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22.6.2011

Una Roma per niente Cafonal (ma nessuno la racconta)

Scritto da in attualità, good news | Permalink

Un momento del concerto a favore di Emergency che ha mobilitato per una sera tutte le terrazze di via Panisperna, a Roma (Foto Claudio Testa)

C’è una Roma di gente senza labbra artificiosamente gonfiate e con i seni stranamente privi di silicone. Una Roma che tira fuori cinquanta o cento euro per Emergency o per l’Associazione Kim (aiuto ai bambini malati) anche se queste cifre non sono del tutto ininfluenti nel bilancio di un pomeriggio.

Danilo Rea (Foto Claudio Testa)

L’altro giorno, nella capitale, ho avuto il privilegio di seguire, nell’ordine, la presentazione di un libro (Chi lavora non fa sesso di Roberto D’Incau), la rappresentazione di W gli sposi della compagnia teatrale “L’importante è provarci” (tutte donne, professioniste romane sui 30-40 anni che da nove anni recitano per beneficenza) e l’aperitivo sulle terrazze di via Panisperna promosso per aiutare Emergency da Mimmo Viola e dalla sua compagna Giulia Spagnoletti, con la corale collaborazione degli abitanti della strada e la partecipazione di Danilo Rea, il pianista che più ha segnato la scena jazz in Italia negli ultimi anni. Con Rea, i musicisti Paolo Damiani e Rashmi V.Batt, in un concerto al tramonto ascoltato, di terrazza in terrazza, in tutta via Panisperna.

Una Roma che c’era anche prima, c’è sempre stata, solo che negli ultimi venti anni sembrava quasi scomparsa, annullata dal modello “io so’ io e voi non siete un cazzo”.

ll marchese del Grillo e la sua sintetica filosofia appartengono a una secolare identità capitolina, non sono certo affiorati negli ultimi anni e nella Roma delle cricche, degli affari, dei poteri occulti e delle arroganze esibite.

La Roma cafonal c’è sempre stata e, come dimostrano le recenti e meno recenti inchieste, non è per nulla limitata al clan di potere del Pdl. Uomini e imprenditori che sembravano vicini al Pd compaiono qua e là, dunque evitiamo ipocrisie e finzioni politicamente corrette.

Paolo Damiani (Foto Claudio Testa)

 


COMMENTI: 23, lascia il tuo!   |   Permalink   
    Commenti dell'articolo (23)
    • Graziano | 22 giugno 2011 alle 14:39

      Peppe, mi aspetto un contributo importante da te su questo post di Maria…

    • Giuseppe | 22 giugno 2011 alle 15:05

      Una preliminare, doverosa, precisazione. “Io so io….ecc.” è di Giuseppe Gioacchino Belli che esprimeva amaro sarcasmo sul potere dei suoi tempi fingendo rimandi a usi antichi. La battuta del marchese del Grillo è un’invenzione di Monicelli a cui piacque quel verso e lo estrapolò per tutt’altro uso. Ma non aveva alcuna relazione col vecchio spirito romanesco il quale non esiste più da molto tempo. Questo semmai si basava su un’ironia corrosiva ma benevola che era un continuo invito a non prendersi troppo sul serio, da parte di gente che aveva visto di tutto e ne portava l’archetipo. Uno che avesse preteso di dire “io so io” sarebbe stato la prima vittima di quello spirito. Nella vecchia Roma sarebbe partita subito la sua tipica e riduttiva esclamazione : ” a fanatico!” o quella di Alberto Sordi per il comico americano pretenzioso: ” a mbescille!”

      Li soprani der monno vecchio

      C’era una volta un Re cche ddar palazzo
      mannò ffora a li popoli st’editto:
      - Io so’ io, e vvoi nun zete un cazzo,
      sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto.

      Io fo ddritto lo storto e storto er dritto:
      pozzo vénneve a ttutti a un tant’er mazzo:
      Io, si vve fo impiccà, nun ve strapazzo,
      ché la vita e la robba Io ve l’affitto.

