La ripresa nasce dall’aiuto reciproco. La paura porta solo al declino
Scritto da Maria Latella in attualità, detto tra noi | PermalinkDicono: in tempi di crisi si è più solidali. Non è un luogo comune, insistono. la solidarietà si rafforza davvero nelle difficoltà. Guardate cosa succede tra i terremotati d’Abruzzo, fanno notare.
Sarà. In tempi di crisi si cristallizzano anche le paure, la diffidenza. Dunque, i più generosi daranno una mano, i più insicuri, i più meschini lavoreranno invece in difesa, nel timore che qualcuno possa portare via quel poco o tanto rimasto.
Non ripeterò concetti che vi sono stranoti, ma, in questo Natale 2009, ho come l’impressione che la scelta tra generosità e paura, tra solidarietà e rifiuto cominci a pendere più da quest’ultima parte. Dalla parte del rifiuto, se non, addirittura, dell’aggressione. Non so dirvi perché le cose stiano andando così. A Milano il cardinale Tettamanzi ricorda la natura generosa di una città che è sempre stata tra le più aperte d’Italia, la città che negli anni 60 accolse meglio gli immigrati dal Sud, e subito la Lega si infastidisce, mal sopporta, teme che l’arcivescovo si preoccupi solo delle condizioni di vita dei Rom.
A vederla da fuori, la nostra appare una società sempre più chiusa negli egoismi di ciascuno, ma non si capisce quali vantaggi porti il diffondersi di uno stato d’animo così velenoso. Gli storici sono in grado di snocciolare un sacco di precedenti, e non bisogna andare a cercare lontano, basta leggere di quel che è accaduto, secolo dopo secolo, a certe città marinare, Genova per dirne una. Le società che, magari dopo una sconfitta militare, sono rimaste a leccarsi le ferite, chiuse nel rancore, non si sono più risollevate. La riscossa parte dall’aiuto reciproco, com’è accaduto verso la fine del ventennio e della Seconda guerra mondiale, quando la gente nascondeva in casa i vicini ebrei. Il declino comincia quando la porta di casa, invece, si chiude. Non s’è mai visto un rilancio dell’economia che passi per l’isolamento e la cupezza delle soluzioni individuali. Perciò, siccome è Natale e perfino il dickensiano signor Scrooge si ravvede della sua inutile avarizia, speriamo che il personaggio di Charles Dickens, ora al cinema con A Christmas Carol, non passi del tutto inosservato. E che i nostri bambini, gonfi di giochi, capricci e solitudine, apprezzino il racconto. Colgano il “buon esempio” si sarebbe detto qualche anno fa, quando non ci si vergognava dell’espressione e non si dovevano sempre e soltanto esibire “le palle”.
Agli adulti, a voi lettori, consiglio invece un’altra storia. Quella della nostra copertina. Buon Natale.













































Scusate, cerchiamo di riportare l’argomento alla sua sostanza. Mi pare che qui non si trattava di raffrontare i problemi della gente e quelli della politica (a parte il fatto che la politica è un problema della gente e viceversa).
Per prima cosa, non mi sembra che alcuno abbia formulato eccezioni sulla bontà dell’iniziativa a cui partecipa Maurizio.
Poi Maurizio ci ha esposto la lettera. Su questa io, pur condividendola nell’interezza, ho osservato che, secondo me, una specifica espressione fosse troppo sbilanciata e probabilmente ostativa al raggiungimento dello scopo.
Alessandro ha obbiettato su un piano diverso da quello che volevo coinvolgere, cioè sul doversi dire pane al pane e vino al vino. Gli ho controbbiettato che se tutto fosse così facile non insorgerebbe mai alcun problema.
Tutto questo, rimanendo ambedue convinti della bontà dell’iniziativa.
Il problema di “metodo” non è tuttavia un semplice accessorio.
Né la politica un inutile orpello di una “cricca” di vertice.
Né i problemi della gente una cosa estranea alla fatica delle intese e alla composizione dei rapporti fra la gente stessa.
