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Confusione fra le diverse professioni?
scritto da: Luisa Adaniin Professioni, Strumenti
Se hai bisogno di una bussola per capire meglio verso quale ipotesi professionale indirizzarti, eccoti una bussola interessante dove potrai trovare, selezionando per alfabeto, utili schede sintetiche.
Profpedia.it è una piattaforma per professionisti alla ricerca di un lavoro gestita e sviluppata dall”Osservatorio permanente mercato del lavoro del comune di Milano, con la collaborazione dell’Università IULM
Lavorare all’estero: Dubai
scritto da: Luisa Adaniin Strumenti
Sei fra quelli che hanno pensato di dare un taglio netto e partire per “fare fortuna” all’estero? Se fra le diverse ipotesi hai pensato anche a Dubai, eccoti un post con delle informazioni interessanti. L’ha scritto Davide Rana
Dubai, uno dei sette emirati che compongono la federazione degli Emirati Arabi Uniti, con una popolazione di oltre 2,500,000 di abitanti, presenta una composizione etnica alquanto singolare: solo il 30% della popolazione è di origine Araba, la maggioranza degli espatriati proviene dal sub-continente Indiano (oltre 1 milione)e gli espatriati occidentali sono addirittura oltre 200,000.
Date le esigue riserve petrolifere (in particolare se confrontate con l’emirato fratello di Abu Dhabi), Dubai ha da oramai 15 anni intrapreso una strategia di diversificazione della propria economia, mirando a diventare l’hub finanziario, turistico e immobiliare del mondo arabo, e puntando ad attrarre “expatriates” da tutto il mondo prospettando un regime fiscale favorevole e uno stile di vita e strutture in stile occidentale.
Pur dovendo affrontare alcuni problemi strutturali, quali l’alto indebitamento e la bolla speculativa immobiliare, Dubai rimane ancora un’attraente destinazione per giovani professionisti, in particolare nell’ambito Finanziario, Legale e Immobiliare.
All’interno delle organizzazioni, è forte l’influenza culturale delle tribù beduine: onore, lealtà e struttura patriarcale. Ancora oggi, i legami famigliari sono più importanti della posizione e della funzione aziendale, status e ruolo sociale sono più rilevanti di competenze e risultati, e spesso le posizioni chiave sono affidate a membri della famiglia: i legami di sangue assicurano lealtà e fiducia.
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Una guida per scrivere una lettera di accompagnamento
scritto da: Luisa Adaniin Strumenti
La lettera di accompagnamento comunque valorizza ogni curriculum in quanto focalizza l’oggetto della comunicazione e propone, se ben impostata, gli elementi a sostegno della propria candidatura e evidenzia le coerenze fra il proprio bagaglio scolastico e esperienziale e le caratteristiche conosciute almeno a grandi linee (è il caso di una risposta a una inserzione) o ipotizzate per ricoprire la posizione a cui si propone.
Nulla a che fare con una ”lettera formale di cortesia”, ma invece una vera e propria “lettera commerciale” che può aiutarci a proporci dando più forza alla nostra professionalità.
La lettera di accompagnamento è, quindi, “l’area intelligente” del curriculum.
E’ lo strumento attraverso cui proporre la propria professionalità in modo che l’interlocutore possa identificare rapidamente le eventuali coerenze con le sue necessità.
Per scrivere una lettera di accompagnamento efficace basta avere una avvertenza: ricordarsi di centrare la propria attenzione sul destinatario e quindi sui suoi bisogni (non sulle nostre aspirazioni!).
Quindi, se nel curriculum si schematizzano le proprie caratteristiche e esperienze in modo oggettivo (anche se non perdendo mai di vista la focalizzazione all’interlocutore e quindi dando pesi diversi ad aspetti diversi rispetto alla posizione a cui ci si riferisce), nella lettera di accompagnamento si propongono le “motivazioni all’acquisto” che dovrebbero spingere chi ci legge a incontrarci per approfondire la conoscenza. Proprio come un buon venditore non si limita a presentare il prodotto, ma cerca di capire i bisogni del cliente per proporgli una soluzione.
Ecco una guida per impostare una lettera di accompagnamento efficace:
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Per saperne di più sul coaching e sulle sue scuole
scritto da: Luisa Adaniin Appuntamenti
Il 16 marzo a Milano, nella fase introduttiva alla conferenza annuale della Federazione italiana coach, le scuole di coaching si presentano agli interessati : professionisti HR, consulenti aziendali, curiosi del coaching.
La partecipazione e’ gratuita, dalle 9.00 all’ Hotel NHOW in via Tortona 35
Troverai le info su: ICF International Coach Federation Italia
Se il coaching ti interessa devi assolutamente passare anche dal blog di Marina Fabiano, una vera e propria cassetta degli attrezzi di informazioni e strumenti per la professione
Professione sarto
scritto da: Luisa Adaniin Libri, Professioni
Un mestiere antico che non sembra invecchiare, anzi.
