| | | A Berlino focosi, a Roma lagnosi? La verità, vi prego, sui maschi italiani
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14.8.2012

A Berlino focosi, a Roma lagnosi? La verità, vi prego, sui maschi italiani

Scritto da in attualità, detto tra noi, donne, giovani | Permalink

Ad agosto, di solito, questa rubrica si prende una pausa. Doveva andare così anche quest’anno e così sarà dal prossimo numero, ma adesso urge condividere con voi un dubbio, un dilemma, un tarlo spuntato mentre leggevo il reportage di Giovanni Teodori (lo trovate a pag.18), e poi, a pag.58, l’articolo di Cristina Bianchi. È che mi sono imbattuta nell’ennesima contraddizione di questa nostra fase schizzata e perciò chiedo a voi, acuti lettori di “A”: qual è il vero volto del (giovane) maschio italiano? È quello che emerge dal reportage di Giovanni Teodori a Berlino? Dall’inchiesta che l’ha portato a intervistare decine di “ciovani donne di Cermania” affiorano giudizi più che lusinghieri per il prodotto made in Italy.

«Il tedesco (qui sta parlando Gudrun, 23 anni) non ci prova, ha sempre il terrore di fare un passo di troppo, di risultare molesto. L’italiano, invece, se ne infischia. L’italiano ti guarda e ti fa sentire bella».

E giù dichiarazioni di altre fraulein (ma c’è anche qualche frau) che dettagliano come e per quale ragione siamo passati da “italians do it better” a “italiener machen es besser”.

Buone notizie almeno in questo settore, direte voi. La conferma che il glorioso spirito di Rimini, la bandiera tenuta per tanti anni alta dai bagnini della costiera romagnola torna a sventolare, impennandosi almeno quanto lo spread. Buone notizie per i nostri amici, figli, colleghi e (ci mancava pure questa) buone notizie anche per i nostri mariti. Poi, però, i conti non tornano.

Perché se i trentenni italiani in trasferta a Berlino sono così popolari, le trentenni italiane di Padova, di Milano, di Viterbo o di Palermo si lamentano tanto? La leggete o no la posta di Barbara Alberti? Cristina Bianchi ha scandagliato il lato italiano della faccenda, indagando tra quelli che “con le donne si può essere amico”. Come lascia intendere il trentenne stanziale e romano Giulio Somazzi, “una donna per amico” è più riposante di una fidanzata. Sostiene e non impegna. Comprensibile che qualche italiana aspiri a qualcosa di più.

E allora? Ammetto la mia personale confusione. Attendo che qualcuno faccia luce. Per citare W.H. Auden: “La verità, vi prego, sull’amore”. Fateci sapere. Anche in tedesco

Ps. Un’amica, frequent guest dei più diversi ristoranti tedeschi, suggerisce un indizio per venire a capo del dilemma. Ha notato che tra le giovani (e anche meno giovani) coppie tedesche, al termine della cena usa avviare un misterioso rito simile alla minuziosa analisi del conto. Pare che l’indagine punti a risalire a quale insalata abbia consumato lei e quanti bratwürste lui. Il rito si conclude con una pacifica ma accurata suddivisione del conto. Insinua, la nostra frequent guest, che forse le tedesche apprezzano tanto gli italiani perché questi a cena saldano il conto e via. Secondo me è pura malignità, frutto del crescente, direbbe Monti, sentimento anti-tedesco. Secondo voi?

 Leggi la prima puntata dell’inchiesta

Leggi la seconda puntata dell’inchiesta


COMMENTI: 10, lascia il tuo!   |   Permalink   
    Commenti dell'articolo (10)
    • rdm_77 | 15 agosto 2012 alle 16:24

      Carissimi
      una mia amica taiwanese mi dice questo su alcuni maschi europei:
      gli spagnoli sono uomini che vogliono fare i ragazzi… gli italiani sono ragazzi che vogliono fare i bambini.
      Un’altra mia amica russa anche lei come me qui in Asia, mi dice che tra tutti i suoi partner maschili gli Italiani sono i più viziati e immaturi, ma sono gli unici che le hanno sempre pagato i conti.
      Io, Italiana in Asia, concordo e condivido, sul fatto di essere viziati (e inaffidabili).
      Comunque, secondo me, noi donne italiane ci meritiamo solo questo tipo di uomo… non possiamo ambire ad altro… visto che ancora non sappiamo cosa significhi emancipazione (vera), indipendenza e parità…
      e (diciamoci la verità ) alla fine ci conviene pure stare a questo livello… no ?… perchè c’è qualcuno che paga i nostri conti e le ns cene…
      ma allora lo sappiamo o no cosa significa libertà ?

