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Archivio categoria ‘Libri’

12.3.2010

Professione sarto

scritto da: Luisa Adani
in Libri, Professioni

 

Un mestiere antico che non sembra invecchiare, anzi.

Ce ne parla Rosamaria Sarno con un estratto dal suo recente libro “Job 100″

Per i ”maestri dell’ago e del filo” non ci sono problemi in termini occupazionali, anzi sono ben 70.000 i posti vuoti disponibili in Italia. Eppure ancora pochi giovani si orientano verso questa professione. “Purtroppo dagli anni ’60 nessuno si è più avvicinato alla sartoria artigianale e ora il problema principale è il ricambio generazionale. Il rischio è la perdita di un grande patrimonio che ha dato vita all’alta moda italiana e che tutto il mondo ci invidia”, afferma Luigi Gallo, presidente della Camera Europea dell’Alta Sartoria, associazione che raccoglie una trentina di atelier di eccellenza. Allievo del grande Angelo Litrico, Gallo ha un’esperienza sartoriale ultraquarantennale ed è direttore della Scuola Europea dell’Alta Sartoria aperta a Roma nel novembre 2007 proprio con l’obiettivo di formare le nuove leve, di tramandare ai giovani questo antico mestiere, creando manodopera qualificata e puntando all’inserimento degli allievi in strutture sartoriali di provata professionalità. 

Formazione, competenze e attitudini personali “Il sarto che realizza un prodotto veramente artigianale non può improvvisare”, avverte Gallo, “ci vogliono anni di apprendimento e tanta esperienza. Va sottolineato che la qualità si può mantenere con botteghe artigiane fino a un numero di 15 persone, il che significa fare 600 abiti l’anno e, quindi, avere un buon fatturato pur mantenendo il lavoro di nicchia. Oltre questo numero di persone, secondo il mio parere, è un’industria che può eseguire anche un lavoro fatto bene, ma non risponde ai canoni artigianali”. 

È necessario quindi frequentare una scuola di sartoria di alto livello, dopo aver conseguito un diploma che fornisca la cultura di base. Ma è poi indispensabile tanta pratica sul campo per poter imparare i canoni indispensabili per un “su misura” perfetto all’italiana. Naturalmente non devono mancare quelle che sono le caratteristiche tipiche del mestiere d’arte: intelligenza, passione e creatività.

“Per svolgere con successo questo lavoro”, sostiene l’esperto, “bisogna avere la passione di tagliare e cucire perché è sicuramente un’attività che richiede molto sacrificio. Ma dà anche tante soddisfazioni se svolto con competenza. Gli allievi che stanno frequentando la nostra scuola, oltre a studiare materie come la storia del costume, il marketing, l’inglese, fanno molta pratica di sartoria che permette loro di tagliare subito per se stessi alcuni indumenti: vivono quindi la ‘bottega’ fin dal primo momento e quindi, toccando subito con mano i risultati, sono affascinati da quest’attività”.

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9.3.2010

Mi invento un lavoro

scritto da: Luisa Adani
in Libera professione, Libri

Non di solo lavoro dipendente …

Certo, perchè invece di rincorrere un lavoro qualsasi non cerchi di mettere le ali a un tuo progetto? Per farti venirte qualche bella idea da mettere in atto, ecco un libro interessante. L’ha letto per noi Johanna Rossi Mason

Probabilmente se vi avessero chiesto “cosa vuoi fare da grande?” a 8 anni non vi sarebbe venuto in mente di rispondere: “l’home stager*” oppure “il declutterer*”. Ma siccome i tempi sono quelli che sono e si sa, la necessità aguzza l’ingegno, ecco l’originale libro della giornalista Manuela Longo dal titolo “Mi invento un lavoro” (Morellini Editore).

Un libro agile ma completo che punta su quello che sappiamo fare meglio. Non si tratta di un insieme di hobby messi insieme con l’idea di tirare su qualche spicciolo, ma veri e propri lavori emergenti che hanno già preso piede all’estero. Avete la capacità di abbinare i colori? Vi piace l’arredamento? Cucinate molto bene e la cosa vi rilassa? Tutti hanno qualcosa che amano fare e questa predisposizione, quando non un vero e proprio talento, può essere fonte di un reddito più che dignitoso.

