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A proposito di libertà di stampa
scritto da: Maria Latella in attualità, informazione | Permalink
il direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli
Mi piacerebbe sapere cosa pensate di quel che ha scritto in questi giorni il direttore del Corriere della Sera. Io, ve lo dico subito, condivido riga per riga quanto ho letto. Ferruccio De Bortoli ha replicato ieri l’altro al presidente del Consiglio secondo il quale “anche il Corriere è diventato di sinistra”. Domenica, su la Repubblica, Eugenio Scalfari gli ha a sua volta rimproverato di non aver sostenuto abbastanza la battaglia di Repubblica contro il Caimano.
A Berlusconi, De Bortoli ha ricordato che “il Corriere non veste alcuna divisa e non indossa nessun elmetto”. Cosa che, di questi tempi, non piace: col pretesto della mancanza di ipocrisia, si vorrebbero giornali ossessivamente devoti a una causa. Ossessivamente, appunto. Ma un giornalismo ossessivo è giornalismo?
A Scalfari, De Bortoli ha replicato che la solidarietà non si chiede soltanto, di solito si si offre anche, quando altri ne hanno bisogno.
Nel giornalismo la solidarietà è merce rara, di solito disponibile solo per i membri del club che si è autonominato dispensatore di benedizioni o scomuniche. Ma il giornalismo da club è giornalismo?
Io la penso come De Bortoli. E voi?
- Commenti (58)
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Alessandro scritto il: 12.10.2009 alle 16:24
Io penso che chi ha la coscienza ed il senso civico per rendersi conto del danno che Papi sta causando a tutto il Paese tranne che a sè stesso e ad una ristrettissima cerchia di suoi amici ed accoliti, debba voler fare opposizione a Papi a prescindere da quello che c’è scritto su Repubblica. Il Corriere di opposizione a Papi ne ha fatta troppo poca, per questo ho smesso di leggerlo.
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Graziano scritto il: 12.10.2009 alle 17:29
Io la penso come Scalfari.
Poi, nei dettagli, si può discutere ma, pistola alla tempia e un secondo per scegliere, dopo aver letto tutti e due, confermo: come Scalfari. -
francj scritto il: 12.10.2009 alle 19:40
massimo rispetto x de bortoli è il mio giornalista preferito proprio perchè secondo me fa un uso corretto delle notizie nn fa una battaglia politica ma appunto il giornalista.
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Ornella scritto il: 12.10.2009 alle 21:22
Io stimo sia De Bortoli che Scalfari, personalmente poi (per evidenti motivi campanilistici) leggo quotidianamente solo la “busiarda” (”la bugiarda”, nome affettuoso che i torinesi danno a La Stampa ) dove spesso concordo con i graffianti “buongiorno” del vicedirettore Massimo Gramellini.
Sulle scelte dei primi due non so pronunciarmi nettamente: da una parte condivido le preoccupazioni di Scalfari ma comprendo come De Bortoli abbia l’esigenza di interpretare i sentimenti dei suoi lettori che non sono certo gli stessi di Repubblica, inoltre penso (spero) che la linea di un giornale democratico (non controllato rigidamente dal suo proprietario) sia dettata non solo dal direttore, ma dall’intera redazione o almeno da un confronto tra direzione e redazione. -
Lidia scritto il: 13.10.2009 alle 01:05
Anch’io la penso come Scalfari. De Bortoli mi piaceva di più prima.
Secondo me siamo di fronte ad avvenimenti eccezionali e come tali devono essere giudicati, senza troppi peli sulla lingua. -
gabri scritto il: 13.10.2009 alle 10:31
Visto ieri sera L’ Infedele. De Bortoli ha perso l ‘aplomb. Non lo dovrebbe perdere, perché una ragione ce l’ ha, importantissima : come si fa , da parte di un grande padre di un giornale , Scalfari, a rimproverare la linea di un altro giornale ? E’ forse il Grande Padre del giornalismo italiano ? I giornali rispondono solo a se stessi e ai loro lettori, liberi di comprarli o no. Infatti non compro più Repubblica , da quando si è messa a competere il ruolo ai partiti, organizzando persino manifestazioni. Anche questo è peronismo, mica solo quello del Berlusca e di Brunetta !
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giuseppe scritto il: 13.10.2009 alle 10:48
A me non pare che si tratti di “peli sulla lingua” ma di attenzione critica e di libertà di giudizio (anche dai propri schemi). Anche perché, sennò, rischiamo di credere che siamo sempre in emergenza e “di fronte ad eventi eccezionali”. Mi sembra ad es. che Scalfari sia in emergenza da quando fondò La Repubblica, e che da allora giudichi tutto secondo una sua personale e inconfutabile (secondo lui) opinione. Ciò che contraddice alla sua affermazione di essere “il più liberale di tutti” (un’insistenza con cui forse vuol compensare il complesso di non esserlo). Io leggo vari giornali tra cui il Corriere, il quale non mi sembra affatto così reticente soprattutto negli ultimi tempi. Certo, se il metro è Repubblica, il Corriere può sembrare “morbido” ed effettivamente De Bortoli un liberale in punta di fioretto (e direi che in parte lo è; e io non sono d’accordo). Forse, ormai, siamo abituati a parlare solo per fazioni, come negli stadi, e non sappiamo più svolgere un ragionamento nonostante anche molte ed enfatiche parole. Ma poiché il liberale è colui che guarda la realtà nel fatto individuale concreto, con la critica e senza precostituzioni ideologiche, ha come destino di apparire sempre “di destra” all’ideologo di sinistra e “di sinistra” all’ideologo di destra.
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Alessandro scritto il: 13.10.2009 alle 11:18
A me del Corriere, più del modo in cui riporta e commenta alcune notizie, non piace il fatto che di alcune vicende ne parla poco o punto (”Poco o punto”…), e senza preoccuparsi di andare a fondo della questione.
