| | Maria Latella
Testata
27.6.2012

Sei alla ricerca di uno stage? Prima prova a fare il cameriere

Scritto da in A4job, attualità, giovani, tempi moderni, ventesimo secolo

Con l’arrivo dell’estate, i genitori di figli neodiplomati cominciano a porsi il problema dello “stage”. Nelle famiglie italiane l’ansia da stage è di recente introduzione e, ovviamente, sfiora per ora una percentuale ridotta di padri e madri, un’avanguardia diciamo, quelli più abituati a usi e costumi anglosassoni. Gli altri, per ora maggioranza, tendono a perpetuare l’italica genitorialità iperprotettiva, pensano  che il pupo, tanto affaticato dopo un anno di duro impegno scolastico, abbia soltanto bisogno di riposo. Se poi per il piccino il concetto di riposo coincide con notti in discoteca e giornate passate a letto fino all’ora di pranzo, bisogna essere comprensivi, si sa che si è giovani una volta soltanto.

Per tornare allo stage estivo, nuova forma di ansia parentale: in Gran Bretagna e negli Stati Uniti è abitudine consolidata che, attorno ai sedici anni, i ragazzi si trovino non uno stage ma un lavoretto. Per citare esempi a me vicini: il mio compagno, cresciuto nel Kent, nell’estate dei 17 anni scoprì com’era fare il muratore. Suo figlio ha avuto un’esperienza come barista e così pure i miei  cugini che da studenti di ingegneria, ad Atlanta, diventarono esperti  miscelatori di cocktail. Anche in Italia conosco più di un ragazzo che d’estate lavora nelle cucine dei ristoranti per poi partire e fare un bel viaggio a settembre.

L’esperienza accomuna famiglie modeste così come agiatissime: a vent’anni Marina Berlusconi ha fatto la commessa in Inghilterra e suo fratello più piccolo, Luigi, il cameriere in un ristorante di Londra.

La novità è che gli anglosassoni si stanno italianizzando e che, almeno tra i genitori upper class, la sana abitudine di lasciare che il figlio si cerchi un lavoretto estivo sarebbe ora soppiantata dall’ansia dello stage. Così almeno racconta Tyler Brulé nella rubrica sul Financial Times, dedicata questa settimana agli amici che, in vista dell’estate, cominciano a inviargli mail, raccomandando la pregiatissima prole. Richiesta standard: uno stage nel marketing o nella comunicazione.

Quest’anno, annuncia Tyler Brulé,  ha deciso di introdurre una novità, di tornare all’antico: per ottenere uno stage nel giornale di cui Brulé è editore (Monocle) bisognerà dimostrare di avere già sperimentato un impiego d’estate, possibilmente come cameriere o commesso. In modo da avere assolutamente chiaro cosa significhi un’intera giornata di lavoro.

 

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20.6.2012

Cosa ho imparato dai compleanni (non solo dal mio)

Scritto da in detto tra noi, donne, good news

Ho fatto il conto: a parte il mio (appena trascorso, grazie a tutti quelli che mi hanno fatto gli auguri), nelle ultime due settimane e nelle prossime quattro si sono concentrate e si concentreranno i compleanni di quasi tutti i miei amici.

Me esclusa (l’ultima volta che ho dato una vera festa di compleanno avevo 30 anni e da allora, niente più maestosi birthday party), ho festeggiato nell’ordine:

1) i 70 anni del mio squisito amico Antonio Puri Purini, già consigliere al Quirinale con Ciampi e poi ambasciatore a Berlino. Una festa piena di affetto, che ha contribuito a innescare questa riflessione; 2) Duccio e Rosanna. Loro di anni ne compiono addirittura cento (in due, cosa avete capito…); e poi la mia amica anglo-parigina Joanna, il mio compagno, la mia amica Lucia e mia cugina Anna, dopo di lei un’altra cara amica nata il 19 luglio… Un fuoco d’artificio di celebrazioni, un incrocio di agende per cercare di non mancare e non dimenticare nessuno. Perché, e questa è una mia recente scoperta, festeggiare i compleanni è bellissimo.