E’ il libro per chi voglia dedicarsi ad una attività creativa, autonoma, senza eccessivi costi di avviamento.

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5.3.2010

Primi giorni in una nuova azienda. Come “cogliere” lo stile

scritto da: Luisa Adani
in Libri, Strumenti

Watkins_Prossima-mossa_BIG

Se ricopri una posizione di responsabilità, una delle cose più difficile da capire appena arrivati in una nuova realtà è la cultura e quell’insieme di regole formali ma anche informali che ti permetteranno di inseriti nel nuovo contesto. Michael D.Watkins nel suo recente “La tua prossima mossa-strategie di successo dopo i primi 90 giorni” (Etas editore) ha pubblicato uno schema interessante che vi propongo

 

IDENTIFICARE LE NORME CULTURALI

Questi ambiti sono aree in cui le norme culturali potrebbero variare significativamente da un’azienda all’altra. I leader in transizione do­vrebbero usare questa checklist per cercare di capire come funzionano realmente le cose nell’organizzazione in cui stanno entrando.
•                      Influenzamento. Con quali modalità i dipendenti ottengono il sup­porto del management a iniziative critiche? È più importante l’ap­poggio di uno “sponsor” nel comitato di direzione, o il consenso aperto dei colleghi e dei collaboratori?•                      Riunioni. Le riunioni sono forum per discutere apertamente dei pro­blemi, oppure vengono usate semplicemente per ratificare degli ac­cordi raggiunti in altra sede?•                      Esecuzione. Al momento di agire, che cosa conta di più: conoscere a fondo i processi, o conoscere le persone giuste?

•                      Conflitto. Le persone parlano apertamente di questioni delicate sen­za paura di rappresaglie, oppure evitano il conflitto, o peggio ancora, lo trasferiscono a livelli più bassi, dove può scatenare il caos?

•                      Logica premiante. L’azienda promuove le “star”, premiando coloro che si mettono ostentatamente a capo di nuove iniziative, oppure privilegia i giocatori di squadra, premiando coloro che esercitano au­torevolmente la leadership ma senza esibizionismi e con spirito di collaborazione?

•                      Fini e mezzi. Ci sono restrizioni sul modo in cui raggiungete i risulta­ti? L’organizzazione ha valori ben definiti e ben comunicati che ven­gono rinforzati tramite incentivi positivi e negativi?


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2.3.2010

Da contratto a contratto e il benessere

scritto da: Luisa Adani
in Libri

una paga da fame

Come (non) si arriva a fine mese nel paese più ricco del mondo. Ne ha parlato nel suo libro/diario la giornalista americana Barbara Ehrenreich che per un anno abbandona tutti i suoi privilegi (casa, lavoro e carte di credito incluse) e vive la vita di  milioni di americani che lavorano passando da contratto a contratto.

Un commento al libro “Una paga da fame” di Marco Ballotta

Capita a volte di vedere riaffiorare parole già lette. Ognuno ha i suoi ricordi letterari da brividi sulla schiena: così giorni fa ho ripreso a sfogliare un libro del 2002 che tratta di temi riguardanti il mercato del lavoro. “Una paga da fame”di Barbara Ehrenreich è molto di più della testimonianza di  una giornalista-scrittrice che sotto mentite spoglie intraprende un percorso a ostacoli nelle realtà dei lavori a basso salario. Il suo viaggio si svolge in America, in un periodo di piena occupazione, di alta domanda aggregata e di presunta ricchezza diffusa. L’autrice ricoprendo i ruoli professionali più bassi e disparati si accorge dell’impossibilità dell’impresa di riuscire a vivere una vita normale. Subisce vessazioni personali profonde , e giunge a delle riflessioni significative. Scrive : “Io stessa da bambina mi sentivo ripetere fino alla noia che il lavoro è la chiave del successo : < Lavora sodo e fari carriera > o  < Se la nostra famiglia è diventata quella che è, lo dobbiamo al fatto di aver sempre lavorato come muli >. Nessuno mi aveva mai detto che si può lavorare come muli, anzi di più, e tuttavia affondare nei debiti e nella miseria”. 

