La forza della musica
Scritto da Maria Latella in A4job, giovani, le campagne di "A" | PermalinkC’è tanta musica in questo numero di “A“. Quella di Roberto Vecchioni intervistato da Cristina Bianchi con la moglie Daria Colombo, autrice di un bel romanzo. Vecchioni lo ripete spesso: anche al buio si possono intuire i colori. Metafora di mesi difficili, di queste settimane in cui la gente scopre la paura. In Emilia per il terremoto, altrove per tante piccole, privatissime scosse. Roberto Vecchioni invita a non dimenticare i colori. Io la penso come lui, e come Biagio che ai ragazzi di A4job ha raccontato come si diventa Antonacci.
Per ascoltarlo, siamo andati a Rimini, con un gruppo ovviamente ridotto rispetto ai tanti che avremmo voluto portare. Era il 29 maggio, non molto lontano da noi venivano giù capannoni, morivano operai. Antonacci, che vive da anni a Bologna, sentiva il peso della scelta, la difficoltà di suonare, nonostante tutto. Troverete nell’articolo di Francesca Gambarini la cronaca di quei momenti e su iPad e web la video-sintesi dell’incontro.
Quel che ha detto ai ragazzi, “Siate energia. Illuminate voi stessi e anche noi”, è un pensiero che vi trasmetto per ricaricare, insieme, le nostre batterie.
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I giovani pieni di energia e di voglia di fare sono tanti, ma se continuano a ricevere martellate sui denti, facilmente si spengono e non illuminano loro stessi e nemmeno noi.
Come può succedere qualcosa di buono per loro quando, a causa del crollo dei consumi, verrà quasi certamente aumentata l’Iva? Ma questi economisti superesperti su che pianeta sono stati fino ad ora?
Su quello dove sono anche ora!
Amo Vecchioni, é legato alla mia adolescenza. I suoi testi formativi, lezioni di vita. Indelebilmente legato al ricordo di vederlo affacciato alla finestra della mia camera, era il 1988, era estate e lui faceva un concerto nel mio paese. Arrivò con la sua famiglia, pare la sorella, non ricordo bene e c’era anche la sua splendida Daria, bellezza imbarazzante, che seguiva con gli occhi in ogni suo spostamento. In un attimo casa mia si riempì di gente e tutti volevano parlare con lui. Chissá se ricorda che si nascose nello sgabuzzino per sfuggire alla poetessa che voleva propinargli le sue improbabili poesie. Per molto tempo, a chi è venuto a casa nostra abbiamo detto: su quel divano si è seduto Vecchioni, mentre fumava il suo sigaro, beveva dal suo bicchiere, seguiva con gli occhi la sua bellissima Daria. Un abbraccio a voi, è stato bello ritrovarvi. Grazie per l’esempio, per il magnifico ricordo che mi avete lasciato. Paola.