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| | | La polemica tra “A” e Brunetta. Davvero tutti i giornali sono uguali? Forse no
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28.3.2012

La polemica tra “A” e Brunetta. Davvero tutti i giornali sono uguali? Forse no

Scritto da in A4job, attualità, giovani, le campagne di "A", politica | Permalink

Sono passati quattro anni dall’inizio della campagna di “A” contro i Senza Talento. Ma è dalla nascita del giornale, nel maggio del 2006, che selezioniamo con rigore  le modelle e monitoriamo con attenzione lo stile dei servizi di moda. Quando, qualche anno fa, è capitato che alcune scelte apparissero  in contrasto con la linea che abbiamo sempre adottato, abbiamo registrato l’opinione dei lettori. E preso nota. Perchè sono i lettori i nostri unici, veri interlocutori.

Donne oggetto e tronisti, tanto così fan tutti? Dunque: meglio rimettere i puntini sulle “i”. Non TUTTI i giornali sono uguali: ci sono quelli che hanno denunciato con molto anticipo una pericolosa deriva e quelli che, vendendo bufale, hanno riempito i portafogli di certi agenti e di certe agenzie fotografiche. A costo di riempire le pagine, e la gente, di spazzatura.

Che “A” avesse visto il bluff fin dall’inizio, è confermato anche da un articolo pubblicato da Libero nei giorni scorsi. Scrive Massimo Deangelis: “Il pettegolezzo non paga più in termini di copie. La caduta risulta verticale, con valutazioni scese di un 60-70 per cento nell’arco di soli dodici mesi. Oggi la signora Fornero vale dieci Michela Vittoria Brambilla in guêpière. E un flash del lato B della furba Nicole Minetti arriva, forse, a 300 euro”.

Comprendo quel che Renato Brunetta intende quando dice: “Bélen meriterebbe il Nobel per la comunicazione”. Penso anzi che, da intelligente e non banale osservatore della società quale certamente è, abbia colto esattamente il punto. È proprio a questa manipolazione della comunicazione che “A” ha voluto sottrarsi con la campagna contro i Senza Talento.

Alla trappola delle finte notizie, dei finti fidanzamenti, finti tradimenti, finti malanni. Di finzione il giornalismo può anche morire. Ammesso che di giornalismo si possa ancora parlare. Perciò, per tornare al punto di partenza, noi facciamo volentieri a meno di “quel” genere di comunicazione. Come scriverebbe sulla sua t-shirt un’esperta del ramo, Nicole Minetti, “noi stiamo meglio senza”.

E voi? Cosa ne pensate?

 

 

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    Commenti dell'articolo (7)
    • pensiero | 28 marzo 2012 alle 17:58

      Non ne farei una questione di capacità di comunicare, ma una questione di contenuti.
      Come al solito.
      Se comunicare vuol dire far parlare di sè comunque, a Belen l’Oscar della comunicazione (io l’avrei ignorata completamente, ma non tutti evidentemente la pensano come me).
      Ma che cosa ha comunicato Belen?
      Che per far parlare di sè ci si deve scosciare, preferibilmente senza mutande?
      Faccio fatica a mantenermi nell’elegante e forse questo mi impedisce di spiegare il tutto per come lo percepisco.
      Mi pare comunque che di questo tipo di “comunicazione” nessuno possa sentire la mancanza.
      Soprattutto i lettori di A che hanno levato gli scudi per servizi molto meno “scosciati”.
      Probabilmente A ha un pubblico di bacchettoni, retrogradi e soprattutto di gente poco addentro alla “comunicazione”
      Ma siccome a fronte di un calo di lettori per tutte le testate, A registra un aumento di pubblico e si sa, squadra che vince non si cambia, io continuerei così, con buona pace della “comunicazione”.

    • c.e.l.e.s.t.e. | 28 marzo 2012 alle 18:50

      Anche noi stiamo meglio senza…le mutande? E Brunetta intelligente e non banale?
      Mariaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa… :-)

    • m.a.r.a. | 28 marzo 2012 alle 19:18

      La più bella notizia è che sono cadute le valutazioni del pettegolezzo. Non se ne può più di giornalisti, giornalisti?, che pescano nel torbido e inventano di tutto pur di parlare degli affari privati dei cosiddetti vip, che molte volte non hanno tempo e voglia di smentire. L’ironia di Brunetta sul Nobel per la comunicazione è pungente e centra l’argomento, ma, come dice Elisabetta, continuiamo con il “metodo A” e saremo vincenti, giornalisti e lettori insieme.

    • ornella54 | 28 marzo 2012 alle 21:10

      A per tutta la vita, gli altri non si riescono più a sfogliare nemmeno dal dentista… Ma su Brunetta ho i miei dubbi, forse il suo sguardo si ferma ad altezze che possono indurlo in errore.

    • jermana | 29 marzo 2012 alle 11:06

      Ho notato dal parrucchiere che i giornali sul gossip che prima andavano a ruba adesso non sono i piu’ sfogliati. Le clienti, mi dice il mio parrucchiere, sono stufe delle solite facce, non si interessano piu’ tanto al gossip. E’ un buon segnale vero? Dimenticavo Maria il tuo giornale è il piu’sfogliato!!

    • graziano52 | 29 marzo 2012 alle 15:57

      “Il pettegolezzo non paga più in termini di copie. La caduta risulta verticale, con valutazioni scese di un 60-70 per cento nell’arco di soli dodici mesi. Oggi la signora Fornero vale dieci Michela Vittoria Brambilla in guêpière. E un flash del lato B della furba Nicole Minetti arriva, forse, a 300 euro”.

      Domande non oziose.
      1 – Quanto vale la signora Fornero in guepiere?
      2 – Quanto vale il lato B della ministra Severino?
      3 – Quanto valgono le lacrime di Brunetta (o di Minetti, o di Brambilla)?

    • c.e.l.e.s.t.e. | 1 aprile 2012 alle 17:07

      Un ramoscello d’ulivo anche per voi, amici di tastiera.
      ..
      Aung San Suu Kyi ce l’ha fatta! Ce la faremo anche noi!

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