Da Parigi, con un occhio all’Italia
Scritto da Maria Latella in attualità, politica, tempi moderni, ventesimo secolo | Permalink
L'intervista a Najat Vallaud-Belkacem, portavoce del nuovo presidente francese François Hollande, pubblicata su "A"
Sto seguendo la serata elettorale a Parigi, a casa di amici francesi e in un quartiere, rue Vaugirard, dove la gente stappa champagne aprendo le finestre.
Mentre ascolto il nuovo presidente della Repubblica François Hollande, presidente “normale” che dal suo paese, Tulle, sta facendo un discorso “normale”, benché emozionato, lo confronto con quello di Nicolas Sarkozy, davvero molto ben costruito e forse meglio costruito. Comunque, “L’austerité n’est pas une fatalité” ha detto Hollande, lanciando una speranza all’Europa mentre le fisarmoniche suonano La vie en rose. Domani si potrà valutare meglio.
“A” è stato (credo) il primo giornale italiano a intervistare Najat Vallaud-Belkacem, la nuova portavoce del nuovo presidente francese (vedi immagine in alto, qui sotto il testo dell’intervista, ndr). E questa settimana sul giornale avete trovato anche l’intervista a Thomas Hollande (leggila qui), il figlio del neo presidente che ha collaborato alla campagna elettorale del padre cosi come, nel 2007, a quella della madre Ségolène Royale.
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La ragazza che sussurrava a François Hollande
Najat Vallaud-Belkacem, portavoce del candidato socialista e probabile futuro ministro è la vera sorpresa delle elezioni presidenziali in Francia
La sua prossima sfida è diventare deputata (per il Partito Socialista) nel Parlamento francese. Ma nel frattempo ha dedicato tutte le sue energie alla campagna elettorale di François Hollande (del quale è portavoce) che potrebbe affidarle un ministero.
Le sfide le piacciono. E lei piace alla Francia. Najat Vallaud-Belkacem, 34 anni, segno zodiacale bilancia, nata in Marocco ma francese d’adozione, sposata con il francese Boris Vallaud, due figli, si racconta in questa intervista ad “A”.
A giugno si vota per le legislative. Lei si è ricandidata nella IV circoscrizione di Lione, dove aveva perso nel 2007. Cos’è, vuole la rivincita?
«La vita è una lotta e io ho sperimentato personalmente la rigidità della società, l’inerzia, la violenza e le ingiustizie che possono colpire ciascuno di noi e soprattutto i più deboli, i poveri e gli emarginati. È per questo che mi sento così coinvolta nelle battaglie per la giustizia e la solidarietà».
In Italia fa molto discutere l’alto tasso di disoccupazione dei giovani ma anche dei cinquantenni. E in Francia?
«Anche qui si fa molto sentire il problema delle giovani risorse sprecate e la questione della solidarietà tra generazioni».
Qual è la ricetta della sinistra?
«François Hollande propone per esempio dei “contratti di generazione”. Ovvero, sgravi contributivi per le imprese che assumono giovani facendoli seguire nel loro percorso di inserimento da un senior, che così non perderà il posto. Questo dovrebbe servire a favorire un graduale ricambio generazionale nelle aziende, in modo che i giovani possano avere accesso al mondo del lavoro».
E per i giovani, in generale, che cosa farete?
«Ai giovani, come diceva Mendès France, occorre “pensare sempre e continuamente”. E il progetto di François Hollande segue questa linea: non vuole che in futuro i ragazzi debbano vivere in condizioni peggiori di quelle in cui hanno vissuto i loro genitori. Il principio di base è investire sull’educazione e sulla formazione e sull’inserimento nel mondo del lavoro. L’equazione è semplice: i ragazzi meglio istruiti hanno maggiori possibilità di trovare lavoro in un’economia mondializzata come la nostra, e inoltre pagando le tasse contribuiscono a ridurre il debito pubblico e preservare il nostro modello sociale. Investire sui giovani vuol dire investire sul futuro della nazione».
Qual è il punto di forza di Hollande?
«La lucidità, l’onestà e il coraggio sono le sue qualità principali, almeno ai miei occhi. Sono le caratteristiche che deve avere un uomo di Stato».
E il suo punto debole?
«In tutta sincerità non riesco a trovarne. O quanto meno non ne ha mostrati in questa campagna».
Se le dicessi che lei è la Rachida Dati della sinistra, cosa mi risponderebbe?
«Che io e Rachida siamo agli antipodi in tutto, e soprattutto in una cosa: io mi sento legittimata dalle urne e da dieci anni di militanza sul campo, a Lione e in tutta la Francia. Rachida Dati è stata sottomessa ai “desiderata” del Principe che l’ha creata e poi distrutta a suo piacimento».
Quali sono, secondo lei, gli errori commessi da Nicolas Sarkozy durante il suo mandato presidenziale?
«Il più grande è stato dividere i francesi nel momento in cui avevano più bisogno di essere uniti e solidali per superare questa crisi».
E dove sbaglia Sarkozy nella sua campagna?
«Nel chiedere a gran voce la mobilitazione generale contro l’immigrazione e la carne halal. I francesi avrebbero preferito vedergli spendere le stesse energie per lottare contro la disoccupazione, l’instabilità, la povertà dei giovani o in difesa del potere d’acquisto».