Siamo d’accordo che Berlusconi incarna un conflitto di interessi “monstre” che è incompatibile con una democrazia compiuta, e che inquina pesantemente la vita economica di questo Paese? Se siamo d’accordo, allora una delle priorità di questo Paese deve essere quella di risolvere tale conflitto di interessi OGGI STESSO. Se il direttore del Corriere della Sera è d’accordo allora non può assistere al perpetuarsi di questa situazione senza reclamare la sua soluzione. Se non lo fa, se non si batte quotidianamente per la soluzione di tale problema, secondo me contribuisce a rendere insensibili i suoi lettori a tale grave ed inaccettabile situazione. E di conseguenza io perdo stima del Corriere della Sera e del suo direttore. -
chiara sinopoli scritto il: 13.10.2009 alle 12:52
Il giornalismo corretto nelle modalità espressive quanto libero in relazione ai contenuti deve essere democratico e liberale nel senso anche di lasciare spazio alla Libertà.A me De Bortoli piace per la sua maturità critica e,se di strada(età) ne ha da percorrere in relazione ai caposaldi del giornalismo italiano,Montanelli e Biagi,sicuramente a questi si po’ ricondurre la sua linea critica e il suo essere Direttore,in relazione anche al ruolo,alla funzione di primus all’interno di una redazione stessa,come già introdotto da Ornella.
C’è da aggiungere che il clamore,lo strepito da destra e sinistra(il secondo consequenziale sovente a quello della destra,pu’ fare perdere l’aplomb anche a De Bortoli e se ci fossero tra noi gli stessi Montanelli e Biagi la perderebbero,talvolta la tramontana.Abbiamo bisogno di moderazione in tutto quel che si fa,in quel che si dice.D’altra parte,tra un blog e l’altro c’e’ una differenza radicale,che rispetta o meno l’equilibrio,la finezza,il rispetto del Direttore di testata:la signorilità non e’ negoziabile.
Chiara Sinopoli -
Graziano scritto il: 13.10.2009 alle 13:34
Concordo con il ragionamento in punta di fioretto di Giuseppe (e con molte valutazioni sue, anche quella specifica su Scalfari…) ma, come dice Lidia: “Secondo me siamo di fronte ad avvenimenti eccezionali e come tali devono essere giudicati, senza troppi peli sulla lingua”.
Berlusconi è un bandito che fa del male al paese.
E noi ne apprezziamo qualche decisione?
Male facciamo.
Un bandito resta un bandito, sempre. -
Grazie Eugenio scritto il: 13.10.2009 alle 13:49
Sono Graziano, non tutti l’avrete letto, mi scuso della lunghezza, ma penso che la lucidità non debba venire meno.
De Bortoli non ce la conta giusta.
E le battute sul partito di Repubblica spostano il focus su un argomento non importante.
La cosa importante è capire chi abbiamo di fronte e come limitare i danni, già gravissimi, che ha fatto al nostro paese.
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Il coraggio della stampa di EUGENIO SCALFARIHo letto con doverosa attenzione la duplice risposta che Ferruccio de Bortoli ha dato al mio articolo di domenica scorsa per la parte che lo riguardava. Purtroppo è la risposta tipica di chi, non volendo confrontarsi con il tema in discussione, lo sposta su un altro obiettivo. Nel caso specifico sull’oggettività dei giornali o la loro faziosità. Aggiungo che ieri il Tg1 è anch’esso intervenuto a suo modo e a supporto di un resoconto di genere minzoliniano ha intervistato Belpietro e Antonio Polito i quali non hanno trovato di meglio che dichiarare la loro non appartenenza al mio partito e la loro solidarietà con il direttore del Corriere della Sera.
Questi due colleghi fanno da tempo parte organica del club di Bruno Vespa ed è evidente che prendano da me tutte le distanze possibili. Quanto a quello che viene definito “il mio partito”, la locuzione significa “le mie idee” che chiunque è liberissimo di non condividere. Ma se questa non condivisione diventa un fatto politico, bisogna domandarsene il perché e con ciò torniamo a de Bortoli.
Il tema della discussione da me aperta è quello di esaminare se la stampa italiana si stia rendendo conto della deriva in avanzato corso verso un regime autoritario, nella direzione voluta dal capo del governo. Una deriva che implica una concentrazione di potere nelle mani del presidente del Consiglio e un contemporaneo indebolimento o addirittura cancellazione degli organi di controllo e di garanzia ancora esistenti: magistratura inquirente e giudicante, autorità che sovrintendono a importanti settori a cominciare da quella “Antitrust”, poteri di controllo del Parlamento, Corte costituzionale, presidente della Repubblica, stampa e emittenti radio-televisive.
A nostro avviso una notevole parte della stampa e delle emittenti radio-televisive non sta informando i cittadini della gravità di quanto accade sotto i nostri occhi, smorza volutamente il significato dei fatti e dei comportamenti adottando il metodo così bene illustrato nei “Promessi sposi” laddove il Manzoni racconta il colloquio tra il Conte-zio e il padre generale dei Cappuccini al quale si chiedeva di trasferire in altra sede il combattivo fra Cristoforo che difendeva i poveri Renzo e Lucia dalle soperchierie di don Rodrigo. “Sopire, troncare, padre reverendo; troncare, sopire”. Così diceva il Conte-zio e così fu costretto a fare il generale dei Cappuccini. La conseguenza fu l’intimazione a don Abbondio di non eseguire quel matrimonio, il rapimento di Lucia, la fuga di Renzo. Non ci fosse stato il pentimento dell’Innominato e poi la peste, quel matrimonio non si sarebbe mai fatto.
Spesso la grande letteratura serve a capire i fatti quotidiani molto di più dell’acume di chi scrive sui giornali dove i don Abbondio abbondano. Sicché bastò un editto del premier a far buttare fuori dalla tivù Biagi e Santoro ed un altro più recente a far dimettere Giulio Anselmi dalla Stampa e Paolo Mieli dal Corriere della Sera.Io mi guardo bene dall’augurarmi che de Bortoli condivida le nostre idee e capisco anche che – come scriveva il Manzoni – “il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare”. Ma da qui a sottacere il significato della deriva italiana, morale, politica, economica, sbandierando come titoli di merito verso il governo gli articoli scritti in suo favore, quelli scritti a suo tempo contro il governo Prodi, infine la definizione di Repubblica come un gruppo editoriale nemico del premier e degli interessi del Paese, ebbene questo è un modo volutamente rassegnato di praticare una professione che ha come primo principio deontologico quello di controllare il potere ad ogni passo e in ogni istante.