Ce ne parla Rosamaria Sarno con un estratto dal suo recente libro “Job 100″
Per i ”maestri dell’ago e del filo” non ci sono problemi in termini occupazionali, anzi sono ben 70.000 i posti vuoti disponibili in Italia. Eppure ancora pochi giovani si orientano verso questa professione. “Purtroppo dagli anni ’60 nessuno si è più avvicinato alla sartoria artigianale e ora il problema principale è il ricambio generazionale. Il rischio è la perdita di un grande patrimonio che ha dato vita all’alta moda italiana e che tutto il mondo ci invidia”, afferma Luigi Gallo, presidente della Camera Europea dell’Alta Sartoria, associazione che raccoglie una trentina di atelier di eccellenza. Allievo del grande Angelo Litrico, Gallo ha un’esperienza sartoriale ultraquarantennale ed è direttore della Scuola Europea dell’Alta Sartoria aperta a Roma nel novembre 2007 proprio con l’obiettivo di formare le nuove leve, di tramandare ai giovani questo antico mestiere, creando manodopera qualificata e puntando all’inserimento degli allievi in strutture sartoriali di provata professionalità.
Formazione, competenze e attitudini personali “Il sarto che realizza un prodotto veramente artigianale non può improvvisare”, avverte Gallo, “ci vogliono anni di apprendimento e tanta esperienza. Va sottolineato che la qualità si può mantenere con botteghe artigiane fino a un numero di 15 persone, il che significa fare 600 abiti l’anno e, quindi, avere un buon fatturato pur mantenendo il lavoro di nicchia. Oltre questo numero di persone, secondo il mio parere, è un’industria che può eseguire anche un lavoro fatto bene, ma non risponde ai canoni artigianali”.
È necessario quindi frequentare una scuola di sartoria di alto livello, dopo aver conseguito un diploma che fornisca la cultura di base. Ma è poi indispensabile tanta pratica sul campo per poter imparare i canoni indispensabili per un “su misura” perfetto all’italiana. Naturalmente non devono mancare quelle che sono le caratteristiche tipiche del mestiere d’arte: intelligenza, passione e creatività.
“Per svolgere con successo questo lavoro”, sostiene l’esperto, “bisogna avere la passione di tagliare e cucire perché è sicuramente un’attività che richiede molto sacrificio. Ma dà anche tante soddisfazioni se svolto con competenza. Gli allievi che stanno frequentando la nostra scuola, oltre a studiare materie come la storia del costume, il marketing, l’inglese, fanno molta pratica di sartoria che permette loro di tagliare subito per se stessi alcuni indumenti: vivono quindi la ‘bottega’ fin dal primo momento e quindi, toccando subito con mano i risultati, sono affascinati da quest’attività”.
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Hai avuto un figlio e vuoi entrare o rientrare nel mondo del lavoro? C’ è chi ti da una mano
scritto da: Luisa Adaniin Strumenti
Facebook, Twitter, Linkedin… per trovare e parlare di lavoro
scritto da: Luisa Adaniin Strumenti
Di Social Network oggi si fa un gran parlare. Sono tra i siti più visitati al mondo (da un’analisi di comScore, risulta che in Europa quasi il 75% degli utenti Internet visita almeno una volta al mese un social network) e stanno diventando sempre più un o strumento per tessere relazioni anche professionali. Il il 45% dei datori di lavoro li utilizza per ricercare informazioni sui propri candidati.
Lorenzo Amadei e Claudia Zarabara (nella foto), docenti della Fondazione CUOA, ci aiutano a capirne di più.
Nonostante il più noto sia ormai senza dubbio Facebook, in realtà di Social Network ce ne sono molti. Ma è anzitutto èopportuno distinguere tra generalisti (ad esempio Facebook, MySpace ecc.) da quelli “professionali” (LinkedIn, Video ecc.); a questi poi vanno aggiunti quei siti nati come deposito/archivio/condivisione di specifici tipi di file (Flickr e Picasa per le foto, YouTube per i filmati, Slideshare per le presentazioni) e che con il tempo hanno assunto carattere simile ad un Social Network.
Possono servire per cercare lavoro o, comunque, per promuoversi? E possono essere utilizzati, invece, come mezzo per aggiornarsi, per apprendere?
Sicuramente sì, a patto che li si conosca bene e che, conseguentemente, li si utilizzi in modo corretto e mirato, tenendo conto delle rispettive caratteristiche, dei bacini di utenza, degli “stili” di comunicazione e di interazione.
I Social Network sono utili in due direzioni:
- servono a creare relazioni, reti, network e questo è l’aspetto principale da sfruttare, ricordandosi che il proprio profilo professionale acquista valore in rapporto alle relazioni professionali che si creano, ai gruppi cui si appartiene ecc.
I Social Network, inoltre, permettono per loro natura aggiornamenti in tempo reale ed è, quindi, immediato e facile aggiornare il proprio CV o le proprie ricerche
- danno visibilità, ci rendono ricercabili in rete e in questo senso è importante farsi trovare e farsi trovare bene!