      Chi abbita a sto monno senza er titolo
      o dde Papa, o dde Re, o dd’Imperatore,
      quello nun po’ avé mmai vosce in capitolo -.

      Co st’editto annò er boja pe ccuriero,
      interroganno tutti in zur tenore;
      e, arisposero tutti: È vvero, è vvero

    • Graziano | 22 giugno 2011 alle 15:27

      Lo confesso, sono in un momento, per diversi motivi, di “baisse psicologico”, ma ogni volta che penso alllo spreco di intelligenze di questo sfigato paese mi viene un magone ancora più grosso.
      Peppe, raccontaci ancora della tua Roma, quella straordinaria che c’è intorno al tuo ufficio….

    • elisabetta | 22 giugno 2011 alle 16:03

      In tutte le città d’Italia ci sono realtà fatte di terrazze, ma anche di cantine, di androni, come di gallerie.
      Di libri, di canzoni, piuttosto che di spettacoli o mostre.
      E’ una realtà parallela, silenziosa, che non fa notizia se non per gli addetti ai lavori, o per i “pochi intimi”.
      Sui giornali ci finisce la spazzatura, la violenza, il cafonal, tutto quello che è urlato, sguaiato, sempre una riga sopra.
      Il bello e il buono sembrano fuori posto sui grandi media, se non in pochi siti specializzati.
      Invece, grazie a Dio, esistono.
      Dappertutto.
      E fanno delle nostre bellissime, irripetibili città, dei posti unici, dove chiunque vuole può trovare quelle dimensioni che ti permettono di continuare a sperare .
      Che non tutto sia volgare,pacchiano, rozzo.
      Che esistono ancora i valori.
      E che, toh, piacciono ancora.

      e

    • Giuseppe | 22 giugno 2011 alle 16:56

      Graziano, quella che sta attorno al mio studio è la Roma di Campo Marzio, la prima “apertura” oltre la zona del Foro romano dell’epoca dei Tarquini (VI sec. a.C.). E il palazzo dove sto, noto come Palazzo della Scimmia, è una costruzione cinquecentesca sorta attorno a una torre dell’XI secolo dei Frangipane. Da una parte scorre Via dell’Orso alla fine della quale c’è la vecchia taverna quattrocentesca dove soggiornò Montaigne; strada di vecchi artigiani. Dall’altra, Via dei Pianellari che finisce in Sant’Agostino dove si può vedere la Madonna dei pellegrini del Caravaggio (in realtà, pare, nato a Milano)vicino a San Luigi dei Francesi (il Senato)dove sono i Caravaggio di San Matteo. A due passi ci sono Piazza Navona (sopra lo stadio di Domiziano e l’Odeon di cui si vedono ancora le colonne accanto a Palazzo Massimo)e Santa Maria della Pace alle cui spalle c’è un quartiere fatato di vicoli e palazzi gentilizi, come il Lancellotti, quasi rimasti com’erano, in una luce magica. Tutto questo è oggi racchiuso nella “morsa” parlamentare: a due passi ci sono Palazzo Madama e Monte Citorio che hanno requisito immobili per i loro uffici. Tutto espropriato dalla politica e insistente sulla meridiana di Augusto ritrovata nei pressi della Camera. E dietro, in Piazza in Lucina, la sua Ara che dissotterata negli anni ’30, fu portata poco lontano accanto al suo mausoleo, sul Lungo Tevere. Fino ai primi anni ’60 questa zona era abitata da popolani, poi allontanati in periferia col miraggio di nuovi quartieri (terribili). Dopo di che vi si insediò lentamente quel generone riccastro e spesso cafone o snob che dice Maria. Proprio oggi ho attraversato Monte Citorio, affollato per manifestazioni, e, costeggiata Piazza Capranica, sono arrivato a Piazza di Pietra dove si erge il Tempio di Adriano che accoglie la Camera di Commercio. Lì vicino, sotto terra c’è il Tempio di Matidia, suocera dell’imperatore e a pochi metri il Pantheon da lui ricostruito. “Pellegrini” (come erano chiamati a Roma i forestieri) dappertutto, che si avanzava a stento. Disseminati qua e là, palazzi gentilizi del XVI-XVII sec., che manco si notano. Qui, non c’è più quell’antico ceto che ricordavo, ma solo “arifatti” variopinti “apolidi” della politica. Il luogo citato da Maria, Via Panisperna, dove c’era la famosa scuola di fisica (Enrico Fermi), sta da un’altra parte, all’Esquilino, altro luogo antichissimo vicino proprio al Palazzo dei marchesi del Grillo (che insiste dietro al Foro di Augusto da dove partiva il vicus suburanus per risalire fino alla caotica Suburra sotto Via in Selci). Le esquilie erano il luogo di sepoltura fuori dell’abitato della prima epoca repubblicana (Esquilino, da ex-colo: fuori dell’abitato), colle che fronteggia il Quirinale, ancora largamente popolare o meno invaso dagli altri italici “cafonal” che, a prescindere dal ceto e dal censo, quei vecchi romani avrebbero definito “burini”.