I giornali non sono partiti ma sentinelle a guardia del pubblico interesse, che dovrebbero rimandarsi l’un l’altro la parola d’ordine e la risposta: “All’erta sentinella”, “All’erta all’erta sto”. Ebbene, era questa la risposta che speravo d’avere dal direttore del Corriere della Sera. Non l’ho avuta e me ne dispiaccio assai, non per me ma per lui.
De Bortoli sostiene che Repubblica non l’ha mai difeso quand’era sotto attacco da parte del potere politico. Hai una memoria debole, caro Ferruccio. E perciò cercherò di aiutarti a ricordare citando un mio articolo dell’8 giugno del 2003, poche settimane dopo le tue dimissioni dal Corriere della Sera.
“Misteriose dimissioni, è il meno che si possa dire, perché il protagonista della vicenda le ha blindate con la motivazione delle “ragioni private”, con la stanchezza d’una funzione esercitata per oltre sei anni e resa più difficile dalle frequenti pressioni del potere politico, del resto effettuate alla luce del sole. Ma resta un problema: come mai un governo di centrodestra che si dichiara in ogni occasione corifeo dei valori liberal-democratici, mette sotto accusa e attacca come traditore di quei valori un giornale che ha fatto del “terzismo”, dell’equidistanza tra le parti politiche in conflitto, della tecnica pesata col bilancino d’un colpo al cerchio e uno alla botte, la sua divisa e la sua funzione?”.
Quella mia domanda di allora è rimasta senza risposta ma è ancor più attuale oggi. De Bortoli dirige per la seconda volta il Corriere della Sera dopo l’esperienza conclusa nel 2003. Quell’esperienza è evidentemente ben viva nella sua memoria; adesso conosce meglio i limiti entro i quali può muoversi e li rispetta con maggiore attenzione. Perciò si preoccupa e si addolora se il premier, non contento della sua prudenza, lo avverte che dev’esser più attento e più docile.
Del resto, sempre in tema di direzione del Corriere della Sera, il nostro vicedirettore Massimo Giannini scrisse il 3 dicembre del 2008 un articolo di fondo intitolato “L’editto albanese”, quando durante una visita di Stato a Tirana, Berlusconi disse che Giulio Anselmi e Paolo Mieli “dovevano cambiare mestiere”. Scrisse Giannini: “Dietro quelle parole del Cavaliere c’è una visione totalitaria della democrazia che tra un editto e l’altro sta ormai precipitando in un’autocrazia”.
La cosa singolare è che tutta la stampa internazionale, quella progressista e anche quella conservatrice, considera il nostro premier come un personaggio che ha ormai sorpassato ogni limite accettabile. Dopo i suoi attacchi alla Corte costituzionale e al capo dello Stato lo descrive come un pericolo per tutti, portatore di un virus infettivo il cui solo contatto è rischioso. Leggete il Newsweek di questa settimana che è l’esempio più recente di questa preoccupazione.
Io vorrei, noi vorremmo, che la stampa italiana non fosse meno lucida e meno coraggiosa di quella internazionale. Mi sembra purtroppo un vano desiderio. -
gabri scritto il: 13.10.2009 alle 14:20
Se il paese vive una condizione eccezionale, che poi è di caos dei ruoli – imprenditore e politico, giornalista e agitatore, velina e parlamentare, dobbiamo sforzarci di ricondurlo alla non-eccezionalità, al passo della normalità democratica, ove ognuno ha il suo ruolo. Se no, ha fatto scuola Berlusconi, che fa il presidente Unico ( alla democrazia ci penso io ), che non capisce che c’è un ruolo anche dell’opposizione, che delegittima la Corte Costituzionale, che è di uno scorretto inammissibile. E’ questo il danno maggiore che fa, più grande del conflitto di interessi. E dunque non imiteremo i suoi metodi. Il giornalista faccia il suo mestiere, non il leader; e non attacchi le altre testate che per tradizione hanno posizioni diverse.
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Graziano scritto il: 13.10.2009 alle 14:44
Trovo deludente il post di gabri. E’ così, secondo me, che si fa confusione. Cosa vuol dire attaccare un’altra testata?
Vede una situaizone, la denuncia, l’altro risponde, la gente deduce.
Mi sembra la democrazia e mi sembra non c’entri nulla con la parte iniziale del messaggio, con la quale, invece, concordo. -
gabri scritto il: 13.10.2009 alle 15:04
Ho riletto ora, caro Graziano, l’articolo di Scalfari sul ” coraggio” di De Bortoli, e trovo intollerabile quel tono, condito con le citazioni tratte dai Promessi Sposi, sulla viltà del Corriere. Come si permette ? Difenderei chiunque da attacchi tanto personalistici. In realtà Scalfari si è presa lia responsabilità di orientatore delle masse, che nessuno gli ha dato mai, se non i suoi lettori ( e non tutti, per quel che mi consta). E da troppo tempo, ormai. Il fatto che certi suoi lettori provino gusto al tono di acceso e ossessivo antiberlusconismo non basta , e non ha cambiato niente: sono solo sfoghi che faranno bene alla pancia, ma la politica resta al palo.
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Alessandro scritto il: 13.10.2009 alle 15:19
Gabri, io penso che la ragione per cui Papi fa tutto quello che sta facendo è per difendere i suoi personalissimi interessi, oltre che per cercare di evitare processi e condanne. In altre parole il conflitto di interessi che incarna, secondo me, è la causa di quello che fa, e non una effetto collaterale.
.E se i mezzi di comunicazione, come dovrebbe essere in una democrazia davvero compiuta, non appartenessero a chi è Presidente del Consiglio, allora i giornalisti del Fatto (per fare un esempio) potrebbero semplicemente esporre le loro opinioni, invece di avere motivo anche di “attaccare” quei mezzi di comunicazione appartenenti al Presidente del Consiglio che attaccano l’opposizione ed i giornali che esprimono le posizioni di chi sta all’opposizione.
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Graziano scritto il: 13.10.2009 alle 16:30
Ale, caffè pagato.
