| | | “Qui Haiti, dateci una mano”
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20.1.2010

“Qui Haiti, dateci una mano”

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Haiti_3

Haiti, il dramma

«Qui la situazione è molto più drammatica di come la vedete in tv. Cercate di darci una mano» mi scrive un’amica di Medici Senza Frontiere. Altri giornali, macchine ben piu potenti della nostra, hanno lanciato sottoscrizioni. Io vi segnalo il numero verde di Medici Senza Frontiere (800996655), non la sola, ma una fra le più affidabili organizzazioni cui fare riferimento per aiutare la gente di Haiti.

Gennaio comincia dunque, e anche su “A”, con le immagini della disperazione haitiana, ma vorrei aggiungere due righe anche su altre foto, e non per rimuovere quelle di Port au Prince, già impresse nella nostra memoria forse ancora più di quelle di New Orleans allagata o delle vittime dello Tsunami.

Vorrei parlarvi della nostra copertina. Questa settimana abbiamo scelto due uomini, due italiani di grande talento e di riconosciuto successo internazionale, due neo quarantenni che, come forse sta capitando ai vostri mariti, fidanzati, colleghi, fratelli, amici, scoprono di dover riflettere, pure loro, sull’amore.

Il nostro Wayne Maser ha catturato espressioni e sentimenti di Gabriele Muccino e Lorenzo Jovanotti che non avete visto mai prima: sul set, tra loro tre, si è stabilita un’ intesa tale che non mi meraviglierei di ritrovarli insieme, per un altro servizio, magari a Hollywood.

Uomini speciali in cover su “A” perchè questa settimana parliamo molto di loro, di come si innamorano (o reinnamorano). Di come li guardiamo noi. Leggere Lella Costa per verificare.


    Commenti dell'articolo (36)
    «12 »
    • m.a.r.a. | 23 gennaio 2010 alle 19:31

      Ho una cugina che, dopo estenuanti controlli ecc., ha adottato due fratellini russi, strappandoli a un futuro incerto e facendoli finalmente uscire dall’isttuto in cui si trovavano. Era andata per un bimbo e ne ha portati a casa due perchè non era giusto dividere i due fratellini, che avevano 5 e 6 anni. Sono passati quasi due anni .I bimbi, ottimamente integrati, stanno crescendo con due genitori che li adorano. Sicuramente, una volta adulti, vorranno vedere i luoghi in cui sono nati, ma quando vedo la loro bella famiglia non penso proprio che sarebbe stato meglio farli crescere là.

    • Alessandro | 23 gennaio 2010 alle 19:36

      Giuseppe, quando ho scritto “noi non pensiamo”, mi riferivi a me ed a te.

      Deduzione, si: mi riferivo proprio alla ben nota “eleganza” del personaggio. Sguaiata, ed errogante. Parlavano di affidarle la direzione di una rete della RAI… Come ritenere che un macchinista che sa fare bene il suo lavoro sia ipso facto in grado di gestire bene le Ferrovie (a gestirle, sono capaci tutti, anche Moretti. Gestirle bene, è un’altra cosa).

    • Alessandro | 23 gennaio 2010 alle 20:08

      Ornella, sono d’accordo con quanto hai scritto circa le adozioni.

    • Giuseppe | 24 gennaio 2010 alle 09:20

      Sulle adozioni io sono, in genere, d’accordo con Ornella. In principio, ritengo l’adozione un’espressione di umanità e di civiltà da coltivare anche in luogo di sforzi eccessivi e incongrui per la procreazione naturale, quando difficile o impedita. Dico “in principio”, perché ritengo debba riequilibrarsi, sempre per amore e civiltà, l’enfasi che si dà alla generazione a tutti i costi (oggi, in taluni casi, rivendicata inopinatamente anche come un “diritto”). L’amore secondo me non passa necessariamente per i vincoli naturistici di sangue. In questo sono anche più radicale e ammiro come più evoluto addirittura l’istituto dell’adozione dei Romani anche di persone adulte che diventavano eredi pure del nome, delle tradizioni della famiglia, della gens, oltre che del patrimonio. Posto questo, penso anch’io che le obiezioni sul doversi lasciare i bambini nei loro paesi sia la solita speciosa e inumana sociologia piccolo-borghese, acculturata e sentimentale di chi in effetti è ferocemente indifferente. Il solito antropologismo da strapazzo. I controlli vanno fatti e seriamente, ma il controllo è un mezzo per quel fine ed è illogico che impedisca il fine. Io ho sempre sospetto per chi nella vita si pone protagonista di missioni. I piccoli vanno ovviamente tutelati, ma come persone fra le persone, magari con particolare cura, perché ancora indifesi e non autonomi. Ma con il considerarli fini a sé stessi si può fare anche il loro male. Come accade ad es. pure nelle separazioni e nei divorzi, in cui la foga con cui si dà a vedere di voler difendere i dritti dei “minori” porta a ignorare talora l’esistenza stessa dei genitori e delle loro ragioni di sussistenza, creando situazioni insostenibii e disumanamente precarie. Mai che qualcuno, in quest’epoca pseudo-illuministica e di scarsa umanità, guardi alle persone concrete in carne e ossa e alla effettualità della loro vita e umanità, , invece di trattarle come manichini di astratti principi giuridici e sociologici.

