In diretta dal G8
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Angela Merkel con Franco Papola sindaco di Onna e Silvio Berlusconi , stamattina nella città distrutta dal terremoto
Sono arrivata stamattina a l’Aquila, da dove condurrò Nightline per Skytg24 dalle 22.30 a mezzanotte.
Fatemi conoscere le vostre opinioni su questa tre giorni. A presto












































Si, Ornella, sono d’accordo con te.
Per contro, poi, ci sono un mucchio di persone laureate che restano ignoranti ed ottuse quanto uno scarpone da montagna, fino al punto da avere difficoltà a scrivere concetti in maniera comprensibile. In effetti, specialmente di questi tempi, una laurea non si nega proprio a nessuno che abbia un minimo di voglia di ottenerla.
Reduce da un’amatrisciana riuscitami benissimo (sono solo a casa), e da un bicchiere di Muller Thurgau niente male, sono nella disposizione d’animo per confessarvi che io….non sono mai stato un razzo in matematica. Al liceo mi comportavo dignitosamente, così fu alla maturità ante ogni riforma. All’università mi iscrissi nel “mitico” ’68 e stavo per scegliere filosofia (ma che sfociasse crocianamente in storia, per l’allergia alla metafisica). Poi mi son detto che probabilmente avrei insegnato, occupazione nobilissima che prediligo (ho ancora i più cari amici dell’epoca che sono professori), ma che io non avrei mai potuto svolgere. I professori hanno una…pazienza e una disponibilità psicologica per il “virgulto” che io non mi riconosco. Mi piace di più entrare in lizza immediatamente, anche se il virgulto può insegnare molto. Insomma, sento che sono fatto per persone adulte, che spesso è un’illusione. E allora, feci economia, con vari esami di matematica ma molti di economia e diritto. Ma al contempo continuavo nei miei studi sull’abbrivo datomi dai miei professori di greco, latino, filosofia e storia, che ricordo sempre con gratitudine e commozione, come maestri. Prima di tutto, di metodo e di lavoro. Ma ora che ho percorso la più parte della mia professione, posso dire che anche l’economia, il diritto e i bilanci non mi sono riusciti male. Spesso sedendo fra avvocati, commercialisti e simili, sento la deformazione professionale insorgere in discorsi monotoni e di consorteria, non esenti dal gergo tecnico. Ma mi è sempre parso oovvio, che una base formativa con spinta culturale o la prendi a scuola o non la prendi più. L’università raramente fa cultura; normalmente dà gli attrezzi per un lavoro.
Amatriciana e Muller???
L’unica scusante è il grande caldo che allontana un po’ il giusto accompagnamento, che sarebbe un vino rosso ma, come direbbe un tuo conterraneo, che, a naso, tu non ami (Nanni Moretti): e va bene continuiamo così, facciamoci del male…
Pessimo viveur!
mi sono imbattuto in uno scarpone di montagna a nome alex:come potro’ ovviare?ahahahahah!
topastro
@Alessandro
In che anno ti sei laureato?
Chiara Sinopoli
Condivido lo scandolezzamento sconquassato di Graziano per il bianco con la “matrisciana”. Ma c’è un aspetto che lui ignora, a mia discolpa. Lasciato solo, come ho detto, mi sono aggirato per casa in ansiosa ricerca, e dei vini trovati c’erano soltano i bianchi e non me la sono sentita addirittura di uscire per procurarmi quello rosso certamente più adatto. Non sono certo James Bond, e la matrisciana è andata giù ugualmente. E anche il vinello che seppure non ortodosso, non poteva affatto mancare. Io preferisco normalmente il rosso, comunque con la matrisciana un po’ più leggero.
Chiara, mi sono laureato la prima volta nel 1989, e poi un’altra volta nel 1996. C’è voluto solo tempo, un po’ di buona volontà, e (soprattutto) i soldi dei miei genitori che mi mantenevano mentre studiavo. Sono stato un privilegiato.
Una precisazione: per laurearsi nelle materie matematico/scientifiche, io credo che occorra qualcosa di più (io non sono laureato in materie matematico/scientifiche).
Giuseppe, l’amatriciana è così buona che io la magnerebbe volentieri puro co la cocacola.
@Alessandro
Nel 1981,la prima volta;una seconda volta nel 1999,sempre a Bologna.
Conterei di affrontare una 3+2 di Lingue,per tedesco e portoghese.
