| | | Mad for Mad Men
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3.4.2012

Mad for Mad Men

Scritto da in attualità, detto tra noi, donne, tempi moderni | Permalink

Don Draper, interpretato dall'attore Jon Hamm

Don Draper, interpretato dall'attore Jon Hamm

 

Siamo pazze di Mad Men. Don Draper, il maschio alfa che nella serie televisiva è il più fascinoso dei pubblicitari di Madison Avenue, è tornato a insufflare brividi caldi nelle telespettatrici americane. E qui da noi? Niente, latita. Fox non ci fa sapere quando e se tornerà e, come giustamente notava Nicoletta Melone nella sua rubrica tv della settimana scorsa, alcune tra noi vivono quasi in crisi d’astinenza.

Breve nota per quelli che non hanno mai visto Mad Men (ma se leggete “A” sapete di che si tratta perché ne scriviamo da anni). Mad Men è una serie tv che va in onda su Fox. Ambientata nella Manhattan dei primi anni ’60, e sostanzialmente negli uffici di una grande agenzia di pubblicità, si ispira alla stagione felice in cui gli uomini di Madison Avenue (all’epoca la strada delle agenzie di pubblicità newyorkesi) erano tutto quello che, apparentemente, una donna poteva desiderare. Forti, con un avvenire sicuro e incrollabili certezze su come tu, donna, avresti potuto farli felici: per esempio NON mettendoti a dieta. Per farvi un esempio: il lato B di Christina Hendricks, la segretaria capo di tutte le segretarie, è un inno a una vita di ciambelle e caffè zuccherati.

A quei tempi i budget erano sempre più alti di quelli dell’anno precedente, se ti licenziavano avevi subito altre tre offerte che ti arrivavano mentre sorseggiavi un cocktail nel bar sotto l’ufficio. Se per caso eri femmina e tuo marito ti tradiva (questi di Mad Men tradivano un sacco), l’istituzione del lunch con le amiche (e l’amico Martini cocktail) provvedevano a tirarti su.
Non so come fosse davvero la vita a Manhattan ai tempi di Mad Men. Non c’ero. Ma questa favola mi piace moltissimo, se me la raccontassero un pezzetto ogni sera andrei a dormire di certo più contenta. Mad Men piace perché consola e non impegna, ma piace anche alle donne dirigenti d’azienda, alle supermanager che non somigliano per niente alla segretaria quarta misura. Piace alle donne che lavorano e che si sentono tutte un po’ Peggy, la bruttina del film più brava dei colleghi maschi ma tenuta ai margini perché all’epoca, per le donne, andava ancor peggio che adesso.

È una favola molto poco politically correct, ma rimanda a tempi più felici perciò, per favore, ridateci Mad Men. Ridatecelo presto. Vi siete accorti di quante donne incazzate ci sono in giro? Avete idea di quanto stress si cumuli sulle spalle di Angela Merkel, di Elsa Fornero, di Emma Marcegaglia e giù giù pure sulle mie? Almeno la sera, fateci rilassare. Una dose di Don Draper, presto. Con tutte le tasse che stiamo per pagare, se non ora quando?

 

 

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    Commenti dell'articolo (8)
    • ornella54 | 5 aprile 2012 alle 10:50

      Che tenera Maria, spero davvero che ti restituiscano al più presto Mad men e la sua favola. Certo gli anni ’60 sono un mito, ma se penso ai miei anni ’60 penso che nei ’70 stavo meglio: meno problemi economici, più consapevolezza sul ruolo delle donne nella società,molto fermento nella scuola,ecc. Io, per me, adoro i “Leverage- consulenze illegali” e tutti i suoi protagonisti con in testa Nathan Ford, interpretato da Timothy Hutton.Mi piacciono perché non sono cruenti, perché rispolverano una bella filosofia alla Robin Hood e perché le donne protagoniste non sono di contorno, ma sono intelligenti, forti, determinate e anche affascinanti.

    • manupe | 5 aprile 2012 alle 17:47

      Maria…e se ci dessero indietro tutti interi gli anni ’60??? Che sia questa,forse forse, la via d’uscita a questo periodo (politico, economico, sociale) nero?!? Non so te, ma io un tuffo in quel passato dorato lo farei..

    • m.a.r.a. | 5 aprile 2012 alle 20:53

      Se per una magia si potesse tornare agli anni 60, mi piacerebbe che chi ci governava allora, non commettesse tanti errori di cui ora stiamo subendo le conseguenze. Purtroppo la macchina del tempo esiste solo nei film.