    • maria | 25 gennaio 2010 alle 00:24

      Salve direttore,
      mi scusi se le scrivo in questo spazio, non è quello appropriato, ma non ne ho trovato uno adeguato.
      Le scrivo per commentare l’intervista a Claudio Amendola sul numero di A di questa settimana. Io reputo molto offensivo quello che ha detto il sig.Amendola in questa intervista e in altre pagine il sig.Verdone, cioè attaccare da un punto di vista morale/politico il “famigerato” italiano medio ,il quale, non capisco bene per quale motivo, è un essere immondo quando va a votare e vota in un modo che ai suddetti signori non piace, e poi invece va benissimo quando garantisce successo e guadagni. Da chi crede sia composto il suo pubblico il sig. Amendola? Da intellettuali e letterati? Da soloni da salotto? Non sto affermando che questi non lo guardino , ma le produzioni di cui si rende partecipe sono assulutamente nazional-popolari. E allora perchè afferma che lo stesso italiano medio che interpreta nelle fictions, e dai quali è composto il suo pubblico, fa schifo? Io credo che ci vorrebbe un po’ di rispetto,sono giovane ma ricordo Sordi mettere in scena i vizi e le virtù dell’italiano medio, ma sempre con infinito rispetto. Forse sarebbe il caso di imitarlo, e non solo artisticamente.

    • Alessandro | 25 gennaio 2010 alle 16:56

      Paragonare l’attore Alberto Sordi all’attore Claudio Amendola, secondo me, è un delitto (nei confronti di Sordi).

      Poi, io non penso che i letterati siano necessariamente dei cittadini stimabil. Si potrebbe essere dei cittadini esemplari anche se ci si diverte guardando le produzioni in cui recita Amendola. Poi, se in realtà non è così, questo è un altro discorso…

    • Giuseppe | 25 gennaio 2010 alle 18:30

      Ma che scherziamo?? Alberto Sordi è un autore, Claudio Amendola non so cosa sia. Ha ragione Alessandro; e il suo giudizio è anche misurato.

    • Alessandro | 25 gennaio 2010 alle 19:17

      Giuseppe!!! Per una volta sei più incendiario di me!!! Fiato alle trombe!!! Sino indette tre giornate di baccanali!!! Nunc est bibendum!!! (e già che ci siamo: Hic manebimus optime!!! Cave canem!!! Cave appulos!!! Videant consules… :-) :-)
      :-)

    • Josephine | 26 gennaio 2010 alle 11:50

      :-D Concordo totalmente con Maria e con Alessandro.

    • Giuseppe | 27 gennaio 2010 alle 08:52

      Nunc est bibendum, nunc pede libero pulsanda tellus.

    • Zucchi Angela | 2 marzo 2010 alle 10:16

      Non credo che i politici siano veramente colpiti dai disastri del terremoto degli ultimi tempi. Io abito a San Felice sul Panaro MO e nel mio comune vogliono sperimentare uno stoccaggio di gas in acquifero profondo 2500/3000 metri e per immettere gas a quella profondità procureranno, sotto i piedi di 80000 cittadini, il terremoto per 150 giorni l’anno, con nessi e connessi: compreso l’innalzamento della temperatura. La nostra zona è già a rischio terremoto, anche se non altissima. Non proseguo con altre spiegazioni, io penso anche a cosa potrà succedere in caso di errori umani. Si sa, l’uomo non è perfetto, inoltre sappiamo che la terra si sta ribellando. Ma tutto ciò è progresso!
      Grazie per l’attenzione Cordiali saluti Angela

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