Ognuno trae conclusioni personali dai libri che decide di leggere. A distanza di otto anni dalla prima lettura, “Una paga da fame” propone una serie di questioni di più ampia portata rispetto al semplice succedersi degli eventi racchiusi nella sua pur laboriosa trama.

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2.2.2010

Web marketing per spingere il turismo

scritto da: Luisa Adani
in Libri

Il prodotto  turistico è uno dei primi che si è venduto on line. Il turista ormai usa normalmente  internet per le sue ricerche, le sue prenotazioni, i suoi acquisti, le sue valutazioni etc. etc. Come fare allora per utilizzare questo media nel modo più efficace? Ce ne parla Claudia Zarabara nell’intervista video che potete trovare su  video via http://www.asterisconet.it/news.php?n=7869

Claudia Zarabara ha anche appena pubblicato Strategia di Web Marketing per il settore turistico alberghiero – Come aumentare Internet per aumentare la propria clientela” Ed. Hoepli 2009″

Di cosa tratta? L’autrice è prima di tutto una consulente e una formatrice e l’idea di questo testo è nata direttamente dalle domande degli albergatori, dei gestori di B&B, campeggi etc. etc. In oltre dieci anni di lavoro le domande sono state veramente tante e diverse. E le risposte erano lì, nel materiale didattico presentato in aula e nelle consulenza offerte ad un target con esigenze sempre diverse. A ciò si aggiunga che il settore turistico è da sempre un settore privilegiato in rete: il turista usa Internet per le sue ricerche, le sue prenotazioni, i suoi acquisti, le sue valutazioni etc. etc..

La “vacanza”, il soggiorno in un hotel sono beni virtuali che ben si prestano alla vendita on line per svariate ragioni:

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31.1.2010

Come non affogare fra tanti stimoli

scritto da: Luisa Adani
in Libri

Il peggior nemico di una buona attività di pensiero è la confusione. E’ invece indispensabile setacciare, chiarire e focalizzare.

A farlo ci aiuta Edward De Bono, una vera e propria autorità del “pensiero creativo”,  che con il suo recentissimo Sei forme per pensare (Erikson) ci guida a riflettere e “pesare” ogni informazione.

Johanna Rossi Mason ne ha scritto la recensione

Negli ultimi anni anche le aziende hanno compreso il valore di creatività e innovazione e in questi processi ideativi hanno coinvolto sia manager che dipendenti. Si sono quindi diffusi al di fuori degli ambienti del marketing strumenti come il brainstorming o l’analisi SWOT per la ricerca dei punti di forza e di debolezza e l’analisi a spina di pesce del giapponese **. Tra queste non possiamo non ricordare i testi di Edward De Bono, ideatore del concetto di ‘pensiero laterale’ e di metodi come i ‘sei cappelli per pensare’. L’ultima delle sue opere è un agile libretto per chi si accosta per la prima volta al suo approccio o per coloro i quali abbiano una spiccata capacità creativa ma abbiano l’esigenza di organizzarla e renderla più efficace. Un tipico problema della nostra vita è l’attenzione: siamo spesso distratti dalla simultaneità degli stimoli che ci circondano. Inoltre l’attenzione possiede una sua qualità intrinseca: è attirata dall’insolito. Se siamo in una strada affollata di gente che cammina e un uomo è sdraiato per terra lo notiamo. Cogliamo sempre ciò che devia dalla norma vigente in quel momento. Durante una sfilata di modelle vestite di rosso saremo attirati dall’unica che indossa un abito bianco e così via. La percezione di quello che ci circonda è una parte fondamentale del nostro pensiero ma spesso queste percezioni sono errate. Dobbiamo quindi imparare a gestire la nostra attenzione e a non cadere negli errori messi sul nostro cammino da una mente schematica e abitudinaria, disorientata dalla miriade di informazioni che ci raggiungono ogni giorno.

Per facilitare questo compito De Bono prende il modello dei ‘sei cappelli’ e lo adatta a sei forme geometriche che ci aiutano a riflettere sulle informazioni. Perdetevi tra triangoli, quadrati e cerchi e imparate ad usarli come strumenti per preparare la mente ad esaminare le informazioni in un modo specifico.


