| | | La ripresa nasce dall’aiuto reciproco. La paura porta solo al declino
Testata
18.12.2009

La ripresa nasce dall’aiuto reciproco. La paura porta solo al declino

Scritto da in attualità, detto tra noi | Permalink

Dicono: in tempi di crisi si è più solidali. Non è un luogo comune, insistono. la solidarietà si rafforza davvero nelle difficoltà. Guardate cosa succede tra i terremotati d’Abruzzo, fanno notare.

Sarà. In tempi di crisi si cristallizzano anche le paure, la diffidenza. Dunque, i più generosi daranno una mano, i più insicuri, i più meschini lavoreranno invece in difesa, nel timore che qualcuno possa portare via quel poco o tanto rimasto.

Non ripeterò concetti che vi sono stranoti, ma, in questo Natale 2009, ho come l’impressione che la scelta tra generosità e paura, tra solidarietà e rifiuto cominci a pendere più da quest’ultima parte. Dalla parte del rifiuto, se non, addirittura, dell’aggressione. Non so dirvi perché le cose stiano andando così. A Milano il cardinale Tettamanzi ricorda la natura generosa di una città che è sempre stata tra le più aperte d’Italia, la città che negli anni 60 accolse meglio gli immigrati dal Sud, e subito la Lega si infastidisce, mal sopporta, teme che l’arcivescovo si preoccupi solo delle condizioni di vita dei Rom.

A vederla da fuori, la nostra appare una società sempre più chiusa negli egoismi di ciascuno, ma non si capisce quali vantaggi porti il diffondersi di uno stato d’animo così velenoso. Gli storici sono in grado di snocciolare un sacco di precedenti, e non bisogna andare a cercare lontano, basta leggere di quel che è accaduto, secolo dopo secolo, a certe città marinare, Genova per dirne una. Le società che, magari dopo una sconfitta militare, sono rimaste a leccarsi le ferite, chiuse nel rancore, non si sono più risollevate. La riscossa parte dall’aiuto reciproco, com’è accaduto verso la fine del ventennio e della Seconda guerra mondiale, quando la gente nascondeva in casa i vicini ebrei. Il declino comincia quando la porta di casa, invece, si chiude. Non s’è mai visto un rilancio dell’economia che passi per l’isolamento e la cupezza delle soluzioni individuali. Perciò, siccome è Natale e perfino il dickensiano signor Scrooge si ravvede della sua inutile avarizia, speriamo che il personaggio di Charles Dickens, ora al cinema con A Christmas Carol, non passi del tutto inosservato. E che i nostri bambini, gonfi di giochi, capricci e solitudine, apprezzino il racconto. Colgano il “buon esempio” si sarebbe detto qualche anno fa, quando non ci si vergognava dell’espressione e non si dovevano sempre e soltanto esibire “le palle”.

Agli adulti, a voi lettori, consiglio invece un’altra storia. Quella della nostra copertina. Buon Natale.

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    Commenti dell'articolo (245)
    • Ornella | 18 dicembre 2009 alle 17:29

      Rubando l’idea ad uno spot pubblicitario (anzi vorrei chiedere loro i danni, perché pensavo di avere l’esclusiva), io prima di Natale sembro la Befana.
      Ogni giorno porto a scuola un po’ di pacchettini per amiche, colleghe, colleghi, segretari e bidelli.
      Li porto un po’ per giorno perché pesano, infatti ho l’abitudine di regalare vino, miele, olio, caffé, thé, caramelle balsamiche e altre cose del genere. Non sono grandi regali, ma sono tutti “personalizzati”, per dire alle persone “l’ho comprato per te, ho pensato a te, so che non puoi mangiare zucchero e ti ho preso le caramelle senza zuccheri, so che ti piace il vino e ti ho preso una bottiglia sola ma di quello buono”.
      Non so se tutti afferrino il messaggio, tuttavia io ne sono consapevole e tanto mi basta. Comincio dall’ambiente di lavoro perché è il luogo dove trascorriamo la maggior parte del tempo e se si crea solidarietà si vive meglio.
      In giro cerco di regalare tempo: si incontra sempre una persona anziana che ha voglia di parlare, un vicino di casa che ha voglia di sfogarsi, un amico/a che vuole raccontarti i suoi problemi con i figli, il falegname, il decoratore, la sarta, ecc. Cerco di non avere troppa fretta, di vedere le persone intorno a me.
      Ai figli faccio piccoli regali: libri, guanti, maglioncini, una custodia per il basso, un paio di orecchini alla moda. Mi piace vederli aprire i pacchetti, lo stesso con le amiche più care (cinque o sei in tutto), insomma non ho mai saputo rinunciare ai regali di Natale, piuttosto ho imparato a comprarli molto tempo prima, persino durante i “saldi” estivi.

