Le donne? “Un incubo da assumere”, parola di mamma
Scritto da Giada Vercelli in Carriera, Lavoro, Networking, Notizie | Permalink
La City di Londra
Almeno è stata onesta. Quando Nichola Pease, madre di tre figli e gestore fondi della City di Londra, ha dichiarato che a causa delle pari opportunita’ le donne “sono un incubo da assumere” ci ha fatto un favore. Alla faccia del politically correct che ci tutela solo in teoria ma non rivela i veri nodi che ostacolano l’accesso delle donne al mondo del lavoro, soprattutto quello altamente qualificato. La vicepresidente della of JO Hambro Capital Management ha ammesso dinnazi al Treasury Select Committee che un anno di congedo parentale e’ eccessivo e che limita le possibilita’ di carriera delle donne. Una critica secca dell progetto di legge sull’uguaglianza sul posto di lavoro (Equality Bill) del ministro delle pari opportunita’ Harriet Harman. E ha parlato di “Sexism in The City” (concedetemi l’autocitazione: avra’ letto Donne sull’Orlo della Crisi Economica???) senza mezze misure.
Solo il 4% dei direttori delle societa’ quotate sul Ftse100 (il listino di riferimento della borsa britannica) sono donne, mentre su 297 aziende del Ftse 350, 9 signore sono amministratore delegato e 4 presidenti. I dati sono dell’Equality and Human Rights Commission, la commissione sulle pari opportunita’, che sul fronte del gap salariale ha rilevato nel settore finanziario una delle maggiori sperequazioni nell’economia britannica, con un picco del 55% di differenza fra i compensi di uomini e donne. Per un paragone con i dati italiani vi rimandiamo al nostro ultimo post sul decreto legge di Lella Golfo. E se si osservano i bonus, il bersaglio di turno dei politici e delle authority che cercano di contenere gli effetti della crisi, la differenza raggiunge l’80%. E questo a fronte di un impiego del 51% di donne nell’industria dei servizi finanziari. La c ommissione ha definito i dati “scioccanti”. Harman propone nel suo disegno di legge di risovere il problema obbligando le aziende con oltre 250 dipendenti a rivelare almeno il compenso medio di dipendenti uomini e donne. E ha minacciato misure coercitive da parte del governo se non si mettera’ mano alla disparita’ salariale. Tuttavia non ha menzionato la legge norvegese dell’obbligo di un 40% di donne nei cda aziendali. Pease a parte, che ne pensano le donne della City? Lynda Shillaw, managing director del The Co-operative Group, attiva nel settore immobiliare, crede che le misure legislative non servano se non sono integrate dalla cultura del “mentoring” cioè dell’incoraggiamento e della guida di donne che ce l’hanno fatta verso professioniste piu’ inesperte. Peninah Thomson, partner della società di consulenza per la carriera Praesta, ha avviato uno studio nel 2005 dal quale è emereso che sono i “cacciatori di teste” a mettere in secondo piano le candidate donne per le posizioni di maggior prestigio. Non saranno piuttosto ”teste da cacciare”?









































Grazie al gruppo di LinkedIn “Mamme al Lavoro” per aver citato il nostro post sull’”incubo di assumere una donna”. Allarghiamo il dibattito anche sul nostro blog.