L’arma segreta? Una buona reputazione
Scritto da Maria Latella in attualità, detto tra noi, informazione | Permalink“La reputazione è tutto. Per questo quando mi chiedono se sono paranoico rispetto alla reputazione dell’Economist, rispondo “sì”. Sono costretto a esserlo. La credibilità rispetto ai lettori è essenziale per la vita di un giornale”.
Qualche giorno fa ho avuto l’occasione di parlare con John Micklethwait, direttore dell’Economist, una testata che in controtendenza è cresciuta sino a vendere un milione e mezzo di copie (cartacee) in tutto il mondo, poco più della metà in America. Di che cosa volete che parlino due giornalisti? Di giornalismo, ovviamente, e di come stanno cambiando settimanali e lettori. Uomo con le idee chiare e con un’eccellente conoscenza della situazione italiana, (anche perché gli capita di parlarne di tanto in tanto con John Elkann, membro del board dell’Economist), John Micklethwait espone la sua tesi con cristallina efficacia: «Ai lettori devi dare contenuti. Sono convinto che la gente oggi abbia voglia di tornare a leggere. E che abbia voglia di media affidabili».
Un punto di vista che sembra condiviso anche dai lettori di “A”: stando a una recente ricerca, proprio l’alta credibilità del nostro giornale è considerata una ragione per comprarlo.
«La gente ha voglia di leggere perché di questi tempi ha bisogno di capire. Si sono accorti che capisci di più con un articolo di due pagine che con un video di un’ora» ribadisce John Micklethwait.
Certo, mai dimenticare che i media, nelle loro diverse declinazioni, vivono di lettori ma anche di pubblicità. «Dai ai lettori dei contenuti, dai loro una ragione per leggerti e anche la gente della pubblicità vorrà stare su quel media. Perché il capital reputation, il capitale costruito negli anni su una buona reputazione, è un valore che interessa tutti, lettori e investitori della pubblcità» risponde il giornalista inglese.
Reputation, reputation, reputation, questo il mantra del direttore dell’Economist. Vale per i giornali, come per i formaggini. E vale, più che mai in questi mesi, per chi ha responsabilità politiche. Guardate cosa è successo a Bruxelles nella lunga trattativa che ha impegnato il presidente del consiglio Mario Monti, insieme allo spagnolo Mariano Rajoy e col supporto del francese Hollande. Se Monti non avesse la reputazione che ha, Francia e Spagna si sarebbero fidate? L’avrebbero sostenuto nello sfiancante confronto con Angela Merkel? Probabilmente no. E, come ha scritto il giorno dopo La Stampa riferendosi al metodo Monti e al suo ruolo nel consiglio europeo di Bruxelles: “Oggi si capisce che la credibilità è la prima pietra su cui costruire. La credibilità non dà lustro soltanto a chi rappresenta un Paese pro tempore, ma serve al Paese stesso. Perché consente di ottenere risultati”.
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Once in a life, one hundred percent agree…
Micklethwait dice:
Sono convinto che la gente oggi abbia voglia di tornare a leggere. E che abbia voglia di media affidabili.
La gente ha voglia di leggere perché di questi tempi ha bisogno di capire.
Parole più che condivisibili, ma quanto tempo occorrerà perchè diminuiscano (non si può sperare che spariscano del tutto) certi pseudo settimanali e certi sedicenti giornalisti che inquinano la credibilità della categoria? Forse tanti lettori hanno bisogno di essere educati ad apprezzare la reputazione della carta stampata, allora sì che potrebbero soddisfare il bisogno di capire.
Ma da secoli c’è pure la “versione” di Machiavelli.
“Debbe, adunque, avere uno principe gran cura che non li esca mai di bocca una cosa che non sia piena delle soprascritte cinque qualità, e paia, a vederlo et udirlo, tutto pietà, tutto fede, tutto integrità, tutto relligione. E non è cosa più necessaria a parere di avere che questa ultima qualità. E li uomini in universali iudicano più alli occhi che alle mani; perché tocca a vedere a ognuno, a sentire a pochi. Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu se’; e quelli pochi non ardiscano opporsi alla opinione di molti che abbino la maestà dello stato che li difenda…”
Aho, ce deve sempre buttà in faccia la nostra ignoranza…
No, dicevo che Niccolò spesso vide giusto nella sostanza delle relazioni politiche e in un’epoca priva di tutta questa facilità mediatica di apparire. Il problema è che molti non lo leggono più ma ogni tanto tirano fuori qualcosa che assomiglia all’acqua calda. Ma l’analisi di Machiavelli ci deve anche mettere in guardia sulla natura “double face” dell’argomento di cui trattasi. Un apparire sguaiato può tradire pochezza, ma anche l’apparire “corretto”, l’aplomb grave (il Principe deve apparire tutto devozione) può dissimulare vuotaggine o calcolo. E fra uno vuoto e uno sguaiato non so chi sia peggiore. Allora, l’unica via da tentare per quanto riguarda l’osservatore, credo sia quella di uscire dal “vulgo” di Machiavelli (“e al mondo non è se non vulgo”) e tentar di giudicare con la testa propria dalle opere più che dalle recite. Dal punto di vista del politico, invece, val bene quella osservazione machiavelliana: egli deve curare attentamente il suo apparire come vera e propria sostanza (proprio perché “al mondo non è se non vulgo” e in politica, come in tante altre cose, la forma è sostanza). Mi sembra che in special modo qui in Italia, questo aspetto fondamentale, in questi ultimi lustri, non sia stato curato affatto. Ma sotto c’era la pochezza del tutto coerente con quanto appariva.