Non la pensavo così. Finora avevo sempre considerato il compleanno un giorno da archiviare il prima possibile. Sì, due anni fa c’è stata una fantastica sorpresa e mi sono ritrovata a tavola con gente arrivata da Roma e un’amica addirittura da Mumbai (no, non aveva preso un jet per me, era in città per lavoro), ma in genere, e da anni, per me è sempre stato un giorno come un altro.

Stavolta invece, sono capitate due o tre cose che hanno contribuito a farmi cambiare idea. Alcune deliziose sorprese, per esempio. Una la devo ad Antonella Asnaghi, una forza della natura che è inadeguato definire pierre: eravamo insieme ad un evento, ha saputo del compleanno e mentre stavo per ripartire mi ha fatto trovare una catena con ciondolo Anni 70, di quelle vanamente sognate da ragazzina. Le forze della natura devono trovare una speciale concentrazione nel settore public relation (e non ditemi che la loro sensibilità è affinata per ragioni di lavoro: so riconoscere le differenze). La seconda sorpresa è infatti arrivata a Londra, dove mi trovavo per l’inaugurazione del nuovo Bulgari Hotel. Anche lì stavo per ripartire dopo una rapida visita alla Spa dell’albergo (non me ne perdo una) quando è spuntata una mini torta (a forma di gianduiotto), con regolamentare candelina. Quattro orientali e bellissime ragazze della Spa l’hanno spenta con me. Mai ricevuto una torta di compleanno a due passi da una sauna? Dovreste provare. O conoscere Maria Paola Traldi, pierre di Bulgari.

Rientrata a Milano, a casa, la terza sorpresa: un pensiero inatteso, da parte di una signora che, magicamente, ha intuito qual è il mio colore preferito del momento (lo cambio ogni anno e ora, preoccupantemente, ogni semestre).

Se le sorprese legate al compleanno mi hanno messo così di buon umore, che senso ha ignorare il giorno che le ispira?

L’anno prossimo, forse, verrò meno alla regola stabilita dopo i 30 e mi regalerò una vera festa. In fondo, sarà come compierne trentuno, vi pare?

 

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13.6.2012

Marilyn e Mrs Moneypenny

Scritto da in attualità, donne, tempi moderni

In una settimana in cui, a dire la verità, sono successe molte altre cose, mi è capitato nell’ordine di leggere La donna perfetta, un romanzo di Ira Levin ambientato nei primi anni 70, di andare al cinema per vedere My week with Marilyn con una strepitosa Michelle Williams e di commentare su Skytg24 con il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo la nomina a presidente della Rai di Anna Maria Tarantola, un’economista che sembra rompere la tradizione secondo cui a viale Mazzini puoi mettere piede solo se gradita ai leader maximi di Pd e Pdl. Nell’Intervista di domenica su Skytg24 il ministro sottolineava come proprio i requisiti di indipendenza ed esperienza avessero portato alla nomina di Tarantola.

Indipendenza, già. Magico sostantivo che fino a poco, pochissimo tempo fa spaventava genitori e mariti e che anche oggi, diciamo la verità, crea in famiglia e in ufficio non poca insofferenza. Nel divertente e inquietante romanzo di Ira Levin, ogni refolo di indipendenza si smorza e scompare nella pace di Stepford, un sobborgo del Connecticut primi anni 70 dove le mogli arrivano brandendo La mistica della femminilità di Betty Friedan e dopo un po’ si ritrovano a dibattere solo di detersivi e reggiseni. Perché, si scopre alla fine, agli uomini di Stepford, va meglio così.

Anche la Marilyn del film diretto da Simon Curtis è tutt’altro che indipendente. Dipendentissima, invece, dalle pillole e dalla piccola corte che prospera sulla sua cronica fragilità. A Marilyn Monroe è consentito di essere capricciosa, viziata, infantile ma non indipendente. Quello no.

Che cos’è il modello soffice e sexy della moglie perfetta di Ira Levin se non la formula casalinga e più rassicurante della Marilyn icona maschile? Marilyn ne estremizza i contenuti, certo, e infatti nessun marito, nemmeno il colto e raffinato Arthur Miller alla fine regge, ma c’è un po’ della femmina sexy e dipendente nelle mogli di Stepford e un po’ di quelle mogli nella frase con la quale nel film l’attrice congeda il ventitreenne Colin Clark, flirt di una settimana: “Torno da Arthur, voglio essere una buona moglie per lui”.

