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3.11.2009

Quote rosa sì, quote rosa no

Scritto da in Donne e lavoro | Permalink

rosa

L’annosa questione delle quote rosa si ripropone sempre con maggiore forza e  forse hanno ragione le molte donne che negli anni hanno cambiato idea e, se prima pensavano fosse inutile o mortifera, oggi invece ritengono che uno slancio a una miglior rappresentanza possa passare anche da azioni specifiche che forzino i numeri. Magari anche solo per un certo periodo.

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Riporto l’articolo pubblicato ieri su Corriere Economia firmaro da Maria Silvia Sacchi e a cui ha collaborato anche Corinna De Cesare

Donne in azienda <<Diciamo basta, il merito non da’ frutti>>

S e questa inchiesta fosse stata fatta anche solo cinque anni fa, le conclusioni sarebbero state diverse. Le professioniste credevano ancora bastasse il merito. Oggi pensano che ci voglia un provvedimento forte. Basta leggere i numeri pubblicati nei grafici in pagina. Sentite 50 donne tra le più affermate nell’economia, l’80% dice che per sbloccare la situazione italiana non c’è che una strada: introdurre quote che consentano un bilanciamento tra uomini e donne. Solo il 14% è contrario.
Nuove convinzioni
Ma il dato che fa più riflettere è che la stragrande maggioranza di queste donne ha cambiato idea: il 72,5% era contraria alle «quote rosa» perché riteneva, appunto, che fosse sufficiente essere brave e preparate. Ma visto che la situazione non cambia, hanno cambiato idea le donne. Manager come l’amministratore delegato di Sirti Elisabetta Oliveri, quello di Save Monica Scarpa, di Dada Barbara Poggiali, di Polivideo Alessandra Zingales. Professioniste come Cristina Rossello e Stefania Bariatti. Docenti come Elsa Fornero, Paola Severino, Daniela Montemerlo. Imprenditrici come Gianna Martinengo. Solo per fare qualche esempio. D’altra parte, in Francia anche Anne Lauvergeon, la «boss» di Areva che pure svetta al terzo posto tra le donne più potenti del mondo, ha fatto una conversione a U: prima definiva le quote «umilianti», oggi dice che che servono «come minimo al 20%».
Per capire il perché di questa disillusione è utile pensare a uno degli appuntamenti tradizionali dell’economia italiana, il forum Ambrosetti che si tiene a Cernobbio: quest’anno le professioniste invitate alle riunioni a porte chiuse si contavano su una mano sola. Loro lo hanno notato. E raccontano lo abbia notato anche Kathleen Kennedy, chiamata a parlare dell’amministrazione Obama. «Dove sono le donne?», dicono abbia chiesto.
D’altra parte, come è solita dire Anna Maria Tarantola, vice direttore generale della Banca d’Italia, «la cooptazione propende per gli uomini», per questo occorre «raggiungere massa critica di donne presenti nei consigli. L’esperienza dei Paesi nordici è significativa. Se le donne sono scelte in base al merito le quote non sono umilianti, ma molto utili».
PERCHE’ SI’
«Meglio il rischio che entri qualche “nano e ballerina” oggi, piuttosto che una parte così importante di competenze di un Paese resti fuori per sempre», dice Chiara Fornasari, partner di Prometeia. «Bisogna essere pragmatici — aggiunge Federica Guidi, presidente dei Giovani di Confindustria, “una pentita delle quote rosa” — serve uno scossone al sistema per poi dare il via a un processo che sia di vera meritocrazia». Alla concretezza si richiama anche Tiziana Primori, vice presidente Coop Adriatica: «È una posizione pragmatica, dal momento che finora non si è riusciti in altro modo ad assicurare un’adeguata rappresentanza femminile».
«Pensavo che la meritocrazia fosse sufficiente, ma con più anni di esperienza e maggiore visibilità sulle dinamiche di potere ritengo che per rompere i paradigmi sia fondamentale ribilanciare le presenze, altrimenti le logiche del sistema si ripercorrono immutabili», sostiene Monica Possa, direttore risorse umane Rcs MediaGroup (il gruppo che pubblica il Corriere della Sera ).
Le quote sono necessarie «perché ci sono forti resistenze, anche culturali, non solo da parte degli uomini ma anche da parte delle stesse donne, riluttanti a competere e a chiedere il riconoscimento delle proprie potenzialità e talenti», spiega Cristiana Compagno, rettore dell’Università di Udine. «Sono necessarie per aprire una breccia nel sistema — aggiunge Bariatti —. Obbligherebbero a cercare veramente le professionalità esistenti sul mercato, ce ne sono ben più di quante appaiono nei cda attuali» e in questo modo si inizierebbero «a demolire le barriere culturali», dice Maria Bianca Farina, amministratore delegato di Poste Vita. «Se non ci fosse stato un intervento come questo negli Usa, oggi Obama non sarebbe presidente», conclude Diva Moriani, vice presidente di Intek.
PERCHE’ NO
Storicamente contraria a forzature è Rosalba Casiraghi, presidente di Nedcommunity e consigliere di amministrazione, che spinge sulla «crescita culturale e per introdurre il principio “o metti una donna o spieghi perché non l’hai fatto”». Anche Elena David, amministratore delegato di Una Hotels, dice no: «Il senso delle quote è di per sé discriminante. C’è un numero di donne elevatissimo che per l’alto livello professionale e le proprie capacità può meritocraticamente guadagnarsi posti di comando, purché superi le proprie barriere culturali interne». Decisamente contraria Alessandra Gritti, amministratore delegato di Tip: «Una persona deve meritare di essere in un consiglio di amministrazione a prescindere dal proprio sesso. È molto importante invece trovare modalità per cui ci sia una maggiore conoscenza del “patrimonio femminile”, professioniste validissime che tuttavia non sono minimamente conosciute all’esterno dei loro mondi specifici».