Effettivamente ci vuole molta buona volontà,sacrificio.Quanto a matematica,condivido quanto dici:Antonio,mio figlio,prima allo scientifico,e’ passato,dopo il biennio,al Classico,con studio strenuo ma interessato per ben due anni,festivitàmaggiori comprese.In matematica,al Classico,aveva 10 ma Matematica all’Università avrebbe richiesto altro:”bernoccolo”e anche tenacia nel rigore e tempo di studio.
Complimenti!
Chiara Sinopoli
@Alessandro
Mi è scappato:studio strenuo di Greco.
Chiara Sinopoli
Cara Maria Latella,
cosa ci propone per questo fine settimana?
Aspetto….
Chiara Sinopoli
Signori, lasciate stare troppa università. Quella vale per i titoli ai concorsi. ma lo studio vero”è “d’occasione”, come diceva Goethe per la poesia. Le cose che mi ricordo sono quielle che ho studiato per risolvere casi veri e concreti, non quelle dei manuali e delle dispense, generali e astratte, anche se utili.
Mi ricordo che con pochi esami, dopo quella in econiomia, avrei potuto prendere la laurea in giurisprudenza. Ma poi non ebbi tempo, per il lavoro. E lasciai stare anche ricordandomi come si diceva “non multa, sed multum”.
Quanto alla difficoltà maggiore degli studi scientifici, Alessandro, non sarei tanto d’accordo. A parte la differenza del “giudizio critico”, all’istituto di filologia classica o in quello di filosofia l’impegno di conoscenza non è minore, almeno. E’ che oggi siamo invaghiti di “scientite”.
tutto sto studiare e non avete capito che Rivera avrebbe dovuto essere schierato titolare altro che secondo tempo……e al posto di De sisti!!!
A me sembra che basti un minimo (non “molta”) buona volontà.
Fare “molto”, non “molte cose”. Sostanza, non numero. Qualità, non quantità. Certo, ci vuole pure la volontà. Ma non era questa che dicevo.
D’accordo sul far giocare Rivera dall’inizio. Trotterellava con la panza in fuori, ma da quaranta metri ti centrava un passaggio al millimetro. Era un giocatore di biliardo.
Giuseppe, io mi sono laureato (anche) in economia, senza troppo affanno. Credo che non sarei mai riuscito a laurearmi in ingegneria.
Non mi ricordo un Rivera panzuto nel 1970. Piuttosto De Sisti non era proprio uno smilzo. Ma giocava nella Fiorentina, quindi andava bene.
Il mio post delle 21.56 era rivolto a Chiara, non a te, Giuseppe.
Anch’io non mi sarei mai laureato in ingegneria, perchè con tutto il rispetto non mi interessava. Ognuno deve fare ciò che sa. Del resto, ho conosciuto molti ingegneri, anche nel lavoro, tutte persone rispettabilissime. Non sono rimasto né basito, né tramortito davanti ad alcuno di loro.La laurea, ripeto, mi sembra un “attrezzo”; non ne farei un’epopea. Mi capita di imbattermi in laureati che sanno stentatamente reggere la penna in mano e alla prima subordinata sospettano un attentato. Forse quelli che diceva Tullio De Mauro, che per poca dimestichezza con la lingua e col pensiero, diventano analfabeti di ritorno. E la lingua non è una “belluria” letteraria; la sintassi è lo svolgimento del pensiero, il ragionamento. Non ho mai pensato a gerarchie nelle facoltà universitarie. L’università è una scuola; non mi pare abbia mai fatto cultura.
Infatti io, che sono “solo” Perito Meccanico Capotecnico (diploma del 1971, però…), sono d’accordo con claudio su Rivera: tutta la vita, tutta la partita.
E la pancia non l’aveva, caro Beppe.
@Alessandro
Deformazione professionale e anche convinzione sulla base di quello che vedo:un minimo di buona volontà si rapporta,molto spesso,oggi,a un minimo impegno da parte di molti giovani.Paradosso ma,oggi,spesso ò così.
Per me,con un minimo di buona volontà,faccio miracoli,vedi conduzione casa e quant’altro!
Chiara sinopoli
Giuseppe, circa la valenza culturale dell’università sono d’accordo con te. Lo avevo scritto in altro modo in questo thread l’11 lugluo alle 11.09.
Per il resto, a me sarebbe piaciuto studiare ingegneria, ma avrei avuto bisogno di professori che hanno a cuore di spiegare le materie di cui sono titolari, e ce ne sono troppo pochi. L’esame di diritto privato, per superarlo, mi è bastato studiare 10 ore al giorno per 3 mesi e mezzo. Certi esami di ingegneria per superarli non mi sarebbe bastato un anno, senza qualcuno che sapesse spiegare cosa c’è da capire.