Per cui, secondo me, rimane il fatto che tutto è possibile dire e fare, ma il difficile sta nel trovare i modi giusti per dirlo e farlo. E per questo è necessaria sapienza politica, politica che, una buona volta, dobbiamo convincerci che non è una “cosa sporca”, ma l’arte di gestire le relazioni umane per raggiungere fini positivi e utili per tutti. Come ad es. questo.
E sono ancora convinto che nella massima parte dei casi, se io andassi dal responsabile di un fatto ritenuto riprovevole e avendo bisogno di un suo permesso per i miei scopi (che dipende soltanto da lui) gli dicessi apertamente, papale papale: “Signore, per favore, mi lasci passare per assistere i poveracci che lei e i suoi compari stanno vessando ignobilmente”, quello metterebbe il pollice sulla punta del naso e con le altre dita mi farebbe marameo. Se è in vena di scherzi. Però, sarò soddisfatto di averglielo detto in faccia. Dopo di che le ragioni della gente rimarranno dove erano, ma con grande mio compiacimento personale di “chiarezza”, quello della nota battuta “quante me ne ha date, ma quante gliene ho dette”.
E qui si ricongiungono le ragioni della gente e quelle della politica.
Per cui mi sembra controproducente presentare la “semplicità” come semplicismo e staccare sino a questo punto la morale dalla politica, ricadendo in un vecchio errore speculativo che manderebbe alla malora proprio le ragioni della gente.
in realtà, secondo me, ci vorrebbero entrambe le cose : il senso forte della pace e il ” sentire ” politico per crearne le condizioni ; non mi pare che si oppongano e non dovrebbero farlo. Anzi sarebbe meglio se coesistessero nella stessa persona.
Gabri infatti io sinora mi sono sgolato per dire la stessa cosa. Il senso della pace deve informare la politica e in fondo la politica è la ricerca di soluzioni non cruente finché è possibile. E la pace senza questa paziente tessitura dei rapporti umani (le cui complessità e conseguenti difficoltà vedo molto sottovalutate) che è la poltica, non si impone come fosse un’evidenza apodittica e una santificazione venuta dal cielo.
Alessandro, ti dico sinceramente che a mio parere sbagli nel trasporre la tattica del pugno in faccia da quel contesto di Churchill a questo. Churchill dovette affrontare un’aggressione e aveva una nazione e un impero alle spalle. Anche se in condizioni precarie, poteva giocarsela pure con quello strumento; i rapporti di forza lo consentivano.
Qui, no. Qui c’è un gruppo di “uomini di buona volontà” affatto privo di mezzi di condizionamento, che, per raggiungere il suo scopo, dipende interamente e senza possibilità di pressione dal “permesso” di uno che ha la forza. Se un pugno in faccia può partire sono solo quelli “di buona volontà” che possono prenderlo, cioè non avere il permesso e fallire. Allora, questi dovrebbero usare la “forza” in un’altra sua espressione anche più difficile e sofisticata, data la mancanza di quella nella versione elementare del “cazzotto”. Invocare la tecnica del cazzotto per questo caso di persone del tutto inermi mi sembra surreale.
Infine, c’è un aspetto importante sullo sfondo. Mi pare che di questo antico groviglio ancora inestricabile che è il problema israelo-palestinese, tu dia per scontato chi è il responsabile. E’ una tua rispettabile convinzione, ma non dare anche per scontato che lo sia per tutti. Io, ad es., sono d’accordo con Gabri e fra i molti contendenti non saprei a chi dare la palma del più fesso responsabile. Ma di questo non intendo discutere perché non è in tema e perché so che anche volendo, questo è uno degli argomenti di cui oggi si può discutere solo con la raffinata logica e la forbita dialettica in uso nella “curva sud” (a Roma; degli altri stadi non conosco le usanze). E io non sono esperto di stadi.
Giuseppe, hai spiegato molto bene, secondo me.
Il mondo va proprio come hai spiegato tu. Nel caso dell’iniziativa di Maurizio, se lui vuole ottenere il suo scopo (il permesso di passare) è opportuno, secondo me, che faccia esattamente come hai descritto tu. Credo che questo sia intuibile sin dal primo messaggio che ho scritto a questo proposito.