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Alessandro scritto il: 13.10.2009 alle 16:41
Graziano e Gabri, sarà un esempio piccolo piccolo, ma può servire a rendere l’idea:
Io qui posso scrivere le mie opinioni senza che qualcuno mi dia dello stalker, o del provocatore, o del troll, o di peggio, e quindi io NON ho motivo di reagire “a tono”. Diversamente io, per le stesse cose che scrivo, qui potrei essere considerato un criminale, essere censurato, essere oggetto di manipolazioni, ed essere indicato come soggetto da ostracizzare. E’ successo, e voi lo sapete (attenzione, non sto con questo negando di avere reagito alle provocazioni ed alle offese). Secondo me la situazione dell’informazione italiana è simile a quella che caratterizza “altri” blog…
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giuseppe scritto il: 13.10.2009 alle 17:05
Io capisco l’allarme che è anche il mio, anche se mi repugnano le posizioni riduzioniste perché mi sembrano false e ingannevoli. Ma mi pare che stiamo arrivando a uno “Scalfari – o Repubblica – contro tutti”. Graziano, io conosco e in larga misura condivido le tue fiere preoccupazioni (nella loro sostanza, tutte), ma il tono di Scalfari mi sembra grave, non di semplice, lecitissima e doverosa critica, e che sia peggiorato dal suo tradizionale accento sentenzioso che usa pure per fare le “imparate” con citazioni da liceo. A mio parere, c’è in lui spesso un contrasto umoristico fra l’eloquio retorico e l’ovvietà e la didascalicità delle sentenze. Egli in sostanza, ha accusato un collega di un illustre giornale di essere “terzista”, cioè, a ben vedere, non fazioso (come lui stesso si atteggia), di non usare i suoi toni, ed ha alluso a suoi timore e ignavia, se non a connivenza. E’ come se, non ravvisando adeguato ossequio e concorso all’azione sua e del giornale, se la prenda con chi non gli pare aderire, quasi ritenesse di avere capito tutto soltanto lui e che solo il suo metodo sia corretto. Io penso che le osservazioni di Gabri non siano così deludenti e contengano molto di vero. Non mi sfiora nemmeno l’idea di caldeggiare un quietismo e un perbenismo di buone maniere da salotto, ma se si deve difendere una concezione etico-poltica, è necessario non violentarla a nostra volta; il che non esclude la fermezza. L’attacco non mi pare lieve. Non vorrei che la deriva contagi anche coloro che se ne fanno fieri accusatori. E non mi garbano questi “maestri di vita” e di idee che pretendono di possedere la verità non riuscendo nemmeno a sorridere di lezioncine scolastiche reboanti (che tradiscono pure la misura in cui tengono gli altri). Come se dovessimo passare, togliattianamente, dalle armi della critica alla critica delle armi. Si difende il metodo della libertà non le proprie ostinate convinzioni.
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lidia scritto il: 13.10.2009 alle 17:08
Stimo Scalfari, credo che possa esprimere, anche con forza, le sue idee senza per questo essere considerato “un orientatore di masse”.
Credo si possa anche criticare la linea di un altro giornale, così importante, poi, senza che nessuno dica “ma come si permette”.
Non è un editto bulgaro, è un’opinione.
Sono una sua lettrice, ma leggo anche il Corriere e la Stampa, e non mi ritengo affatto malata di antiberlusconismo ossessivo.
La mia opinione l’ho già espressa e sono assolutamente d’accordo sul fatto che la situazione italiana sia in gran parte sottovalutata.
Non credo poi che le mie opinioni siano così importanti, ma credo che siano
le opinioni di tanta altra gente come me, di sinistra, moderata e con tanta voglia di cambiamenti. -
giuseppe scritto il: 13.10.2009 alle 17:23
Lidia, io penso che le tue opinioni, e quelle di tutti noi, non siamo meno importanti di quelle di Scalfari.
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gabri scritto il: 13.10.2009 alle 17:58
Ed è per questo, Alessandro, che ci tengo a farti capire come la penso.
Non sono una novellina in politica; i miei maggiori hanno combattuto il fascismo con metodo e incessantemente e poi l’occupazione del potere della D.C ogni giorno della loro vita. Perciò, non per mio merito, so qualcosa di come si vince e come si perde; per esempio, il movimento delle donne non ha alcuna speranza di successo con quei metodi.
Quando lo stato della politica è così incancrenito come in Italia, è giusta la denuncia generalizzata dei suoi mali e dei responsabili dei mali; ma se questo non basta, come non basta ora, bisogna rivolgere l’attenzione della gente, degli apparati dell’opposizione, degli attivisti, dei simpatizzanti sulle conseguenze che quei mali generali hanno sui problemi concreti, far notare come quei mali generali creino altri problemi concreti, , non risolvendo i vecchi; e questo si fa scendendo a trarre esempi sul territorio stesso, così la gente sta più attenta e ti capisce meglio. In questo momento non abbiamo strutture forti, lo so; ma abbiamo tanti simpatizzanti ( metà del paese) che non vanno depotenziati in un’inutile opposizione rabbiosa, ma orientati a cogliere sul territorio gli argomenti per smascherare la fantapolitica del premier. La denuncia rabbiosa di Scalfari e altri scalda la pancia, ma non ci fa fare un passo avanti, come si è visto. Mai come ora occorre che non perdiamo la testa; e se non lo facciamo,vi chiedo perdono,ma per me significa che abbiamo i piedi caldi e la pancia piena. -
Lidia scritto il: 13.10.2009 alle 18:30
Gabri, ma perchè parli di denuncia rabbiosa? A me è parsa amareggiata, fortemente delusa.
Giuseppe, hai tutte le ragioni del mondo, è che io n on sono abituata ad esprimere le mie opinioni in pubblico, non so usare la dialettica in modo convincente (e credo che questo sia evidente) e sono molto timida…ho le mie idee ma, forse, temo sotto sotto di dire cose banali.
Però, però, sono molto interessata e questo mi dà (su di e da l’accento non va?) il coraggio di dibattere. -
Alessandro scritto il: 13.10.2009 alle 18:44
Gabri, io non vedo quella di di Travaglio, o di Grillo, o di Di Pietro, etc. (non parlo di Scalfari perchè non leggo Repubblica) come una reazione rabbiosa ed inconcludente. Io la vado determinata. Io la vedo come una presa di coscienza del fatto che fino ad ora chi era deputato a fare l’opposizione (il PD) non la ha fatta, e quindi è arrivato il momento di farla da sè, in maniera molto decisa, intransigente, totale. Ora bisogna contarsi e vedere chi sta di qua (e vuole cambiare le cose) e chi sta di là (e vorrebbe che le cose rimangano come sono).
