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25.3.2012

Una donna al Quirinale

Scritto da in A4job, attualità, donne, giovani, informazione, L'intervista SkyTG24, le campagne di "A", Senza categoria | Permalink

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sceglie con eleganza di troncare sul nascere i progetti di quanti, per apprezzamento sincero del suo operato o per diverso calcolo, spingevano verso un suo secondo mandato. L’eleganza e la saggezza politica non sono mai mancati a Napolitano e ne ha dato prova una volta di più inviando, con l’intervista a Rai Educational, un secondo, importante, messaggio. Ha detto che sarebbe ora che una donna arrivasse al Quirinale.

Sarebbe ora sì, infatti. Ma succederà?

Napolitano lo vorrebbe. Ma i capi dei partiti? Gli ostacoli alla crescita professionale delle donne, sostiene uno dei più importanti manager di una multinazionale, non vengono quasi mai dai presidenti o dagli amministratori delegati, dai supervertici di un’azienda. “È il middle manager, il capo di una divisione di quell’impresa, il direttore di un dipartimento, che mette ostacoli alla carriera di donne perché, non ci vuol molto a capirlo, le vede come potenziali rivali o non le sente fino in fondo parte della sua cordata”, ha spiegato l’amministratore delegato in un recente convegno.

Per questo coltivo poche speranze circa la possibilità che un’italiana diventi la nostra prossima presidente della Repubblica. Coltivarne poche non significa però gettare la spugna in partenza.

Per questo chiedo anche a voi: dovendo segnalare candidate credibili chi vorreste al Quirinale?

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PS: Su questo numero di “A” un accurato articolo di Simone Spetia spiega come la riforma del lavoro voluta da Mario Monti e dal ministro Elsa Fornero potrebbe cambiare, in meglio, l’accesso al mercato per i giovani in cerca di prima occupazione. L’argomento, come sapete, è al centro dell’attenzione del nostro giornale e sono contenta di condividere con voi che A4job e il sito A4job.it sta svolgendo a pieno ritmo il compito per il quale l’iniziativa è nata. Troverete anche questa settimana un articolo di aggiornamento.
Ma la riforma del lavoro riguarda anche i quaranta-cinquantenni e quella pericolosa terra di nessuno nella quale alcuni di loro potranno trovarsi se licenziati mentre mancano ancora cinque o dieci anni alla pensione. Domenica scorsa, ospite dell’Intervista su Skytg24, il sindaco di Torino Piero Fassino ha suggerito che sia un’agenzia del lavoro a farsi carico di questa fascia di potenziali “scaricati dal sistema”. Un’agenzia che li aiuti a trovare un’altra occupazione e magari a formarsi nuove professionalità. Più facile a dirsi che a farsi, soprattutto se i posti di lavoro non si creeranno. Ma è un’idea. Voi che ne pensate?


    Commenti dell'articolo (13)
    • ornella54 | 25 marzo 2012 alle 21:09

      Così operai metalmeccanici, chimici, tessili e impiegati vari dovrebbero, secondo Fassino, rivolgersi a “un’agenzia che li aiuti a trovare un’altra occupazione e magari a formarsi nuove professionalità”. Comincio a pensare che la magrezza di Fassino non sia dovuta al metabolismo ma ad un’eccessiva carenza di zuccheri con tutte le conseguenze che questa comporta per il cervello. I cinquantenni finiranno col fare lavori precari e sottoqualificati, si rovineranno definitivamente la situazione previdenziale così, finalmente, moriranno prima (ecco un bel modo per risolvere il problema del costo delle pensioni di vecchiaia). Ma se lo stesso neopresidente eletto di Confindustria sostiene che il problema non sta nell’articolo 18 ma nella pesante burocrazia, io mi chiedo perché mai (dopo averlo a tutti i costi voluto modificare) dovremmo provvedere a rimpolpare ulteriormente le strutture burocratiche inventandoci queste agenzie del lavoro, queste interinali gestite dallo Stato dove forse troverà davvero lavoro qualche giovane promettente e … raccomandato.

    • ornella54 | 25 marzo 2012 alle 21:11

      Vedo di aver scordato di dibattere sulla donna al Quirinale. Personalmente penserei ad Anna Finocchiaro.

    • m.a.r.a. | 25 marzo 2012 alle 21:19

      Purtroppo ritengo ancora talmente remota la possibilità che una donna possa diventare Presidente della Repubblica, che non me la sento di fare possibili nomi. Penso che sia ancora troppo giovane e debba ancora arrivare ai piani alti della politica, la donna che un giorno potrà diventarlo.

    • m.a.r.a. | 25 marzo 2012 alle 21:21

      Ornella, concordo: ci manca anche un’agenzia per i cinquantenni disoccupati. Ne abbiamo a iosa di enti inutili e costosi, vediamo di non inventarcene di nuovi.

