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19.3.2012

Fortuna e talento

Scritto da in A4job, attualità, giovani, good news, le campagne di "A" | Permalink

Il giornalista del New York Times Daniel Coyle ha scritto un libro dal titolo The Talent Code (Il codice del talento). Un volumetto in cui spiega come migliorarsi, affinare le proprie capacità, riuscire bene in quello per cui ci sentiamo portati o riconosciuti. Tra gli altri, fa l’esempio delle sorelle Brontë, Charlotte, Emily e Anne. Tutte e tre volevano diventare scrittrici. Per raggiungere il loro obiettivo, si esercitavano in quelli che chiamavano “piccoli libri”: quaderni che confezionavano loro stesse e riempivano di racconti, sfidandosi e confrontandosi, sbagliando e correggendosi, giorno dopo giorno, storia dopo storia.

Così si coltiva un talento. Con la dedizione, l’intelligenza di comprendere i propri limiti e di forzarli, con la conoscenza di sé e delle proprie aspirazioni, ma anche delle parti di noi che non ci piacciono e che vogliamo cambiare. Lavoro su se stessi: la psicanalisi lo chiamerebbe così. Per tutti gli altri si dice: capacità di disciplina e di progettazione. E voglia di studiare. Sempre. Anche dopo una laurea con lode, dopo un master internazionale, a 30 o 50 anni, anche se hai il posto fisso o hai già fatto un po’ di carriera. Per studiare intendo leggere, tenersi aggiornati, restare curiosi.

Altrimenti possedere un talento, una dote, può diventare uno svantaggio. Pensate che frustrazione: avere una carta da giocare e non sapere che mossa fare. Chi fa del suo talento il suo migliore amico, saprà sempre come impiegarlo. Per esempio riconoscendo le occasioni fortunate. Che capitano, prima o poi, nella vita di tutti. Guai a piangersi addosso, a dire: “Sono sfortunato, non otterrò mai niente”. Spesso non si arriva a nulla perché non si sa cosa cercare. È un atteggiamento molto più diffuso di quanto si creda, e da cui i giovani soprattutto devono stare alla larga.

In un’intervista al Financial Times Weekend la giovane economista Esther Duflo, 39 anni, docente al Mit di Boston, allieva modello dell’Ecole normale supériore di Parigi, racconta il momento in cui ha capito che doveva mettere il turbo. «Il punto di svolta è arrivato durante un anno nella Russia post-comunista. Ero in stage dal supereconomista Jeffrey Sachs. Ho capito che quello che stavo facendo era colmo di senso e che, se mi impegnavo, avrebbe cambiato qualcosa nel mondo». Com’è andata a finire l’abbiamo già detto.

 

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    Commenti dell'articolo (10)
    • immetta | 19 marzo 2012 alle 19:52

      Fare del proprio talento il proprio migliore amico. Sarebbe bellissimo, ma non è semplice, ci vuole coraggio. La fiducia in se stessi, purtroppo oggi, da sola non basta.

    • pensiero | 19 marzo 2012 alle 20:10

      E’ quello che vado ripetendo da sempre.
      Troppo facile dire “la fiducia in se stessi non basta”.
      Certo che non basta.
      Ci vuole talento, preparazione, impegno, fatica, persevaranza.
      E’ per questo che non sopporto che si limita a dire che “oggi non c’è speranza”, “vanno avanti sempre gli stessi”, “il merito non paga”….
      Crea alibi ingiustificati per tutti quelli che non vogliono impegnarsi.
      Nessun ha detto che è semplice, anche con l’impegno, la costanza, la volontà, ecc, ma senza non si va da nessuna parte.
      E senza pessisismi che non servono a niente.

    • mowrer | 19 marzo 2012 alle 20:51

      in Italia la fortuna e il talento crearono gli uomini (e le donne) diversi, la raccomandazione li rese eguali

    • m.a.r.a. | 19 marzo 2012 alle 21:45

      Un grande personaggio scomparso troppo prematuramente ci ha lasciato queste parole “stay hungry, be foolish”. Praticamente: se non ci si impegna; se non si smette di imparare, giovani o maturi non importa; se ci si rassegna: non si arriva da nessuna parte.