.Secondo me ci sono un sacco di problemi in questo Paese, ma IL PRIMO problema da risolvere è impersonificato da Silvio Berlusconi (col suo conflitto di interessi) e la sua maggioranza di governo. Occorre disciplinare in maniera ferrea la questione del conflitto di interessi, per evitare che qualcun altro possa fare quanto ha fatto lui.
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gabri scritto il: 13.10.2009 alle 19:02
Lidia cara, sei invece una preziosa interlocutrice.
Alessandro, ti pare che io non sia intransigente oppositrice? Ma proprio per questo mi sforzo di trovare il modo di estirpare questo male fin dalle sue radici e non facendo leva sull’emotività. Perché così la gente non cresce. Dovremmo fare tutti come Gabanelli e Iacona, parlare dei mali specifici del paese senza guardare in faccia a nessuno, documentati, incisivi, coi fatti , e solo i fatti, che parlano; come i film di Elio Petri, anche. Come credi che la sinistra abbia potuto avere l’egemonia culturale, se non perché aveva radici nella realtà vera?
E tornando a Lidia, ti pare che la denuncia amareggiata e delusa non sia un segno di debolezza e di sconfitta ? Forse non vi convincerò, ma , credetemi, il cavaliere né mi incanta con le chiacchiere né mi piega con l’amarezza e la delusione. Ci può contare. -
Alessandro scritto il: 13.10.2009 alle 19:08
Gabri, dunque io e te abbiamo lo stesso obiettivo. Allora, tornando all’origine di questa discussione: secondo me De Bortoli è troppo poco intransigente. Anche se non leggo Repubblica, io trovo che chi ha coscienza per capire il danno che papi sta causando al Paese debba avere come priorità fare tutto il possibile affinchè papi lasci al più presto l’ufficio della Presidenza del Consiglio, e se ne vada a casa.
Gabanelli secondo me fa un ottimo, preziosissimo lavoro. Ma quanti lo sanno? Secondo me il Corriere della Sera, se ha a cuore le sorti del Paese dovrebbe fare la sua parte per mandare a casa papi, con intransigenza.
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gabri scritto il: 13.10.2009 alle 19:42
Dicevo che dovremmo fare TUTTI come Gabanelli e Iacona per dimostrare che il grande factotum in realtà fa solo demagogia e i problemi restano.
Ma per me è grave la sfascio delle istituzioni su cui B. conta, il fatto che lui miri a non far sentire più le istituzioni perché lui le assorbe e le sostituisce tutte. Da delirio.
Per tornare a De Bortoli, io trovo che De Bortoli è ……De Bortoli; lui e la sua redazione ( che è composita) faranno ciò che credono. Con qualche sorpresa positiva, come quella che ci ha riservato la nostra ospite qualche tempo fa, credo rischiando un bel po’ ; eppure sembra una persona assennata e prudente, ma è capace di affondare i colpi. Giuseppe ha spiegato molto bene come Scalfari sia stato scorretto nella forma e impolitico nella sostanza. Forse quelli del Corriere pensano , come me, che la lepre non si piglia col tamburo. -
Lidia scritto il: 13.10.2009 alle 20:28
Grazie, Gabri, per le tue parole gentili.
Volete un’altra opinione interessante? Leggete Mimmo Càndito su La Stampa:
ha un blog che parla oggi proprio di questo argomento e leggete anche i commenti dei lettori e la sua risposta.
Lo potete trovare, naturalmente, cliccando il sito de La Stampa.it
Mimmo Càndito, un altro giornalista con la schiena diritta. -
Alessandro scritto il: 13.10.2009 alle 20:57
Gabri, è proprio perchè come te io percepisco che lo sfascio delle istituzioni sia allarmante, che io credo che non sia più il tempo dell’appeasement, o dei compromessi con Papi. All’ordine del giorno io vedo due soli punti: mandare papi a casa il prima possibile, e disciplinare il conflitto di interessi.
De Bortoli è De Bortoli, e fa quello che crede. Scalfari secondo me non può dire a De Bortoli (ne’ ad altri) cosa deve fare, così come non può dirlo a chi dirige Libero o a chi dirige il Giornale, o a chi dirige Rete 4, Canale 5, o Italia 1. Però chi ora non fa opposizione intransigente a papi, ai miei occhi non avrà più il beneficio della buona fede se fra una settimana dovesse iniziare a lamentarsi di papi. E De Bortoli già una volta è stato dimissionato da papi… Perchè è chiaro a tutte le persone intellettualmente oneste che, come ha detto qualcuno, a papi se gli concedi un dito lui si prende tutto. Secondo me oggi (anzi, da un pezzo…) o si è contro papi, o si è conniventi con papi.
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Ornella scritto il: 13.10.2009 alle 21:26
Cari Alessandro e Graziano,
anch’io sogno di vedere il giorno in cui chi possiede reti televisive, case editrici e giornali non possa più essere eletto capo di un esecutivo, anche se non dimentico che quando l’attuale opposizione era al governo ha fatto ben poco per risolvere il problema del conflitto di interessi. Tuttavia mi pare evidente che i soli simpatizzanti di sinistra, più o meno accesi, non riusciranno nell’intento di mandare a casa il caimano. Ecco perchè capisco la posizione di chi non si schiera su posizioni di guerra aperta.
Un giornale mira anche a formare opinione e se si rivolge ad un pubblico moderato ( magari composto da buona parte di quei cittadini che, in misura sempre più preoccupante, disrtano le urne da un po’ di tempo in qua) cerca di portare avanti le proprie idee in modo meno diretto, senza tuttavia perdere di vista l’obiettivo fondamentale che resta quello a cui tutti, mi pare, tendiamo: ripristinare un corretto equilibrio tra potere politico e informazione. -
Alessandro scritto il: 13.10.2009 alle 21:43
Ciao Ornella. Io credo di capire la spiegazione che dai dell’atteggiamento del Corriere. Però secondo me tale atteggiamento, contro papi, è perdente, e credo che la situazione lo dimostri. Secondo me, fare come De Bortoli per contrastare papi, ha le stesse probabilità di successo che avrebbe avuto cercare di fermare le SS con la satira.