    • pensiero | 26 marzo 2012 alle 10:20

      Qual’è la novità?
      In Italia quando non si sa come venire a capo di qualcosa, si nomina una commissione o si apre un’agenzia.
      Già il Commissario è per le cose meno importanti.
      E intanto i cinquantenni (ma già gli ultraquarantenni) restano fuori dal mondo del lavoro.
      Però Loro hanno fatto qualcosa: hanno creato l’A G E N Z I A

    • immetta | 26 marzo 2012 alle 16:14

      Una donna al Quirinale rappresenterebbe oltre che una svolta storica, soprattutto un successo per l’universo femminile, troppo spesso bistrattato e sottovalutato in campo politico.

    • pensiero | 26 marzo 2012 alle 19:37

      Così su due piedi non mi viene in mente nessna donna che incarni una figura politica di prestigio che possa ambire al Quirinale.
      Ce ne sono sicuramente, ma probabilmente il low profile delle donne in Parlamento, non aiuta.
      Tranne qualche figura – mi viene in mente la Emma Bonino, ma non avrebbe alcuna possibilità.
      Sarebbe comunque un bel allargamento di orizzonti.
      Speriamo bene.
      Lo stesso Obama, qualche tempo prima della sua candidatura disse che ci sarebbe voluto ancora molto tempo prima di vedere un coloured alla Casa Bianca.
      Sappiamo tutti com’è andata

    • florere | 27 marzo 2012 alle 15:07

      Io credo che sarebbe più incisivo avere infine una donna come Presidente del Consiglio, che ha un maggior potere di decidere, di nominare, di guidare (ovviamente nei vincoli formali e no che tutti conosciamo). Credo che i simboli abbiano una rilevanza positiva e utile (altrimenti sono feticci)per ciò che rappresentano e/o che hanno compiuto, per l’esperienza e per le prove che hanno dato nello svolgimento dei loro compiti istituzionali e politici.

    • graziano52 | 27 marzo 2012 alle 17:27

      Ornella for President. Oppure una delle tante Ornelle che ci sono in Italia.

    • c.e.l.e.s.t.e. | 28 marzo 2012 alle 18:57

      Ma anche (veltronianamente) i Graziani, i Giuseppi che ci sono in Italia, uomini amici delle donne :-)

      Mentre Fassino pensa all’agenzia, l’ennesima, i 40-50enni si tolgono la vita, risolvendo il problema della loro ri-collocazione :-(

    • ornella54 | 28 marzo 2012 alle 21:19

      Già e intanto si scopre che anche i sessantenni non sono tutti uguali: guai ai poveretti che hanno chiesto la “ricongiunzione” tra periodi di lavoro svolti nel pubblico e nel privato, può accadere che l’Inps chieda loro cifre tali che si trovano a dover scegliere se vendere casa o percepire una pensione degna di questo nome. Una norma, pare, voluta per impedire alle dipendenti pubbliche (questa quintessenza di fannullonaggine, diabolicità e parassitaggine) di “passare al privato” per andare in pensione a sessant’anni anziché a sessantacinque quando l’allor mai rimpianto ministro Sacconi decretò che sì, sessantacinque anni per un’insegnante di scuola materna od elementare sono un’età fiorente e indice di vastissima esperienza (vorrei vedere i nipoti suoi in che asilo li manda…).

    • graziano52 | 29 marzo 2012 alle 10:23

      Sapete che sono sempre stato, fin dall’inizio, un fan del governo Monti (con tutti i distinguo e i ragionamenti del caso che si possono leggere nei miei interventi anche su questo blog oltre che su fb o twitter).
      Mantengo, tutto sommato, un giudizio positivo ma troppi segnali (pubblici e privati, sapete che tento di ricollocare “manager a spasso” come mestiere principale) mi dicono che a questo Paese occorre una “rivoluzione” democratica con il concetto del lavoro al centro.
      Occorrono fantasia, coraggio, scelte radicali, action plan coerente, execution feroce.
      Cose difficilissime sia da studiare sia da implementare ma i brodini (penso, p.e., alla riforma del lavoro che, articolo 18 a parte, contiene elementi di positività…) non servono a nulla.
      E a fronte di casi clamorosi di suicidio ci sono centinaia di migliaia di persone e famiglie che stanno erodendo i risparmi, che erano riusciti a mettere via per garantirsi o vecchiaie serene o qualcosa per i figli, per vivere.
      Meglio, per sopravvivere.
      E non va bene.
      Mettero questo post anche sulla mia pagina di fb.