Tempo fa ha paragonato Sarkozy a un mix tra Berlusconi e Putin. Cosa intendeva?
«Il paragone non era tanto sulle persone, quanto sulle strategie di propaganda elettorale. Nicolas Sarkozy ha improntato la sua
campagna all’insegna dell’aggressività, delle calunnie nei confronti del suo avversario, di dietro-front e continui diversivi per non rendere conto del suo operato. Le sue proposte sono contraddittorie e senza coerenza ideologica».
La sua è una famiglia metà marocchina, metà francese. Quale cultura trasmette ai suoi figli?
«Sono ancora piccoli, quindi per ora ci limitiamo a cercare una via di mezzo tra Pierino e il lupo e le favole berbere della mia infanzia. In realtà io trovo che il concetto di “coppia mista” sia un argomento da sociologi. Se guardo alla mia vita familiare, la vedo piena di amore e tenerezza per i miei figli, come tutte le mamme del mondo».
Lei vive volando tra Lione e Parigi. Come fa con i bambini?
«Ogni volta che posso li porto con me. Sono già due giovanissimi militanti. Quando sono a Parigi, o da qualche altra parte, sola e lontana nella mia camera d’albergo, non le nascondo che a volte è dura. È uno dei prezzi da pagare per aver scelto la carriera politica. Però mio marito per farmi sentire meno lontana mi manda foto via mail».
A marzo il suicidio di Amina Al Filali, 16 anni, marocchina, obbligata per legge a sposare l’uomo che l’aveva stuprata, ha riaperto il dibattito sui diritti delle donne…
«I diritti delle donne meritano ben più di un dibattito. È ora di passare ai fatti. Non capisco come possa esistere una legge simile. Mi chiedo per quanto ancora ci toccherà vivere in un mondo che maltratta e disprezza le donne».
Hollande ha dichiarato: “Se vinco le elezioni mi piacerebbe collaborare con l’Italia per la crescita economica dell’Europa”. Avremo un asse franco-italiano dopo quello franco-tedesco?
«Trovo riduttivo pensare che l’Europa possa riassumersi in un qualsiasi asse tra due soli Paesi che escluda gli altri Stati membri. La nostra forza è di essere in 28. Sono convinta che la cooperazione tra gli Stati “forti” debba mirare a consolidare la coesione dell’Unione europea. I fondatori, l’Italia e la Francia devono essere le locomotive dell’Europa, soprattutto in campo economico e sociale. I nostri due Paesi hanno delle innegabili affinità e un solido legame di amicizia che nel cuore dei francesi si manifesta come un’autentica predilezione per gli italiani. È evidente che i nostri due Paesi debbano scrivere insieme un pezzo di storia nella costruzione di un’Europa più forte e più giusta».
Silvia Ferraris (testo raccolto da Aline Arlettaz)
Leggi l’intervista a Thomas Hollande, figlio del neo-presidente francesce
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Interessante l’intervista della poratavoce del neo presidente francese, sono contenta della vittoria di Hollande e spero che questo permetta di instaurare un rapporto piu’ serio e piu’ proficuo col nostro paese, e che ci siano delle alleanze affinche si esca da queso periodo buio in cui siamo precipitati.
Nessuno tocchi Carlà.
Purtroppo, Graziano, stavolta Carlà ha preso na svejia che levate.
Carlà? Graziano non ti scordare che ha quasi rinnegato di essere Italiana.
Ha “proprio” rinnegato di essere italiana,salvo cercare rimediare arrampicandosi sugli specchi, quando è diventata first madame e doveva essere più diplomatica. Adesso Carlà farà la valigià, spero solo dall’Eliseo e non anche da Sarkò.
Eh sì!
Carlà (con l’accento sulla a), nella sua “raggiunta” sicurezza, ha cercato di avvicinarsi all’inarrivabile Jackie tentando di imitarne l’innata eleganza e la magistrale naturalezza. Nel modo di porsi, di (non) gesticolare, di vestirsi.
Sembra facile! Vedremo ora come il suo “stile” incasserà -con stle- il colpo!
-con stile-, naturalmente!!
Scusate..
Mi dispiace per te Graziano, ma Carlà si è fatta toccare e RItoccare dai vari
chirurghi estetici che le hanno cambiato i connotati. Peccato, era bellissima!
Ora corriamo il pericolo che, libera da impegni da Première-Dame, inciderà altri dischi..Ahinoi!
In Francia SarkoNO abbandona la politica. In Italia la politica abbandona Berlusconi
W la France e l’inizio del nuovo corso.
In sintesi:
su Carlà: non comprerò i suoi dischi, quindi non mi preoccupa il fatto che riprenda ad inciderne, ha scelto di essere francese e questo è un suo diritto per quanto discutibile, vivo benissimo senza toccarla e senza preoccuparmi minimamente per lei (che oltretutto è ricca sfondata di famiglia).
su Sarkozy: un amico francese che stimo moltissimo mi denunciava già anni fa il suo disgusto per un individuo che egli giudicava “amorale” e io continuo a pensare che anche il carisma, senza ideali autentici, prima o poi non sia più sufficiente.
su Hollande: speriamo in bene, se avrà davvero lucidità,onestà e coraggio e proprio in questo esatto ordine, allora forse gli equilibri in Europa potranno modificarsi in senso positivo.
Celeste, ho l’impressione che in Italia la politica abbandoni un po’ tutti e viceversa.