Io ho solo aggiunto che per me è una gran disgrazia che sia così come hai bene descritto. Ho scritto che l’ipocrisia, secondo me, è la radice di tutti i mali del mondo.
Inoltre ho anche scritto (e credo di avere capito, da alcuni esempi e ragionamenti che hai fatto, che lo pensi anche tu) che a volte si arriva ad un punto in cui è oppprtuno che si metta da parte la diplomazia e si passi a fare a cazzotti, a meno di adeguatsi supinamente ai soprusi del bullo di turno.
Ovviamente non credo affatto che la circostanza in cui si trova Maurizio sia quella opportuna per “passare alle vie di fatto”, che lui ne uscirebbe con le ossa rotte, e senza alcun risultato.
Però io credo che la situazione di Gaza sia esplosiva, e se io fossi nato e cresciuto li, e se sapessi che per i miei figli si prospetta la stessa sorte, io passerei alle vie di fatto, perchè tanto non avrei nulla di decente da perdere. Allora la mia domanda è la seguente: è accettabile oltre che conveniente per il mondo intero che Gaza sia un immenso campo profughi disperati e verosimilmente pronti a tutto? Credo che la risposta sia “no”.
Allora si dia spazio alla diplomazia per cercare di risolverla. Ma se dopo questi anni siamo ancora all’ennesima… “conferenza di Monaco”, allora credo che ipotizzando di avere le spalle abbastanza robuste per poterlo fare, arriverà il momento, ad un certo punto, di dover incantonare chi impone la situazione che c’è a Gaza e “prenderli a pugni sul naso”, visto che altro non capiscono. Ed una volta che è chiaro che quel momento è arrivato, ogni giorno in più che passerà, sarà un giorno di sofferenza in più per chi vive a Gaza, trascorso inutilmente.
Intanto il governo egiziano ha manifestato disponibilita’ a far entrare gli aiuti ma non le persone, portatori di un messaggio di pace, che non si arrendono e che stanno trattando strenuamente. Continuiamo a seguirli con trepidazione, con la speranza che non si saranno scontri.
Alessandro, siamo d’accordo. Ma dobbiamo prendere atto che l’umanità è “anche” questa e porta in sé la possibilità della guerra, del pòlemos, del contrasto che può sovrastare tutti i presidi di civiltà e ripiombarla nella barbarie. E’ un contrasto che dobbiamo affrontare con sempre più affinato senso morale e più alta civiltà, infaticabilmente, perché esso distrugge ogni regola, che non sia a noi intrinseca di umanità, e quindi, anche quelle del diritto. Diritto che per quanto noi facciamo, proprio per questo, per essere il primo ad essere distrutto dalla guerra, non mi sembra possa governarla e preservarcene. Così ci resta la parte più sostanziale, l’esigenza della pace e della forza morale che ne è alla base, munita della forza della coscienza e dell’opera positiva di una sempre più elevata armonia da continuare e da vigilare e da recuperare sempre con rinnovata energia. Ma senza che nessuno ci possa assicurare che questo pericolo non insorga nuovamente. E poiché questa esigenza della pace e le correlative energie morali sono nelle nostre relazioni, bisogna coltivare i modi più robusti per gestirle. In ciò soccorrono anche quelli della politica intesa in quel modo alto che dicevo della coscienza della realtà e della bontà del fine, un misto di realismo e di idealità morale. Nelle molteplici possibilità di questa c’è pure quella del “pugno in faccia”, come fu inevitabile per Churchill. Ma la politica sorretta da idealità morale ha molte risorse per gestire i rapporti di forza, come dimostrò Cavour che, a capo di uno statarello e pressoché privo di forze materiali, seppe muovere i più potenti al suo scopo con molta capacità e molta fortuna (che “juvat” anche agli “audaces” di buona volontà). Quindi io ammiro e sostengo un’iniziativa come questa che si iscrive nella buona volontà e nella moralità che dicevo; e vorrei vederla attuata. Al contempo constato la “valutazione” politica del governo egiziano, il quale – come dice Celeste – non si oppone al passaggio dei beni di sostentamento per non apparire odioso, ma vieta quello delle persone, per evitare che qualsiasi loro eventuale risoluzione ora non prevedibile, produca un incidente internazionale con Israele, cosa che la sua diplomazia non può permettersi. Un sofisma, forse, ma prevedibile.