    • gabri | 18 dicembre 2009 alle 17:58

      E’ un grande dono sentire la gioia e la sofferenza degli altri. Certo si sentono anche la viltà l’ ipocrisia, la paura. Ma queste ultime emozioni passano, sono poco profonde, in genere, son momenti di buio.
      Ma la gioia e la sofferenza chiedono una risposta ” buona”. E in questa risposta dobbiamo mettere le nostre energie.
      Questo periodo per me è votato alle speranze di Copenaghen. Giusto nella mia città è stato installato un grande stand in cui si fa informazione, musica, spettacolo. Lo hanno organizzato Emergency, Libera,Cittadinanza Attiva e Commercio Equo-e-solidale. I doni di Natale li compro lì. E partecipo alle iniziative, con grande sollievo nel constatare che non tutti hanno ” chiusa la porta”. Anche perché dietro la porta chiusa c’ è la disperazione.

    • mara | 18 dicembre 2009 alle 19:17

      Gabri, fortunatamente non tutti hanno chiuso la porta, anche se purtroppo mi sembrano molti di più quelli che proprio non vogliono aprirla. A volte basta regalare un sorriso, che non costa proprio nulla, per ricevere in cambio uno sguardo che ci rasserena. Invece mi sembra di vedere troppe persone che definirei rabbiose più che arrabbiate. Vedi certi automobilisti che perdono la pazienza se devono aspettare un secondo in più per lasciar passare un anziano sulle strisce; vedi persone prepotenti che si sentono molto soddisfatte se ti fregano il posto in fila a uno sportello. C’è gente che incontro ogni giorno e che non ho mai visto perdere l’espressione truce e grintosa, come se fossero in collera con il mondo intero. E poi mi basta vedere un ragazzo che cede il posto a un disabile sull’autobus e mi sento di nuovo fiduciosa.

    • mara | 18 dicembre 2009 alle 19:17

      Gabri, fortunatamente non tutti hanno chiuso la porta, anche se purtroppo mi sembrano molti di più quelli che proprio non vogliono aprirla. A volte basta regalare un sorriso, che non costa proprio nulla, per ricevere in cambio uno sguardo che ci rasserena. Invece mi sembra di vedere troppe persone che definirei rabbiose più che arrabbiate. Vedi certi automobilisti che perdono la pazienza se devono aspettare un secondo in più per lasciar passare un anziano sulle strisce; vedi persone prepotenti che si sentono molto soddisfatte se ti fregano il posto in fila a uno sportello. C’è gente che incontro ogni giorno e che non ho mai visto perdere l’espressione truce e grintosa, come se fossero in collera con il mondo intero. E poi mi basta vedere un ragazzo che cede il posto a un disabile sull’autobus e mi sento di nuovo fiduciosa.

    • Chiara Sinopoli | 18 dicembre 2009 alle 23:08

      La giornata del banco alimentare e’ gia’ uno spiraglio,nell’anno,per i più bisognosi,gente come noi.
      Stamattina,sulla Metro,ho intravisto,intorno alle 10.00,una giovane musicante rom.
      Si era assopita e,a quel punto,la curiosità incalzava:perche’ sonnecchiava.
      Mi avvicinavo,approfittando della scarsa frequenza di pubblico,e in un
      ottimo italiano mi diceva di essere un po’ stanca per i suoi turni di lavoro che la impegnano dalle 12 alle 18 lungo una tratta della Metro.
      Mi informavo ,poi,sulla sua stabilità,la sua dimora e si dimostrava non sprezzante di quanto concesso al suo campo dal Comune;scarsa l’acqua calda e l’illuminazione temporizzata dalle 17 alle 24.
      Volevo anche saperne di puù e sulla disponibilita’ giornaliera quanto sulla generosità del prossimo,altro punto su cui non aveva da eccepire,fiduciosa,per altro,nonostante la crisi.
      Mi sentivo,così,più tranquilla non senza avere contribuito,come altri,ad un’attenzione più consistente,rammentando,tra l’altro,qualche indebito spreco su cui porre maggiore attenzione a beneficio di chi,accanto a noi,deve proprio inventarsi la giornata.
      Domani pensero’ a un povero ma dotto eremita di montagna e ai miei familiari.
      Chiara Sinopoli
      Chiara Sinopoli

    • gabri | 19 dicembre 2009 alle 09:09

      Nevica. E’ proprio Natale.