 

 


COMMENTI: 11, lascia il tuo!   |   Permalink   
    Commenti dell'articolo (11)
    • Marco B. | 7 novembre 2009 alle 21:52

      In tema di quote rosa, l’attenzione di Luisa non si è limitata al suo blog. Proprio ieri leggevo una sua nota su Facebook che riportava il testo della lettera indirizzata da Mariella Gramaglia al Presidente della Camera Fini , pubblicata sull’Unità sempre di ieri.

      Una lettera propositiva e ricca di suggerimenti interessanti, per non dire ambiziosi.
      Ne riporto un passaggio che mi ha particolarmente colpito e che ho già citato su Facebook:
      “Tuttavia temo che oggi nel nostro paese si siano bruciate le messi e inquinati i campi. Il problema è più profondo: riguarda i meccanismi di selezione, le leggi elettorali, il modo in cui si forma e si consolida il ceto politico”.

    • tindara | 6 novembre 2009 alle 21:57

      QUOTE ROSA …DECISAMENTE SI’ ;-)

    • Marco B. | 6 novembre 2009 alle 17:02

      Le “quote rosa” mi convincono poco perchè, pur essendo uno strumento a tutela della libertà sostanziale delle donne sancita dall’art. 3 comma 2 della Costituzione, mi sembrano un segno di resa e di accettazione tacita di una disparità di trattamento tra sessi poco realistica.

      La mia idea è che le donne e gli uomini capaci riescono a superare ostacoli di vario genere, riuscendo a ricoprire incarichi di vertice senza sventolare – spesso con aggressività e rancore – ormai superati vessilli di orgogliose appartenenze a categorie in apparenza poco tutelate.

    • Liliana Leanti | 6 novembre 2009 alle 13:05

      Rispondo con qualche giorno in ritardo perché ho letto e riletto questo articolo/blog pubblicato da Luisa Adani.
      Mi trovo pienamente concorde con il commento finale fatto da Luisa Adani.Purtroppo mi trovo anch’io a dover optare per le quote rosa, anche se nel campo in cui opero grosse differenze di carrira non ci sono.
      Donne che si trovano ai vertici delle strutture alberghiere sono tante e molto ben quotate.

    • salvatore | 5 novembre 2009 alle 19:22

      Agosto 2009 , sono ospite di una mia cara amica le preparo un piatto di risotto ai lamponi mentre lei prepara una crostata , stranamente grande ( Teglia del forno ) e con componenti comperati nello stesso negozio dove io avevo preso gli elementi indispensabili per un risotto doc e per questo ero stato redarguito perchè molto caro !!!

      Al mattino scopro che la torta era stata preparata per un buffet in ufficio ( Meeting … ) non per la nostra prima colazione .

      … Questa situazione mi ricorda qualcosa , debbo dire che per la mia esperienza in una azienda vi sono alcune direzioni dove la percentuale di donne è alta e alcune ricoprono mansioni direttive importanti spesso però senza sbocchi per ruoli di alta resonsabilità .

      Ricordi lontani a reparti di clienti , di realtà ormai cancellate da nuove tecnologie crisi economiche successive e globalizzazione , dove eserciti di donne stavano dietro a macchine tessili o per l’assemblaggio di parti elettroniche . In questi reparti avevano speranza di crescita professionale e di responsabilità i soli pochi uomini presenti .

      In Italia abbiamo degli esempi di eccellenza ( Marcegaglia in Confindustria ) , alcune donne attive in politica anche se direi più sulla parte dell’opposizione mentre tra i partiti al governo ( O anche di governo come alcuni ministri ) vi sono profili più vicini al ruolo di portavoce che non vere anime del gabinetto che dovrebbero “reggere” , a dire il vero questo mi sembra valga anche per diversi colleghi maschi .

      In Italia nei punti di aggregazione informale del Management : Campi di tennis ( Più nel passato ) , campi di Golf ( Molto attuali ) per quanto elittari o meno è raro incontrare donne che vi siano presenti come protagoniste e non come comparse .

