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Archivio categoria ‘Dati e ricerche’

24.2.2010

L’azienda migliore in cui lavorare? Una graduatoria

scritto da: Luisa Adani
in Dati e ricerche

 lavorare

E’ vero, di questi tempi è già importante avere e mantenersi un lavoro ma la qualità dell’ambiente è comunque sempre importante.

Allora prima di accettare una nuova offerta magari conviene dare un occhio all’elenco delle aziende in cui si vive meglio. Oppure non, dato che è tutto soggettivo comunque anche le analisi oggettive!

Comunque, per chi ama le classifiche, anche quest’anno Great Place to Work Institute  (società di ricerca e consulenza manageriale che ha base negli Stati Uniti ) ha raccolto dati e stilato una graduatoria italiana e mondo delle aziende in cui si lavora meglio. secondo la loro definizione  un ambiente di lavoro è eccellente se dipendenti  si fidano delle persone per cui lavorano e sono orgogliosi di ciò che fanno e si trovano bene con le persone con cui lavorano. Le prime 5 aziende sono: Microsoft Italia, Mars, Cisco, Etica e Nissan.

Ecco la lista completa dei vincitori in Italia

 

(immagine via i36.tinypic.com/2w7e6o3.jpg)


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11.2.2010

Remunerazioni del It e crisi economica. Dati dell’Osservatorio Assintel

scritto da: Luisa Adani
in Dati e ricerche

La crisi economica nell’IT si fa sentire con intensità diverse: è pesante, se guardiamo alle tariffe professionali, che crollano fino al 15%. Sembra invece lieve se ci riferiamo alle retribuzioni, che in media crescono quasi del +3%, e all’occupazione, che si attesta ad un +1,2%. Ma attenzione: gli aumenti sono per lo più dovuti ai rinnovi programmati dei contratti nazionali, mentre il dato occupazionale non rileva le tante aziende cha hanno dovuto chiudere, il taglio alle consulenze, né lo slittamento verso quelle forme di lavoro atipiche che raggiungono quota 14%.

Questi sono alcuni dei principali risultati emersi durante la presentazione dell’Osservatorio dei profili professionali nell’IT, con il quale Assintel (l’associazione nazionale delle imprese ICT) ha aperto una profonda riflessione sulle dinamiche del mercato del lavoro IT, per comprendere il suo andamento rispetto al contesto attuale di crisi e gettare le basi per un suo miglioramento. A fianco di Assintel hanno collaborato IDC, che ha elaborato l’indagine retributiva delle aziende IT e l’Osservatorio sulle tariffe professionali IT, OD&M, che ha presentato le retribuzioni dei profili IT nell’intero mercato, e AICA che ha riletto le figure professionali sulla base dello standard europeo EUCIP.

I RISULTATI NEL DETTAGLIO, estratti dal sito di Assintel

Aziende IT: retribuzioni in tenuta, male i collaboratori

Le retribuzioni 2009 nelle aziende IT, secondo il campione analizzato da IDC, crescono di quasi il 3% rispetto allo scorso anno, grazie principalmente ai rinnovi contrattuali. Queste le medie annue lorde: +2,8% per i dirigenti, con 85.747 euro e un’età media di 47 anni; +2,7% per i Quadri, con 51.494 euro e un’età media di 42 anni; +2,4% per gli impiegati, a quota 28.625 euro e 35 anni d’età.

Migliori i valori per chi adotta il CCNL del Terziario/Commercio (sono il 76% delle aziende IT): quasi 20.000 euro annui in più per i Dirigenti (90.840) rispetto al CCNL Metalmeccanico (70.607), che diventano 5.000 per i Quadri (52.568 CCNL Terziario contro i 47.203 per CCNL Metalmeccanico) e circa 2.000 per i livelli impiegatizi (29.166 contro 27.370).

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10.2.2010

Bastano sei passaggi e riesci a parlare con chi vuoi

scritto da: Luisa Adani
in Dati e ricerche

sei gradi
Avete presente quando si dice “Come è piccolo il mondo?”  Ebbene qualcuno l’ha teorizzato.  E’ il meccanismo che ci parla dell’interconnessione, di come funziona una rete, di come tutti siamo collegati. E’ la teoria dei sei gradi di separazione.
Eccolo spiegata in modo semnplice e chiaro da Claudia Zarabara
 
La teoria dei sei gradi di separazione è un’ipotesi secondo cui qualunque persona può essere collegata a qualunque altra persona attraverso una catena di conoscenze con non più di 5 intermediari. Tale teoria è stata proposta per la prima volta nel 1929 dallo scrittore ungherese Frigyes Karinthy in un racconto breve intitolato Catene.