    • Giuseppe | 19 dicembre 2009 alle 11:51

      Per me Mara ha sostanzialmente ragione. Anch’io avverto attorno, un’eterna aria incavolata, moralistico-esacerbata. E nelle mie esperienze di frequentatore di autobus pubblici, sperimento molti casi quotidiani. Non sopporto i mistici new age, sicuri di poter cambiare il mondo d’un tratto con un empito del volemose bbene. Ma anche gli eterni incavolati sono sulla stessa onda di astrattezza. Un giorno stavo salendo sull’autobus, manco a dirlo affollato, e indugiai un attimo per evitare di rovinare su un signore che mi stava avanti. Tanto bastò perché una signora dietro di me cominciasse a discettare sull’educazione e sul senso civico “della gente” per non dire sui miei. La lasciai stare, ma quella, una volta entrata, continuò con un altra signora (“signora mia!”) adeguatamente spalleggiata anche dal signore che mi stava davanti a cui avevo dato agio di entrare senza affanni. Fu un concerto di considerazioni molto moraleggianti e anche acculturate, con qualche filosofema di repressi “che avevano studiato” (male), che andò a finire, manco a farlo apposta, alla ferma censura di questi tempi “berlusconiani” (il passepartout “speculativo” che ci risolve tutti i problemi ermeneutici di questa grama società, compreso quello di portare a spasso il cane). A un certo punto mi voltai dal signore in questione, che continuava, e gli dissi: “Guardi che io mi sono fermato per evitare di venirle addosso”. E quello che non s’aspettava un gesto di attenzione dalla “ggente” (che deve essere necessariamente “cattiva”), mi rispose: “E scommetto che le è costato tanto, vero?” L’urto dell’imbecillità ha sempre qualcosa di affascinante, soprattutto quando è carica di molta recriminazione in servizio permanente effettivo. Gli replicai con calma: “Il mio era un gesto di cortesia, mi dispiace sinceramente che l’abbia interpretato così”. L’imbecille si imballò, forse ebbe il sospetto di avere detto una scempiaggine; una cortesia per lui era troppo nella sua visione del mondo di fesso con la laurea (l’aggravante dei fessi) e ristette dietro di me fremente. Ne trovo tanti di questi poveretti. Ma bisogna stare calmi.

    • Graziano | 19 dicembre 2009 alle 12:40

      Copio e incollo una mail appena ricevuta dal mio amico Maurizio che vive a NY.
      Mi sembra (gli americani so’ forti…) un bel modo di fare qualcosa.
      Io non ne ho il coraggio…
      Eccola, comunque.

      Hi Graziano,
      wishing you a Peaceful and Healthy New Year as we spend our Holiday in solidarity with the people of Gaza. (Visit http://www.GazaFreedomMarch.org. We are leaving next week along with approx 1, 500 people from 45 countries to join 50,000
      Palestinians in a non-violent march and for peace building activities(ie. Bringing school supplies and computers for the victims of the siege; meetings with officials…).
      We will also be joined by concerned Israelis on the other side of the border.
      Thinking of you and wishing all Peace and Health
      Maurizio & Linda

    • Giuseppe | 19 dicembre 2009 alle 13:24

      Ma anche l’Egitto non ha costruito un muro divisorio per dividere Gaza dai suoi confini? Me sa che lì “er ppiù pulito cià la rogna”.

    • francj | 19 dicembre 2009 alle 14:31

      Qualche giorno sembra davvero che siano tutti cattivi ed arrabbiati con il mondo poi però certi giorni riesco a notare più serenità gentilezze e simpatie, credo che un pò dipende anche dal mio umore, ora da qualche tempo cerco di fare tanti esercizi di ottimismo ed ho notato che funziona,non è che gli arrabbiati siano diminuiti ma se mi rivolgo a loro con un bel sorriso un pò si addolciscono, perciò anche per questo Natale chiederò in dono una ulteriore dose di ottimismo che nn basta mai.

    • Graziano | 19 dicembre 2009 alle 14:50

      what does it mean, francj?
      thank you massimo t.?
      :-)

    • Nanni | 19 dicembre 2009 alle 15:07

      Massimo D’Alema: «Certi “inciuci” farebbero bene al paese»
      D’Alema, non dire più niente di sinistra…

    • francj | 19 dicembre 2009 alle 15:10

      Volevo dire che la paura rende pessimisti mentre secondo me l’ottimismo aiuta ad uscire dalla crisi, tanto dobbiamo farcela da soli non credo che avremo aiuti speciali(ecco qui sono pessimista)anche la paura degli altri (stranieri o sconosciuti che siano) ci fa stare male, perciò penso che dobbiamo essere più ottimisti e comprensivi verso tutti perchè prima di tutto fa bene a noi

    • gabri | 19 dicembre 2009 alle 15:19

      Sempre sprezzante, Massimo ci dedica sprezzantemente quell’ “inciucio” perché reputa che così chiameremmo noi il compromesso e la mediazione. Ma tra lui che ci giudica così e l’altro che ne fa di così grosse da non lasciar spazi a compromessi se non disonorevoli, noi tapini, noi meschini, cosa ci possiamo aspettare ?