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Graziano scritto il: 13.10.2009 alle 22:09
Intervengo di fretta, senza fine tuning, per non perdere il topic e l’argomento, per me centrale, perchè sono fuori casa e ci starò anche domani ma non voglio perdere il momentum.
Sarò rapido e non molto argomentativo (si dice così? boh!).
A me interessa poco di De Bortoli e poco anche di Scalfari e la mia simpatia per loro non c’entra nulla; nemmeno mi interessano le loro schermaglie e eventuali piccoli o grandi rancori che ci fossero dietro.
A me interessano le cose che dicono, e non moltissimo come le dicono (questo è uno dei casi nei quali la sostanza vince di gran lunga sulla forma).
E, nella fattispecie, a me interessa che cosa fanno per aiutare, nel loro mestiere quotidiano, questo paese a liberarsi di un bandito pericoloso e infido come Berlusconi.
Davanti ad un uomo che, utilizzando la sua intelligenza in modo, appunto, banditesco (e non solo come politico ma anche come imprenditore corruttore ed evasore, io sono stato, come detto, sia suo fornitore sia suo cliente), e il suo potere in modo spregiudicato, che ha causato danni al nostro paese la gravità dei quali non sappiamo nemmeno quantificare, a me interessa chi da (cerca di dare), il suo contributo, in modo chiaro e preciso, affinchè questo personaggio smetta di fare danni.
Poi questi comportamenti potrebbero non portare risultati (cfr. la posizione di gabri) ma vedremo; poi si può sbagliare qualche attacco ma, ripeto, per me non è questo il punto chiave.
Il punto chiave è, sempre per me, che qui non siamo in presenza di un uomo politico che porta avanti idee e programmi sui quali si può o non si può essere d’accordo, e ciò giustificherebbe un’ipotesi di “terzismo”.
Qui siamo, lo ripeto, e da chi non fosse d’accordo con me attenderei motivazioni, in presenza di un bandito pericolosissimo.
E contro un bandito pericolosissimo non si può giocare di fioretto.
Si combatte, magari sbagliando (ma, ancora, non è questo il problema e se vogliamo discutere sulle modalità per vincere facciamolo ma qui non c’entra nulla), ma lo si combatte; non si può soltanto raccontare che cosa fa (cfr. De Bortoli) e lasciare ai lettori l’interpretazione.
Berlusconi non è un personaggio che a volte fa cose buone, a volte cattive, a volte è simpatico e a volte è antipatico: Berlusconi è un bandito.
Punto e basta.
E le gesta dei banditi non si raccontano.
Si combattono. -
Lidia scritto il: 13.10.2009 alle 22:12
L’amarezza e la delusione di Scalfari, io la riferivo nei confronti di De Bortoli…
Poi è ovvio, o dovreb be essere ovvio, che nessuno può dire cosa deve scrivere e come si deve comportare un altro giornale, ma credo che criticare
sia lecito. -
Alessandro scritto il: 13.10.2009 alle 22:37
Graziano, questa volta sono io a pagare il caffè a te.
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gabri scritto il: 13.10.2009 alle 22:47
Tutto questo offrirsi il caffè, e lidia, Ornella ed io senza niente……..Che gentiluomini ! Meritereste di essere mandati …sull’altro sito ad essere trattati come vi meritate.
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Alessandro scritto il: 13.10.2009 alle 23:16
Gabri, perchè, sull’altro sito c’è qualcuno/a che offre caffè? A me è parso che servissero cicute, ciofeche, e sostanze soporifere che danno assuefazione ed inducono a smettere di pensare con la propria testa.
Ad ogni modo, chiamato in causa non mi tiro indietro: offro caffè (e ci metto sopra anche una pasterella) anche a te, Ornella, e Lidia, ed anche a Giuseppe, (e pure a Carlà, a Segolene, ed a Cecilià), alla prima occasione utile.
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gabri scritto il: 13.10.2009 alle 23:19
Ci contiamo!!!!!!!!
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francesca scritto il: 14.10.2009 alle 00:19
siti, non siti. ma nn importa! qui si sta svolgendo un dibattito vero. e credo che chi sostierne che Scalfari , come si dice dalle mie parti, abbia pisciato fuori dal vaso, questa volta ha ragione. leggo Repubblica, continuerò a leggerla, ma un giornale dovrebbe x sua legittima vocazione essere al di sopra della parti. e grazie x le vostre belle opinioni
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Alessandro scritto il: 14.10.2009 alle 00:54
Io non mi aspetto che un giornale sia al di sopra delle parti. Anci, io credo che un giornale non sarà mai, pure se ci prova, ad essere al di sopra delle parti. Credo che quello che conta, per limitare i danni, è che un giornale NON sia controllato da chi detiene il potere politico. Anche secondo me Scalfari ha sbagliato. Ma secondo me non ha sbagliato ad attaccare De Bortoli. Secondo me ha sbagliato nel pensare di poter dire a De Bortoli cosa doveva fare. De Bortoli fa quello che crede, e se ne assume le responsabilità.
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Graziano scritto il: 14.10.2009 alle 10:08
Sono out ma ho trovato, tra le mie carte e lo conservo come un bel ricordo, una mia lettera del ‘90 a Scalfari e sua articolata risposta.
Lettera che, non essendo un ricordo labile perchè verba volant ma scripta manent, chiarisce molte cose.
Appena ho mezzoretta ve ne copio qualche pezzo.
Caffè per tutti ma vi prego, ancora una volta, di capire che non stiamo pralando del fatto se Scalfari ha fatto bene o male, se è un partito o no, se ha esercito o no, se è maleducato o presuntuoso o radical chic.
Stiamo parlando del fatto se Berlusconi è un uomo politico “normale” (a volte ha ragione a volte a torto; a volte cose dice cose intellligenti, a volte meno; a volte sei d’accordo con lui a volte no; etc.) o se, invece, come credo io, e come crede Scalfari, sia un bandito pericoloso.
E per farmi odiare dopo l’offerta del caffè (a Milano…), aggiungo che chi non capisce che questo è il punto vero sta prendendo un grosso granchio.