A fine discussione, rileggendo i vari interventi, sono arrivata ad una conclusione che vorrei condividere con voi perché è cosa positiva : e cioè che dei sentimenti “antimperialisti e pacifisti” dei frequentatori del blog , non si può dubitare. Questo lo dico per chi ne dubitasse e anche per Maurizio, a cui auguro un felice esito.
D’altra parte molti della nostra generazione ha un background politico intenso, se un giovanissimo Giuseppe ha sentito un comizio di Togliatti, morto nel ’64, o se Maria Latella da piccola veniva educata con discussioni politiche “anche a tavola”, proprio come me. Chiunque di noi potrebbe avere uno zio che, avendo fatto le marce della pace con Aldo Capitini, gli ha insegnato le canzoni antimilitariste:
E se la Nato chiama
ditele che ripassi
lo sanno pure i sassi
non ci si crede più.
E se la patria chiede
di darle la tua vita,
rispondi che la vita
per ora serve a te !
Nessun dubbio, dunque, le generazioni precedenti si son date da fare, forse più di noi….
Nel mio post ci sono degli errori. Non fateci caso, mi interessa di più il contenuto.
Gabri, hai ragione sui sentimenti generali di chi frequenta questo blog, e questo è molto positivo e mi rende contenta.
Ma, come dice Chiara Sinopoli, mi piacerebbe fare qualcosa di più; non a livello di Maurizio, beninteso, non si ha più l’età, ma qualcosa, qualsiasi cosa per scacciare questo senso di impotenza che a me personalmente pesa molto.
Gabri, certamente la nostra discussione era un confronto di idee sulla comune base di una comune avversione alla violenza che infrange la libertà. Il pacifismo mi sta bene nella sua vera accezione di opera morale non sciolta dalla consapevolezza della realtà e del duro lavoro che serve per affermarla. Perché non diventi irenismo ambiguo e di parte. Che io mi ricordi, l’interesse politico era più vivace e concreto, nutrito di cultura e di idee, oltre che talora di fedi. Ora mi sembra più povero di tutte queste e perciò più radicale, non contrasto dialettico fra avversari, ma fra “nemici”. Ma già ci dicemmo che questo fenomeno non è nuovo nella nostra tradizione storica di gente del “particulare” e del condominio. Un crescendo in questa direzione cominciò ad essermi evidente quando entrai all’università nel ’68. Molto dottrinarismo, molte parole, povera critica sotto molte bellurie libresche e fumose di scuola. Poi, a mio parere, andò sempre peggio, col piattume della società “pasoliniana”, omologata, di pochi studi e scarsa fatica. Oggi, mi sembra che, sterminate le idee, prevalga l’individuo contro tutti, nell’incapacità di una vera relazione, che è sempre transazione dell’individuo stesso con gli altri, anche nelle idee.
Purtroppo la Marcia a Gaza è stata bloccata:
http://www.unimondo.org/In-primo-piano/Egitto-bloccati-gli-attivisti-della-Marcia-per-Gaza-proteste-anche-in-Italia
Evidentemente la situazione internazionale, così come degli eventi dell’Iran fanno presupporre, fanno sì che vengano oscurate notizie di iniziative di pace.
Questa notte apprendevo da una radio libera l’ostacolo frapposto ai 1400 partecipanti alla Marcia per la Libertà verso la striscia di Gaza, della quale solo per merito di Graziano siamo stati informati.
I quotidiani nazionali non fanno riferimento alcuno già dai giorni precedenti a detta iniziativa. Resta il merito di Maurizio Morselli e di tutto il gruppo che ha creduto pienamente, come anche noi, al nobile scopo della meta.
L’amarezza dell’incompiuta non è sinonimo di fallimento laddove è più preoccupante la scelta politica di chi ha strozzato l’iniziativa stessa.