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11.1.2010

Strategie non convenzionali per cambiare carriera

scritto da: Luisa Adani
in Libri, Strumenti

working_identity 

Davide Rana mi ha proposto questo post sui suggerimenti di Herminia Ibarra a chi desidera dare una svolta alla propria carriera.

Se ne avete altri da aggiungere, magari sperimentati direttamente, li aspettiamo!

Herminia Ibarra, docente di  Organizational Behaviour e Leadership alla Insead Business School è autrice di “Working Identity, unconventional strategies for reinventing your career”:  strategie non convenzionali per reinventare la propria carriera.

Nel suo libro la Ibarra sostiene che il tradizionale approccio allo sviluppo e al cambiamento di carriera, basato sull’introspezione e incentrato su un processo deduttivo a compartimenti stagni (Rifletti e poi Agisci, Pianifica e poi Implementa), porta il più delle volte allo stallo, in attesa della definizione di un obiettivo conclusivo.

A questo metodo l’autrice contrappone un processo induttivo, “per tentativi”, che tiene conto del fatto che le persone acquisiscono conoscenze e competenze in modo interattivo e che i progressi avvengono per iterazioni di tipo circolare: agiamo un passo alla volta, e riflettiamo sui risultati di tali azioni per correggere il nostro progetto e perfezionare i nostri traguardi. Il primo passo da intraprendere non è la riflessione, ma l’azione. Sperimentare.

Il metodo non convenzionale proposto dall’autrice può essere riassunto in dieci principi fondamentali:

1.       Non cerchiamo di analizzare e pianificare la nostra carriera. Proviamo nuovi percorsi, e attraverso i feedback delle relative azioni cerchiamo di comprendere i nostri talenti, obiettivi e interessi e la direzione da intraprendere: impariamo a conoscerci sperimentando la realtà e non solo guardandoci dentro.

2.       La riflessione è importante, a patto che non diventi un ostacolo all’azione. La sperimentazione ci permetterà di tarare le nostre aspettative man mano che apprendiamo.

3.       Non dobbiamo aspettare un momento rivelatore, un’epifania, un punto di svolta definitivo. Siamo tenuti a imparare dalle esperienze quotidiane. Le persone normalmente non trovano la “Risposta”, e ancora più raramente si muovono lungo una linea retta. Occorre adottare una strategia di piccoli cambiamenti incrementali successivi.

4.       Durante i periodi di transizione, le cosiddette ‘zone neutrali’, impariamo a convivere con le nostre contraddizioni, e a valutare differenti alternative. Non dobbiamo giungere inevitabilmente a soluzioni premature e affrettate.

5.       I cambiamenti avvengono attraverso esplosioni, ripartenze e bruschi stop. Ci sono momenti in cui siamo più inclini ad afferrare le opportunità che ci si prospettano, e altri in cui dobbiamo imparare a fermarci, e riflettere. L’importante è che i momenti di riflessione non siano troppo lunghi e non impediscano la continuazione dell’interazione e della partecipazione attiva.

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24.12.2009

Il lavoro casalingo: ricchezza e gabbia italiana

scritto da: Luisa Adani
in Libri

l'italia

Gli italiani sono più ricchi di quanto sembra. Basta provare a dare un valore anche al lavoro prodotto a casa, e non solo al lavoro sul mercato, e vediamo svettare il nostro Pil.

Lo dimostrano Alberto Alesina e Andrea Ichino nell’interessante libro “L’Italia fatta in casa” (Mondadori) denunciando però anche i rischi di un welfare familiare che si sostituisce a un welfare pubblico. Rischi pagati dalle donne.

E’  un bene che il nostro sistema familiare tenga lontano dal mercato un gran numero di donne con una istruzione elevata? C’è infatti “anche qualcosa di potenzialmente patologico in una Italia “fatta in casa” da persone con retribuzioni elevate, soprattutto da donne che dedicano alla famiglia il meglio di loro stesse, lasciando poco spazio al mercato e finendo di lavorare complessivamente più degli uomini. Sono soprattutto infatti le donne che fanno i lavori in casa probabilmente meno produttivi di quelloi che potrebbero fare nel mercato: troppe donne con grandi capacità di contribuire alla ricchezza del Paese spazzano la cucina”

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16.12.2009

Saggezza Zen e psicologia del lavoro per ampliare gli orizzonti

scritto da: Luisa Adani
in Libri, Strumenti

stefano verza

Al bando i semplici automatismi, i modelli che tanto ci rassicurano. Impariamo piuttosto a osservare le cose con un approccio diverso: l’acuità sensoriale, la focalizzazione e l’interdipendenza.