      Io ci sto lavorando da anni…

      Buon Ferragosto!
      Una romagnola in Asia

    • storicismo | 16 agosto 2012 alle 08:54

      Queste classificazioni mi ricordano da vicino gli stereotipi sui tipi nazionali: italiani spaghetti e mandolino, tedeschi mangiacrauti e “rigorosi”, francesi pieni di esprit, gli inglesi che non si lavano (ho sentito pure questa) ecc. ecc. Fesseriole in cui ricomprenderei il tormentone ritornante dell’ “amante” latino o meglio italiano, apprezzato o disprezzato a seconda di contingenti esperienze personali. Con l’aggravio, nel giudizio, della nostra irrefrenabile tendenza auto-riduttiva italica, per la quale in questi clichés ci sentiamo sempre agli ultimi posti. Perché poi bisognerebbe domandare alla russa come si trova con i russi, alla taiwanese coi taiwanesi ecc. Io sempre ragionando di clichés, per quello che valgono, potrei citare, per quel che ho visto in molte occasioni, casi contrari che varrebbero quanto quelli qui citati. E per le stesse ragioni invertirei il gioco e il punto di visuale e giudizio, e comincerei a discutere su come appaiono le donne italiane all’estero. Penso che ci sarebbe da divertirsi. Ad es. mi è capitato di sentire donne francesi (in diverse situazioni non collegate) rimproverare amiche italiane di essere “viziate”. Non come singolo fatto educativo personale, ma come condizione culturale. Forse quel cripto-matriarcato nostrano che pone il femminile, nel bene e nel male, un po’ troppo al centro dell’attenzione e, quindi, anche del corteggiamento. E infine, poiché si tratta per lo più di esperienze galanti, penso che il fatto di “pagare i conti”, faccia parte di quelle schermaglie e tattiche e non possa essere elevato a metro di giudizio universale sulla “libertà delle donne”.

    • lasnobdiberlino | 16 agosto 2012 alle 17:31

      Sono Italiana. Vivo a Berlino. Ho 28 anni. E aspetto.
      Lui é Tedesco. Vive a Berlino. Ha 30 anni. E aspetta.
      Lui é Italiano. Vive a Berlino. Ha 29 anni. E non aspetta.
      Lei é Tedesca. Vive a Berlino. Ha 23 anni e non aspetta.
      Secondo voi come va a finire?
      Cresciute in un contesto maschilista, precarie nella mente e insicure nella vita e nel cuore, insofferenti nell’animo, le trentenni italiane aspettano ancora il principe azzurro che le salvi dalla noia della quotidianitá. Nel frattempo si concentrano su rossetti e scarpe e indipendenza. Economica ma non personale. Sempre in equilibrio sul filo dell’insicurezza e del “non so cosa voglio”; i dati parlano ci si continua a lamentare del maschio. Italico o crucco che sia. I trentenni tedeschi, cresciuti da donne forti e tenaci, della donna hanno paura e subiscono il fascino indiscreto del rutto libero, della birra e club mate con la vodka. Fin quando non trovano quella che dice e decide tutto. Sistemati. Rimangono loro maschi italiani e fanciulle tedesche. Sperimentano, si lanciano in nuove avventure, esuberanti e spontanei. Si incontrano, si piacciono, si baciano. Sicuri e decisi sulla propria forza d’attrazione. E se non si é belli come un Dio o intelligenti come Einstein non é un problema. Basta sempre e solo un sorriso.
      farelasnobdiberlino.blogspot.com

    • c.e.l.e.s.t.e. | 17 agosto 2012 alle 14:24

      “Pare che l’indagine punti a risalire a quale insalata abbia consumato lei e quanti bratwürste lui” ….
      Difatti, pare che la cosa che sconvolga di più i tedeschi è quella pratica tutta italiana di dividere il conto totale per il numero delle persone, a prescindere dalle pietanze consumate singolarmente. Non lo capiscono….
      Epperò, in tempo di spread, farebbe comodo avere il boy/girl friend tedesco. Una via di fuga, insomma. Quasi quasi….

