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27.2.2012

Il coraggio di Rossella

Scritto da in A4job, attualità | Permalink

Da 22 ottobre Rossella Urru, cooperante italiana in Algeria per il CISP (Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli), è nelle mani dei rapitori, gli estremisti islamici del “Movimento Unito per la jiahad in Africa” che l’hanno sequestrata insieme con i colleghi spagnoli Enric Gonyalons e Ainhoa Fernandez.

Rossella, 29 anni, è una di quei giovani italiani che decidono di lasciare l’Italia per impegnarsi, per fare esperienze all’estero. Esperienze di formazione culturale e umana, che arricchiscono non solo il curriculum, ma anche il nostro bagaglio personale, che soprattutto ci fanno uscire dai nostri ristretti confini, non solo territoriali.

Da anni su “A” parliamo di giovani, di talento, di impegno e della necessità di aprirsi al mondo. Rossella quel coraggio ce l’ha avuto. Per questo oggi, in questi momenti di incertezza e di attesa e di timore per la sua vita, ci sentiamo particolarmente vicini a lei e alla sua famiglia.


    Commenti dell'articolo (4)
    • ornella54 | 27 febbraio 2012 alle 20:08

      Grazie Maria per esserti pronunciata su questa vicenda nei confronti della quale molta parte dell’opinione pubblica preferisce “sorvolare” se non addirittura avallare l’ipotesi secondo la quale coloro che, come Rossella, partecipano a progetti di cooperazione internazionale devono mettere in conto anche i rischi che si corrono in alcune aree del pianeta. Rossella e i giovani come lei sono, come hai giustamente osservato, persone di talento impegnate a rendersi utili in progetti propositivi mentre tanta miope propaganda vorrebbe spaventarli e consigliare loro di starsene al calduccio nei loro “civili” paesi d’origine.
      Speriamo,per lei e per la sua famiglia,che tutto si risolva per il meglio e siamole grati per il suo impegno siamo grati a tutti coloro che hanno messo da parte la paura e si sono impegnati in prima persona per rendere questo pianeta un luogo più abitabile. Un abbraccio.

    • ornella54 | 27 febbraio 2012 alle 20:10

      P.S. Nella fretta mi accorgo di aver utilizzato una punteggiatura lacunosa: “Speriamo,per lei e per la sua famiglia,che tutto si risolva per il meglio. Siamole grati per il suo impegno e siamo grati anche a tutti coloro che hanno messo da parte la paura e si sono impegnati in prima persona per rendere questo pianeta un luogo più abitabile.”

    • m.a.r.a. | 27 febbraio 2012 alle 20:45

      Le persone come Rossella nascono con un grande cuore, pieno di amore e di solidarietà verso gli ultimi. Ciò che fanno non è dettato da smania di protagonismo o bramosia dci guadagni, ma viene vissuto nel silenzio e con umiltà. Noi in genere ci riteniamo soddisfatti di noi stessi quando facciamo una donazione, grande o piccola che sia, ma non rinunciamo alla nostra vita comoda e ai nostri affetti più cari. Quando succedono disgrazie come il rapimento di Rossella o la morte di qualche volontario in zone lontanissime dal nostro mondo, le parole che più spesso sentiamo sono:”ma chi glielo ha fatto fare, potava starsene a casa sua”. Aridità ed egoismo ormai sono nel nostro quotidiano modo di vivere.
      Coraggio, famiglia Urru!

