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23.3.2012

La strage dei ragazzini e gli interrogativi di Tolosa

Scritto da in attualità, politica, Senza categoria | Permalink

Tolosa, Francia. Circa duecento tra bambini e ragazzi stazionano davanti alla scuola ebraica Ozar Hatorah. Sono le otto del mattino, le lezioni stanno per cominciare. Un uomo si para davanti a loro e comincia a sparare. Cadono un professore dell’istituto, Jonathan Sandler, e i suoi due bambini, Arieh e Gabriel di sei e tre anni. Cade anche Miriam, otto anni, figlia del direttore della scuola, e un ragazzo di 17 anni, gravemente ferito. L’attentatore insegue i bambini, spara a tutto quel che trova davanti a sé. Poi scappa su uno scooter.

Quell’uomo è Mohammed Merah, 23 anni, nato a Tolosa da famiglia algerina: morirà ucciso alle 11.37 del 22 marzo da un proiettile alla testa sparato da un cecchino dopo un assedio al suo appartamento durato diverse ore.

Chi è Merah? Un “lupo solitario” che ha agito in modo autonomo? O un uomo che godeva di coperture e aiuti? E come è possibile che un estremista, di cui si conoscevano i numerosi viaggi in paesi che ospitano campi di addestramento di al Qaeda, non fosse sotto la stretta sorveglianza dei servizi segreti, che avesse un sacco di armi dentro casa e che abbia potuto compiere la strage nella scuola ebraica e, prima ancora, uccidere i quattro parà sempre attorno a Tolosa? E quali sono i rapporti con i servizi segreti francesi che, a quanto risulta da alcune indiscrezioni, lo avrebbero arruolato come informatore e forse come infiltrato nella rete islamista?

Tante domande, che ne evocano altre: che sta succedendo in Europa? Che sta succedendo all’Europa? Il serial killer francese è purtroppo in numerosa compagnia. La memoria corre alla super strage consumata da Anders Behring Breivik fra Oslo e l’isola diUtoya, in Norvegia. O plana in Toscana, a Firenze, dove qualche mese fa Gianluca Casseri, nel mezzo di un pacifico mercato, ha preso a fucilate un gruppo di immigrati senegalesi, uccidendone due e ferendone un terzo, per poi suicidarsi .

Ogni volta si parla di follia, di malati di mente manipolati da gruppi di altri malati dimente che si definiscono neonazisti o estremisti islamici. E fino alla strage successiva, nessuno ci pensa più.

 

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    Commenti dell'articolo (8)
    • jermana | 23 marzo 2012 alle 12:22

      Cara Maria intanto hanno detto che questo ragazzo era controllato dai servizi segreti e non ho capito che controlli fossero visto che è stato lasciato libero di agire. Sono stata da poco in Canada prima di entrare sul suolo Canadese mi hanno rivoltata come un guanto, da turista ho dovuto dichiarare quanto tempo avrei soggiornato, il motivo della mia visita, se cosa avevo imbarcato in valigia e dichiarato sul questionario corrispondeva a quello che loro controllavano ecc. ecc. Qualcuno degli Italiani in fila brontolavano ma io ho trovato che fosse una garanzia per i propri cittadini. Ci sarà un motivo se la città che ho visitata è tra le tre città piu’ sicure al mondo? Perchè non essere piu’ rigorosi anche in Europa?

    • ornella54 | 24 marzo 2012 alle 17:37

      Temo, Maria, che ci sia una componente di aggressività repressa latente nel genere umano e contro la quale, purtroppo, siamo tutti altamente impotenti. Come giustamente ricordi lo stragismo non ha un’unica matrice politica, idologica, razziale o culturale. Ci sono gli estremisti e i “folli”, i fondamentalisti e i disperati, ci sono le scuole dell’odio e i “giorni di ordinaria follia”. Benché concordi con Jermana sull’utilità della prevenzione e dei controlli, sono anche consapevole del fatto che prevenire tutto è impossibile.
      Certo questo episodio è un grande smacco per la via francese all’integrazione, quella che credevamo vincente rispetto alla “separazione”, quella per la quale i figli degli immigrati erano sempre e comunque francesi. Cos’è accaduto? Cosa sta accadendo alla Francia e all’Europa? Non ho risposte esaustive ma, certamente, la crisi economica che ricade al 90% sul reddito dei lavoratori dipendenti e dei piccoli artigiani ha fatto la sua parte. Non abbiamo più sogni da vendere ai giovani, sogni puliti fatti di un futuro sereno ed economicamente promettente, accade così che, come negli anni ’70 alcuni avevano ceduto alle ideologie terroriste oggi altri cedano al richiamo delle idee fondamentaliste o alla disperazione. Come sosteneva Goya durante l’occupazione napoleonica della Spagna, “Il sonno della ragione genera i mostri”.

