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Saggezza Zen e psicologia del lavoro per ampliare gli orizzonti
scritto da: Luisa Adani in Libri, Strumenti | PermalinkAl bando i semplici automatismi, i modelli che tanto ci rassicurano. Impariamo piuttosto a osservare le cose con un approccio diverso: l’acuità sensoriale, la focalizzazione e l’interdipendenza.
Ce ne parla Stefano Verza (nella foto), autore insieme a Tetsugen Serra del libro “Management by Zen Koan”, che ci propone fra l’altro anche un esercizio/stimolo (in coda di post) cogliendo spunti fra i post che abbiamo pubblicato.
E’ opinione comune e diffusa da tempo, tornata alla ribalta con vigore in questi tempi di crisi, che l’era dei modelli sia finita ed occorra ripensare le tradizionali logiche di pensiero manageriale attarverso le quali un’organizzazione concepisce se stessa, il proprio funzionamento, la gestione e la valorizzazione delle persone che la compongono.
Purtroppo anche se la crisi ha portato ad un forte cambiamento dei paradigmi, siamo ancora troppo spesso legati alla logica dominante che connota la nostra cultura (quella occidentale) che si affida in maniera preponderante alla logica del modello, rassicurante e consolatoria proprio perché ci fornisce l’illusione che esista sempre il modo giusto per fare qualsiasi cosa.
Tuttavia il più delle volte non possiamo far altro che constatare il divario esistente tra il nostro modello e la realtà, soprattutto quando l’impossibilità di fare previsioni ci porta a cercare risposte semplicistiche o soluzioni preconfezionate che ci servono per contenere l’ansia dell’indeterminatezza, ma non ci aiutano ad operare sintesi dinamiche tra le contraddizioni, i paradossi e le ambiguità che connotano la complessità.
La prospettiva Management by Zen Koan, che armonizza psicologia del lavoro e zen per rivedere gli strumenti, le politiche, ma ancor prima le filosofie di management, non propone un cambiamento stravolgente, ma semplicemente una differente modalità di pensare la realtà. Utilizza i Koan, appunto, paradossali aforismi zen che risultano efficaci strumenti per allenare le tre attitudini (Acuità Sensoriale, Focalizzazione e Interdipendenza) che in generale permettono di fluire armonicamente nel corso degli eventi giocando con l’ambiguità e i paradossi che caratterizzano i nostri tempi e, nello specifico, consentono di mettere in gioco, all’interno delle organizzazioni, alcune capacità fondamentali per dare nuova linfa ai temi vitali della vision, della mission, del change management, dell’execution, del teaming e della leadership.
L’Acuità Sensoriale aiuta a:
- incrementare la capacità di considerare le situazioni complesse da più prospettive;
- superare i limiti della logica, del determinismo e del meccanicismo;
e pertanto consente di muoversi con più agio tra le sfide attuali e quelle future, in direzione della vision aziendale.
La Focalizzazione aiuta a:
- trovare il punto in cui pensiero e azione possono coincidere e favorire il raggiungimento dell’eccellenza organizzaztiva;
- armonizzare resistenze interne, equilibri di potere e spinte innovative;
e pertanto consente di dar vita operativa al mission statement garantendo un più fluido raggiungimento degli obiettivi.
L’Interdipendenza aiuta a:
- migliorare i flussi di comunicazione per relazionarsi al meglio con i differenti interlocutori aziendali esterni, in un’ottica di condivisione e partnership;
- promuovere una migliore qualità delle relazioni lavorative;
- apprezzare e valorizzare se stessi e gli altri al fine di sviluppare fiducia reciproca e creare team efficienti ed affiatati, centrati sulla condivisione delle conoscenze e delle esperienze.
Il Leader è colui che possiede queste tre attitudini e sa coniugarle in modo armonico.
A conclusione: mettere in pratica le attitudini attraverso questo blog
Per incrementare la capacità di considerare le situazioni da più prospettive (Acuità Sensoriale) indico tre post da leggere e ascoltare, che con piena consapevolezza della realtà attuale che ci circonda propongono azioni mirate al cambiamento (Focalizzazione) e dei quali riporto una o due frasi che vedo particolarmente correlati a questo (Interdipendenza).
Marco Zamperini Innovare in tempo di crisi non solo possibile ma è auspicabile. La differenza la fanno le persone, la tecnologia che funziona è quella al servizio delle persone.
Claudio Antonelli Servono nuovi modelli d’impresa soprattutto là dove l’impresa vive in un contesto di economia della conoscenza.
Marina Fabiano Il coach è quindi un consulente individuale che parla il linguaggio del business e stuzzica il cliente ad esplorare, nelle diverse situazioni in cui si trova ad agire, più di una sola soluzione (quella che di solito ti viene in mente per prima e che per comodità percorri senza fermarti troppo a pensarne altre), allo scopo di decidere al meglio.



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