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25.4.2012

Prove generali per la Milano che vorremmo

Scritto da in attualità, detto tra noi, giovani | Permalink

In questi giorni Milano è un po’ la proiezione di quel che potrebbe essere sempre. E di quel che anche il resto d’Italia potrebbe diventare: internazionale, movimentata, nonostante tutto impegnata nel rendere indimenticabile a chi arriva dall’India o dalla Cina questa settimana, la settimana dedicata al design.

Quasi tutti i marchi del made in Italy, da Poltrona Frau che ha celebrato i suoi cent’anni a Tod’s, da Stefanel a Hogan hanno organizzato eventi, mescolando moda e design come è normale che accada in una capitale del buongusto quale è Milano.

Alla presentazione di May I Introduce You, la rivista curata da Ginevra Elkann, ho chiacchierato per un po’ con la trentenne nipote di Gianni Agnelli, una giovane donna che ha deciso di trasformare in lavoro la sua passione per l’arte e per il cinema (una sua società ha distribuito in Italia il film su Aung San Su Kyi), con il trentenne imprenditore Federico Grom, uno che sul gelato ha costruito una piccola impresa di successo nella quale ora è entrato con una quota di capitale anche il triestino Illy, e con Giuseppe Stefanel, l’imprenditore veneto dell’abbigliamento.

La conversazione naturalmente è planata su questa crisi economica, su quello che si potrebbe e si dovrebbe fare in Italia, su quello che non si fa. Trentenni o cinquantenni, ci siamo ritrovati a enunciare le stesse formule, a immaginare le stesse ricette. Molto simili a quella indicata nella cover story da Beatrice Borromeo che, dalla Columbia University di New York, invita i suoi coetanei a “costruire il loro futuro e a prendersi dei rischi. Il primo: cercare delle opportunità fuori d’Italia”. È poco, ma è già qualcosa. È il passaggio successivo alla fase “piangersi addosso”.

 

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    Commenti dell'articolo (1)
    • m.a.r.a. | 26 aprile 2012 alle 14:40

      Rischio di apparire come quella che fa le solite polemiche da due soldi, ma mi sembra facile affermare che i giovani devono costruire il loro futuro, prendersi dei rischi e non piangersi addosso, quando ci si chiama Borromeo, Elkann, Stefanel, Illy ecc.
      Apprezzo moltissimo invece gli altri giovani dal congnome sconosciuto che incontro su “A” e che mostrano un entusiasmo e una vitalità eccezionali anche se devono arrancare faticosamente perchè devono fare tutto con le mproprie forze.

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