    • Cosa ci possiamo aspettare | 19 dicembre 2009 alle 16:14

      Un lucano?

    • gabri | 19 dicembre 2009 alle 16:21

      Un lucano è cosa vogliamo dalla vita. Ma anche una birretta….

    • Giuseppe | 19 dicembre 2009 alle 16:44

      Tutto vero, Gabri. Ma se un politico non “tratta” con la realtà, ossia non cerca di gestire quello che c’è, per piegarlo al meglio che può, nella situazione data, senza figurarsi un bel mondo ideale, che politico è? Dico in generale, perché a me di D’Alema non interessa nulla. Io credo che proprio per non avere fatto questo, magari a brutto muso, cercando di incidere sugli eventi, facendo politica e provvedendo fra l’altro a una legge sul conflitto, senza barattarla per piccolo machiavellismo, e avere invece continuato a fare omelie (sempre i “paternostri”!), siano state perse le pur esigue possibilità che c’erano. Uno dei problemi fondamentali per me è che la sinistra, da noi, sembra “costruita” strutturalmente per stare all’opposizione, per “fare la critica”. Per decenni non è stata “proponibile” per andare al governo di un Paese democratico e quando è stato possibile ha tentennato a lungo. Non posso dimenticarmi sotto un governo Amato (mi pare) quando si lasciò convincere a mandare, per la prima volta, qualche suo ministro, con molta riluttanza, tanto che subito li ritirò con scuse meschine. E chi ha scarso coraggio mal gliene incoglie. Poco dopo, formata la “gioiosa macchina da guerra”, le fu polverizzata in tre mesi da quel bel tipo. E da allora, giù con le omelie. Chi è causa del suo mal pianga sé stesso. E se vogliamo continuare coi proverbi “errare humanum, sed perseverare diabolicum”.

    • Giuseppe | 19 dicembre 2009 alle 17:06

      Comunque, desidero aggiungere in relazione al messaggio di Graziano su Gaza, che io sono d’accordo con quelle persone di buona volontà, e che quella buona volontà a mio parere è la coraggiosa “ragionevolezza” che auspico in tutte le cose. La quale non è irenismo facile, ma fermezza di cuore e di mente, coscienza della realtà e tuttavia azione paziente, proprio là dove si fa scempio della ragione in misura tale che sovrasta anche una doverosa considerazione politica. Talora pensiamo che coloro che reggono gli Stati siano proprio per questo dotati di particolare discernimento e importanza. Ma spesso, sono, invece, semplicemente stupidi e incapaci anche di un gesto di grandezza politica che per essere tale sarebbe anche “buono”.

    • gabri | 19 dicembre 2009 alle 18:01

      Giuseppe, sono d’accordo. Ma siccome secondo me D’Alema, com’è suo costume quando si stizzisce, ci voleva sfottere su cose tanto serie ( come trovare una mediazione?),ho voluto far notare che a volte è proprio str..ano.

    • Lidia | 19 dicembre 2009 alle 18:08

      Giuseppe, a me sembra che tu sia troppo severo con la sinistra in generale, addirittura da Amato.
      Ma, prendendo in prestito da te la parola “ragionevolezza”, se così stanno le cose, cioè a ds. niente di buono, a sn. ancora meno, visto che secondo te non hanno nulla da proporre se non opporsi acriticamente, dimmi, cosa cavolo resta da fare?
      Si sente dire a destra e a manca, ormai non se ne può più, che la sn. non ha proposte; non mi sembra vero, è di moda dire così, è diventato un clichè insopportabile.e stucchevole.
      Sia Franceschini che Bersani contestano i provvedimenti del governo con argomentazioni e controproposte sia in materia finanziaria che giudiziaria, non appaiono, non hanno sufficiente spazio e per sapere cosa pensano bisogna leggere i giornali di sn.

    • Lidia | 19 dicembre 2009 alle 18:16

      Mi tremano i polsi a sfidare apertamente Giuseppe, perchè lui, dotto com’è, con una citazione latina o di qualche storico o filosofo, mi manda sicuramente
      ko.
      Ma una cosa vorrei aggiungere, prendimi per una persona di media cultura, quale io sono, che cerca di capire le cose e che non tutti hanno la fortuna di
      avere la tua di cultura, e che comunque io sono in buona compagnia, sei tu
      l’eccezione.