Insomma, sabato mi ero dolcemente immersa nella profonda remissività anni 60, ma domenica sono riatterrata nella realtà. Con la nomina di Anna Maria Tarantola, signora che difficilmente potrà essere considerata remissiva, e con la lettura dei suggerimenti che Heather McGregor, la cacciatrice di teste che le lettrici di “A” conoscono come Mrs Moneypenny, dal nome della sua rubrica sul Financial Times che di tanto in tanto citiamo.
Mrs Moneypenny ha scritto un libro dal titolo Donne e carriera, consigli smart per lavoratrici ambiziose. Ambiziose e, si immagina, non proprio remissive.

 

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6.6.2012

La forza della musica

Scritto da in A4job, giovani, le campagne di "A"

Biagio Antonacci al concerto di Rimini (foto Filippo Mutani per A)

C’è tanta musica in questo numero di “A“. Quella di Roberto Vecchioni intervistato da Cristina Bianchi con la moglie Daria Colombo, autrice di un bel romanzo. Vecchioni lo ripete spesso: anche al buio si possono intuire i colori. Metafora di mesi difficili, di queste settimane in cui la gente scopre la paura. In Emilia per il terremoto, altrove per tante piccole, privatissime scosse. Roberto Vecchioni invita a non dimenticare i colori. Io la penso come lui, e come Biagio che ai ragazzi di A4job ha raccontato come si diventa Antonacci.

Per ascoltarlo, siamo andati a Rimini, con un gruppo ovviamente ridotto rispetto ai tanti che avremmo voluto portare. Era il 29 maggio, non molto lontano da noi venivano giù capannoni, morivano operai. Antonacci, che vive da anni a Bologna, sentiva il peso della scelta, la difficoltà di suonare, nonostante tutto. Troverete nell’articolo di Francesca Gambarini la cronaca di quei momenti e su iPad e web la video-sintesi dell’incontro.

Quel che ha detto ai ragazzi, “Siate energia. Illuminate voi stessi e anche noi”, è un pensiero che vi trasmetto per ricaricare, insieme, le nostre batterie.

 

Lo scambio di battute tra Maria Latella e i conduttori Rtl 102.5 Giusi Legrenzi e Fulvio Giuliani nel programma del mattino “Non stop news” (file audio)

 

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30.5.2012

Giovani e lavoro. Forse si muove qualcosa

Scritto da in A4job, attualità, giovani

Da sette mesi, con tenace monotonia, parliamo di giovani e lavoro. Ogni tanto qualche ventenne a me vicina si preoccupa: “Ma non annoierai i lettori?”. Forse quelli che non cercano lavoro, o non hanno figli, nipoti, amici a caccia di una prima occupazione.

Ogni settimana, senza mollare mai, ricordiamo che la vera emergenza è questa perché se i ventenni di oggi non lavorano, tra vent’anni il Paese può pure tirare giù la saracinesca. Lo scriviamo su A4job, sulle pagine di “A”, sul sito A4job.it, su Twitter, con le interviste ai manager e con le video-interviste ai ragazzi.

Pochi giorni fa l’emergenza occupazione giovanile è ufficialmente diventata una priorità del governo Monti. Lo stesso presidente del Consiglio ha annunciato un investimento di otto miliardi da destinare al lavoro di quella che se no sarà, per colpa di noi tutti, una Lost Generation. Perciò non possiamo non sentirci ancor più incoraggiati a insistere sulla strada di A4job.

I segnali di attenzione si moltiplicano. Domenica scorsa, ospite a L’intervista su Skytg24, a una mia precisa domanda sull’argomento, il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, ha annunciato che sessantamila nuovi posti di lavoro potranno essere creati grazie alla green economy. Ci sono molte cose da fare, in quel settore e, secondo il ministro Clini, sarebbe una perfetta occasione per dare impulso alla nostra economia (sapete, per dire, che sprechiamo un sacco di preziosissima acqua nelle aree vicine agli acquedotti) e dare lavoro (e non assistenza) ai neolaureati. La crescita sarebbe questa roba qui, se non sbaglio: idee nuove per nuovi lavori e taglio di vecchie cattive abitudini.

