All’Olimpico niente inno di Mameli per Arisa. Ma a Milano i bambini lo cantano per strada
Scritto da Maria Latella in attualità, detto tra noi, informazione, politica | PermalinkSabato mattina, a Brindisi, Melissa Bassi salta in aria davanti alla sua scuola. Domenica, tra la notte e l’alba, saltano dal letto gli abitanti di metà Emilia e in sette perdono la vita per il terremoto. Lunedì pomeriggio un altro genere di terremoto, questa volta politico, cambia la guida di tre grandi città italiane, Genova, Palermo e Parma.
A Genova scelgono un candidato di sinistra che il Pd non voleva, a Palermo riportano a palazzo dei Marescialli un ex sindaco ormai co-leader dell’Italia dei Valori e a Parma mandano in municipio un follower di Beppe Grillo. Quanto a scossa tellurica, anche questa non è male e se per fortuna non lascia morti per strada, di vittime virtuali ne fa e ne farà, eccome.
Non è stato un fine settimana normale, da Paese normale. Nei Paesi normali di tragedie, di solito, ne basta una. Noi: due in due giorni. Un po’ troppo per un popolo che, secondo una ricerca Nielsen, registra il più basso tasso di fiducia nel futuro, appena appena più alto di quello dei greci.
Può succedere, è successo in Norvegia o in Francia, che un pazzo (un pazzo?) uccida a caso. Può perfino succedere che il “pazzo” (peraltro agente dei servizi segreti francesi), metta una bomba davanti una scuola e ammazzi dei bambini. È capitato in Francia, ricordate?, durante la campagna elettorale. Nessuno ha davvero spiegato il motivo dell’assalto alla scuola ebraica di Tolosa e forse anche noi non sapremo perché quel cinquantenne ripreso dalle telecamere ha voluto colpire Melissa e le sue compagne. O forse si, lo sapremo. Non resta che aspettare.
Che l’Italia sia Paese a rischio terremoto, invece, lo sappiamo bene e da tempo. E nel nostro essere speciali, dopo l’attentato di sabato, abbiamo avuto anche il bis di morti e di dolore, in Emilia.
Domenica sera, mentre cercavo online le ultime notizie, mi è caduto l’occhio su un titolino piccolo, una notizietta che ha acuito la mia depressione: a Roma, allo stadio Olimpico, un non piccolo gruppo di dementi ha fischiato Arisa, la cantante, mentre si accingeva a intonare Fratelli d’Italia, Il nostro inno. Una scemenza prodotto dell’ignoranza, direte. Una minuscola cosa, rispetto all’uno-due di brutte notizie accumulato nel week end. Una scemenza, è vero, ma di prodotti dell’ignoranza che hanno seminato dolore e disastri è costellata la storia d’Europa.
Lunedì, in redazione, ho riferito di Arisa e dei fischi che all’Olimpico hanno dedicato al nostro inno. “A Milano, invece, lo cantano per strada” mi ha detto il nostro vicedirettore Gigi Zazzeri. E ha raccontato che sabato, in corso Indipendenza, un bel po’ di gente s’era fermata a sentire la banda dei vigili urbani.Quando ha attaccato a suonare Fratelli d’Italia, un po’ tutti hanno cominciato a cantare. I bambini cantavano più forte.















































In Italia ormai non c’è piu’ il senso della patria, non ti viene insegnato nella famiglia e neanche nella scuola, l’Inno (come la nostra bandiera) è stato criticato per lunghi periodi da alcuni partiti che ne hanno sbeffeggiato il significato e nessuno ha provveduto a denunciare la cosa. Dopotutto il VILIPENDIO
Io spero solo che Melissa non sia un’altra vittima delle stragi impunite, dove dopo anni non si sono colpevoli ma solo vittime innocenti.Stranamente questi episodi succedono sempre in certi periodi in cui l’attenzione popolare e’ spostata su altro…., ma come mai non si riesce a trovare i colpevoli?????