Negli anni cinquanta Ithiel de Sola Pool (MIT) e Manfred Kochen (IBM) cercarono di provare la teoria matematicamente e formularono quindi la domanda: “Dato un insieme di N persone, quale è la probabilità che ogni membro di N sia connesso ad un altro membro attraverso k1, k2, k3…kn collegamenti?”. Per circa vent’anni però nessuno riuscì a risolvere il problema in modo soddisfacente.

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4.2.2010

Maternità, ma quanto costi all’azienda? Dati alla mano, poco

scritto da: Luisa Adani
in Dati e ricerche

maternitàlibro

Quell’equivoco dei costi della maternità.  L’ha svelato l’Osservatorio sul Diversity management della Sda Bocconi con una ricerca i cui dati sono stati riportati nel libro “Maternità, quanto ci costi? di S. Cuomo e I. Mapelli.

Il risultato sorprenderà tanti,  anche i direttori del Personale: la maternità (stipendio + costi di gestione) costa in tutto 23.200 euro pari a una incidenza sui costi del personale che è solo dello 0, 23%.  Ma, altro aspetto interessante, gli esborsi da retribuzione sono solo il 24% mentre il 76% riguarda  “l’”affaticamento organizzativo” collegato al processo. Questi riguardano principalmente la sostituzione della persona in maternità con un’altra risorsa, la formazione e l’ aggiornamento.

E’ dunque all’azienda che spetta il compito di attrezzarsi per riuscire a gestire in modo strategico la maternità, evitando di trasformarla nella causa più limitante delle carriere femminili.

Comunque, ed è utile sottolinearlo ancora una volta, il lavoro delle donne riguarda la società e l’economia: l’ingresso di 100.000 lavoratrici sul mercato porta a un incremento del pil dello 0,28%


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11.1.2010

L’altro “lavoro”, quello a 3.5 euro all’ora

scritto da: Luisa Adani
in Dati e ricerche

E’  questa la paga oraria media di un bracciante agricolo straniero.  Ne denuncia le condizioni di vita e di lavoro  Medici senza frontiere nel rapporto annuale “Una stagione dall’inferno”

Puoi scaricare il pdf sul rapporto

 

(video via http://dailymotion.virgilio.it/video/x7rxbq_una-stagione-allinferno_news)


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9.1.2010

In Usa l’occupazione femminile supera quella maschile

scritto da: Luisa Adani
in Dati e ricerche

donne 2
Ma, la verità dei numeri nasconde ancora contraddizioni e debolezze sulla presenza delle donne sul mercato del lavoro: sottooccupazione, retribuzioni inferiori a quelle maschili, doppio lavoro …

LA REPUBBLICA – 8 gennaio 2010
Negli Usa per la prima volta l´occupazione delle donne supera quella maschile. Cronache da una rivoluzione che in Italia è ancora lontana.

