Parlare o no di quest’epidemia?
Scritto da Maria Latella in attualità, detto tra noi, informazione, politica | PermalinkSettimana ricca di eventi. A parte le elezioni in Francia, delle quali parliamo anche più avanti, ci sono state quelle in Grecia, le amministrative in Italia, la marcia delle “vedove della recessione”, secondo la loro stessa autodefinizione. Lunedì mattina, poi, un inquietante ritorno al passato: la gambizzazione, a Genova, dell’amministratore delegato dell’Ansaldo Nucleare.
Parto da questo episodio perché mi ha spedito dritta dritta alla fine degli anni 70. Vivevo a Genova, allora, studiavo alla facoltà di giurisprudenza di via Balbi e ricordo bene il clima tremendo, la cupezza dei giorni in cui la prima notizia del mattino era: “Hai sentito? Hanno sparato a…”.
Non c’è una sola cosa positiva che sia venuta al Paese e a noi tutti da quel periodo e da quella follia, perciò non riesco a capire come, nonostante siano passati più di trent’anni e trentamila convegni, film, dibattiti, non riesco a capire, dicevo, come qualcuno rifiuti di imparare dagli errori riconosciuti e tangibili. Errori che, oltre al dolore diffuso a piene mani, hanno prodotto danni su vasta scala e impedito, di fatto, la modernizzazione dell’Italia. E invece che si fa? Si ritorna come se niente fosse agli anni di piombo?
Se il lunedì mattina ha proiettato sul presente le ombre cupe del passato, il venerdì 4 maggio ha fotografato una realtà per così dire nuova e, anche in questo caso, tutt’altro che rasserenante. Parlo delle vedove della recessione, centinaia di donne che a Bologna, in corteo, hanno protestato per richiamare la loro anomala condizione di mogli private del loro uomo per un’epidemia di suicidi che non ha precedenti nella storia del nostro Paese.
In Francia, anni fa, ci sono stati i suicidi a catena dei manager di grandi aziende. Colpa, anche in quel caso, della crisi economica e, si disse, del clima di feroce competizione incombente sui quadri aziendali. Devono aver cambiato qualcosa, perché l’epidemia francese si è fermata e per fortuna i manager hanno smesso di buttarsi giù dalle loro torri di vetro e acciaio. Qui in Italia siamo ora alle prese con un fenomeno in spaventosa crescita: 34 imprenditori si sono già tolti la vita e il numero non comprende i dipendenti, gli artigiani. Consapevoli dell’effetto imitazione, i giornalisti si interrogano: continuare a dare notizia o parlarne poco e niente per evitare che l’epidemia diventi strage?
Mai come in questo caso l’opinione dei lettori conta. Ci dite come la pensate? Sperando che tra qualche mese questa riflessione non serva più.
Leggi “A” per iPad scaricando l’app gratuita













































E cosa ve ne fate del nostro parere?
Ogni volta che un episodio che sconvolge l’opinione pubblica si ripete, la domanda viene a galla?
E’ giusto informare?
In che modo?
Il primo serio dibattito si aprì negli Stati Uniti dopo le stragi nelle scuole.
Si decise di minimizzare le notizie per evitare il fenomeno emulativo da parte di altri giovani “labili”.
Nel caso dei suicidi per crisi però non siamo dinanzi a persone che cercano un quarto d’ora di notorietà, ma a individui disperati che non trovano ragioni per continuare a combattere.
Le notizie sul fenomeno servono sicuramente per fotografare la gravità del momento che viviamo (in Gracia i suicidi hanno superato i 1500), ma al di là di questo non vi sono altre ragioni che giustifichino il dar conto del fenomeno.
Anche perchè il suicidio era un problema anche prima.
Vi sono zone d’Italia dove gli episodi tenevano alte le percentuali anche prima della crisi (mi vengono in mente alcune zone dell’interno della Campania).
Ma non se ne è mai parlato.
Erano storie personali, direi intime, dove ognuno viveva il proprio dramma nel privato.
Trovo più giusto continuare così.
La crisi fa già suffiecienti danni senza suggerire vie di fuga di questo tipo.
Sottolineare ogni episodio serve solo a scoraggiare ulteriormente chi già è depresso.
Bisogna piuttosto trovare vie di uscita che non siano la povertà generale, ma la crescita anche di chi ha difficoltà.
Non vedo al momento idee geniali da parte di un governo che tutto sembra fuorchè tecnico.
DOpo “viene a galla” c’è un punto interrogativo di troppo.
Scusate, mi è scappato.
L’informazione deve essere data, perchè è giusto che la gente sappia. Non bisogna esagerare con l’esposizione dei particolari, altrimenti la notizia può rasentare la morbosità, come purtroppo accade spesso.
In effetti esiste il pericolo che qualcuno che sta vacillando, possa trovare, per così dire, il coraggio di farla finita se viene a sapere che altri nelle sue stesse condizioni lo hanno fatto. Come può essere che invece ci ripensi e si renda conto che il gesto estremo non ha giustificazione.
In effetti non è facile trovare il modo, ma credo che un giornalista debba avere la sensibilità e la professionalità per raccontare le verità più scomode.
E’ giusto che si sappia, la notizia deve essere divulgata, è il caso però che qualcuno delle Istituzioni intervenga per tranquillizzare o dare qualche qualche speranza a chi è sopraffatto dai problemi economici, questi ultimi dovrebbero avere la possibilità di rivolgersi a qualcuno nel proprio territorio per spiegare la propria posizione e stabilire insieme cosa fare per uscire dal problema. Il Governo attuale ha istituito delle commissioni per il controllo degli sprechi ( c’era bisogno di una commissione?) istituisca qualcosa per aiutare i cittadini in difficoltà nel proprio territorio per non arrivare a degli estremi come sta avvenendo.
vogliamo chiamarla disperazione?diffidenza verso il futuro?mancanza di aspettative? stranamente non colpisce nessun componente della solita “casta”, gli intoccabili ci sara’ un motivo…forse che per loro non e’ cambiato niente.