Con riconoscenza a Maurizio Morselli e a Graziano,
Chiara Sinopoli
Non so se la mancanza di notizie sui media derivi solamente dagli eventi iraniani, o da una ambigua concezione della cosiddetta par condicio o politically correct. Ovvero non possiamo dare troppo rilievo alla notizia di una iniziativa che è di parte in quanto appoggia i palestinesi di Gaza, che diamine, e quello che hanno fatto i palestinesi aglli israeliani? Dimenticando così che chi ci v a di mezzo sono i poveri disgraziati che farebbero volentieri a meno di
tutto questo.
Non si può davvero appoggiare, e gli israeliani?
Per Bacco, non si può ORA attirare l’attenzione su Gaza e su quella straziante situazione e, in altra occasione, parlare di Hamas con le conseguenze che le sue azioni creano ad Israele? Ma siamo proprio diventati delle pecore..
@Lidia:
beh, i telegiornali hanno il compito di riportare le notizie e ciò non significa sostenere una delle due parti il conflitto!
Per lo stesso motivo allora dovremmo guardare con disdegno al fatto che nei tg lo spazio che si dà alla maggioranza è di gran lunga superiore a quello concesso alle opposizioni… Minzolini docet.
Lì sì che è vergognoso, non certo riferire in maniera lineare una notizia! ‘-.-
@Lidia:qui si tratta di vedere,non da una sponda politica soltanto,ma della giustizia,della sofferenza,del dolore anche il prezzo pagato dai palestinesi.E questo lo riconoscono anche gli ebrei non integralisti.
Buon Anno!
Chiara Sinopoli
Scusate, ma Lidia pone un problema di critica, buon senso, attenzione, libero giudizio e giustizia, che a mio parere non può essere eluso. Personalmente credo, e l’ho detto, che la situazione storica cinquantennale israelo-palestinese sia ormai divenuta un tale garbuglio di responsabilità e di reciproche idiozie e di errori e insensatezze politici, che dare, segmento per segmento, giudizi sia privo di senso. E’ ovvio, almeno per me, che in ogni momento vadano sostenuti coloro che, in mezzo, quali che siano le responsabilità, soffrono di questo scempio d’umanità. Ma proprio per questo, penso che si debbano esaltare tali ragioni d’umanità senza poterle più colorire di un giudizio politicizzante, contingente e parziale, che invece concorre proprio a quel garbuglio. Perché se si fa così, ci può essere sempre qualcuno che può opporre le ragioni contrarie, con la stessa legittimità: “E l’idiozia di Hamas?” – dice Lidia. Già, l’idiozia di Hamas, rivolta anche contro gli altri palesitinesi, talora in conati di guerriglia civile, e sparatrice di razzi “a prescindere”, magari proprio quando c’è una labile avvisaglia di disponibilità, e indisponibile essa stessa a qualsiasi confronto, come alcuni dei peggiori governi di Israele. Allora, ci vorrebbe un colpo d’ala che ci portasse al di sopra di questo confronto di parti e di giudizi che in sé stessi mi paiono ormai tenerci in un circolo vizioso. Tutti con qualcosa di vero, singolarmente e artificiosamente separati; e tutti falsi e confutabili nell’insieme dialettico.
Scusatemi Foglia e Chiara, non mi sono prorpio spiegata bene. Con la mia stramaledetta abitudine di fare del sarcasmo, quando sono arrabbiata, finisco col non essere chiara. Intendevo dire che, di fronte alla sofferenza di un popolo, così grande, bisogna appoggiare le iniziative che cercano di sostenerlo senza alcuna ambiguità e senza tirare in ballo la par condicio. La critica anche a certe situazioni a latere, può e deve essere discussa in altro contesto.
Sì, Lidia, nella sostanza anch’io dicevo la stessa cosa: non doversi badare alla critica davanti alla sofferenza. Ma proprio per questo andare al punto, bisogna poi astenersi coerentemente dall’indicare responsabilità precise che in quel mare magnum ci riportano surrettiziamente alla critica che si doveva evitare. Anche perché, data la situazione, ognuna delle molte parti in causa potrebbe addurre la sua versione vera, falsa e parziale al tempo stesso.
Certo Giuseppe, a questo proposito dicevo in altro post che secondo me bisogna appoggiare chi, da entrambe le parti, vuole la pace, veramente.
If you are willing to buy a car, you will have to receive the loans. Moreover, my father commonly uses a credit loan, which supposes to be really fast.