    • Graziano | 22 giugno 2011 alle 17:36

      E mo’ che vi ha detto dove sta tutto il giorno non mi dite che non siete d’accordo con me nell’odiarlo, un po’…

    • Celeste | 22 giugno 2011 alle 17:53

      Giuseppe, che dire? Con la tua precisa ed appassionata descrizione dei luoghi
      piu’ belli della storia, mi fai innamorare di Roma piu’ di quanto non ne sia gia’ innamorata. Grazie!

    • Celeste | 22 giugno 2011 alle 18:03

      Graziano, no, non “odio” Giuseppe neanche un po’, non lo invidio. Roma e’ stupenda, e’ la citta piu’ bella del mondo, per me, ma va goduta da “pellegrino”, non la sceglierei mai per abitarci. Per andare dal suo studio alla Camera di Commercio, due passi, ha dovuto “attraversare” una manifestazione a Monte Citorio e l’orda dei “pellegrini”, facendosi largo. Con il caldo… :-)
      Sei giu’ di tono, come a dire Marx e’ morto, Berlinguer e’ morto, ed io non mi sento tanto bene…,anch’io con la pressione sotto i tacchi…

    • Celeste | 22 giugno 2011 alle 18:22

      Maria, lo spaccato che ci racconti e’ la vita delle persone di tutti i giorni, la nostra vita che, non essendo sotto i riflettori, sembra che non esista. Ma esiste e resiste. Prendere le distanze dal mondo cafonal e’ una scelta di vita che milioni di persone hanno fatto. Io la vivo ogni giorno. Quando il mio cervello sara’ meno “liquido” mi piacerebbe raccontare quello che ho fatto nell’ultimo mese. Anche sul mio bilancio, e di tantissimi come me, 50/100 euro incidono, ma siamo felici di fare qualche rinuncia e tirarli fuori per una causa giusta. Ecco lo spettacolo offerto dalla mia amica Andreina, la clavicembalista con la coda di cavallo, per l’ultima serata di Emergency .http://youtu.be/yrdsn8VbdlQ

    • ornella54 | 22 giugno 2011 alle 18:31

      Bellissime notizie Maria, allora avanzo un suggerimento: fatti promotrice presso altri direttori di giornali affinché siano QUESTE le notizie che cominciano ad imporsi e non le solite carrellate di corteggiamento verso i potenti e i famosi di turno che fanno shopping, che si prendono e si lasciano, che ci raccontano particolari di cui faremmo benissimo a meno sulle loro scelte alimentari, vacanziere e sentimentali in ordine sparso. Lo so che in questi anni “A” è già andata molto controcorrente, tuttavia sarebbe bello estendere il contagio e dare spazio alla creatività, alla generosità e alla sensibilità delle persone normali (non dico “comuni” per evitare fraintendimenti sull’aggettivo).
      Graziano, Giuseppe e Celeste : grazie, leggere i vostri post è una vera boccata d’aria salubre. ….Ah dimenticavo: io un po’ lo invidio Giuseppe, soprattutto in certi mesi invernali…;-)