Siamo esasperati, noi cinquantenni ci alziamo sperando di non perdere il lavoro,(chi ce l’ha) che ci consenta di far sopravvivere( non di far vivere) la nostra famiglia, i nostri figli che hanno il loro spazio in questa societa’, occupato da dinosauri, purtroppo non in via di estinzione.
ivana
La disperazione di un Paese che non intravede una via d’uscita non si può ignorare ed i giornali hanno l’obbligo, senza enfatizzare, di raccontarla. Può darsi che il Presidente della Repubblica capisca che l’esasperazione c’è ed è drammaticamente tangibile;
la Ministra Fornero capisca che il dramma degli esodati non lo trova nei libri di economia, che ha studiato benissimo, ma lo trova nei portafogli delle persone;
che il super Presidente Monti capisca che a questo punto non interessa (noi lo sappiamo bene) il palleggio della responsabilità, ma che deve governare il processo, se lo sa fare e se lo vuole fare. Altrimenti dichiari la sua incapacità o la sua impossibilità e vada a fare altro. E poi accada quel che deve accadere. Nessuno ha mostrato di essere in grado di connettersi con la realtà che vivono le persone.
Speriamo davvero di non dover rivivere quei terribili anni di piombo che, come giustamente osserva Maria, hanno prodotto lacrime e sangue, ma niente che abbia cambiato positivamente il nostro Paese. Anzi!
Ricordo quel 9 maggio del 1978, quando fu ritrovato il corpo di Aldo Moro.
Ero sola in casa. Allattavo la mia bimba. La tv era rimasta accesa e trasmetteva quell’immagine terribile ed io non potevo muovermi per spegnerla. Non c’erano ancora i telecomandi. Mi turbò fino agli incubi notturni . Ancora adesso, sono passati 34 anni, quella scena mi turba come allora ed evito di guardarla quando la trasmettono. Forse l’allattamento rende la donna più fragile….
Sostanzialmente sono d’accordo con Mara, informare è un dovere, enfatizzare è un grosso rischio. Certo vorremmo vedere da parte dei media un maggiore pressing sul governo per ottenere in tempi brevi riforme attuabili, tipo la possibilità di far pareggiare i debiti fiscali con i crediti che alcune aziende vantano nei confronti degli enti pubblici e norme certe che obblighino gli istituti di credito a rimettere velocemente in circolazione il denaro ricevuto a interesse irrisorio dalla BCE
Informare e’ un dovere sopratutto per scuotere quando e’ il momento l’opinione pubblica. Non dimentichiamoci che quei Signori beatamente seduti in parlamento sono nostri dipendenti e in nome della lotta ai sensa talento se non sono in grado di governare, ma solo di parlare, parlare senza mai agire veramente, possono andare a casa, devono andare a casa. E’ inutile che si scandalizzano sui risultati dei “grillini”, i segnali dell’esasperazione in cui siamo ci sono
parlare, parlare, parlare sempre di tutto. Per esorcizzare, per capire, per denunciare. Risuona sinistra la nota di chi vorrebbe calare un velo pietoso…..A chi gioverebbe? Forse non parlare della pedofilia aiuta? forse che evitare gli argomenti più’ dolorosi allevia? I deboli non dovrebbero avere più’ voce? E’ disturbante il rumore che provoca un suicidio per disperazione? Non si deve raccogliere quella disperazione? E perché’? Perché’ non si alzi un dito di accusa ad un sistema sordo e cieco ai bisogni di un’intera classe ridotta senza speranza? Per una politica che riconosce solo i propri bisogni e sa’ solo rivolgersi alla propria metastasi per esprimergli solidarietà’ di sistema malato , ingiusto, iniquo? Preoccupato solo di autosostenersi senza nemmeno far finta di provare ad accennare a possibili rimedi per alleviare il mal di vivere dei nostri imprenditori o della parte più’ debole del nostro sistema sociale. Non e’ così’ che si alimentano le ragioni della violenza? Non e’ così’ che ci si rende complici dell’idea che solo la violenza puo’ sovvertire un ordine incapace di guardare chi ha bisogno? Non e’ il sistema stesso che sta’ generando il mostro dei mostri? La coscienza dovrebbe parlare ai duri di cuore (o solo ai deboli di comprendonio!!?) della nostra leadership per dirigerla alla reale efficacia di misure che ancora non si vogliono con coraggio abbracciare. La ricetta e’ semplice: levare ai poveri non funziona………Si alimentano solo biechi rancori antichi che mirano al potere. La recente storia non ci ha insegnato che l”italia e’ ancora a rischio di stragismo? La nostra classe politica ancora non ne trae insegnamento e non pensa di invertire la rotta della reazione più’ biega al bisogno di rinnovamento. Senza più’ pietà’ nemmeno dei morti che provoca ma di cui non si sente responsabile. Il sistema sembra essere sotto un incantesimo. Non si spiega perché’ autorevoli professori prestati alla politica continuino a perseguire le logiche del sistema che dovevano rinnovare. Cari politici siete responsabili! Rassegnatevi a riconoscere ognuno la propria supponenza e futilità’ e lasciate stare i psicologi…………a spiegare agli italiani che chi si suicida lo fa’ per dispetto. Il Mobbing e’ stato riconosciuto suscettibile di essere perseguito. Il vostro accanirsi non solo e’ altrettanto colpevole ma a me pare anche diabolico.