    • c.e.l.e.s.t.e. | 27 febbraio 2012 alle 23:09

      Maria, grazie! Siete così pochi a dare risalto a questa drammatica vicenda.
      Rossella è una di quelle ragazze che si è impegnata duramente per raggiungere l’obiettivo lavorativo che si era prefissata.
      Il ricordo della professoressa Barbara Sorgoni, che l’ha seguita nel percorso formativo:

      “Quando dopo la discussione della tesi di Laurea Specialistica in Cooperazione internazionale di Fausto Urru (conclusasi egregiamente) ho scorto per la seconda volta i volti di Marisa e Graziano, non ho saputo resistere ed ho preso coraggio: mi sono avvicinata a loro e, spiegando che avevo un bimbo di 3 anni, gli ho chiesto con cosa avessero nutrito i loro figli per farli diventare così speciali.
      La prima volta che li avevo visti a Ravenna era stato qualche tempo prima, nel 2007, per la discussione della tesi di Laurea Specialistica di Rossella. In quella occasione, la commissione non aveva saputo come altro riconoscere il valore del lavoro presentato da Rossella, se non aggiungendo al massimo dei voti e alla lode anche la menzione della dignità di stampa. Di li a poco, Rossella avrebbe ricevuto anche il premio della Fondazione Flaminia di Ravenna per la migliore tesi Specialistica di quell’anno. L’argomento lo aveva scelto lei – la storia del popolo Saharawi e la condizione di vita nei campi profughi in Algeria – ed era un tema al quale ha dedicato con passione anni di intenso lavoro, accademico prima ed operativo subito dopo.
      Non posso valutare le sue capacità di lavoro nei campi e nella veste di esperta di cooperazione, perché lì non l’ho seguita. Ma ho avuto la fortuna di fare un lungo pezzo di strada insieme a lei nel suo percorso di ricerca, che è proseguito anche dopo la tesi e per tutti questi anni, fino ad oggi. Insieme ad altri 4 suoi giovani colleghi, abbiamo portato avanti una ricerca sul tema dell’asilo politico, alla quale Rossella ha continuato a lavorare anche dal campo in Algeria. Posso dire di avere visto crescere i suoi interessi e i suoi pensieri e affinare le sue capacità; ma sarei disonesta se non aggiungessi che in questo confronto sono cresciuta anche io. E penso che, per una docente, questo sia uno dei risultati più preziosi.
      Dire che ha trasformato l’argomento della sua tesi già di laurea triennale nel suo lavoro futuro, e che è riuscita contemporaneamente a portare avanti un’altra ricerca lavorando la sera tardi, spesso in condizioni complicate (qualche volte le mancava la connessione ad internet, a volte anche l’elettricità…), significa riconoscere la sua fortissima determinazione. Immagino che al suo ritorno, leggendo queste righe, Rossella sorriderà perché lo sa bene che la considero tremendamente testarda, e che su questo ci siamo confrontate più di una volta. Ma la sua determinazione è anche ciò che mi fa ricordare che Rossella ha scelto con consapevolezza e attenzione il suo lavoro: nessuno l’ha “mandata lì”, né ci si è trovata inavvertitamente. Rossella è da tempo profondamente interessata a quell’angolo di mondo, è una giovane donna matura e determinata, e non ho dubbi quando leggo che, anche lì, il suo lavoro lo sa fare molto bene. Così tanto motivata da difendere con argomenti più che solidi la sua scelta, anche di fronte ai dubbi che confesso di avere sollevato quando è venuta la prima volta a dirmi di avere deciso di partire.
      Alcuni mesi fa la “primavera araba” ha toccato parti dell’Algeria. Ho chiamato i suoi genitori chiedendo notizie su Rossella perché da qualche giorno non rispondeva alle mail; mi hanno spiegato che non c’era connessione ma che stava bene e che assicurava che lì dove si trovava non c’erano problemi. “E voi siete tranquilli?” mi sono azzardata a chiedere a Marisa. “Rossella è tranquilla. E comunque, questa è la sua scelta”, mi ha risposto. Ho pensato allora, e penso in questi giorni, che la solidità di Rossella ha un punto di origine e trae nutrimento dalla sua famiglia. Sono certa che questa forza le è preziosa in questi lunghi giorni di lontananza. Per parte mia, non vedo l’ora di riabbracciarla”
      Speriamo di abbracciarla presto anche noi e poter gridare di gioia ROSSELLA è
      LIBERA!

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