    • storicismo | 29 marzo 2012 alle 13:40

      Sono d’accordo con Graziano, salvo per quanto riguarda una mia insopprimibile e a lui nota diffidenza (non dico senz’altro: avversione) per questo governo. Per questi motivi. Convengo con lui che le mezze misure non servono a niente e anzi peggiorano la situazione, soprattutto se gabellate per riforme epocali e “strutturali” (la parola magica del momento). Inoltre, la polemica essiccata e radicalizzata sul simbolo dell’art.18, mi pare stia facendo passare in secondo piano l’intero problema del lavoro, il cui mondo già oggi è spaccato in due fra chi ne può godere le tutele e chi non sa che farsene. E’ vero inoltre che, come disse Ornella, non si dà lavoro ai figli licenziando i padri, ma è anche vero che non glielo si dà preservando solo i padri. Ho letto recentemente in un articolo sul Corriere che il tema fu trattato già nelle commissioni parlamentari negli anni ’80, collaboranti anche Lama e Benvenuti e Giugni, “padre” dello Statuto dei lavoratori (in procinto di diventare parlamentare). Il quale ultimo osservava che la disciplina dell’art.18 doveva essere modificata perché creava discriminazioni fra chi ne era tutelato e chi no, e infatti non era contemplata in nessuna legislazione europea. Del resto, la prima stesura della legge ad opera di Brodolini, non la prevedeva. I sindacati allora erano d’accordo. Leggo inoltre che il richiamatissimo “metodo tedesco” prevede sì il ricorso al giudice del lavoro, ma che questo riguarda il 5% dei casi perché in prevalenza si ricorre alla trattativa fra le parti con indennizzo. Leggo ancora che pure in Italia, solo una minima parte di lavoratori accetta il reintegro e la massima parte preferisce l’indennizzo, pur dopo una sentenza favorevole.
      Rimane poi il fatto che l’occupazione non è una “variabile indipendente” ma è legata alle condizioni economiche cioé allo sviluppo prima ancora che alla legislazione. E qui veniamo al punto dell’operato di questo governo. Il quale in un momento di grave congiuntura, non si perita, con algida noncuranza, di addossare sul ceto medio-basso, esose gabelle, anche cercando di confondere i cittadini con un surrettizio latinorum tecnicistico da scuole di scienza delle finanze (che Dio stramaledica le scuole riduzionistiche): la traslazione del carico fiscale dai reddti alla “ricchezza”. Che è uno dei metodi classici che però prevede l’abbassamento dell’incidenza fiscale sui redditi. Qui invece la rincorsa alla mera “cassa”, fiscalizza un reddito che, per le abitazioni, non c’è, il valore catastale, e quindi equivale ad un aumento dell’imposta sui redditi, pensioni e stipendi dei proprietari. Già l’Imu è superiore all’Ici, ma non basta perché hanno messo mano alla cosiddetta riforma del catasto per cui arriveremo a livelli di esproprio della casa di abitazione (in un Paese nel quale una grande maggioranza di contribuenti è proprietaria della propria abitazione). La quale, si noti, è risultato di investimenti, cioè di risparmi su un reddito già tassato. La tassazione del reddito è inoltre incrementata dall’aumento delle addizionali locali, anche con effetto retroattivo (=illegale). Stendiamo un velo pietoso sulle accise. Sono aumentate le tasse sui risparmi finanziari sia con l’aumento dell’aliquota, sia con l’introduzione dei bolli. Il governo dunque per questo aspetto sta attuando una rozzissima politica economica di cassa senza minimamente tagliare la spesa corrente. Infatti, il fabbisogno dello Stato è aumentato e con esso anche il debito pubblico (al 120,1%). Una politica che contraddice allo sviluppo, oltre che alla decantata “equità” (il mantra montiano), e anzi induce recessione e inflazione.
      Ma prima di questo, che per me è già risolutivo, c’è un aspetto più inquietante: la declamata volontà di “cambiare la vita degli italiani” e il “Paese che non è pronto”. Una volontà che aleggia sotto i provvedimenti, di fare pedagogia. La solita mentalità da “governo degli ottimati”, dei “competenti” (di che?), di quei “pochi” che sanno qual è il “bene comune” (altra astrazione pericolosa di stampo “totalitario”) e lo impongono ai bambini “per il loro bene”, ovviamente.
      Se diceste a un cittadino americano o britannico o francese o di qualsiasi altro paese democratico, che gli faranno un governo “tecnico” o politico-tecnico di gente non eletta, nel migliore dei casi, non vi capirà e più prevedibilmente, penserà che gli si proponga un golpe. Perché questo “monstrum” è una possibilità prevista solo dalla nostra costituzione “più bella del mondo”. Anche alla Spagna è stata risparmiata questa bruttura costituzionale di essere eterodiretti.
      Ma la colpa di tutto questo è nostra e dei nostri rappresentanti politici, tutti persi e occupati per diciotto anni in una farsa di guerra civile, sinché abbiamo reso inevitabile, e per ora insostituibile, un governo come questo.

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