi economici che regolano la vita economica della nostra società.

Scuola secondaria di primo grado: “Io e l’economia”, anch’esso realizzato in collaborazione con Junior Achievement Italia, consente ai ragazzi delle seconde e terze classi di scoprire il ciclo economico e di mettersi alla prova con la conoscenza degli strumenti di pagamento e con la gestione del budget personale.

Scuole secondarie di secondo grado: “PattiChiari con l’economia”, è il programma sviluppato per offrire agli studenti delle classi quarte e quinte nozioni economiche utili per affrontare le nuove sfide che li attendono al termine della carriera scolastica. Al termine del percorso, le classi possono mettersi alla prova partecipando al concorso “Sviluppa la tua idea imprenditoriale” e realizzare un progetto di impresa con il software online sviluppato appositamente per il progetto.

Per gli insegnanti: www.economiascuola.it– docenti in rete per l’educazione finanziaria” è un sito, che mira a diventare un luogo di riferimento e di aggregazione per gli insegnanti attorno alle tematiche dell’educazione finanziaria. Nei suoi quattro mesi di vita il sito ha già registrato 20.000 visitatori unici e oltre 300 iscritti alla community.



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5.3.2010

Qual è la stanza che più ti somiglia?

scritto da: Giada Vercelli
in Senza categoria

L'importante è essere creative!

L'importante è essere creative!

Sono concrete, emancipate , autonome le italiane del 2010 e lo dimostrano nelle scelte per la casa, secondo un’indagine del portale immobiliare Casa.it. Donne che puntano a case dalle dimensioni contenute, 60-80 mq (27%) e 80-100 mq (23%), o, soprattutto nel caso delle single, su monolocali e appartamenti fino a 60 mq (19%). Sono anche le responsabili delle scelte di arredo, come sanno bene i pubblicitari che promuovo le case di design e arredamento italiane. Chi convive cerca di coinvolgere il partner nelle decisioni  per trovare soluzioni in sintonia con i gusti comuni (70%), ma non mancano i casi in cui hanno carta bianca e restano le registe indiscusse delle scelte di interior design (16%). In molti casi (28%) il gusto della donne pervade tutta la casa, ma  la stanza che più riflette il carattere femminile è la cucina (20%), seguita da salotto (18%) e camera da letto (19%) . Le donne restano accomodanti quando si tratta di condividere spazi comuni: il 41% dichiara di non avere particolari difficoltà. E sono  gelose del proprio bagno (24%) più che della cucina (15%) . Lo spazio più amato dalle single è la camera da letto (32%) dove troverebbero più difficile condividere  l’armadio (32%).

E tu in che stanza di casa ti rifletti?



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28.2.2010

Donne sull’orlo della crisi economica al Tg1

scritto da: Monica D'Ascenzo
in Senza categoria

Domenica 28 febbraio la trasmissione Billy di Rai1 (subito dopo il tg1) ha parlato del nostro libro. Per rivederla http://alturl.com/yzar (siamo l’ultimo libro di cui parlano in trasmissione). Grazie ad Alessandra Di Tommaso e a Sabrina Bellomo.

Per tutte le altre recensioni e le presentaizoni in giro per l’Italia nel mese di marzo si può consultare il gruppo “donne sull’orlo della crisi economica” su Facebook.

Buona domenica



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24.2.2010

Caro figlio, quanto mi costi?

scritto da: Giada Vercelli
in Curiosità, Mamme, Notizie, Studi e ricerche

 




Ne vale sempre la pena

Ne vale sempre la pena

Nel Regno Unito, per allevare un figlio dalla nascita ai 21 anni ci vogliono in media 200mila sterline (230mila euro), secondo una ricerva pubblicata dal gruppo assicurativo LV. E’ la prima volta nella lunga storia del paese che si supera soglia psicologica delle 200mila. Un incremento del 4% nei passati 12 mesi e del 43% negli ultimi sette anni. La voce piu’ esosa e’ quella che include gli asili e le attivita’ doposcuola, che ammonta in media a quasi 55mila sterline (+1,6% in un anno), seguita dai costi per gli studi pari a quasi 53mila sterline.  Un figlio fra i 18 e i 21 anni, impegnato in studi universitari, costa quasi 14mila sterline l’anno.


Il campione preso in esame e’ di 4mila adulti in tutto il paese, intervistati nel mese di gennaio. I costi maggiori a Londra, dove far crescere un figlio costa quasi 221mila sterline, mentre le zone piu’ convenienti sono Yorkshire e Humberside, dove si riesce a strappare un affarone per 178mila sterline a rampollo.


Le associazioni dei genitori brinannici lamentano due fatori: i costi per gli studi universitari, piu’ elevati e piu’ probabili rispetto alle generazioni precedenti, e l’onnipresenza di campagne pubblicitarie aggressive rivolte alle fasce piu’ giovani che inducono i ragazzi a desiderare giochi e abbigliamento superflui e costosi.