Cara Maria, come insegnante sono stata naturalmente colpita soprattutto dall’attentato di Brindisi. Perché mai colpire una scuola, una scuola del Sud, una scuola ad utenza prevalentemente femminile? Nella consapevolezza di non saper dare risposte plausibili alle domande che mi si affollavano nella mente, ho parlato con i miei allievi dello sgomento e del dolore suscitati da quel gesto, abbiamo osservato un minuto di silenzio e abbiamo letto la missiva indirizzata agli studenti italiani dal ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo. Qui, devo dirlo, sono rimasta fortemente sconcertata. Accanto alle logiche, scontate, espressioni di cordoglio, c’era questa frase: “Faremo di tutto perché una cosa del genere non succeda mai più, affinché voi entrando nella vostra scuola pensiate solo ai compiti e allo studio, alle amicizie e allo sport.” (sic). Mi è venuto un mezzo colpo apoplettico: io non voglio studenti che pensino solo a compiti, studio, amicizie e sport! Io voglio studenti che, come accadeva fino agli anni ’80-’90, ricomincino a pensare al loro ruolo di futuri cittadini, alla possibilità di impegnarsi nella difesa degli ideali civili della nostra Costituzione, nella difesa dei diritti comuni e dei doveri di ciascuno di fronte alla collettività. Vorrei studenti con meno telefonini e più idee, meno videogiochi e più libri negli scaffali delle loro camerette, meno connessi ad Internet e più connessi con la realtà sociale in cui vivono.
C’è qualcosa che dobbiamo a Melissa Bassi e alle sue compagne traumatizzate: l’assicurazione che la scuola non sarà mai un luogo “privato”, nè un luogo qualunque, sarà sempre il luogo della formazione e della “civica” educazione, quella che non può fermare un gesto omicida, ma può vanificarne il significato.
Ho più volte stigmatizzato la spersonalizzazione.
Negli stadi ci sono uomini, donne, cittadini, non “tifosi”, a cui tutto è permesso e perdonato.
La civiltà dovrebbe essere insita in ognuno e, scusate la radicalizzazione, ma non c’è scusa che tenga.
A maggior ragione in un momento in cui siamo tutti chiamati a dare il meglio di noi.
La MORTE ha bussato alle nostre porte.
In più modi.
Nello stesso momento.
Siamo tutti traumatizzati.
Pensare che in un momento così ci sia chi si permette il lusso di fischiare quello che ormai da qualche anno è l’amblema del nostro essere una nazione, mi da i brividi, mi fa paura, mi fa impressione…..
Non è così che si superano i momenti come questo.
Sono proprio questi atteggiamenti, a torto ritenuti di poco conto, a permettere che qualcuno pensi che tutto è permessibile, tutto è giustificabile.
Non è così.
Non ora.
Mai
i tifosi non hanno colpa! credevano fosse l’inno della Juve
i tifosi non hanno colpa? Credevano fosse l’inno della Juve? a parte l’ignoranza di non conoscere il proprio Inno, dove sta la sportività? il rispetto per l’avversario? io personalmente farei giocare le partite a porte chiuse dopo questi avvenimenti, i tifosi(???) stiano a casa. E poi possibile che non si riesca a individuarli con le telecamere? Dicevo prima ( mi scuso per non avre continuato il mio commento ma è andata via la luce) che il Vilipendio è un reato e va condannato! vedi Art. 292. – (Vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato) Tornando a Melissa speriamo facciano luce su questo dramma, che non sia uno dei tanti e troppi casi insoluti di questo paese.
Mi sarebbe tanto piaciuta una smentita per quello che ho detto….. e invece….
Per me il messaggio di Ornella è ineccepibile e coglie la sostanza. Il “mezzo” è il fine stesso. La scuola è formazione e quindi, a mio parere, il mezzo anche per una cittadinanza cosciente e aperta al valore di sé stessi e d’altrui, alle relazioni umane e civili, alla libertà. E questo viene prima del codice penale che non vive senza quella coscienza, come nessuna legge che, in mancanza di essa, resterebbe eteronoma, una “regola” aliena che o è insignificante e violabile o opprime, oscuramente. Prima di qualsiasi legge, c’è questa formazione etica e etico-politica che sta alla sua base di validità e quindi, quando serva, anche di cambiamento della regola stessa.