Ce ne parla Stefano Verza (nella foto), autore insieme a Tetsugen Serra  del libro “Management by Zen Koan”, che ci propone fra l’altro anche un esercizio/stimolo (in coda di post) cogliendo spunti fra i post che abbiamo pubblicato. 

E’ opinione comune e diffusa da tempo, tornata alla ribalta con vigore in questi tempi di crisi, che l’era dei modelli sia finita ed occorra ripensare le tradizionali logiche di pensiero manageriale attarverso le quali un’organizzazione concepisce se stessa, il proprio funzionamento, la gestione e la valorizzazione delle persone che la compongono. 

Purtroppo anche se la crisi ha portato ad un forte cambiamento dei paradigmi, siamo ancora troppo spesso legati alla logica dominante che connota la nostra cultura (quella occidentale) che si affida in maniera preponderante alla logica del modello, rassicurante e consolatoria proprio perché ci fornisce l’illusione che esista sempre il modo giusto per fare qualsiasi cosa. 

Tuttavia il più delle volte non possiamo far altro che constatare il divario esistente tra il nostro modello e la realtà, soprattutto quando l’impossibilità di fare previsioni ci porta a cercare risposte semplicistiche o soluzioni preconfezionate che ci servono per contenere l’ansia dell’indeterminatezza, ma non ci aiutano ad operare sintesi dinamiche tra le contraddizioni, i paradossi e le ambiguità che connotano la complessità. 

La prospettiva Management by Zen Koan, che armonizza psicologia del lavoro e zen per rivedere gli strumenti, le politiche, ma ancor prima le filosofie di management, non propone un cambiamento stravolgente, ma semplicemente una differente modalità di pensare la realtà. Utilizza i Koan, appunto, paradossali aforismi zen che risultano efficaci strumenti per allenare le tre attitudini (Acuità Sensoriale, Focalizzazione e Interdipendenza) che in generale permettono di fluire armonicamente nel corso degli eventi giocando con l’ambiguità e i paradossi che caratterizzano i nostri tempi e, nello specifico, consentono di mettere in gioco, all’interno delle organizzazioni, alcune capacità fondamentali per dare nuova linfa ai temi vitali della vision, della mission, del change management, dell’execution, del teaming e della leadership. 

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12.12.2009

Se l’azienda fagocita la vita

scritto da: Luisa Adani
in Libri

 marzano

Estensione del dominio della manipolazione dall’azienda alla vita privata ” di Michela Marzano è un libro da leggere e meditare.

Ecco una bella recensione di  Johanna Rossi Mason – Giornalista, autrice televisiva e del blog Sesto potere

La vita aziendale invade la vita privata. La mentalità manageriale ha ormai invaso la vita di tutti i giorni, a partire dal linguaggio: «Non è un caso se il verbo “gestire” compare in tutte le salse: ci viene insegnato come “gestire” le relazioni coniugali, i conflitti personali, la forma fisica, lo stress…». La figura di successo nella società diventa così il manager, proprio perchè è capace di “gestire” e chiunque si allontani da questo modello viene visto come un disadattato o un fallito…

Sostiene Michela Marzano, nel libro che le ha dato la notorietà in Italia “che i mutamenti culturali e psicologici che hanno dato forma alla società liberale abbiano prodotto un “iperindividualismo” in cui ognuno ha le potenzialità per essere autore della propria vita. Una vertigine, quella della libertà che già Kierkegaard aveva sottolineasse creasse più angoscia che altro, giacchè non tutti sono in grado di fare della propria esistenza qualcosa di unico e finito.

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Il lavoro attraversa la vita e gli affetti. Per alcune è armonia per altre disagio. Ma una cosa è certa: anche su questo fronte essere donna non è un dettaglio

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