| | | Gran Bretagna-Italia 1 a 0? Non è del tutto vero
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14.3.2012

Gran Bretagna-Italia 1 a 0? Non è del tutto vero

Scritto da in A4job, attualità, informazione, Senza categoria | Permalink

“Inspiegabile”. Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha definito il comportamento britannico a proposito del tragico blitz in Nigeria nel quale hanno perso la vita l’ingegner Franco Lamolinara e il britannico Chris McManus. Inspiegabile: l’aggettivo usato dal capo dello Stato non poteva rendere meglio lo sconcerto italiano. Altri invece la spiegazione l’hanno trovata subito: è tutta colpa del nostro non essere abbastanza Stato. I britannici sì che sono Stato. La tesi merita una verifica.

Un conto è sottolineare il deficit di azione dei nostri servizi segreti e anche un certo disorientamento della nostra intelligence, incapace, almeno all’apparenza, di mostrare riflessi pronti. Un altro è dire che, in questo momento, la Gran Bretagna è più Stato di noi. Forse sarebbe giusto distinguere i retroscena della drammatica vicenda nigeriana e i retroscena (economici) di quel che è diventato oggi il Regno Unito.

Qualcuno, in questi giorni, ha provato a immaginare come i britannici avrebbero gestito il sequestro nigeriano se invece di chiamarsi Lamolinara, l’ingegnere si fosse chiamato Le Moulinier o von Molen. Difficile dare una risposta. Qualcun altro ha sostenuto che  Londra continua a comportarsi da Grande Potenza, a dare prova di essere Stato. E noi no. Essere Stato? Sul fronte internazionale certo, su quello interno gli stessi inglesi cominciano a nutrire qualche dubbio. Nel novembre scorso il Financial Times (e non solo) segnalava che il debito pubblico britannico rimarrà sopra la soglia del 70 per cento del pil almeno fino al 2014. E questo mentre le famiglie inglesi sono molto più indebitate di quelle italiane.

Per avere una foto della realtà britannica oggi può anche essere utile leggere Tyler Brûlé sul Financial Times di sabato scorso. Il quadro proposto è forse eccessivamente pessimista, ma la lettura è di certo interessante. Per Tyler Brûlé la Gran Bretagna sarebbe un Paese “ridotto a brand”. “Il punto è capire se il Regno Unito vorrà continuare a essere un Paese o se invece sarà poco più di un brand di proprietà di un consorzio di investitori – attacca il columnist del FT – Giacché ‘Brand Britain’ è già un termine molto usato tra i diplomatici e i venditori, non dovrebbero esserci troppi problemi a vendere il concetto”, ironizza il giornalista.

Tyler Brûlé prova a immaginare il futuro di una Gran Bretagna ridimensionata a “Brand Britain”. I diplomatici del Foreign Office potrebbero riciclarsi come maestri di hotellerie, con le sedi del ministero restaurate e trasformate in alberghi a cinque stelle, il ministero dell’energia potrebbe essere venduto alla Norvegia. “Tanto – scrive beffardo Tyler Brûlé – l’attuale governo ha abbondantemente chiarito di non aver alcun interesse nel mantenere i più elementari servizi pubblici che ci si aspetterebbe di ricevere da uno Stato semi-funzionale”.

 

 

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