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	<title>Economia &#187; gap salariale</title>
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	<description>Monica D’Ascenzo e Giada Vercelli ci spiegano l&#039;economia dal quotidiano ai grandi investimenti</description>
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		<title>Le donne? &#8220;Un incubo da assumere&#8221;, parola di mamma</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 13:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giada Vercelli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_248" class="wp-caption alignright" style="width: 139px"><img class="size-thumbnail wp-image-248" src="http://blog.leiweb.it/donne-sull-orlo-della-crisi-economica/files/2009/11/images2.jpg" alt="La City di Londra" width="129" height="84" /><p class="wp-caption-text">La City di Londra</p></div>
<p style="text-align: justify">Almeno è stata onesta. Quando <strong>Nichola Pease</strong>, madre di tre figli  e gestore fondi della <strong>City di Londra</strong>,  ha dichiarato che  a causa delle pari opportunita&#8217; le donne &#8220;<strong>sono un incubo da assumere</strong>&#8221; ci ha fatto un favore. Alla faccia del <strong>politically correct</strong> che ci tutela solo in teoria ma non rivela i veri nodi che ostacolano l&#8217;accesso delle donne al mondo del lavoro, soprattutto quello altamente qualificato. La vicepresidente della of JO Hambro Capital Management ha ammesso dinnazi al <strong>Treasury Select Committee</strong>  che <strong>un anno di congedo parentale e&#8217; eccessivo</strong> e che limita le possibilita&#8217; di carriera delle donne. Una critica secca dell progetto di legge sull&#8217;uguaglianza sul posto di lavoro (Equality Bill) del ministro delle pari opportunita&#8217; Harriet Harman. E ha parlato di <strong>&#8220;Sexism in The City&#8221;</strong> (concedetemi l&#8217;autocitazione: avra&#8217; letto <strong>Donne sull&#8217;Orlo della Crisi Economica</strong>???) senza mezze misure.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-243"></span></p>
<p style="text-align: justify">Solo il<strong> 4%</strong> dei direttori delle societa&#8217; quotate sul <strong>Ftse100</strong> (il listino di riferimento della borsa britannica) sono donne, mentre su 297 aziende del Ftse 350, 9 signore sono amministratore delegato e 4 presidenti. I dati sono <strong>dell&#8217;Equality and Human Rights Commission</strong>, la commissione sulle pari opportunita&#8217;, che sul fronte del gap salariale ha rilevato <strong>nel settore finanziario una delle maggiori sperequazioni</strong> nell&#8217;economia britannica, con un picco del <strong>55%</strong> <strong>di differenza fra i compensi</strong> di uomini e donne. Per un paragone con i dati italiani vi rimandiamo al nostro ultimo post sul decreto legge di Lella Golfo.  E se si osservano i <strong>bonus</strong>, il bersaglio di turno dei politici e delle authority che cercano di contenere gli effetti della crisi, la differenza raggiunge <strong>l&#8217;80%</strong>.  E questo a fronte di un impiego del <strong>51%</strong> di donne nell&#8217;industria dei servizi finanziari. La c ommissione ha definito i dati &#8220;scioccanti&#8221;. Harman propone nel suo disegno di legge di risovere il problema obbligando le aziende con oltre 250 dipendenti a rivelare almeno il compenso medio di dipendenti uomini e donne.  E ha minacciato misure coercitive da parte del governo se non si mettera&#8217; mano alla disparita&#8217; salariale. Tuttavia non ha menzionato la legge norvegese dell&#8217;obbligo di un 40% di donne nei cda aziendali.  Pease a parte, che ne pensano le donne della City? Lynda Shillaw, managing director del The Co-operative Group, attiva nel settore immobiliare, crede che le misure legislative non servano se non sono integrate dalla cultura del &#8220;mentoring&#8221; cioè dell&#8217;incoraggiamento e della guida di donne che ce l&#8217;hanno fatta verso professioniste piu&#8217; inesperte.  Peninah Thomson, partner della società di consulenza per la carriera Praesta, ha avviato uno studio nel 2005 dal quale è emereso che sono i &#8220;<strong>cacciatori di teste</strong>&#8221; a mettere in secondo piano le candidate donne per le posizioni di maggior prestigio.  Non saranno piuttosto  &#8221;teste da cacciare&#8221;?</p>
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		<title>Gap salariale: Italia al 72esimo posto</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 13:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giada Vercelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Se ci sarà una ripresa rapida, le donne rappresenteranno pur sempre almeno la metaàdelle risorse umane disponibili ed è un imperativo categorico che vengano immediatamente integrate nel mondo del lavoro&#8221;. Non ama i mezzi termini Saadia Zahidi, co-autrice del rapporto sulla differenze salariali fra i sessi stilato dal World Economic Forum 2009, pubblicato il 27 ottobre. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_125" class="wp-caption alignright" style="width: 105px"><img class="size-thumbnail wp-image-125" src="http://blog.leiweb.it/donne-sull-orlo-della-crisi-economica/files/2009/10/images.jpg" alt="Saadia Zahaidi" width="95" height="143" /><p class="wp-caption-text">Saadia Zahaidi</p></div>
<p style="text-align: justify">&#8220;Se ci sarà una ripresa rapida, le donne rappresenteranno pur sempre almeno la metaàdelle risorse umane disponibili ed è un imperativo categorico che vengano immediatamente integrate nel mondo del lavoro&#8221;. Non ama i mezzi termini <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=du62A89hgsU">Saadia Zahidi</a></strong>, co-autrice del rapporto sulla <strong>differenze salariali</strong> fra i sessi stilato dal <strong>World Economic Forum </strong>2009, pubblicato il 27 ottobre. Togliamoci subito il dente: su 115 paesi presi in esame, l&#8217;<strong>Italia</strong> non solo si colloca al <strong><a href="http://www.weforum.org/pdf/gendergap/rankings2009.xls">72simo posto</a></strong>, ha anche perduto due posizioni rispetto alla graduatoria del 2008. </p>
<p><span id="more-122"></span></p>
<p>Lontanissima da altri paesi europei del G7, come la Germania (14), il Regno Unito (17) e la Francia (20). E anni luce dallo stato sudafricano del Lesotho, che si è classificato fra i primi dieci.  Ai vertici della classifica i soliti paesi del Nord Europa, conl<strong>&#8216;Islanda</strong> che ha scalzato la Norvegia al primo posto, spingendola in terza posizione. Si tratta di sottigliezze. Negli Stati Uniti (31) il presidente <strong>Obama</strong> ha fatto una scelta simbolica di grande impatto quando ha voluto che la prima legge da lui firmata fosse quella sulla parità salariale. Intanto in Italia uno studio sulla famiglia a firma della Banca d&#8217;Italia ha rilevato un <strong>gap</strong> nelle retribuzioni fra uomini e donne del 23% mentre l&#8217;Eurostat riduce il margine al 9%. Ovviamente parametri e campioni presi inesame sono diversi. Tuttavia è preoccupante notare che se nel privato la discrezione del datore di lavoro dovrebbe avere indirettamente maggior peso sul gap salariale (del 12% a favore degli uomini se si paragonano i compensi di due dirigenti laureati, dati Isfol 2008), una donna a capo di un dipartimento di pubblica amministrazione guadagna inspiegabilmente il 26,3% in meno di un collega uomo (dati Presidenza del Consiglio 2008).</p>
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