Partiamo da Facebook (ma le considerazioni valgono anche per MySpace, Badoo e altri): le relazioni che si costruiscono sono di tipo personale e amicale (la mission dichiarata nella home page di Facebook dice “Ti permette di tenere i contatti con le persone cui vuoi bene”), quindi non molto utili per cercare lavoro. Grazie però alla presenza sempre crescente di aziende, può essere lo strumento ottimale per informarsi ed essere aggiornati sulle loro attività, su eventuali ricerche di personale pubblicate nella propria pagina (sempre che lo facciano, ma questo è un altro problema: Ernst & Young per esempio lo fa, dedica una pagina specifica al recruitment), per tenersi aggiornati su tematiche di proprio interesse, ad esempio tramite uno delle migliaia di gruppi di discussione presenti e dedicate agli argomenti più svariati.
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Autostima a terra? Quasi quasi vado a farmi una partitina di rugby…
scritto da: Luisa Adaniin borse
Una proposta interessante per un corso/esperienza. Alle lettrici uno sconto del 30%
“Perché per ritrovare l’autostima dovrei andare su un campo da rugby, per giunta pieno di fango?”
Questa è una delle domande più frequenti che molte delle partecipanti si sono fatte prima di trovarsi in campo con altre 35 donne di ogni età (dai 15 ai 74!), catapultate in una situazione che usciva completamente dalle loro abitudini e aspettative.
Infatti, avevano accettato la sfida iscrivendosi al corso Autostima femminile sul campo da rugby ma di sicuro non si sarebbero mai aspettate di ritrovarsi a placcare dei veri giocatori di Rugby di serie A, rotolarsi nel fango, alzarsi in touche toccando i 4 metri di altezza, rimediare una tacchettata al volto o una sbucciatura, detergersi il sangue con il braccio e ributtarsi nella partita.
La sfida non era semplice per gli organizzatori del training. Si è puntato sulla capacità di coinvolgimento del rugby e sull’esperienza dei trainers ma il salto lo hanno fatto loro. L’obiettivo è presto detto: se come mamma, libera professionista, studentessa, donna, arrivi in sole due ore di allenamento a giocare a rugby (uno sport da uomini duri) con grinta, hai in te stessa risorse a cui non avevi mai pensato.
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Mi invento un lavoro
scritto da: Luisa Adaniin Libera professione, Libri
Non di solo lavoro dipendente …
Certo, perchè invece di rincorrere un lavoro qualsasi non cerchi di mettere le ali a un tuo progetto? Per farti venirte qualche bella idea da mettere in atto, ecco un libro interessante. L’ha letto per noi Johanna Rossi Mason
Probabilmente se vi avessero chiesto “cosa vuoi fare da grande?” a 8 anni non vi sarebbe venuto in mente di rispondere: “l’home stager*” oppure “il declutterer*”. Ma siccome i tempi sono quelli che sono e si sa, la necessità aguzza l’ingegno, ecco l’originale libro della giornalista Manuela Longo dal titolo “Mi invento un lavoro” (Morellini Editore).
Un libro agile ma completo che punta su quello che sappiamo fare meglio. Non si tratta di un insieme di hobby messi insieme con l’idea di tirare su qualche spicciolo, ma veri e propri lavori emergenti che hanno già preso piede all’estero. Avete la capacità di abbinare i colori? Vi piace l’arredamento? Cucinate molto bene e la cosa vi rilassa? Tutti hanno qualcosa che amano fare e questa predisposizione, quando non un vero e proprio talento, può essere fonte di un reddito più che dignitoso.
E’ il libro per chi voglia dedicarsi ad una attività creativa, autonoma, senza eccessivi costi di avviamento.
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Quattro pregiudizi da sfatare per le pari opportunità
scritto da: Luisa Adaniin Donne e lavoro, Senza categoria

Al di là delle tante parole, dei tanti convegni e di alcune azioni concrete, negli ultimi 10 anni la situazione della leadership femminile in Italia non mostra grandi progressi con l’evidenza che l’incidenza delle donne dirigenti sul totale dirigenti è aumentata di un solo punto percentuale.
Lo sostiene una recente analisi di Valore D (un network di aziende per la valorizzazione delle donne http://www.valored.it/ ) e McKinsey secondo cui per affrontare seriamente il problema delle pari opportunità è indispensabile anche sfatare alcuni pregiudizi. Eccoli:
1.NON E’ VERO che se cresce l’occupazione femminile tra qualche anno anche la leadership femminile aumenterà. Diverse analisi dimostrano che c’è una correlazione molto debole tra queste due variabili; Paesi come il Belgio, la Spagna, l’Irlanda hanno tassi di occupazione più elevati del nostro e una rappresentanza femminile analoga. Al contrario, un paese come l’Ungheria ha un tasso di occupazione femminile simile a quello italiano e una presenza ai vertici quadrupla.
2. NON E’ VERO che lo sviluppo del terziario e dei settori “più femminili” porterà a una maggiore presenza di donne ai vertici. La leadership femminile è molto bassa in tutti i settori, e anche in quelli considerati “più femminili”, come l’istruzione e la sanità, raggiunge al massimo 1/3.
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