Scusate, devo essermi persa un bando di concorso a titoli….ma le torinesi sono un po’ snob e non intendo partecipare.
Quanto a Rivera io mi ricordo solo la staffetta con Mazzola ai mondiali del Messico nel ’70. Più tardi, invece, il mio cuore batteva per Pulici e Graziani, “gemelli del gol 1976 . Grazie a loro ricordo una memorabile salita a Superga, a piedi, migliaia di persone in silenzio a testimoniare che il cuore granata batteva ancora come ventisette anni prima.
Alessandro mi pare siamo d’accordo. Io dicevo che il mondo “è vario” e che ciascuno ha le sue propensioni. Tu avresti trovato difficoltà a fare Ingegneria (ed io con te); io ho sentito ingegneri, formidabili nel loro campo, parlare di filosofia come di un corso che non avrebbero mai saputo affrontare. Ognuno vede le difficoltà dal punto di vista delle sue inclinazioni.
Tranquillizzo il tifoso Graziano: Rivera non aveva “la panza” nel senso fisico della protuberanza addominale. La mia era un’allusione alla sua “postura” compassata e non “nervosa”, di un campione che si vedeva ragionare anche dall’andatura controllata. Del resto, ho detto che mi piaceva molto (stavo con Rocco). Ornella ha una cultura completa anche calcisticamente. Ecco, della semifinale del Messico ’70 (avevo vent’anni, sigh) ricordo appunto quel capolavoro dell’ultimo goal di Rivera, con leggera finta di corpo e colpo di biliardo con spiazzamento del portiere. Tutto “liscio” e semplice, come fosse ovvio.
Rivera in quella partita aveva da farsi perdonare un goal subìto, ora non ricordo quale della serie, per ul quale Albertosi gli… “chiese spiegazioni”. Fece quell’ultimo goal colpendo “di piatto”, cercando la precisione piuttosto che la potenza.
Mi pare quello del tre a tre. Lui stava accanto al palo e il pallone gli passò tra “panza” e palo con deliquio di Albertosi. Ma poi si centrò e lui di filato segnò il 4 a 3 con quella stoccata in corsa che ho detto.
Torniamo all’ovile,se volete.
Il direttore de”il Giornale”,marco giordano,con i suoi commenti sulle scelte di Carla Bruni,circa la sua presenza a L’aquila nell’occasione del G8,dimostra quanto si sia riottosi a volere accettare e condividere regole di vita comune,non certo di mero bon ton,galateo,ma di rispetto,civiltà nella certezza
illuministica del diritto.
Carla Bruni ha scelto in libertà,attenta,seppur donna di immagine,alle cose che valgono.la presenza per la solidarietà ai terremotati,un arrivo discreto,come anche,per la Tv,in visita ai sofferenti nell’ospedale S.Salvatore e poi alle mostre a Coppito.
Volere dire,il Giordano,come persona e ,insieme,come Direttore di testata,
quanto segue,su Il Giornale di venerdì 10 u.s..
“Qualcuno dica(corsivo)alla première dame che lo snobismo all’ennesima potenza si chiama cafoneria”.Poi.”Si presenta fasciata col cappellino alla Kathleen kennedy ma dentro sembra la Gregoraci”.”Forse voleva sembrare
la più buona del summit.E invece così facendo resta quello che è.Solo la più bona”.
Il direttore Giordano conferma una sua linea da”bestiolina”e,analogamente come uomo Giordano:affidarsi solo a un”bona”per liquidare Carla Boni è gravissimo sotto ogni rispetto.
Quando conclude così:”Faccio il giornalista non il diplomatico,veramente colma
la misura,peggio di Grillo.
Mario Giordano trascura(fino ad ignorarlo)il suo ruolo pubblico,senza chiedersi il senso del lecito e dell’illecito(K.Kennedy e Gregoraci possono portargli il”conto);nel contempo avvalersi di un giudizio strettamente suo privato .
La libertà democratica e il carattere liberale della sua testata sono stati da lui offesi con i più biechi dei modi di scrivere.
Non si tratta di mitigare giudizi che”dicono e non dicono”:oltre la civiltà,c’e’ un codice deontologico da rispettare,pena la messa in discussione del suo ruolo stesso.E,ancora,offesa alle donne,prosopopea di narcisista incolto e volgare.
Oggi è costume dare zampate feline,per affermare il sè.
Giordano,nel secreto del suo cuore “pennuto”pensi quello che vuole di tutte e
di tutti.Ma,prima di dare la sua firma ad affermazioni del tipo,si interroga sulla liceità,etica,rispetto liberta’ liberali della funzione pubblica dell’Informazione.
Chiara Sinopoli