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21.2.2012

L’amore ai tempi dello spread

Scritto da in A4job, attualità | Permalink

Da quanto tempo viviamo sotto la raffica di annunci deprimenti? È come se ci fossimo infilati in uno di quei rifugi che, durante la Seconda guerra mondiale, proteggevano la gente dai bombardamenti. Ne usciremo, ma quando? E comunque, nei rifugi, sotto le bombe, sono nate un sacco di storie d’amore. E adesso? Ai tempi dello spread? Vi siete innamorati di recente? Se vi è capitato, o è capitato a un vostro amico, a vostra figlia (a vostra moglie magari no, non vi chiedo tanto), avete voglia di raccontarci come è successo?

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    Commenti dell'articolo (11)
    • immetta | 21 febbraio 2012 alle 21:29

      Caro Direttore,
      menomale che c’è l’amore. (scusi la rima). Senza l’amore e senza lavoro in questo momento la vita avrebbe tutte le armi per condurmi alla follia. Invece ho l’amore del mio ragazzo, con cui convivo da quasi un anno, c’è lui che mi dice di non smettere di sperare, di guardare avanti senza pessimismo. Perchè arriverà anche il mio momento. Io aspetto. Voglio credere davvero che qualcosa può cambiare.

    • chiaweb | 21 febbraio 2012 alle 23:27

      l’amore delle persone che mi vogliono bene è il mio unico punto fermo

    • m.a.r.a. | 22 febbraio 2012 alle 21:07

      Se in famiglia ci si vuole bene, non c’è spread che tenga. Anzi non c’è proprio partita, lo spread non ha speranze.

    • pappiro | 24 febbraio 2012 alle 13:00

      Il titolo è efficace, ma non farina del suo sacco: viene da questo divertentissimo articolo http://inchiostro.unipv.it/?p=5085

    • c.e.l.e.s.t.e. | 25 febbraio 2012 alle 16:28

      Stu core analfabeta
      te lle purtato a scola
      e se mparato a scrivere,
      e se mparato a lleggere
      sultanto ‘na parola
      Ammore e niente cchiù .

      Ammore,
      ammore mio si tu,femmena amata.
      Passione,
      passione ca sta vita daie calore.
      Quanno te vaso a vocca avvullutata,
      chistu velluto m’accarezza ‘o core,
      stu core,
      ca tu pa’ mano lle purtato a scola,
      e se mparato a scrivere,
      e se mparato a leggere…
      Ammore e niente cchiù; .

      Stu core analfabeta
      mo soffre e se ne more
      penzanno ca si femmena
      e te putesse perdere
      e perdere ll’ammore
      ca lle mparato tu.

      Giuremo ancora ca tu si dda mia
      primma che me ne moro ‘e gelusia.
      Passione,
      suspira ‘o core mio femmena amata,
      tu lle mparato a scrivere,
      tu lle mparato a leggere…
      Ammore e niente cchiù.

    • c.e.l.e.s.t.e. | 25 febbraio 2012 alle 16:30
    • c.e.l.e.s.t.e. | 25 febbraio 2012 alle 16:31

      http://youtu.be/1P5iPByq3EE

    • ornella54 | 25 febbraio 2012 alle 21:39

      Ma che bella canzone Celeste, davvero bellissima, ricordo di tempi davvero più coraggiosi dei nostri. Oggi i ragazzi non si sposano più per paura del futuro, ma se ci penso ricordo che mia madre e mio padre si sposarono nel maggio del ’40 e mio padre già sapeva di essere stato “richiamato”, i miei suoceri si sposarono a fine guerra e solo lei lavorava come ricamatrice, lui in attesa di trovare un lavoro si occupava della casa e di far quadrare il magro bilancio…
      Io non ho più l’età per innamorarmi, ma osservo con ammirazione i giovani stranieri, come una signora rumena che conosco da molti anni che, insieme al marito operaio in una cava, ha coraggiosamente deciso di avere un secondo figlio anche se aveva appena perso il lavoro… come una mia giovane allieva ventenne che ha deciso di sposarsi perché ha trovato un lavoro e vuole “vivere la sua vita senza dipendere dai genitori”, ecco forse l’amore ai tempi dello spread ha bisogno di un briciolo di coraggio…
      Ah, a proposito di belle canzoni:
      http://www.youtube.com/watch?v=BuSsHH1AmfM&feature=fvst

    • m.a.r.a. | 25 febbraio 2012 alle 21:51

      Care Celeste e Ornella, è vero oggi sembra che l’amore non sia più sufficiente e la paura del futuro è non potersi permettere certe irrinunciabili abitudini che appaiono assolutamente indispensabili. Senza arrivare al fiabesco “due cuori e una capanna”, oggi nella capanna vogliono aggeggi high.tec e le persone come la signora rumena e l’allieva ventenne sono le eccezioni, mentre ciò che hanno fatto i nostri genitori e, diciamolo pure, anche noi, viene visto come una scelta da incoscienti.