Dalla ricerca emerge anche che solo uno su otto genitori intervistati accetta una riduzione della paghetta per far fronte alla crisi economica. Anzi, nei passati 12 mesi la paghetta media britannica e’ aumentata del 5% portando l’ammontare totale della paghetta percepita nell’arco dell’infanzia e della prima adolescenza a quasi 4mila 500 sterline. E questo quando il 77% dei genitori ha ammesso di essere stato costretto a ridimensionare le spese a causa della crisi. Meglio comunque dell’81% dell’anno precedente. I tagli? Sulle vacanze e i divertimenti innanzi tutto. Ma si spende meno anche per abbigliamento, mentre un terzo degli intervistati ha iniziato a comprare oggetti di seconda mano per la prima volta nell’arco dei passati 12 mesi.



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22.2.2010

Red Bull mette le ali alla manager (licenziata) dopo la maternità

scritto da: Monica D'Ascenzo
in Lavoro, Mamme

Qualcuna avrà letto la notizia oggi, si tratta del licenziamento di Stefania Boleso, 39 anni, marketing manager di Red Bull Italia. E’ rientrata dopo 10 mesi di maternità (e non è stata neanche di quelle che non si fanno sentire per tutto il periodo!) e convocata dal direttore generale si è sentita dire che la sua posizione veniva “soppressa“. Naturalmente la manager bocconiana non ha ceduto e ha portato avanti la sua battaglia relegata in uno scantinato senza carica e senza mansioni. E’ durata da settembre a dicembre e dopo aver perso 5 chili ed essere finita al pronto soccorso per una crisi respiratoria ha dato forfait. Purtroppo ha firmato l’accordo di uscita.

Ora, in linea di principio, le neo mamme sono tutelate fino al compimento dell’anno del bambino. Certo poi la realtà è troppo spesso ben diversa. Contratti a termine non rinnovati, collaborazioni interrotte, permessi non concessi per indurre al licenziamento, lettere di dimissioni in bianco tirate fuori al momento giusto… Eppure in qualche modo ci si può difendere. Non ci si deve chiudere, si deve chiedere aiuto, si devono conoscere i propri diritti per non farsi schiacciare.

E per te com’è stato il rientro dalla maternità?


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18.2.2010

Donne e telefonia mobile

scritto da: Giada Vercelli
in Senza categoria

Un'opportunita' da non perdere

Un'opportunita' da non perdere

L’associazione GSMA, che rappresenta gli interessi dell’industria delle telecomunicazioni, e la  Cherie Blair Foundation for Women, attiva nella promozione delle imprese femminili, hanno pubblicato ieri un ricerca intitolata  ‘Women and Mobile: A Global Opportunity’. Si tratta del primo studio sull’argomento, mirato a verificare il profilo delle donne che usano la telefonia mobile in paesi emergenti o in via di sviluppo, dall’India al Kenya, sottolineando le difficolta’ che le donne hanno ad accedere al mezzo e i vantaggi che ne derivano una volta che l’utilizzo e’ consolidato. Anche su questo fronte esiste una sperequazione fra i sessi: nei paesi in via di sviluppo una donna ha in media il 21% in meno di probabilita’ di utilizzare un cellulare rispetto a un uomo.  E la percentuale sale al 23% in Africa, 24% nel Medio Oriente, and 37% nel Sud Est Asiatico.
Il gap se colmato porterebbe un telefonino a 300 milioni di donne, consentendo loro di restare in contatto con la famiglia e con il mondo del lavoro, al passo con gli obiettivi sull’uguaglianza fra i sessi fissati dal Millennium Development Goal delle Nazioni Unite.   
Cherie Blair, a capo della Fondazione omonima ha detto che “ogni donna ha bisogno di un cellulare. Perche’ si sente piu’ al sicuro, piu’ propensa a entarre nel mondo del lavoro, magari avviare un’impresa, schiudendo una serie di opportunita’ per se stessa, per la sua famiglia,per l’intera comunita’”.
 Per gli operatori telefonici colmare il gap e’ essenziale, con un ampliamento del giro d’affari previsto fra i 740 milioni di dollari dell’ America Latina e i 4miliardi di dollari in Asia. E convincere le donne non sarebbe difficile, visto che il 93% delle intervistate ha dichiarato che si sentirebbe piu’ sicura se avesse un cellulare. L’85% pensa che sarebbe piu’ indipendente, mentre il 41% delle signore gia’ in possesso di un telefono portatile hanno riscontrato un aumento del proprio reddito e delle opportunita’ di business. Una ricerca precedente di Deloitte ha rilevato che un aumento del 10% della diffusione della telefonia mobile in un paese in via disviluppo porta un aumento del PIL  dell’1.2% nel paese stesso. Un’opportunita’ da non perdere.