    • m.a.r.a. | 22 giugno 2011 alle 18:59

      Da quando l’ho vista la prima volta, e parlo di decenni fa, mi sono innamorata di Roma ed ogni volta che ho la fortuna di andarci provo lo stesso entusiasmo, ma, come Celeste, l’apprezzo come visitatrice piu’ che come possibile abitante. Il lato cafonal esiste in ogni comunità, anche Pavia non scherza, ma sono le persone come quelle che descrive Maria che ci riconciliano con il mondo. Purtroppo il male è rumoroso e il bene è silenzioso, ma davvero è ora di smettere di mettere in primo piano certe notizie devastanti ed è ora di diffondere quelle utili a sensibilizzare e a tirar fuori dalle persone quel lato “umano” che tutti posseggono ma che molti si vergognano di mostrare per essere al passo con questi tempi di giornalismo malsano.

    • jermana | 22 giugno 2011 alle 19:43

      Finiamola di mettere in evidenza sempre le brutture degli italiani, c’è una italia fatta di gente per bene, che lavora onestamente e con dignità, non evidenziamo sempre e comunque le cose negative ma di questo io do torto ai giornali ( questo modestamente non lo fa) alle televisioni che pur di fare ascolti ci mette alla berlina. Sono stata a Roma di recente, ragazzi è semplecemente affascinante. Evidenziamo le cose belle vedrete che le notizie ,la gente intelligente, le leggerà sicuramente.

    • Giuseppe | 22 giugno 2011 alle 19:53

      Celeste e Mara nell’esprimere il loro punto di vista hanno intercettato anche il mio: vivere a Roma è infernale. Io però godo di una situazione particolare: vivo da quasi quarant’anni, circa dieci ore al giorno, nei luoghi a cui ho accennato, ma la sera e nei giorni in cui non lavoro abito la mia casa che sta all’Eur fuori da tutto e con verde attorno. E mi dimentico di ogni confusione. Ma più volte ho pensato questo. Roma non è città per chi deve lavorare, eppure ho bisogno di “spazi mentali”. Io non sono affatto mondano e passo il mio tempo preferendo leggere e ascoltare musica, parlare anche con pochi e vecchi amici. Mi ritiro nella mia casa, spesso cammino a lungo per chilometri. Ma devo avere la certezza che se volessi, potrei fare nello spazio della mia città ogni cosa che desidero. E questo a Roma posso farlo; anche se la conosco bene, ogni volta riscopro luoghi che pure mi sono noti. E poi c’è un altro aspetto. Roma è città “aperta” sin dalla sua nascita quando fu popolata, disse un grande storico, “da gente di ogni risma”. E lo è ancora: è un miscuglio di italiani diventati cives romani e tutto l’anno ormai straripa di stranieri di ogni provenienza. Sebbene io sia di “carattere nordico” per preferenze climatiche e auspici di modi e di regolamento civili, a questo “Cairo-Nord” sono abituato e non ci rinuncerei.

    • Giuseppe | 22 giugno 2011 alle 21:10

      Sono d’accordo con Jermana. Io mi rodo il fegato per i nostri vizi civili antichi di secoli, ma per una precisa ragione: siamo stati e sappiamo essere grandi, sappiamo avere una misura di umanità che altri non hanno, eppure nella cosa pubblica siamo sempre stati un disastro. Forse perché siamo il popolo della Madre mediterranea e abbiamo la regola della mancanza di regole. Lo notava anche Jung. Vedo pellegrini stranieri fare a Roma trasandatezze che nella loro patria non potrebbero mai fare. Per loro forse è una temporanea liberazione dalle regole. E le regole ci sono anche perché siano talora violate (sennò non sarebbero regole). Quando torneranno nella loro terra non lo potranno più fare e non sapranno mai che da noi invece non è liberazione, ma è carnevale tutto l’anno.