Ma grosso grosso. -
Marino scritto il: 14.10.2009 alle 10:23
Graziano, ma proprio non riesci a pensare ad altro che a Berlusconi? La strada dell’antiberlusconismo ossessivo è contro-producente, e poi qui si vorrebbe parlare anche di altro. Ad esempio, di come vanno pettinate le bambole, argomento che interessa assai di più. Margareta Prestipino ci ha scritto un magnifico libro dei suoi. Lei è una donna-donna, e scrive in un linguaggio femminile-femminile.
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:-) scritto il: 14.10.2009 alle 10:38
, Marino. -
Margareta Prestipino scritto il: 14.10.2009 alle 11:13
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Ornella scritto il: 14.10.2009 alle 14:24
Per il caffè va’ bene, se volete venire a Torino posso anche offrirvi un “bicerin” in piazza della Consolata. La pastarella no, grazie, perché la bilancia mi odia quanto io odio lei…
Vi copio, a seguito, un pezzo del “Buongiorno” di Gramellini del 10 ottobre scorso, so che non soddisferà Graziano, ma io lo trovo condivisibile…“……. Un premier che ieri ha avuto il coraggio di accusare il Corriere della Sera di non essere più «il foglio conservatore della buona borghesia» senza chiedersi piuttosto che fine abbia fatto quella borghesia. Milanese, perbenista e un po’ ipocrita, ma solida e laboriosa, spazzata via dall’arrivo di una classe di arrampicatori spregiudicati e volgari che il Corriere non lo leggono perché, essendo moderato, non è abbastanza truculento per i loro gusti. Anche i «buoni borghesi» amavano il piacere e il denaro, ma ne arginavano gli eccessi con l’educazione, senza contrabbandare l’ostentazione continua del proprio interesse privato per sincerità.
«Sentiamo la mancanza del Corriere che fu», ha detto il premier. Io sento la mancanza della borghesia che fu, dal cui ultimo campione raccolsi l’aneddoto su Churchill. Si chiamava Indro Montanelli e lasciò il Corriere negli Anni Settanta, quando era davvero «un foglio di sinistra», per tornare alla base non appena la nuova borghesia trionfante lo ritenne troppo anziano e carico di sintassi per rappresentarla.” -
Graziano scritto il: 14.10.2009 alle 14:30
Troppa sicurezza, cara Ornella

Il pezzo di Gramellini mi soddisfa. -
giuseppe scritto il: 14.10.2009 alle 14:44
Ma, a guardar bene, quando mai c’è stata una “borghesia” in Italia?
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gabri scritto il: 14.10.2009 alle 15:09
La buona borghesia è presente nella letteratura. Nel caso di Torino si potrebbe citare la famiglia e gli amici di Natalia Ginzburg, nata Levi ( mi pare) in Lessico familiare, oppure i nuclei familiari di Amore e ginnastica di De Amicis.
Dai, Giuseppe, dicci come la vedi in fatto di ” borghesia” !
Ci sto per il ” bicerin”. -
Graziano scritto il: 14.10.2009 alle 16:57
Provocazione, di passaggio…
Ma che senso ha discutere, oltre che per il piacere e la necessità di capire che cosa pensano gli altri, e restare della propria idea? -
giuseppe scritto il: 14.10.2009 alle 17:12
Mah, Gabri, io non pretendo una borghesia come quella francese che in sessant’anni fece tre rivoluzioni che ci hanno dato le strutture del vivere civile moderno, che ha fatto una grande letteratura e cultura, che è stata classe dirigente. Noi non abbiamo avuto borghesia perché siamo sempre stati “individui”, anche grandissimi (si pensi al Rinascimento), ma che non hanno fatto struttura di nazione. I nostri grandi dell’800 erano individui anch’essi che si rodevano il fegato, come Leopardi e Foscolo, lo stesso Manzoni. Erano, con tutte le differenze fra loro, dei drammi personali. Un grand’uomo con un grande disegno fu Cavour che non era manco un italiano proprio. Di cultura anglo-ginevrina, parlava e scriveva bene il francese e meno bene l’italiano. Dopo, la destra storica, notabili dignitosi che si tassarono pure per reggere l’unificazione, eredi di Cavour, ma che non erano Cavour. Poi, cinquant’anni di ceti medi, sino alla proporzionale del ‘14 con votazione del ‘19 e vent’anni di fascismo con “riforma” dello “spirito” della nazione, popolo e populismo in mistica totalitaria. Quindi, lo Stato se lo sono ripreso (dopo il ‘19) quelli che avevano avversato l’Unità, cattolici e prima i tentenna socialisti poi i comunisti, questi ultimi sottomarca della cultura cattolico-istituzionale.
Ma quale borghesia possiamo mai avere? -
Graziano scritto il: 14.10.2009 alle 17:44
Non so stare senza di voi e, anche se sono in un training la linea c’è e mentre i ragazzi lavorano vi leggo, e domando: ma non è che il post di Giuseppe che mi precede è un po’ in contraddizione con altri dello stesso Giuseppe quando si parlava di popolo italiano fatto in un certo modo e per questro votante Silvione?
Non ho tempo per fare ricerca ma così mi pare…
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Alessandro scritto il: 14.10.2009 alle 18:07
GRAZIANO!!! Mannaggia a te!!! Ancora un poco ed avremmo avuto Giuseppe dalla nostra parte, senza colpo ferire, e tu sei andato a sfruculiare…
Giuseppe, scherzo.
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gabri scritto il: 14.10.2009 alle 18:10
a Grazianoo’, chi te l’ha detto che rimaniamo della stessa idea ? Non credo proprio. Se non si litiga, non si rimane della stessa idea; l’idea che ci contrariava diventa impercettibilmente ” possibile”. Se non si litiga. Se è umanamente accettabile la persona con cui discuti, diventa umanamente possibile anche l’idea. Perciò se ti invitano cortesemente ad Arcore…….., chissà come ci ritorni.
Giuseppe, mi interessava ripensare nostalgicamente alle buone borghesie cittadine, i lettori del Corriere, appunto, perché l’altra sera da Fazio ho rivisto la vecchia terribile signora Crespi. A quella borghesia il signor B., che ne sente la nostalgia, non è MAI appartenuto….. -
giuseppe scritto il: 14.10.2009 alle 18:32
A Grazia’, ma dov’è la contraddizione?? Se avessimo avuto, storicamente, classi dirigenti serie (strutturalmente e non solo per qualche momento) staremmo in questa condizione?
