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2.5.2012

A cena da sole. Vi fa tanta paura?

Scritto da in detto tra noi, donne | Permalink

Nelle pagine di “Così va il mondo” vi raccontiamo di un sito per donne che non vogliono cenare da sole. Una manager, una professoressa, una di noi in viaggio per lavoro a Toronto o a Trento, a Monaco di Baviera o a Firenze, Istanbul, Detroit. Dopo la prima sera di room service in camera e la seconda di esplorazione del ristorante dell’albergo, verrebbe magari voglia di avventurarsi fuori dall’hotel, scambiare due chiacchiere tra un bicchiere di Chablis e un piatto di fettuccine. Dove trovare la compagna di una sera e di una cena? Non sempre, alla fine di una giornata di lavoro, i colleghi/colleghe locali si offrono come chaperon: hanno impegni, famiglie e non si può contare su di loro. Perciò ci si rivolge alla rete. Ecco il successo di inviteforabite.com

Il sito mette in contatto soltanto donne, evitando il fastidioso equivoco di un appuntamento al buio con maschio coetaneo che magari si aspetta un dopo cena. Le cose, sostengono su inviteforabite, sono chiare sin dall’inizio: si va al ristorante, ci si racconta un po’ quel che si vuole e dopo il caffè, o il tè alla menta, cari saluti.

L’iniziativa ha suscitato la mia curiosità per un motivo: io adoro cenare da sola al ristorante. L’ho fatto da studentessa e da sempre quando sono in giro per lavoro, a Detroit, a Beirut, a Bari, nelle città in cui sono di passaggio e nelle città in cui vivo stabilmente. Mai mi verrebbe in mente di mettere a rischio la perfezione di un dinner in solitario, ricorrendo alle chiacchiere di una sconosciuta che potrebbe rivelarsi noiosa.

Per di più, alcune memorabili cene della mia vita sono state consumate in splendida solitudine. Ne ricordo una alla fine degli anni 80, nella Mosca che aveva appena insediato Gorbaciov. All’epoca c’era un ristorante bellissimo, mi pare si chiamasse Berlin, ma forse ricordo male. Lampadari di cristallo, tovaglie bianche, personale affabile e più numeroso della clientela. Era il ristorante della nomenklatura ed era impossibile trovare posto per una persona sola. Chiesi all’hotel di prenotare per due, mi presentai dicendo che il mio partner stava per raggiungermi e dopo un po’, fingendo di voler ingannare l’attesa, cominciai a ordinare. L’occhio compassionevole del cameriere scrutava l’ingresso, nella speranza che il mio fidanzato arrivasse. Ogni tanto anch’io sbuffavo un po’, guardavo l’orologio con aria imbarazzata. Intanto, mi godevo i blinis col caviale che allora in rubli costavano davvero poco, la bellezza dei consumati ma eleganti arredi, e i miei pensieri. Capisco che cenare da soli al ristorante per un mese risulti alla fine deprimente (so com’è) e non sottovaluto certo il piacere della conversazione. Tutt’altro. Ma siamo già circondati da voci tutto il giorno, in treno, in metropolitana, in ufficio. Siete proprio sicure che una sera, una sera soltanto, da sole in un altra città non vada protetta come un bene prezioso?


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    Commenti dell'articolo (5)
    • ornella54 | 2 maggio 2012 alle 18:51

      Maria carissima, io adorerei cenare da sola ma praticamente non sono mai sola. Quando sono via per lavoro è perché sto accompagnando una classe di diciottenni in qualche città d’arte e la cena è quasi sempre in albergo a mezza pensione (ovvero in mezzo al chiasso e a cibo estremamente ordinario. Ricordo, tuttavia, qualche pranzo solitario mentre i miei fanciulli si riversavano in massa al McDonald’s più vicino: un piatto di malloreddus in una trattoria sarda a Parigi (era la più vicina al Mc e quindi non avevo alternativa), un’insalata stupenda in un piccolo ristorante di Venezia poco oltre la Basilica dei Frari, una zuppa con carne e riso pilaf in un ristorantino di Praga di fronte alla sinagoga spagnola… In tutti i casi, come osservavi giustamente, la cosa migliore era il silenzio, la possibilità di guardare il mondo intorno senza dover dare spiegazioni, godersi la sosta e la rapida intrusione in città tanto diverse dalla mia.

    • m.a.r.a. | 2 maggio 2012 alle 19:01

      Anche a me è capitato di essere sola al ristorante. Non mi sono sentita frustrata nè depressa. Se dovesse capitare ogni giorno, magari potrei sentire la mancanza di una conversazione a tavola, ma non sarebbe una tragedia.
      Interessante quel sito, ma se capita una compagna di tavola indigesta, che si fa?

    • jermana | 3 maggio 2012 alle 11:07

      Bello Maria, sarebbe bello ma non ci penso neanche visto che cenare vuol dire uscire di sera e la cosa non mi tranquillizza per niente, vivo in una città a misura d’uomo ma non a misura di donna, avrei paura a uscire di sola la sera. Sono andata a Monaco qualche tempo fa e mi sono meravigliata di vedere ragazze sole alle tre del mattino girare tranquille per le vie della città. Nella mia di città ( Brescia) non lo farebbero senza un uomo al fianco.

    • storicismo | 3 maggio 2012 alle 15:35

      Intanto mi pare che ci sia una grande confusione informatica. Il sito è stato rimodellato, ma alcuni blog sono incompleti e questo non mi compare nell’elenco del nuovo “stile” ma lo devo ricercare nella rete. Reformatio in peius.

    • pensiero | 3 maggio 2012 alle 20:36

      Altro che se mi piace!
      Lo faccio sempre quando sono fuori per lavoro.
      Al ristorante, in pizzeria, dove capita.
      Perchè aver paura della solitudine?
      E’ l’unico momento solo mio che ho in quelle situazioni.
      Anzi lo trovo ottimo non solo per una sera.
      In questo momento vado dicendo a tutti che ho rivalutato quelle che dicono “una settimana all’anno ho bisogno di stare da sola” oppure “faccio un week-end da sola per rigenerarmi”.
      Prima mi sembrava un pò deprimente.
      “Sono una piena di amici, che adora le grandi comitive” pensavo, non fa per me.
      Adesso trovo che staccare da contratti, fusioni, fallimenti, esecuzioni, compiti del figlio, contributi dell’ucraina, acciacchi dei genitori, scadenze pagamenti, bollette……. sia il paradiso.
      Ma si! Vacanze da sola.
      Nel silenzio.
      Sono disposta a fingermi sordomuta.

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