    • Graziano | 22 giugno 2011 alle 22:25

      Abbiamo fatto felice un gentiluomo… :-)

    • Claudio Testa | 23 giugno 2011 alle 00:02

      gli ingredienti erano perfetti, l’ultimo sole della sera che “rosseggia sui sette colli” tre grandi musicisti, un rione storico non ancora del tutto imbarbarito dalla movida chiassosa e cafona, Monti, e poi Emergency!
      Non mi stupisce vedere tanta gente che si riunisce e mette mano al portafogli per una causa giusta, ci sono abituato.
      Frequentando Emergency da dieci anni un evento del genere è un fatto naturale, mentre è inconcepibile l’indifferenza, l’ostentazione della ricchezza, la beneficenza fatta per “guadagnarsi il paradiso”. Per questo STO CON EMERGENCY.
      HA RAGIONE JERMANA c’è un “Italia fatta di gente per bene” onesta e dignitosa, e questa gente l’ho incontrata spesso grazie ad Emergency, in quest’ultimo anno l’ho conosciuta per via del referendum, ragazzi dei centri sociali, casalinghe, operai impiegati insegnanti professionisti militanti di partiti “extraparlamentari” che hanno messo via le bandiere per lavorare attorno a beni comuni, acqua, energia pulita, giustizia. Questa Italia è però dimenticata da chi fa informazione, non c’è la notizia manca il gossip, manca l’osceno, di cosa vuoi parlare? non ci sono tette che scoppiano sotto il vestito firmato, non c’è il bacio saffico, non c’è musica banale, meglio ignoriarle queste serate che potrebbero mettere in moto il libero pensiero, che le faccia la borghesia illuminata di Monti o un comitato di cittadini in periferia poco importa lo scopo è lo stesso e anche lo spirito.
      UNA NOTA A MARGINE, FA PIACERE VEDERE LE PROPRIE FOTOGRAFIE PUBBLICATE, SAREBBE CORRETTO CITARE L’AUTORE

    • Silvana | 23 giugno 2011 alle 14:40

      Conosco Roma fin da piccola perchè i miei genitori l’adoravano e ci venivamo ogni anno per visitare i monumenti e per l’immancabile visita allo zoo di Villa Borghese.Crescendo, mi sono appassionata alla pittura e alla scultura,ho imparato a dipingere discretamente e per tale motivo mi sono recata spesso nella città eterna per visitare i Musei Vaticani,la Galleria Borghese,alcune mostre ed ammirare i capolavori di Michelangelo e di tanti altri artisti.A Torino mi abbono spesso alla Stagione teatrale; poichè amo la musica,quando posso, vedo qualche opera e mi piace leggere.
      Quando mi trovo a Roma mi piace camminare in centro a piedi ma,lo confesso,non ho avuto mai il piacere di avere una guida come Giuseppe.Con il suo commento ci ha fatto gustare passo passo ogni strada e ogni palazzo che conosce, facendoci comprendere la differenza che esiste fra il “visitare” e il “conoscere” le cose con tutta la loro storia.Questa premessa per far capire che molti di noi apprezzano ciò che dici Maria,anche se nessuno ne parla perchè siamo anonimi e queste cose non fanno notizia.
      Al contrario quale visibilità e risalto ha il circo del gossip!!!
      Siamo bersagliati ogni giorno da immagini che magnificano stili di vita che non condividiamo:banchetti,festini,amori e abbandoni,compromessi di chi farebbe qualsiasi azione pur di ottenere soldi e favori,ostentazione di amicizie altolocate specie se politiche, scandali ecc…Certo fanno più rumore queste notizie ma non sono questi i modelli positivi da seguire;noi preferiamo stare dall’altra parte.
      Purtroppo però,grazie ai comportamenti sconsiderati delle banche mondiali,abbiamo perso la serenità e le possibilità economiche per dedicarci spesso a ciò che più ci appassiona.Hanno anche impedito ai giovani,amareggiati per la mancanza di lavoro e occupati a far quadrare i bilanci delle loro famiglie,quando sono riusciti a formarle,di godere delle cose più belle che la vita offre.
      Per fortuna c’è Internet che ci consente di viaggiare,visitare musei e conoscere,quando non possiamo farlo realmente.
      Alla ricchezza e ai passatempi ostentati della Roma cafonal noi preferiamo la ricchezza che ci portiamo dentro,ovunque andiamo.

