Quando a LeiTV Lucio Dalla disse: “I politici al mio funerale? Una buona ragione per non morire”
Scritto da Maria Latella in A4job, attualità, Scusi, lei è favorevole o contrario?, Senza categoria | Permalink“I politici al mio funerale? Una buona ragione per non morire”. Era il 2009, Lucio Dalla sedeva davanti a me negli studi di LeiTV (canale 127 Sky) dove stavamo registrando “Scusi lei è favorevole o contrario?“. Avevamo appena concluso l’intervista, tra molte risate e molta complicità, una “quimica” come dicono gli spagnoli che raramente m’è capitato di sperimentare in un’intervista tv. La conversazione finì così, con me che gli chiedevo: “Che cosa pensa dei politici che partecipano ai funerali di Stato?”.E lui che rispondeva: “Esibiscono tanta di quella noia. Potrebbero evitare”.Gli chiesi: “Lo sa che al suo funerale ci saranno e diranno: È stata la colonna sonora della nostra vita?”. Dalla rise:”Una buona ragione per non morire”.
Più che un’intervista era scattata una magia, e per esclusivo merito di Dalla, si capisce. Molti di noi hanno un’infinità di ricordi legati alla sua arte. Credo di aver ascoltato e riascoltato “Futura” e “Caruso” per ore, per anni. E credo che succederà ancora. Caro Dalla, sei stato molto più che la colonna sonora della nostra vita. E se qualche politico verrà al tuo funerale, porta pazienza.
I POLITICI AL MIO FUNERALE? UNA BUONA RAGIONE PER NON MORIRE – A n. 49 del 10 dicembre 2009
Lo dice uno che vota sinistra da sempre, ma agli uomini pubblici preferisce la gente. Lucio Dalla è un uomo di passioni durature: la barca, Napoli, Alda Merini. E per innamorarsi gli basta il tempo di un’intervista
Lucio Dalla fa parte della colonna sonora della nostra vita. Come Battisti, Baglioni, Venditti, per citarne alcuni. Chi li amava da ragazzo è diventato adulto con le loro canzoni e le ha fatte conoscere ai figli. Il cantautore è stato protagonista della puntata di venerdì 27 novembre del talk show Scusi lei è favorevole o contrario?. Di fronte a Maria Latella, si accomoda a suo agio, in giacca marrone e con il consueto corredo di anelli, orecchino, braccialetto di turchesi. «Pietre splendide, mi ricordano Torre del Greco e Napoli, che amo moltissimo». Alla Campania ha dedicato diverse canzoni. La famosissima Caruso e, nell’ultimo album, Fiuto, che canta con Toni Servillo. «Toni è un attore super e un grande cantante. L’ho scoperto ai tempi del film L’uomo in più. “Chi ti doppia?”, gli avevo chiesto. “Nessuno”. Era perfetto. La mia è una canzone per i napoletani, popolo di cui ho grande stima. Perché son sempre lì, in forma, nonostante le critiche e le polemiche. Nonostante l’eruzione del Vesuvio, il colera, e le invasioni di Fenici, Greci, Romani. Nonostante la monnezza».
Travaglio ha scritto che per risolvere i problemi in Campania bisognerebbe sciogliere l’intero consiglio regionale.
«I problemi sono evidenti. E non ha senso trovare sempre spiegazioni ai comportamenti dei politici. C’ha i piedi piatti? E va be’bisogna capirlo. Però anche le meraviglie della Campania sono sotto l’occhio di tutti, non c’è solo corruzione e malaffare: la mentalità dei napoletani è straordinaria, li ha resi leader del rinnovamento culturale dell’Italia. Pensiamo a Totò, a Eduardo, a Benedetto Croce».
Parliamo di 40 anni fa o più…
«Il degrado oggi è ovunque. Le istituzioni dell’intero Paese non hanno alcun riguardo per l’arte, la letteratura, la musica».
Alle ultime elezioni europee ha votato?
«Non mi ricordo. Ah, no: ecco, ero a Los Angeles. Ma di solito voto. Sempre a sinistra. Ero anche iscritto al Psiup da ragazzo: mi piaceva il nome, Psiup!».
Pier Luigi Bersani segretario del Pd. Le piace?