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15.2.2010

Londra: Mary Poppins riceve il bonus

scritto da: Giada Vercelli
in Carriera, Idee anticrisi, Lavoro, Mamme, Notizie, Studi e ricerche

La crisi porta le neomamme in carriera a ridurre il periodo di congedo parentale post-parto. Un po’ per evitare di essere iscritte nella lista nera delle dipendenti di cui sbarazzarsi, un po’ perche’ uno stipendio decurtato non aiuta in tempi di magra. Va bene alle Mary Poppins di Londra, “nannies” che subentrano alla mamma nella cura del bambino. Aumenta la domanda per i loro servizi e di conseguenza il loro potere contrattuale. Il compenso annuo medio per una nanny al centro di Londra e’ aumentato del 3% lo scorso anno a 32.216 sterline annue, 23.949 per una live-in, ovvero una collaboratrice che viene ospitata in casa dalla famiglia, secondo i dati di Nannytax, che monitora il settore.  La tendenza inverte il calo del 2008, quando a causa della recessione economica e dei licenziamenti dei genitori, molte nannies sono state a loro volta licenziate. Nel 2009 invece molte madri sono tornate al lavoro perche’ i coniugi hanno perso i bonus o si sono confrontati con riduzioni di stipendio. Per far fronte ai rincari delle nannies, molte famiglie optano per la condivisione del servizio fra piu’ bambini.

Mary Poppins guadagna di piu'

Mary Poppins guadagna di piu'


10.2.2010

Chi ascolta l’Ue in tema di “quote rosa”?

scritto da: Monica D'Ascenzo
in Senza categoria

Donne in carriera!

Donne in carriera!

Promuovere l’imprenditorialità femminile, colmare il divario retributivo tra uomini e donne, garantire i servizi di assistenza a bambini e anziani, rivedere il congedo di maternità e introdurre quello di paternità. E’ quanto propone il Parlamento per garantire la parità di genere e conciliare meglio lavoro e famiglia. Chiede poi l’istituzione di “quote rosa”. Il tutto nell’ambito della relazione di Marc Tarabella (S&D, BE) approvata con 381 voti favorevoli, 253 contrari e 31 astensioni. La relazione sottolinea l’importanza di “rafforzare le politiche di parità tra i sessi“, rilevando la necessità di “un maggior numero di azioni concrete e di nuove politiche”. Deplorando che i piani di ripresa economica “si concentrino principalmente sui posti di lavoro in cui prevalgono gli uomini”, i deputati incoraggiano gli Stati membri a promuovere l’imprenditorialità femminile nel settore industriale e “a fornire assistenza finanziaria, strutture di consulenza professionale e una formazione appropriata alle donne che fondano imprese”. Pongono l’accento, inoltre, sulla necessità di valorizzare, sostenere e rafforzare il ruolo delle donne nell’economia sociale e invitano la Commissione e gli Stati membri a prestare attenzione alla situazione dei coniugi coadiuvanti – nell’artigianato, nel commercio, nell’agricoltura, nella pesca e nelle piccole imprese a conduzione familiare.

Il differenziale retributivo medio tra donne e uomini “stagna a un livello importante (tra il 14% e il 17,4%) dal 2000″, nonostante le misure attuate e gli impegni assunti. Il Parlamento chiede quindi alla Commissione per quali motivi non ha ancora presentato una proposta legislativa sulla revisione della legislazione vigente sull’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne.

Non solo. In tema di congedo di maternità, i deputati ritengono che questa “non sia sufficientemente ambiziosa” la revisione della legislazione attuale per quanto riguarda la promozione della conciliazione tra lavoro e famiglia per gli uomini e le donne. Invitano quindi la Commissione a sostenere “qualsiasi iniziativa volta all’introduzione di un congedo di paternità a livello europeo”. Ritengono infatti che il congedo di maternità debba essere associato a quello di paternità “per garantire alla donna una maggiore tutela nel mercato del lavoro e combattere così gli stereotipi esistenti nella società in merito all’uso di tale congedo”.

Perchè tanta sensibilità? Forse per l’aumentata presenza delle donne nelle istituzioni europee: la quota di deputate al Parlamento europeo é passata dal 32,1% al 35% rispetto alla scorsa legislatura, la quota delle presidenti di commissioni parlamentari é passata dal 25% al 41% e che la proporzione delle Vicepresidenti del Parlamento europeo è passata dal 28,5% al 42,8%.

Come si è detto, però, la relazione è passata ma con 253 voti contrari (che vorremmo conoscere uno ad uno personalmente). E fosse stata al Parlamento italiano forse sarebbe andata peggio. Quanta strada c’è ancora da fare perchè questi temi non siano più una questione femminile, ma una questione di crescita del Paese?



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8.2.2010

La dura vita delle donne avvocato britanniche

scritto da: Giada Vercelli
in Carriera, Lavoro, Mamme, Studi e ricerche

Vita da solicitor

Vita da solicitor

Su sei partner nei principali studi legali della City di Londra meno di una e’ donna. Il perche’ e’ noto: il contesto di lavoro non si concilia con gli impegni familiari. Una ricerca condotta fra i maggiori studi legali britannici ha verificato che i piu’ prestigiosi sono quelli che hanno meno presenze femminili. Delle cinque aziende legali al vertice, solo il 12% dei partners sono donne. Le promozioni importanti arrivano intorno ai 30 anni, l’eta’ media in cui una donna avvocato arriva a mettere su famiglia. E questo in un settore in cui il 60% dei nuovi professionisti e’ donna.  Non solo, nella passata decade la sperequazione e’ peggiorata, visto che la proporzione di donne partners e’ calata dal 25 al 22 per cento.


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