VITTORIO ZUCCONI
(Washington)
Il lungo viaggio cominciò zoppicando, con le gambe di un soldato del Massachusetts colpito alla coscia da una pallottola inglese. Quando il chirurgo da campo cercò di assisterlo, il fuciliere Robert Shurtleff del Quarto reggimento di fanteria fuggì trascinandosi sanguinante. Di nascosto si abbassò i calzoni e con un coltellino tascabile si estrasse il proiettile da solo. Avrebbe zoppicato per tutta la vita, ma il suo segreto era salvo.
L´ufficiale medico non avrebbe mai scoperto che il soldato Robert Shurtlieff era in realtà Deborah Sampson, l´unica donna arruolatasi con l´inganno nell´armata rigorosamente maschile di George Washington. Era il 1782 e neppure questa ventenne dal coraggio folle avrebbe potuto sognare che duecentodiciotto anni più tardi, nell´anno 2010, le sue pronipotine americane avrebbero potuto proclamare di avere raggiunto un traguardo impensabile.Quello di essere finalmente scese dalla logora ret orica «del cielo» per divenire la metà della Terra, il 50% della forza lavoro negli Stati Uniti.
Per ogni americano che ha un lavoro retribuito, c´è un´americana. Era un traguardo scontato, che i dati dei censimenti periodici e del ministero del lavoro andavano scandendo da decenni, come un conto alla rovescia ormai inarrestabile.
Trentatré per cento nel 1950. Quarantacinque per cento nel 1970. Cinquanta per cento in questo 2010 con la certezza che il timer non si fermerà al mezzo bicchiere perché dalle università americane di ogni ordine e grado, dai modesti college locali per le lauree biennali ai più sussiegosi istituti, il rapporto fra maschi e femmine è ormai di 60 a 40 in favore delle femmine e quello dei diplomati e laureati ancora più sbilanciato a favore delle donne.
«Ce l´abbiamo fatta», proclamava sulla sua ultima copertina a nome delle donne americane il settimanale Economist, discendente proprio di quegli stessi inglesi che avevano tentato di fermare l´avanzata dei «coloni ribelli» e di tagliare le gambe al soldato-soldatessa Deborah nel 1782.
L´ultimo e naturale frutto della rivoluzione industriale e post industriale, del passaggio dal lavoro come espressione di forza muscolare al lavoro come espressione di capacità intellettuali è dunque un´altra rivoluzione americana. Movimenti femministi, «prese di autocoscienza», suffragette, che qui, prima che altrove, hanno attecchito, sono stati più l’effetto che la causa di questa gigantesca trasformazione sociale che ha avuto in una semplice constatazione la vera spinta: quella che escludere metà della popolazione, le donne, «dall´intelligenza produttiva» della nazione, era semplicemente autolesionistico. Ed economicamente suicida.

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6.1.2010

Se sei neolaureato ma uomo, guadagni di più

scritto da: Luisa Adani
in Dati e ricerche

giustizia

Le disparità salariani non corrono solo lungo la carriera e non riguardano la posizione  ricoperta tant’è che a parità di preparazione e di ruolo i laureati maschi guadagnano in media 160 euro in più delle loro compagne di corso.

Lo dicono gli ultimi dati  Alma Laurea

Questo dato è molto significativo perchè confronta le remunerazioni a parità di posizione e nel caso dei neo laureati di non esperienza sviluppata. Secondo me parla quindi solo di discriminazione e di scarsa fiducia del mondo del lavoro sulle prospettive e le potenzialità delle donne.

Ricordo che l’Italia è scivolata al 72esimo posto (dal 67esimo del 2008) nella classifica mondiale (in tutto sono 134 le nazioni monitorate) sul “gender gap” del World Economic Forum.

 

 

(foto via 4.bp.blogspot.com/…/s320/bilancia.jpg)


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11.12.2009

Stagisti: chi sono, come sono trattati, quanto guadagnano e quali prospettive

scritto da: Luisa Adani
in Dati e ricerche

stage[1]

La Repubblica degli stagisti (la mamma di Bollino ok stage di cui abbiamo già parlato in un precedente post) e Isfol  hanno appena elaborato gi ultimi dati sugli stagisti. Hanno risposto soprattutto laureati.

 ecco una sintesi delle risposte

*quando lo si fa uno su tre ha fatto lo stage mentre studiava: il 29,6% durante l’università, il 6,9% durante il master, un interessante 4,1% già durante la scuola superiore, il 5,7% mentre faceva un corso di formazione professionale. Due su tre hanno invece fatto stage solo dopo il periodo di formazione.

*coloro che hanno fatto tre o più stage – sono quasi uno su cinque.

*contratto solo 3 stage su 100 si trasformano nel contratto più ambito, quello a tempo indeterminato.

*dove? in un terzo dei casi presi in esame attraverso il sondaggio in una piccola impresa, con meno di 50 dipendenti. Un’altra fetta sostanziosa (26,4%) va invece, all’estremo opposto, in una grande impresa, con oltre 250 dipendenti.

*il settore più gettonato per i tirocini è “comunicazione, spettacolo e pubblicità”; seguono a ruota “servizi alle imprese e società di consulenza” e “turismo, ospitalità e tempo libero”. Uno su cinque va in un ente pubblico. nella maggior parte dei casi gli stagisti vengono inseriti nell’area “relazioni esterne, ufficio stampa, eventi” e in quella “marketing e pubblicità”.

*fuori città fare lo stage non sempre è comodo: meno della metà dei partecipanti lo fa nella sua città. «Uno su quattro fa il pendolare per raggiungere il posto di stage, e addirittura il 28,5% si deve trasferire in un’altra città» 

*pochi fortunati ricevono un rimborso spese sostanzioso: un 14% prende tra i 500 e i 750 euro al mese, e un 6,9% addirittura oltre 750 euro al mese.