    • Lidia | 23 giugno 2011 alle 22:22

      Mia cugina, insegnante di musica appassionata, insegnava tante cose al figlioletto e gli parlava molto. Quando questi
      andò in prima elementare, aveva praticamente sempre la mano alzata per rispodere alle domande della maestra “mi lo so” (pronuncia veneta) I compagni di scuola appena potevano lo picchiavano. Stai attento Giuseppe!

    • Giuseppe | 24 giugno 2011 alle 09:43

      Lidia, per quanto mi ricordi, io, a scuola, dalle elementari al liceo, mi sono sempre tenuto defilato. Badavo alle mie incombenze e non cercavo altri “concorrenti” su cui tentare di emergere, oltre me stesso e le mie inerzie e resistenze. Mai alzata la mano anche quando sapevo o credevo di sapere le risposte. Tanto i buoni professori sanno giudicare senza queste facezie. E poi non rammento che fossero così usate, almeno nella mia esperienza. Ho vissuto una buona impostazione pedagogica di responsabilità personale e, al contempo, di relazione. Ma c’è un aspetto che mi piace: quando trovo una cosa bella mi interessa condividerla con altri.

    • Lidia | 24 giugno 2011 alle 13:04

      Caro Giuseppe (nessuno tocchi ilns Peppe!), il mio era uno scherzo. Il fatto è che non riesco a mettere le faccine, ma ti assicuro che volevo solo scherzare perchè il mio cuginetto rompipalle è simpaticissimo!

    • Giuseppe | 24 giugno 2011 alle 14:39

      Lidia, ma ti assicuro che io non me la sono affatto presa. Sono abituato a leggere e il più delle volte non mi servono le faccette per la retta interpretazione. Il cuginetto rompipalle se ha ben imparato e continuerà, col tempo diventerà ancora più simpatico, quando gli anni e l’esperienza lo convinceranno che il vero sapiente è, socraticamente, colui che sa di non sapere niente. E mò, la faccetta ce la metto io :-)

    • Giuseppe | 24 giugno 2011 alle 14:44

      Un breve fuori tema sull’effetto del primo solleone. Ho letto che il celebrato Veronesi avrebbe sentenziato che l’amore “più puro” sarebbe proprio quello omosessuale “perché non finalizzato alla procreazione”. Un’inutile canizie. Un tempo si studiava la storia della filosofia e bene o male ci si poteva rendere conto di cosa fosse e di come era stata usata la ragione. All’oncologo verrebbe da dire “sutor nec supra crepidam”.

    • diddie | 4 luglio 2011 alle 20:15

      Che bello! Finalmente buone parole per Roma! Ci ho abitato a lungo, benchè fossi una bimbetta all’epoca.. E ogni volta che accendo la tv ho paura se ne parli male, quando invece è enorme, caotica ma a volte silenziosa, piena di arte, cultura ed eventi. e viene invece solo citata per malgioverno, furti, cafonaggine e varie… e non so cosa darei per tornare….

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