    • m.a.r.a. | 25 marzo 2012 alle 18:44

      E’ vero che tanti giovani sono facilmente catturabili avendo davanti a sè prospettive nulle o quasi, ma, secondo me, è altrettanto vero che in Europa non si sono voluti vedere e probabilmente anche oggi non si vogliono vedere, certi segnali da parte dei terroristi. Anche ne caso di Tolosa, il killer era stato segnalato, conoscevano i suoi precedenti, eppure è successo ciò che sappiamo. E non parlo solo dei terroristi islamici, parlo di tutti, da qualsiasi parte stiano. Se si conoscono le mosse del nemico, non deve essere lasciato libero di agire come vuole, ma bisogna tenergli il fiato sul collo ed essere pronti a fermarlo al primo movimento sospetto. Se non ricordo male, Oriana Fallaci scriveva che gli stati europei erano troppo indulgenti e per me aveva perfettamente ragione. La via dell’integrazione deve essere vincente e unita alla tolleranza reciproca, ma i killer fanatici vanno accerchiati prima, perchè ammazzarli dopo non serve a nulla.

    • pensiero | 26 marzo 2012 alle 10:13

      Siamo davanti agli effetti della vuota società dell’apparire senza essere?
      Forse.
      Di certo c’è che sempre più giovani senza cultura e senza ideali se ne costruiscono uno, o se lo lasciano “suggerire” da qualcunaltro.
      In nome di quell’ideale sono pronti a tutto, anche a sparare, anche a uccidere.
      Per un quarto d’ora di notorietà?
      Per un errato senso di giustizia sociale?
      Per valori ingiusti e dannosi?
      Chi lo sa.
      Nel vuoto tutto trova spazio.
      Di certo c’è che al dilà del terrorismo e del terrore organizzato, sempre più spesso ci troviamo davanti a queste monadi impazzite, difficili da controllare, che seminano terrore e morte.
      Non è possibile controllare tutto.
      Anche perchè mentre noi che ci muoviamo per motivi leciti, lo facciamo senza furbizia e in maniera lineare, queste persone sanno come incunearsi nei controlli e sfuggire.
      Sicuramente una cosa deve essere chiara: nessuno è immune da questa folle violenza.
      Nessuno può dire: a me non capiterà.
      Questo tipo di violenza colpisce ovunque e contro chiunque.
      La giustificazione la si troverà comunque, dopo.

    • ornella54 | 26 marzo 2012 alle 14:24

      Sono tristemente d’accordo con Mara (ho seguito la straziante intervista al padre dell’autore della strage di Tolosa e mi ha colpito una frase: “quando ha cominciato a frequentare i gruppi estremisti ci siamo accorti di aver perso nostro figlio”) e con Giuseppe (“Nel vuoto tutto trova spazio”), ma resto convinta che per prevenire si debbano innanzitutto proporre valori positivi.

    • pensiero | 26 marzo 2012 alle 19:40

      Ciao Ornella,
      non voglio prendermi il merito di qualcosa, ma solo impedire che vengano, anche per il futuro addebitate a Giuseppe frasi che non gli appartengano.
      Ognuno si prenda le sue responsabilità.
      Pensiero è Elisabetta (con questo nome non sono riuscita ad accreditarmi)

    • ornella54 | 27 marzo 2012 alle 00:20

      Perdona Elisabetta, è l’arteriosclerosi che avanza… Giuseppe si firma Storicismo e io comincio a confondere le parole e, se continuo così,anche il loro significato.

    • storicismo | 27 marzo 2012 alle 14:25

      Leggo ora dell’errata attribuzione. Se avessi letto prima sarei intervenuto io stesso. In ogni caso, poco male, condivido l’idea anche perché il “vuoto” mi pare sia sempre determinato dalla mancata proposizione di “valori positivi”. Cioè dalla mancata o precaria formazione che sola ci dà speranza di frenare la bestia, con la comprensione e la misura di noi stessi e d’altrui, delle relazioni anche nel conflitto. Anch’io avevo dimenticato o non mai saputo che “pensiero” fosse Elisabetta che apprezzai col suo nome e per questo mi interrogavo sulla sua “sparizione”.

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