    • Ornella | 19 dicembre 2009 alle 18:32

      Giuseppe, non prendertela. Io sono poco ecologista ma uso sempre l’auto proprio per evitare di farmi sangue cattivo sui mezzi pubblici (prendo a volte la metropolitana per andare in centro ma vado con l’auto a parcheggiare nei pressi di una fermata) … con qualche precauzione riesco a non ridurmi come Snoopy in una famosa striscia: “Amo l’umanità, è la gente che non sopporto ” .
      Io oggi ho apprezzato le parole ( ho detto le parole…) di Casini: “Abbiamo sentito per troppo tempo il linguaggio delle divisioni del paese: parole come ronde, medici spia, white christams, caccia all’extracomunitario, insulti a Tettamanzi, i 100mila fucili padani di Bossi: questo fa parte dell’armamentario ideologico del passato che genera odio e dà alibi a chi vuole seminare odio”.

    • Giuseppe | 19 dicembre 2009 alle 19:09

      Lidia, io conosco la tua benevolenza e la tua sincerità e te ne ringrazio. Ma mi fai troppo onore. E…se prende spunto dai tuoi elogi, anche l’arguzia di Graziano sono sicuro che non mi salvo. :-)
      Comunque, hai ragione, mi accorgo di essere uno “scontento”, ma non mi so dar pace della testardaggine usata nel trattare questo nuovo fenomeno della nostra politica con mezzi sbagliati. E la prendo da Amato perché la svolta ci fu quindici anni fa e mi pare che le cose non siano cambiate granché. Del resto, si trattava di svolte di sostanza dopo la mutazione della politica mondiale dei blocchi a cui i comunisti non erano preparati (ma anche certi cattolici popolari, ma quelli hanno pur sempre una fede “istituzionale” che si riversa anche nelle cose di Cesare). E i cambiamenti per “riciclarsi” e assumere una nuova e moderna concezione del mondo, non sono facili a farsi e pur sempre non avvengono in un momento. Diciamo che hanno pagato l’indugio su una visione scolastica della società che non corrispondeva a quella reale, ma che tuttavia Pasolini aveva cominciato a vedere sin dai primi anni ’70. Ora, in effetti, ci sono labili segni di rsvegliato pragmatismo, anche se mi sembra un po’ tardi. E poi c’è la pressione di Di Pietro che è privo di qualsiasi disegno politico perché il suo scopo non è l’alternativa ma quello corto di fare le esequie al Pd (su Berlusconi non incide punto mi sembra, né mi pare possa farlo, né ancora, che sia una sua intenzione vera). Secondo me, il Pd si deve liberare dei moralisti perdigiorno e deve tornare (cominciare?) a far politica, anche tentando e calibrando alleanze, ma senza gli assembramenti eterogenei che hanno affossato Prodi. Veltroni lo capì, ma non aveva nerbo politico per attuarlo. Ebbe una buona intuizione strategica (del resto obbligata) e una pessima risoluzione tattica aggregando Di Pietro, ma rinviando l’inserimento a dopo le elezioni. Sicché il furbastro, ottenuti i voti bastanti per fare un gruppo parlamentare, stracciò il patto. L’uomo “morale”; “pacta sunt servanda”. Anch’io come te spero che la sinistra riesca nell’impresa di fare politica convincendosi che Berlusconi non è un fungo nato di notte, ma un’espressione dello stato del Paese. E che se non piace bisogna affrontarlo sull’unico terreno politico e, direi, “costruttivo”, non cercando di stornarlo con l’acqua santa.

    • Graziano | 19 dicembre 2009 alle 19:23

      Ma uno che sta uscendo per l’ennesima cena pre natalizia da amici come fa ad argomentare con Peppe nostro?
      Niente, alla prossima, con rimpianto.
      Ciao belle e belli!

    • Giuseppe | 19 dicembre 2009 alle 20:19

      Rileggevo alcuni messaggi per chiarirmeli meglio e sono ricapitato su Lidia. Lidia dice di “osare” sfidare Giuseppe. Ma, Lidia, a me pare che qui tutti parliamo allo stesso livello e, vedo, con comune soddisfazione. Tutti sappiamo alcune cose e ne ignoriamo tantissime. A me piace farlo, perché si può spaziare senza troppi obblighi e metodologie eterodirette, senza ideologismi. Questo per me è importante e mi soddisfa. E siamo tutti pari nella diversità delle opinioni, ma sapendole legare con sensibilità e criticamente. E, talora, con umorismo, senza prendersi troppo sul serio, che è la cosa più importante.

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