    • fiorente | 27 febbraio 2012 alle 00:52

      Insieme. Per scelta che si fa ogni giorno scommessa. Cresciuti in un fluire di certezze che tendevano verso l’Italia media. Il lavoro, uno per tutta la vita, la scuola, le vacanze al mare, il Natale con i nonni. Facciamo parte di una generazione sperimentale: che non ha fatto in tempo a rientrare nel terno del posto fisso; perchè a vent’anni – era la metà degli anni Ottanta – pensi che basti studiare e seguire il tuo sogno. Era il tempo in cui la raccomandazione era un sistema normale per ritagliarsi un ruolo lavorativo e sistemarsi. Poi con Tangentopoli sembrava doversi aprire una stagione nuova, scandita dal merito. Un’illusione. Di padre in figlio, di amico in amico, da potente a introdotto, la segnalazione è diventata solo più carsica, sotterranea. A Napoli, dove vivevo nel ’92 la speranza di una città pronta a rinascere ha avuto un volto ed un nome Antonio Bassolino. Eletto sindaco su tante macerie nel momento per me e per molti delle scelte. Cosa essere, dove vivere, con chi immaginare il futuro. Napoli mi / ci è parsa una scommessa avvincente. E dopo il quindicennio bassoliniano, ci ricrediamo con amarezza e lui di sicuro ne ha una forte responsabilità politica.
      Fino ad un certo punto pensi che il matrimonio sia un giorno che arriva come l’ultima tessera di un puzzle: occupazione certa per due; una casa con spazi rinnovati e arredata per due; e due che aspirano a moltiplicarsi almeno per due.
      Poi senza dirselo esplicitamente scommetti e punti tutto sulla speranza: ti sposi anche se il lavoro non è quello sperato, la casa non è quella sognata e la consapevolezza che i figli hanno diritto ad avere genitori se non giovani almeno entusiasti. La prima bambina è una scelta di coraggio, il fratello un’incoscienza ragionata. Per amore. Di due che si è moltiplicato per due.
      Gran parte di queste righe sono sul mio blog, http://www.fiorente.ilcannocchiale.it in un post datato settembre 2007. Ci scrivo ogni volta che le conseguenze della precarietà sui miei sentimenti sono troppo pesanti da sopportare. Ho pubblicato, soprattutto quando di precarietà non parlava nessuno. Oggi che ne parlano tutti, almeno il senso di colpa è attenuato e anche l’abitudine ad una condizione che molti, troppi stanno scoprendo adesso, è una buona risorsa. Con la consuetudine ci si attrezza e paradossalmente anche vivere a Napoli, città che non offre certezze ma continue possibilità di adattamento, si sta rivelando una rete di sicurezza.

    • martilami | 12 marzo 2012 alle 15:31

      Siamo bombardati. E non parlo delle diete, di collezioni fashion, ed ancora di borse o make up. E nemmeno delle tendenze di questa stagione, tanto meno di quelle prossime, quelle estive e colorate che risvegliano lo spirito femminile. Quello che ultimamente sta piombando in maniera devastante nella quotidianità, come se fosse una sorta di miracolo o di minaccia, sta in una parola di 6 lettere: spread. Ma è realmente così? Non ne sarei così convinta. E l’amore ne è la dimostrazione. Riusciamo ancora ad innamorarci come quando avevamo 15 anni, a divertirci, a scherzare ed a trascorrere serate indimenticabili che terminano solo all’alba con gli amici di sempre. Crediamo nel futuro ed abbiamo progetti importanti, magari con il lui, quello di una vita. Siamo pronti a stravolgere le nostre esistenze e a buttarci a capofitto in una nuova relazione, spesso con pessimi risultati. Ma cosa importa? Del resto qualsiasi relazione, comincia per finire. Siamo anche capaci di sognare nonostante le difficoltà. Ed alla fine vuoi vedere che lo spread può essere anche il nostro grido di rivolta? O magari d’amore.
      Martina
      http://www.glamourmarmalade.com/

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