La reputazione è come la linea: se non ce l’hai non devi mantenerla, ma se hai la fotuna di averla, devi curarla ogni giorno.
Credo sia stato questo il motto che in Italia ha imperato negli ultimi anni.
Ecco perchè ultimamente anche le “scoperte dell’acqua calda” sembrano a loro modo scoperte.
E’ proprio vero la credibiliatà è essenziale in questi periodi, ma non si improvvisa al momento deve essere costruita negli anni e questo significa lavorare con professionalità e serietà che poi è quello che negli ultimi anni è mancato in Italia. Hanno credibilità i politici che prima si combattevano con gli altri partiti avversi ed ora si accorpano pur di ottenere voti?
Ci vorrebbe una classe dirigente nuova, pulita e soprattutto onesta e CREDIBILE, ne abbiamo bisogno per risollevare l’Italia.
Attente e attenti, sta nascendo un nuovo partito, le “boerine”…
Graziano, chi sarebbero? Forse quelle che sosterrebbero Boeri per la seconda cilecca politica della sua storia? “Repetita juventus” – diceva Totò.
Sai a chi mi riferisco, Giuseppe. Alle signore della buona borghesia milanese, di sinistra (ricordo una intervistata dal tg3 durante le primarie del Pd che disse “sono qui con la mia filippina”, testuale, incredibile!), rappresentate con esattezza matematica dalla tua “amica” grande giornalista, che prima hanno fatto il tifo da stadio per Boeri contro Pisapia, salvo poi attaccarlo in tutti modi durante la campagna elettorale (ricordo le durissime parole contro la sua compagna e la sua casa in affitto, tipica scelta “tanto peggio tanto meglio”) salvo, poi, a vittoria di Pisapia, aggregarsi in una frazione di secondo al carro del vincitore straparlando di esperimento di carattere strategico straordinario, della nuova Milano (con Tabacci e doppio incarico, p.e.), del laboratorio politico innovativo, e compagnia cantante. Arrogandosi, spesso, anche il merito della vittoria di Pisapia e cazziando chi osava criticare qualche scelta del suddetto (solo loro vogliono criticare, ovvio). L’ipocrisia al potere. Fortunatamente tutto ciò che scriviamo in rete resta (tranne quello che la signora cancella mentre modera, a suo insindacabile giudizio ma gli altri non possono saperlo… aveva capito tutto Alessandro…)e chi vuoe documentarsi può farlo. E’ una battaglia personale, lo so, ma essere presi per il c… non è la mia attività preferita. E, ora, sponsorizzano l’autocandidatura (per me è una follia, destabilizzare un partito con le interviste ai giornali, da perfetta archistar…) di Boeri. Ha perso a Milano quando era sponsorizzato, in luna di miele, da tutto il Pd e vuole vincere in Italia? Che cosa non si fa per un titolo di giornale! Scusate l’off topic (ma non poi tanto, si parla di reputazione o no???)
Reputation! Reputation! Reputation! Sottoscrivo e condivido in pieno il mantra, che è anche il mio.
L’autorevolezza di Monti è importante sul piano internazionale e le sue competenze sono importanti per le decisioni che L’Europa, nella situazione atuale, dovrà necessariamente prendere. Però la meritata ed utilissima autorevolezza fuori casa dovrebbe essere meritata anche in casa. Mi rendo conto che non è facile, con il parlamento (intenzionalmente minuscolo) che ci ritroviamo, ma non erano stati chiamati al capezzale del nostro Paese moribondo, culturalmente e finanziariamente? C’é bisogno di risanare il bilancio, e siamo tutti d’accordo sulla necessità di una spending review ( non si può chiamare revisione della spesa, più chiaro per tutti?) ma il risanamento dei conti deve passare attraverso la riduzione delle spese militari ( che facciamo ancora in Kosovo?), elettorali, della eliminazione di TUTTE le Province, della sostanziosa riduzione dei privilegi di parlamentari, regionali, società partecipate e compagnia bella e brutta…,della eliminazione di consulenti, dei doppi tripli incarichi e di tutti gli sprechi, di una dura lotta all’evasione ed alla corruzione, mediante l’introduzione di severi controlli, e via sforbiciando… Adesso si accorgono che le forniture alla sanità, dalle siringhe alle garze alle apparecchiature, hanno prezzi altissimi e cascano tutti dal pero. Preferiscono ignorare che il problema è antico ed ha un nome ed un costo: si chiama CORRUZIONE.
Altro che stoppare le contestazioni altrimenti sale lo spread, altro che tagliare posti letto e scuola pubblica e stato sociale e impoverire il Paese. Ma devono fare presto. Nel lungo periodo saremo tutti morti, per dirla con Keynes.