«Non lo conosco di persona. Però ha il volto della tipica maschera emiliana: potrebbe essere Fagiolino, Sganapino».
Ama molto Vasco Rossi, lo sa?
«Questa è la cosa più inquietante che vengo a sapere di Bersani. Davvero non me lo vedo a vivere una Vita spericolata. Per essere credibile come minimo dovrebbe stare in sella a un Chopper, in stile California anni 70, farsi le canne. Non mi sembra sia un tipo incline alla sperimentazione emotiva. Io sì. Non sono troppo normale così mi capitano cose non troppo normali. Basti pensare al caso che mi ha portato a scrivere Caruso: mi si era rotta la barca tra Sorrento e Capri, mi sono fermato all’hotel Excelsior Victoria di Sorrento. I proprietari mi hanno raccontato la sua fine: era malato di cancro e quando sentì la morte arrivare mandò via la sua amante, una cantante lirica, peraltro cagna. Fece portare il pianoforte in terrazza e si mise a cantare. Non lo faceva da due anni, perché la metastasi aveva raggiunto le corde vocali. Nella canzone ho romanzato parecchio la storia, ma se non mi si fosse rotta la barca…».
La barca resta una delle sue grandi passioni…
«Ho organizzato uno studio di registrazione a bordo: così il mio ultimo disco, Angoli nel cielo, l’ho registrato per il 65 per cento lì. Vivo da privilegiato, libero di andare dove voglio».
Mai stato invidioso di un collega per settimane in vetta alle classifiche?
«Non ci penso nemmeno: non vivo questo epos. Sono un pacifico. Certo, ho provato il desiderio di essere quello lì e non io. Per esempio nei confronti di un dobermann che ho conosciuto tempo fa».
Lei è un cantore intergenerazionale. Che effetto fa?
«È bello pensare alle mie canzoni come sottofondo per due amanti nel fresco di un letto d’estate o in montagna, in una baita, sotto dei plaid scozzesi. Se avessi potuto godere di questa intimità altrui, essere lì, e ascoltarli ascoltare la mia voce, avrei scritto dei libri splendidi. Anche se spesso quando le persone mi dicono che una mia canzone è bellissima mi accorgo che non l’hanno capita: ma è una sorpresa piacevole. Credo che l’ambiguità sia il modo più corretto di comunicare. E per ambiguità intendo lasciare uno spazio alla creatività altrui, alla contraddizione e al paradosso».
Alcuni dicono che oltre i 40 anni non ci si innamora più…
«Stiamo scherzando? Ci sono diverse categorie di amore, ma più che dall’età sono influenzate dall’esperienza. Adesso non sono innamorato ma tra un quarto d’ora sì, se andiamo avanti a parlare, io e lei».
Uomini e donne amano in modo diverso?
«Tra uomini e donne cambia il pettine, non la chimica. Il momento in cui si accende il fuoco è uguale anche fra i cocker. E l’amore non ha età».
Jane Fonda ha dichiarato che non ha mai fatto bene l’amore come dopo i 70 anni…
«Bisogna chiedere al suo partner… Tornando all’immaginazione dell’amore: si ricorda Cara? Una mia canzone molto riuscita. Ci sono dentro io. Era ispirata a una ragazzina scappata di casa che ho incontrato a fine anni 70. E allora era l’epoca degli scappati di casa. Io ero a Rimini a scrivere le mie canzoni. Stavo in un albergo pieno di musicisti e cantanti, un cantalbergo, in stile Hotel California. Lei mi ha fermato: “Mi dai un passaggio fino a Riccione?”. Mi incuriosiva molto. “Quanti capelli che hai, sposta la bottiglia fatti guardare”. Sono versi che ho scritto per lei. Ecco: il titolo inizialmente doveva essere Dialettica dell’immaginario. Proprio perché quello che immagini è a volte più sensuale di quello che fai».
È mai stato oggetto di stalking? Sa, i fan che – appunto – vi aspettano fuori dall’hotel, pronti a tutto pur di toccare i loro idoli…
«Solo da parte di animali».
Vedo che i gioielli le piacciono: l’orecchino è quello che le ha regalato Maradona?