Pensiero, io non credo affatto che quello che hai detto sia smentibile, se non in un aspetto: che la civiltà dovrebbe essere insita in ognuno. Perché, e mi ricollego al messaggio di Ornella, penso che essa sia esito di un continuo “addestramento” alla libertà che dura tutta la vita. Il male esiste e va sempre contrastato e superato e il superamento non è mai acquisito definitivamente, nel senso che nessun grado di civiltà ci può assicurare di essere ormai fuori da quel pericolo per sempre.
Inoltre, non mi pare che l’idea di Nazione nella nostra storia sia mai stata forte, purtroppo.
Quando avvengono orrori apparentemente inspiegabili come quello di Brindisi, mentre tutti tentano di “razionalizzare”, a me torna sempre in mente il Kirilov de “I demoni” di Dostoevskij.
Storicismo cosa fa il Kirilov de ” I demoni”?…..io non riesco proprio a “razionalizzare” e forse sapere altro mi potrebbe aiutare. Sono orrori che mi angosciano….
A me è sembrato chiaro che i fischi fossero rivolti ai politici, agli scippi al sud, ai tifosi juventini che, nel minuto di silenzio dedicato alla strage della scuola di Brindisi ed alle vittime del terremoto in Emilia Romagna, hanno urlato “Napoli merda” e “napoletani colerosi”.
Non per Arisa o per l’Inno.
Ma sull’INNO non si fischia. L’INNO è sacro per tutti. Per i vincitori ed i vinti della storia. L’INNO è il Canto degli italiani! Onore e gloria!
Quello che intristisce è che ci si sta dilaniando sempre più. Fischiare sull’INNO, far esplodere una bomba in una scuola, sono gesti infami e vigliacchi!
E non capiamo che la solidarietà è la Via Maestra!
La scelta politica di distruggere la scuola pubblica e tutto il mondo della formazione, unici luoghi dove si formano le coscienze, è l’orrore aggiunto all’orrore.
Ho letto sull’internet che il terremoto sarebbe stato provocato dalle trivelle. Spero che non sia vero,lo spero vivamente…come riusciremmo a contenere lo sdegno?
Bella l’immagine dei bambini che cantano l’Inno. Ma continueranno a cantarlo o, crescendo, si trasformeranno in adulti senza valori e senza rispetto?
Come sempre il discorso torna all’esempio che i giovani non vedono e anch’io, come Ornella sono rimasta allibita davanti alla rappresentazione di una scuola che non si cura dell’educazione civica. Fortunatamente non è così dappertutto, ma la mancanza di valori dilaga.
Dostoevskij, solo un poeta (meglio di mille sociologi e psicologi) ci poteva segnalare gli abissi che possiamo raggiungere, gli effetti senza cause. Come è il male quando deborda, per l’enormità delle manifestazioni, da ogni ancora comprensibile motivazione utilitaristica o calcolo. Ricordo che Kirilov tra l’altro diceva: “Se non c’è Dio, io sono Dio”. Se si ha lo “stomaco” robusto (è un bel “mattone”) proprio oggi varrebbe la pena leggere o rileggere “I demoni”.
Solo un poeta? Se non fossi convinta che scrittori e poeti sono spesso più utili alla vita dei tecnici e più attenti degli psicologi, avrei già cambiato mestiere. Gli scrittori russi a parer mio hanno poi una rara capacità di mettere a fuoco il problema che sempre è lo stesso, seppure con infinite sfumature: la scelta di campo tra il bene e il male, scelta che passa sempre attraverso la macerazione e il tormento interiore dell’individuo, non si risolve aderendo a una chiesa, a un partito o a un’ideologia, altrimenti tutti i cristiani sarebbero santi, tutti i comunisti sarebbero poveri e tutti gli ambientalisti girerebbero in bicicletta e non comprerebbero abiti nuovi finché non fossero consumati quelli vecchi. “I demoni”, in effetti è un testo un po’ pesante da leggere, ma già “Delitto e castigo” è illuminante sulla natura dei rapporti tra l’individuo e la legge morale, rapporti che la cultura del consumismo ha cercato di banalizzare e svendere, ma che tornano a imporsi prepotentemente ogni volta che c’interroghiamo su fatti tragici e incomprensibili come quello di Brindisi o come quello dei fischi all’inno nazionale. Personalmente vedo intorno a me aree nelle quali si è accumulato un assordante vuoto di valori condivisi, è in questo vuoto che la “fede” calcistica, l’appartenenza politica o territoriale, lo spirito di appartenenza al gruppo (in alcuni casi al “branco”) diventano punti di riferimento pericolosi e fuorvianti. C’è molto lavoro da fare, nelle scuole ma anche attraverso i media e nelle famiglie, perché lo Stato non è un’entità astratta: lo Stato siamo noi e se noi smettiamo di esserlo permettiamo di fatto le infiltrazioni delle mafie, dei potentati politici ed economici, di tutto ciò che a parole diciamo di detestare.