    • annaq. | 17 agosto 2012 alle 19:29

      Sarò antiquata ma credo che queste suddivisioni lascino il tempo che trovano. Viviamo in un Paese ormai multirazziale tanto che è quasi difficile trovare uno che sia davvero “italiano/a”. Il forestiero non è più un animale raro (per fortuna) visto come un marziano di cui non si conoscono gusti e comportamento; viaggiamo, navighiamo in internet, lavoriamo all’estero…insomma, non ci identifichiamo più nell’ingenua Italia anni 50, in cui il bagnino romagnolo guardava la tedesca bionda e spavalda come si guarda un ufo e le donne (sempre per fortuna) non sono più così sempliciotte e gatte morte come nei film dell’epoca. Chissà se qualche maschietto ha ancora nostalgia dell’epoca..

    • m.a.r.a. | 18 agosto 2012 alle 20:32

      Sugli stereotipi delle popolazioni si sono scritte pagine e pagine. Ma non servono, perchè, quando scocca la scintilla tra un uomo e una donna, non conta se lui è un italiano spaghetti e mandolino o un tedesco rigoroso, oppure lei è la biondona svedese intraprendente. All’inizio è tutto un suono di violini, poi quando la musica ha delle interruzioni, sta nella capacità delle persone il saper gestire un rapporto e renderlo durevole, al di là dell’essere tedeschi focosi o italiani lagnosi.

    • bicarbonat | 21 agosto 2012 alle 15:24

      Il “rito di analisi del conto” e’ un buon indizio; io sono uno di quei maschietti che trentenni si sono trasferiti in Baviera, e vorrei qui portare il mio modesto – e se possibile lucido – contributo per provare a chiarire i motivi di cotanto succcesso.
      Preciso che non ho preconcetti ne’ astio di alcun tipo verso le italiane che – anzi – apprezzo ancora di piu’ (se possibile) da quando vivo fuori.

      Dalla mia ristretta esperienza posso dire che il fascino dell’italiano in germania e’ per la piu’ parte dovuto al fatto che le donne ci si divertono, cosa che succede un po’ piu’ raramente con l’amico Fritz (…ma anche molte frau…sono di una noia mortale…). E’ pur vero – e in questo forum potrete confermarlo – che una donna e’ disposta a concedere molto ad un uomo che le stuzzichi i pensieri, che la faccia divertire e sentire speciale, e cio’ succcede piu’ spesso e piu’ facilmente con Gino Pigio che con Ulrich Schwarz. Le donne tedesche parlano del “periodo italiano” che tutte dovrebbero provare almeno una volta nella vita.

      Un’altro importante motivo di questo successo e’ che molte scoprono il gusto di godersi la vita, anche solo per il tempo di una cena insieme; per noi italiani e’ normalissimo, anzi ci nasciamo proprio con la voglia di vivere, ma per il volk e’ una conquista. E questo fuori dall’Italia non e’ scontato e nemmeno un particolare di poco conto.

      Il maschio tedesco, per contro, e’ per molti aspetti anche piu’ meridionale di noi southern; molte donne non sopportano il controllo che i loro uomini vogliono avere su di esse e, un’altra cosa, e’ che sono totalmente prevedibili (lavoro, denaro, sport, auto…). Ma cosa c’e’ di piu’ noioso (e squallido) che spulciare il conto e dividerselo ognuno per se dopo una serata insieme? Amico Fritz, cosi’ rovini tutto.

      Siamo esotici e tutto sommato non cosi’ lontani come gli stereotipi vorrebbero farci credere, per cui anche nell’era di Internet un tete’-a-tete’ con Gino e’ – per la cara Beate – una bella scoperta di tutte queste qualita’ che da italiani ci vengono naturali, ed alle quali noi non facciamo nemmeno caso, ma che sono una boccata d’aria per le donne teutoniche che poi – diciamolo – hanno meno preconcetti di noi a maritarsi con stranieri.

      Una domanda da parte mia: ma queste femmine di Padova (bellissime!), Palermo (affascinanti-ssime!) e Milano (Stranier-issime) di cosa si lamentano di preciso?
      Auf Viedersehen…e viva la Romagna!

    • graziano52 | 21 agosto 2012 alle 16:39

      Ma andate in vacanza, fannullon*…

    • c.e.l.e.s.t.e. | 4 settembre 2012 alle 18:06

      Ma volete tornare dalle vacanze, fannulloni?…

    • graziano52 | 5 settembre 2012 alle 10:15

      Sono stanco di queste estenuanti e continue discussioni sull’andare e tornare dalla vecanze… :-)

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