    • florere | 20 marzo 2012 alle 14:29

      Gentilissimo Direttore Latella,
      io credo nel talento. Oggi, però,in Italia,mi chiedo se sia un plus o un minus. La mia esperienza personale mi porta a ritenerlo un minus. Perchè.
      Corso di studi con massimo dei voti, Ph.D,Ricercatrice e professore incaricato all’università, con pubblicazioni, relazioni a convegni nazionali e internazionali… . Lascio l’Università per incarico di dirigenza aziendale per 9 anni. Riconosciuti grandi meriti e rimpianto del Presidente dell’azienda ( 50 mil fatturato) quando sento che è tempo di ossigenarsi fuori(NB:in azienda erano cominciate lotte per potere,alle quali non volevo partecipare) e sperimento attività di consulenza all’estero : stima, proposte di integrazione stabile in azienda,ma all’estero: sono sposata e mio marito mi reclama in Italia. Rientro( un anno fa) e comincio a cercare lavoro, anche in settori differenti da quello di esperienza aziendale : credo di avere le capacità, la versatilità e la volontà. Nel frattempo accumulo corsi universitari diversi : design,architettura, storia del cinema, psicologia della comunicazione, giornalismo e nuovi media… . Colloqui vari: risultato ? Troppo “skillata”, mi dicono, la realtà italiana è fatta di piccole aziende che temono chi è “troppo”; devi tagliare il curriculum. Aggravanti : donna (e pare pure bella, dicono), troppo elegante e colta (troppo?!!!!) e giovane ( ?!!! per i canoni italiani, ovvio.) Insomma, sono troppo in tutto, così pare. E sono qui, a coltivare fiori, letture,a mettere in piedi un mio progetto (che però non può partire senza finanziamenti, lo so bene, visto che anche di conti economici ne mastico), corsi universitari che poi dovrò tacere. Talentuosa, disoccupata. Ci vuole talento anche per questo, forse. Con stima, riconoscendo il suo talento che osa, Marina Dacco (per cortesia omettere il mio nome grazie – info@dumu.it )

    • modesto.manzica | 20 marzo 2012 alle 15:59

      Beh, ci vuole anche un certo talento a scrivere un post concludendo con la richiesta di omettere il nome e non accorgersi che lo si sta scrivendo… e integrandolo con la mail, inoltre… :-)

    • florere | 20 marzo 2012 alle 19:12

      Gentile Modesto, ha ragione, ma essendo la prima volta che scrivo a questo forum (e,in genere, se pubblicato viene segnalato), sono incespicata (talentuosamente però, peggio di così!) nel nome, violando la mia stessa privacy. :)

    • pensiero | 20 marzo 2012 alle 20:55

      Cara Marina,
      Visto che hai aggiunto il tuo nome (anche se inavvertitamente) mi permetto di darTi del Tu.
      Non so quale sia la tua età, ma la Tua esprienza è notevole.
      Credo che con il Tuo “bagaglio” non avresti nessuna difficoltà a metterTi in proprio.
      Perchè no?
      OSA!!!
      LA fortuna aiuta gli audaci? Figurati gli incoscenti.
      Non pensare a grandi cose.
      Ti poni il problema dei costi.
      Hai analizzati i tuoi programmi?
      Non si possono realizzare per gradi?
      Comincia in piccolo.
      Il tempo Ti dirà come continuare.
      Tanti di noi hanno solo la loro “officina intellettuale” (leggere testa o cervello a scelta)ma se è abbastanza ben fornita è la risposta a tutto.
      Non ti servono gli altri, credi a me.
      Conta su te stessa.
      A testa bassa, senza incertezze e senza indugi.
      Meglio i rimorsi che i rimpianti, ricorda.

    • ornella54 | 21 marzo 2012 alle 00:58

      Confesso, sono convinta di avere talento ma non ho capacità di discipina nè di progettazione: sono fondamentalmente accidiosa come il Petrarca del Secretum e nella vita ho lasciato andare molte occasioni probabilmente migliori di quella che ho colto vincendo in sequenza tre concorsi per insegnare nelle scuole pubbliche… Tuttavia devo dire che non ho rimpianti, vivo per me stessa e non per la carriera, faccio un lavoro che mi piace ancora molto ma che non è la mia vita, è solo uno dei tanti aspetti che la costituiscono. Sul concetto di dover (o voler) forzare i propri limiti ho poi molte riserve, per uno che ci riesce si schiantano in diecimila e, lo dico per esperienza ma con una vena di amarezza, le nuove generazioni mi sembrano sovente molto più fragili di quella di noi cinquanta-sessantenni.

    • modesto.manzica | 21 marzo 2012 alle 09:43

      Gentile, e “pare pure bella” (confermo, ho visto il video…) Marina, quello che tu scrivi “e,in genere,se pubblicato viene segnalato (l’indirizzo email)” è vero se pubblicano l’indirizzo email con il quale ti sei registrata ma tu l’hai messo, talentuosamente :-) , nel testo e, quindi, il sistema non può fare nessun controllo…
      Sul resto http://www.overquaranta.it (registrazione gratuita e, come fb, lo sarà per sempre).
      Take care.

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