*come lo trovano per trovare lo stage pochissimi – solo il 2,2% – si rivolgono a un centro per l’impiego. Più spesso si affidano all’ufficio stage dell’università o ad associazioni studentesche (28,2%) o al fai-da-te delle candidature spontanee e degli annunci su Internet (26%).

*durata in quasi la metà dei casi (45,3%) la durata dello stage è compresa tra i 4 e i 6 mesi. Uno stage su dieci dura addirittura di più, tra i 7 e i 12 mesi. il  2% degli intervistati dichiara poi una durata superiore a 12 mesi

*la percentuale di coloro che portano a termine lo stage è schiacciante: oltre il 90%. Chi lo interrompe prima, lo fa soprattutto (5,6%) perché insoddisfatto o per passare a un’offerta migliore (3,4% un lavoro, 0,7% uno stage a condizioni più vantaggiose).

 

(grazie a Arnald per l’immagine)


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5.12.2009

Ricerche di mercato on line e opportunità professionali

scritto da: Luisa Adani
in Dati e ricerche

Cecilia_Gobbi 05

A proposito delle prospettive per chi si occupa di ricerche on line, tema che è stato già trattato in un vecchio post, ho chiesto a Cecila Gobbi direttore generale di Assirm ( l’Associazione nata nel 1991 a Milano che riunisce i maggiori istituti italiani di ricerche di mercato, sondaggi di opinione e ricerca sociale), di darci un suo parere.

<<E’ vero, il settore delle ricerche online mostra una rilevante vivacità, anche se in ritardo rispetto ad altri paesi, e sembra ormai destinato a penetrare in misura significativa nel nostro mercato. Questo andamento positivo può creare nuove opportunità di lavoro, interessanti soprattutto sotto il profilo qualitativo più che quantitativo. Bisogna infatti considerare che questo settore non si connota come labour intensive, ma piuttosto come technology intensive ; in concreto, si apriranno nuove possibilità ma per figure professionali molto specializzate, dotate di una solida preparazione nelle ricerche e capaci di orientarsi e di gestire la complessità e la continua evoluzione della rete. In generale, i giovani hanno il vantaggio di una naturale familiarità con la rete e di una comprensione immediata dei suoi linguaggi e delle sue dinamiche, e questo può favorirli a condizione che sia abbinato alla conoscenza metodologica e tecnica delle ricerche. Per quanto riguarda le figure più anziane, non parlerei di possibilità di “reinserimento” nel mondo lavorativo mentre vedo invece la possibilità di interessanti e proficue sinergie tra il sapere e l’esperienza dei “vecchi” professionisti e la contemporaneità e la propensione all’innovazione dei giovani.>>


22.11.2009

La laurea per un lavoro più sicuro e meglio pagato

scritto da: Luisa Adani
in Dati e ricerche

laurea

Una laurea, e lo sappiamo bene, non garantisce nè un primo lavoro e neppure un lavoro per sempre, ma aumenta le proprie possibilità e cosa comunque sempre più importante sviluppa le categorie concettuali e la capacità di imparare, premesse indispensabili per mantenere la propria professionalità sempre allineata alle esigenze del mercato.

“Se hai una laurea saprai meglio di altri, cambiare professione, se necessario o se lo vorrai” sembrano dire gli ultimi dati Ocse. 

L’Ocse con “Education at a Glance 2009“  rileva infatti che gli studi universitari pagano in termini di minori rischi di disoccupazione oltre che aver riflessi significativi sulla remunerazione.  

Le remunerazioni Lo studente medio maschio dell’area Ocse che ha conseguito un diploma universitario può sperare di ottenere nella sua intera vita lavorativa un reddito supplementare da 186 mila dollari rispetto a chi ha solo completato la scuola. Per le donne il reddito è più basso ma arriva anche in questo caso a un incremento di oltre 134.000 dollari. Il reddito supplementare più elevato riguarda i laureati negli Usa, con 367.000 dollari extra per gli uomini e 229.000 per le donne. L’Italia è seconda in graduatoria sugli uomini, con un extra reddito da 322.000 dollari.

 

(immagine via www.neurofisiologia.net/?p=26)


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Il lavoro attraversa la vita e gli affetti. Per alcune è armonia per altre disagio. Ma una cosa è certa: anche su questo fronte essere donna non è un dettaglio

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