      Potrei fare anche un paragone su due termini utilizzati comunemente con connotazione negativa “comunista” e “femminista” nel caso che chi venga tacciato di ciò affronti banalmente aspetti base dei diritti di “lavoratori” o semplicemente di “donne” .

      Tirando le somme debbo allinearmi alla posizione di Luisa Adani , studiando però il modo affinchè donne di “valore” e non persone allineate/assoggettate a cordate/potere o solo perchè ben sponsorizzate ( Se fossi ingenuo direi che a parità di valore potrebbe non essere un male in fondo …. ma non lo sono e nemmeno ipocrita ) .

      Donne il ’68 , poi i movimenti di emancipazione che periodicamente si risvegliano e vi vedono protagoniste vi hanno permesso di guadagnare spazi almeno teorici .
      Ma il problema è prima di tutto culturale ed economico , quindi politico perchè non si vogliono mettere in atto non solo le leggi sull’eguaglianza con direttive chiare ma nemmeno si avviano processi che abbiano questo obiettivo : portare la donna ad una reale parità ed emancipazione .
      Basta poco è i risultati di anni di duro lavoro per acquistare i propri spazi vengono spazzati via da cadute di stile ora frequenti anche tra le massime cariche politiche .

      Mia figlia , pre-adolescente , 3.a media affronta in classe gli stessi problemi che i maschietti dei miei tempi procuravano alle nostre compagne di scuola ora madri a loro volta , quasi nonne….
      Se nella scuola di base non è cambiato molto forse è perchè ancora nelle istituzioni e ancor prima nelle famiglie vi sono ancora forti resistenze .

      Una provocazione : ma è anche colpa delle donne quando queste vestono il ruolo di “mamma” italiana ? Debbo leggermi la seconda edizione di un libro ” Dalla parte delle bambine” pubblicato da una giornalista ( Credo ) che ha ripreso il tema affrontato anni prima sulla prima edizione , da me all’epoca letto con profitto credo, per aggiornarmi su questo aspetto.

      Buon cammino a tutte , di cuore.

      Salvatore

      Luisa Adani | 5.11.2009 alle 22:22

      @Salvatore Nel cammino c’entri anche tu, non esonerartii! : ) Il libro a cui fai riferimento è Ancora dala parte delle bambine di Loredana Lipperini. Buon cammino a tutti!

    • Federico Salis | 5 novembre 2009 alle 11:47

      Con le “quote” si continua a considerare il dipendente donna alla stregua di una “diversity” da tutelare e non come elemento del business ed un vantaggio competitivo.

    • tommaso | 4 novembre 2009 alle 22:32

      trovo umiliante la decisione di introdurre delle quote rosa perchè mi sembra un compromesso squallido. ritengo fondamentale non tanto l’aspetto numerico della partecipazione femminile in quanto penso sia ben più indicativo l’aspetto qualitativo ovvero non la diffusione pura e semplice ma anche l’importanza dei ruoli che le donne ricoprono. le quote rosa non rispondono all’esigenza di milgiorare la situazione in generale della donna nel mondo del lavoro.

    • Luisa Adani | 4 novembre 2009 alle 19:22

      News dal sondaggio Quota rosa sì, quote rosa no SIAMO PROPRIO A META’: 43% che è d’accordo e 40,6% che le ritiene umilianti. Voglio però ricordare l’art. 3 della Costituzione che oltre ad affermare che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge aggiunge anche che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Le quote rosa, non potrebbero essere uno degli strumenti?

    • Monica | 4 novembre 2009 alle 12:58

      Ieri Federmanager ha detto sì, come misura straordinaria e temporanea. Mi sembra che da parte delle donne ci sia la convinzione di un “male necessario”, una fase di passaggio…il problema è vedere se i signori uomini faranno passare la misura a livello istituzionale. Esiste davvero la volontà politica di portare a termine questo cambiamento?
      Ho rilanciato il sondaggio su Twitter
      http://twitter.com/24donne

    • Marina Fabiano | 4 novembre 2009 alle 07:32

      La verità è che le donne non hanno voglia di sgomitare, non amano essere diplomatiche nè chiacchierare a vuoto (a meno che non decidano che in quel momento si può fare), non prediligono il perdere tempo in riunioni fini a se stesse, non adorano il potere…insomma, vogliono soltanto fare bene il proprio lavoro e ottenere risultati visibili. Quindi, quando si trovano in situazioni spiacevoli, se ne vanno. Sono contraria alle quote rosa, le trovo umilianti. Basterebbe che il vertice aziendale smettesse di aver paura delle donne che “si assentano per fare bambini” o che potrebbero con la loro intelligenza minare la posizione di privilegio del top management, e lo spazio per le donne si troverebbe subito. Occorre quindi convincere chi comanda… impresa non facile, ma possibile.

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Il lavoro attraversa la vita e gli affetti. Per alcune è armonia per altre disagio. Ma una cosa è certa: anche su questo fronte essere donna non è un dettaglio

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