In effetti, Ornella si intende male ciò che ho scritto. “Solo un poeta” stava a indicare che “soltanto un poeta” poteva giungere a quelle verità. Quindi era una espressione del massimo valore che da parte mia do alla conoscenza (intuizione) poetica.
Effettivamente ho usato un termine che non esprime il mio pensiero (che per una con il nickname pensiero è il massimo), ma il fatto che anche Giuseppe abbia bisogno di puntualizzare mi conforta.
Quando parlavo di “insita” volevo intendere acquisita, metabolizzata, conquistata.
La clava l’abbiamo superata da un pò e attendersi che in pieno 2012 la civiltà possa far parte del nostro vivere, almeno per queste piccole cose, non mi sembra manifestare un’utopia.
Ma è evidente che sono la solita ottimista
*****
Quando ai poeti come maestri di vita, sono d’accordo con voi.
Insegnano molto più di chi vorrebbe farsi insegnante di cose che non sa.
Gli scrittori russi poi bisognerebbe più che leggerli meditarli.
Ho avuto la stagione “russa” da ragazza e da allora tutti i romanzi letti mi sono rimasti dentro (mi sono appassionata persino a Le anime morte di Gogol senza finire in analisi….)
Avevo capito il senso di solo un poeta
, volevo rafforzare la distinzione tra “solo” inteso in senso genericamente limitativo e “solo” come sinonimo di “unicamente”. “Unicamente un poeta poteva segnalare….”
@pensiero: i miei complimenti, io ho letto molte opere di scrittori russi, ma “Le anime morte” non ho ancora avuto il coraggio di affrontarlo…
Bene! Chiunque possa aiuti specialmente i giovani a leggere questi poeti. La difficoltà non deve fermare; nulla di grande (come la formazione di sé) si fa senza fatica. Io non posso entrare in una libreria senza trovarmi davanti per prima l’afflizione del banco coperto dalla carta straccia dei best-seller.
Pensiero, sono d’accordo col “conquistata” che modificherei in “da rinconquistare” sempre, come diceva Goethe dell’ “redità dei padri” che è la civiltà che altri fecero e che noi per trattenerla e aumentarla dobbiamo rifare nostra, ricrearla in noi. Altrimenti siamo sempre a rischio di perderla. Pensiamo a come si è ridotta l’Europa con una guerra in due tempi nel secolo scorso, da cui spiritualmente e culturalmente non si è ancora ripresa. La cultura germanica tra ’700 e ’800, per i grandissimi nomi che dette, fece un secondo Rinascimento, il che non ha impedito un secolo dopo di mettere in atto la più furente e studiata distruzione di vite e di opere che la storia ricordi.
Beh…. diciamocela tutta, forse i fischi non saranno stati per Arisa, …. che comunque ha offerto una versione del nostro Inno non degna di nota, non molto emozionante…. comunque la giovane cantante non avrebbe la voce ne’ la personalità per darne una buona interpretazione. Spulciando su internet vi segnalo invece l’artista internazionale Elena Bonelli e il suo “Canto degli Italiani”…. buona visione!
http://www.youtube.com/watch?v=yjInd0k9W7A
Certamente, quella della Bonelli è un’interpretazione dignitosa. Ma pur se, come italiano, mi sforzo da sempre di farmela piacere, a mio parere quella marcetta è insalvabile sia nel testo sia, soprattutto, nella musica. Ma ormai ce la teniamo.
Un po’ come quell’altra banalità di “O sole mio” (note volgari, dice Proust nella Recherche). Ma almeno per quello ho trovato un’interpretazione di Caruso che la rende possibile e anche quella di Elvis Presley (I’s now or never). Ma per Il canto degli italiani penso non ci sia speranza.