Alessa’, il fatto è che io non sto “da un’altra parte”, ma che non condivido il bellum omnium erga omnes. E’ questione di metodo. E poi, c’è che io ho diffidenza per quelli che si atteggiano a maestri degli altri, che hanno sempre capito tutto (soltanto loro) e fomentano i rapimenti mistici, anche con peregrine analogie storiche. Gente di parte anch’essa e con un non perfetto senso della libertà, che infatti non si esime dall’aggredire un collega perché “non fa come Repubblica”. Perché questa mi è parsa la sostanza, al di là di tanti paroloni. “Voglio vedere questo dove vuole arrivare”.
Si “sfrucugli” pure; napoletanismo che accetto.
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gabri scritto il: 14.10.2009 alle 18:44
Graziano, tu ad Arcore sta attento, perché il personaggio è forte, soprattutto con le barzellette, Hai sentito l’ultima ? ” A dicembre, via ai lavori sul ponte dello Stretto. Il debito non freni gli investimenti”. Non è forte ?
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Graziano scritto il: 14.10.2009 alle 18:52
Il seminario è finito.
Fra un po’ autostrada Verona-Milano, speriamo no code, un po’ di risposte.
Gabri: era solo una domanda rivolta a tutti, anche a me, una piccolissima provocazione relativa alla problematica (filosofica, quasi…), e che Giuseppe potrebbe svolgere bene, del “siamo in grado, oggi, di cambiare la nostra idea confrontandola con quelle degli altri?”
Giuseppe: la contraddizione che vedevo era relativa al fatto che (sarò rozzo nell’esposizione, maledetto tempo…) io ho sempre sostenuto che noi italiani votiamo Silvio perchè, fondamentalmente, siamo un popolo “”"ignorante”"” (tra triple virgolette, speriamo che non arrivi il solito “solo lui ha capito tutto…”) e tu mi riprendevi e il tuo tono, alla fine, a sembrava fosse del tipo “ma se guardiamo agli altri popoli anche lor, etc. etc.; la tua risposta sulla borghesia francese, mi pare, invece, sia un bel pezzo di risposta al fatto che, per esempio, i francesi sono meno “”"ignoranti”"” di noi (anche qui, non mi raccontate le vostre esperienze con quel parigino stronzo o con Sarkozy che promuove il flglio, etc. etc.)
A tomorrow. -
giuseppe scritto il: 15.10.2009 alle 09:26
Graziano, anch’io ho sempre sostenuto un’analisi che a me pare migliore, del fenomeno berlusconiano. Cioè che bisogna guardare prima alle condizioni che lo generano e alimentano, che alla sola persona simbolo, per non parlare solo di epifenomeni. Perché sono convinto che c’è Berlusconi perché l’Italia è così e non che l’Italia sta così perché c’è Berluasconi. E con ciò mi sono sempre attirato le “contumelie” anche di vecchi amici anti-berlusconiani d’abord che parlano solo di lui senza analisi storico-culturali, facendo quasi credere alla calata degli Hyksos.
Quanto agli “attacchi” esteri, io non cambiavo le cose, perché ho sempre sostenuto che effettivamente oggi noi non siamo alla nostra altezza. Aggiungevo, però, che quelle critiche sono insistenti e sospette, che assomigliano a stereotipi da sempre usati contro di noi; che mi sembrano prescindere dal solo fenomeno berlusconiano (ne ho lette diverse che appena toccato Berlusconi passavano subito al “coltello e al mandolino”); che anche gli altri, in Europa, oggi, mi sembra non stiano alla loro altezza, che facciano pena, orfani di una cultura morta con l’ultima rovinosa guierra-suicidio in due tempi. Che i figli di “un’espressione geografica” come mi sembra l’Europa oggi, con molti problemi da risolvere nella loro scalcinata cultura ed eticità politically correct, si concentrino con questa foga solo su di noi, mi sembra una prova del loro tentativo di colpevole rimozione. -
Alessandro scritto il: 15.10.2009 alle 12:42
Giuseppe,
su Scalfari: come ho già scritto, penso che Scalfari possa criticare chi gli pare, che è cosa diversa dal dire a Tizio, o Caio, o De Bortoli, cosa dovrebbe fare. De Bortoli fa quello che vuole, e poi ne risponde (in primis ai suoi lettori);
.sulla guerra di tutti confro tutti: non la auspico nemmeno io. Io auspico che chi non gradisce Berlusconi faccia sempre (tutti i giorni) il possibile per mandarlo a casa, anche se “il possibile” è solo di manifestare la propria fermissima disapprovazione;
.
Sulla stampa straniera: io penso, come ho già scritto, che pure una persona alla quale mancano entrambi i piedi (come ad esempio l’atleta Pistorius) possa rilevare che un’altra persona è zoppa. Quello che conta per me è la veridicità dell’affermazione, più che il soggetto che la formula. Se è vero (almeno in parte) quello che la stampa straniera scrive di Berlusconi e dell’Italia, per me quello resta vero (ed in quanto tale meritevole di riflessioni) pure se all’estero avessero gli stessi problemi che abbiamo noi, o anche problemi più gravi ed imbarazzanti.
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giuseppe scritto il: 15.10.2009 alle 12:47
Io non contesto la critica; ci mancherebbe. Ma dicevo che chi vuol fare critica dovrebbe cominciare col togliersi il trave dal proprio occhio. Sennò, non è credibile.
E sennò ancora, mi fa sospettare due alternative: o che è scemo o che è in malafede (e penso sempre che sia peggio lo scemo). -
Alessandro scritto il: 15.10.2009 alle 13:16
Giuseppe ammettendo (in via ipotetica) che io sia d’accordo con te circa l’imperativo per chi critica di doversi togliere il trave dal proprio occhio per poter essere legittimato a criticare il prossimo, ti eccepisco che è da dimostrare che i giornalisti o gli editori di stampa estera che criticano Berlusconi e l’Italia abbiano delle travi da togliersi dal proprio occhio. Potrebbero essere persone rette e integerrime, diversamente da chi governa nel Paese nel quale vivono. Ed allora, se le colpe dei governi non ricadono sui giornalisti ed editori, le critiche di quei giornalisti non sono necessariamente mosse da persone sceme o in malafede per “presenza di trave nell’occhio”…




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