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Suggerimenti per “fare carriera”
scritto da: Luisa Adaniin Strumenti

Ma sì, forse è arrivato il momento di “sdoganare” questo termine! Fare carriera non significa necessariamente sgomitare, allargarsi, fare sgambetti può significare semplicemente imparare a valorizzarsi utilizzando appieno le proprie risorse.
Ada Grecchi e GianBattista Rosa hanno scritto un libro agile, interessante e utile indirizzato alle donne Donne in azienda. Entrare e far carriera in azienda al femminile, ma il passaggio che riportiamo offre spunti interessanti anche agli uomini.
Se si ha voglia, non solo di lavorare, ma anche di far carriera in tempi non biblici e non si ha l’affanno disperato di ottenere un posto qualsiasi, purché sia un posto, meglio che – nel panorama generale del mercato – ci si indirizzi verso una azienda privata di medie dimensioni.
Nelle aziende private o semi-pubbliche grandi, la dimensione dell’azienda si traduce necessariamente in un’organizzazione gerarchizzata in cui, se si capita nel filone giusto e con il capo giusto, si può anche far carriera, ma se il filone non è nell’ambito del “core business” dell’azienda o il capo è un invidioso o uno che non conta niente, si rischia di lavorare molto e abbastanza inutilmente, agli effetti della carriera.
Le aziende private o semi-pubbliche a cui ci si riferisce sono quelle in cui una famiglia o alcuni azionisti privati sono proprietari dell’azienda in esclusiva o in parte, unitamente allo Stato o ad altri Enti pubblici. È importante la dimensione dell’azienda, perché è diverso lavorare in una grande azienda, dove si rischia di essere un numero, dal lavorare in un’azienda in cui il proprietario conosce tutti i dipendenti.a carriera verrà, più rapidamente di quanto si pensi.
Anche se le qualità che verranno richieste a ragazzi e ragazze al momento dell’assunzione sono praticamente le stesse, è ovvio che è più facile essere notati, nel bene e nel male, in un’azienda di medie dimensioni che in un colosso, sia pure ben strutturato. In sostanza, si richiederà di avere idee innovative, di saper lavorare bene in un team, essere efficienti ed efficaci, ovvero saper raggiungere in tempi accelerati un risultato.
Queste sono poi le qualità che, se messe in pratica, aiuteranno ad essere notati e, quindi, anche a fare carriera. È ovvio che la presenza assidua in azienda non è un optional. Anche la migliore laureata, se soffre di influenze, rischia di essere sorpassata da chi è più resistente e non si ammala nemmeno se passa la vita tra un aereo e l’altro, ovviamente per esigenze aziendali. Inoltre, non guasta un po’ di umiltà, che non è necessariamente piaggeria.
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Ogni lavoratore sale fino al suo livello di incompetenza?
scritto da: Luisa Adaniin Sondaggi

In una gerarchia ogni lavoratore tende a salire sino al proprio livello di incompetenza“, è questo il principio di Peter, dell’ononimo libro di Peter Laurence e Hull Raymond
Infatti una persona inizia la sua attività lavorativa in una determinata posizione e se dimostra buone capacità in questa posizione, e quindi sa fare bene quel lavoro, viene promossa a un livello superiore. Se anche in questa nuova posizione, dimostra competenza viene promosso e “cambia mestiere”.
In pratica appena sei bravo a fare una cosa ti mettono a farne un’altra che almeno all’inizio non sai fare e magari non saprai mai fare
La carriera dell’individuo continuerà in questo modo, di promozione in promozione, fino al momento in cui occuperà una posizione nella quale dimostrerà incompetenza e scarse capacità e da quel momento in avanti non avrà più promozioni.
Io non sono d’accordo. Il problema, almeno di questi tempi è che sul piolo della scala spesso ammuffisci …
Cosa ne pensi?
(immagine via www.carabinieri.it/…/08_Casa.htm)
Se l’azienda fagocita la vita
scritto da: Luisa Adaniin Libri

“Estensione del dominio della manipolazione dall’azienda alla vita privata ” di Michela Marzano è un libro da leggere e meditare.
Ecco una bella recensione di Johanna Rossi Mason – Giornalista, autrice televisiva e del blog Sesto potere
La vita aziendale invade la vita privata. La mentalità manageriale ha ormai invaso la vita di tutti i giorni, a partire dal linguaggio: «Non è un caso se il verbo “gestire” compare in tutte le salse: ci viene insegnato come “gestire” le relazioni coniugali, i conflitti personali, la forma fisica, lo stress…». La figura di successo nella società diventa così il manager, proprio perchè è capace di “gestire” e chiunque si allontani da questo modello viene visto come un disadattato o un fallito…
Sostiene Michela Marzano, nel libro che le ha dato la notorietà in Italia “che i mutamenti culturali e psicologici che hanno dato forma alla società liberale abbiano prodotto un “iperindividualismo” in cui ognuno ha le potenzialità per essere autore della propria vita. Una vertigine, quella della libertà che già Kierkegaard aveva sottolineasse creasse più angoscia che altro, giacchè non tutti sono in grado di fare della propria esistenza qualcosa di unico e finito.
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