    • pensiero | 6 aprile 2012 alle 12:19

      Ridatemi gli anni ’60?
      Personalmente non ricordo granchè (sono nata nel 1964), preferisco i ’70.
      Le elementari e poi le medie.
      Gli anni della curiosità, delle prime conoscenze.
      Portavo ancora i calzettoni con i fiocchi a lato, ma ero una spugna.
      Leggevo tutto quello che mi capitava a tiro e sognavo, sognavo, sognavo.
      I primi viaggi che ricordo, le prime amicizie che restano.
      E poi la musica.
      Avendo un fratello sette anni più grande di me e due cugini ancora più grandi che vivevano con noi (avete presente le grandi case dove si stava tutti insieme e anche domestici e coloni erano “famiglia”?), la musica che ascoltavo era quella dei “grandi”.
      Ancora oggi molti mi chiedono perchè ho tanti ricordi legati a canzoni di Tenco per esempio, pur essendo all’epoca molto piccola.
      Ho di quel periodo solo ricordi bellissimi.
      La mia favola si è interrota solo nel 1980, con il terremoto……
      ma quella è un’altra storia.
      Si, un pò di anni settanta me li farei volentieri.
      Anche se ultimamente sono i ’90 che mi tornano.
      Non so perchè, ma ultimamnete sto riincontrando persone che ho conosciuto in quel periodo.
      Ho sempre pensato che le nostalgie sono roba per chi si guarda indietro, per vecchi.
      Oddio, non è che sto invecchiando?

    • storicismo | 8 aprile 2012 alle 11:16

      Buona Pasqua a tutti, credenti e non, perché tutta l’umanità è in cerca di redenzione.

    • scarlettblue | 9 aprile 2012 alle 11:08

      Gentile direttore,
      partiamo dal presupposto, che da abbonata e da cittadino non ignoro, che senza soldi non si cantano messe e che un giornale come il vostro, per quanto voglia ammantarsi di una veste pseudo intelligente-colto-impegnata, resta comunque un colorato e patinato contenitore di pubblicità a iosa; ora io mi domando che senso abbia la pagina 153 del numero 14 del 5 aprile, dedicata a Uma Thurman. Vi stupite, è ovvio, che la cicciona Thurman abbia scippato l’uomo alla magrissima Macpherson. Ora tralasciando il fatto che Uma è incinta ed ha anche 42 anni, davvero credete e pretendete di affermare che ciò che seduce un uomo, fosse pure un finanziere, siano le magrezze della Macpherson o di qualunque donna in generale? La Thurman come donna vale dieci Elle, anche e soprattutto perché, pur essendo un’attrice di fama internazionale ecelebre musa di Tarantino, vive le sue gravidanze da donna comune, ingrassando serena, senza darsi pena di sculettare sulle spiagge dei vip come molte, troppe, sgallettate pseudo note, fanno nel bikini striminzito infilato tra le natiche.
      Il messaggio di cui vi fate mediatori come rivista è che sia assurdo e inconcepibile per una donna sovrappeso sedurre, voi dite “rubare” l’uomo ad una super in forma. Ebbene fatevene una ragione: esistono donne intelligenti, colte, ironiche, di successo, che non vivono per pesare 40 chili. Donne la cui personalità, carisma, sensibilità, intelletto, senso dell’umorismo, seducono assai più di un paio di glutei alla Belen. Esistono donne consapevoli della grandezza dell’esperienza della maternità che non vivono per apparire ma per essere. Questo alla faccia del’articolista d’angustissime vedute e intelletto mediocrissimo della vostra rivista e di tutte le costose creme riducenti-snellenti-rimodellanti del tutto inutili che pubblicizzate sulle pagine del vostro giornale fino alla nausea solo per intascare i danari della pubblicità.
      Cordialmente. Una lettrice indignata.

    • graziano52 | 10 aprile 2012 alle 14:26

      Scarlettblue, chapeau!

    • pensiero | 10 aprile 2012 alle 19:07

      Come si fa a non essere d’accordo con scarlett?
      Se ci mettiamo anche l’articolo di lodi sperticate a Elle, è chiaro come stanno le cose.
      In soldoni.
      Come può essere che una bellissima, ma soprattutto magrissima, possa essere lasciata da un uomo per una che ingrassa spensieratamente in gravidanza ed ha la cellilite e se ne frega?
      Io non ci faccio più caso, ma capisco la tua indignazione.
      A è un giornale di moda, attualità, benessere e via dimagrando ed ha quindi quasi l’obbligo di mostrare donne che possano diventare un ideale da raggiungere, con buona pace di chi quell’ideale non lo raggiungerà mai.
      Io sono dell’idea che si possa vivere benissimo anche con qualche chilo di troppo, facendo un milione di cose, avendo rapporti felici, amicizie stupende, e che queste cose magari potrebbero anche interessare qualche lettore di magazzine, ma forse sono di parte.

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