«Sì. Maradona mi ha sempre infiammato perché è un genio pieno di contraddizioni. Stavo lavorando a Milano al Teatro Lirico, con Morandi. Lui doveva giocare contro la Polonia ma ha insistito molto per averci a un party, la sera prima. Non ce l’abbiamo fatta ma so che la festa è finita all’alba. Nella partita, poi, ha fatto tre gol. Alla fine gliel’ho chiesto: ma come fai? E lui: “Yo no soy sportivo, soy jugador“. Che lucidità! Lo ammiro molto. Lui, come Alda Merini: sono persone sempre sul punto di dissipare il loro talento. Io e la Merini avevamo vinto insieme il premio Montale, nel ’94: non avendo bisogno di soldi, le lasciai anche i miei. La sera stessa li spese tutti per una notte in un albergo. Fantastico. Credo che non ci sia niente di etico e cristiano come le sue poesie. È mancata, ma è mancata come mancano i poeti: che diventano di tutti, si espandono».
È vero che regala gioielli agli amici?
«Così mi fa sembrare Lorenzo il Magnifico. A volte dedico canzoni. Come a Valentino Rossi: Due dita sotto il cielo , parte della colonna sonora di 46 , il film di Milo Manara. Mi sono anche impegnato per la sua laurea honoris causa, a Urbino. Volevo che fosse in ingegneria meccanica, perché lui è anche un grande tecnico».
Parlando di onori tributati: che cosa pensa dei politici che partecipano ai funerali di Stato?
«Esibiscono tanta di quella noia: potrebbero evitare».
Lo sa che al suo ci saranno e diranno: “È stata la colonna sonora della nostra vita”?
«Mi dà una buona ragione per non morire».












































Grazie, Maria, per aver ricordato qui Lucio Dalla e postato questa ironica intervista che non ricordavo. Al Maestro mi accomuna anche il voto, anch’io la mia prima volta alle politiche ho votato il Psiup…
Lo scorso anno l’ho incontrato a Termoli, alla manifestazione contro le trivelle nell’ Adriatico. Amava le isole Tremiti, dove aveva una casa. Sulla mia pagina fb l’ho ricordato con una delle sue splendide canzoni “Quale Allegria”.
Speriamo che i politici non vadano al suo funerale. Non si abusa della pazienza dei morti..
Peccato che non potremo mai ascoltare la canzone che scriverà dopo aver visto il suo funerale. Ironizzerà sulla noia per la presenza dei rappresentanti delle istituzioni, ma godrà dell’affetto delle persone comuni che avranno sempre le sue canzoni da ascoltare e riascoltare perchè sono poesie senza tempo.
Grazie Maria per averci riportato questa umanissima intervista, Dalla mi è sempre piaciuto umanamente ancor prima che come cantante/autore. Un mio amico mi ha segnalato la bellissima canzone Henna, scritta nel ’94 in riferimento alla guerra nella ex Jugoslavia,e che Dalla definì come la più bella delle sue canzoni, indipendentemente dal successo…
……
Va bene io credo nell’amore, l’amore che si muove dal cuore
Che ti esce dalle mani che cammina sotto i tuoi piedi
L’amore misterioso anche dei cani e degli altri fratelli animali,
delle piante che sembra che ti sorridono
anche quando ti chini per portarle via
L’amore silenzioso dei pesci che ci aspettano nel mare
L’amore di chi ci ama e non ci vuol lasciare
Ok ok lo so che capisci ma sono io che non capisco cosa dici
Troppo sangue qua e là sotto i cieli di lucide stelle
Nei silenzi dell’immensità
ma chissà se cambierà oh non so se in questo futuro nero buio
Forse c’è qualcosa che ci cambierà
Io credo che il dolore, è il dolore che ci cambierà
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Caro amico ti scrivo…….
hai accompagnato con le tue poesie ( perchè di poesie si tratta) la mia vita e adesso senza di te siamo tutti un pò orfani. Come hai detto in una intervista la morte è il primo tempo poi c’è l’intervallo e poi si ritorna.
Ecco spero di vederti ancora scrivere perchè come te ormai … ARRIVEDERCI LUCIO.
Per me Dalla fu, anzi è, un grande artista e come tutti i grandi artisti, inclassificabile e non racchiudibile in alcun genere e in alcuna epoca o moda o gusto di “generazione”. Un classico.