Che dirvi? Io ci spero.

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22.5.2012

All’Olimpico niente inno di Mameli per Arisa. Ma a Milano i bambini lo cantano per strada

Scritto da in attualità, detto tra noi, informazione, politica

La Torre dei Modenesi di Finale Emilia, costruita nel ‘200, crollata alle 15,18 di domenica scorsa

Sabato mattina, a Brindisi, Melissa Bassi salta in aria davanti alla sua scuola. Domenica, tra la notte e l’alba, saltano dal letto gli abitanti di metà Emilia e in sette perdono la vita per il terremoto. Lunedì pomeriggio un altro genere di terremoto, questa volta politico, cambia la guida di tre grandi città italiane, Genova, Palermo e Parma.

A Genova scelgono un candidato di sinistra che il Pd non voleva, a Palermo riportano a palazzo dei Marescialli un ex sindaco ormai co-leader dell’Italia dei Valori e a Parma mandano in municipio un follower di Beppe Grillo. Quanto a scossa tellurica, anche questa non è male e se per fortuna non lascia morti per strada, di vittime virtuali ne fa e ne farà, eccome.

Non è stato un fine settimana normale, da Paese normale. Nei Paesi normali di tragedie, di solito, ne basta una. Noi: due in due giorni. Un po’ troppo per un popolo che, secondo una ricerca Nielsen, registra il più basso tasso di fiducia nel futuro, appena appena più alto di quello dei greci.

Può succedere, è successo in Norvegia o in Francia, che un pazzo (un pazzo?) uccida a caso. Può perfino succedere che il “pazzo” (peraltro agente dei servizi segreti francesi), metta una bomba davanti una scuola e ammazzi dei bambini. È capitato in Francia, ricordate?, durante la campagna elettorale. Nessuno ha davvero spiegato il motivo dell’assalto alla scuola ebraica di Tolosa e forse anche noi non sapremo perché quel cinquantenne ripreso dalle telecamere ha voluto colpire Melissa e le sue compagne. O forse si, lo sapremo. Non resta che aspettare.

Che l’Italia sia Paese a rischio terremoto, invece, lo sappiamo bene e da tempo. E nel nostro essere speciali, dopo l’attentato di sabato, abbiamo avuto anche il bis di morti e di dolore, in Emilia.

La cantante Arisa fischiata allo stadio Olimpico mentre cantava l'inno d'Italia

Domenica sera, mentre cercavo online le ultime notizie, mi è caduto l’occhio su un titolino piccolo, una notizietta che ha acuito la mia depressione: a Roma, allo stadio Olimpico, un non piccolo gruppo di dementi ha fischiato Arisa, la cantante, mentre si accingeva a intonare Fratelli d’Italia, Il nostro inno. Una scemenza prodotto dell’ignoranza, direte. Una minuscola cosa, rispetto all’uno-due di brutte notizie accumulato nel week end. Una scemenza, è vero, ma di prodotti dell’ignoranza che hanno seminato dolore e disastri è costellata la storia d’Europa.

Lunedì, in redazione, ho riferito di Arisa e dei fischi che all’Olimpico hanno dedicato al nostro inno. “A Milano, invece, lo cantano per strada” mi ha detto il nostro vicedirettore Gigi Zazzeri. E ha raccontato che sabato, in corso Indipendenza, un bel po’ di gente s’era fermata a sentire la banda dei vigili urbani.Quando ha attaccato a suonare Fratelli d’Italia, un po’ tutti hanno cominciato a cantare. I bambini cantavano più forte.

Brindisi: i funerali della giovane Melissa


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16.5.2012

Le cose che non sopportiamo più: la mia top list. Mi mandate la vostra?

Scritto da in attualità, detto tra noi, informazione, politica

Per chi non ha potuto o voluto sfogare nell’urna la rabbia, l’insofferenza, la preoccupazione di questi mesi. Per chi vorrebbe tanto liberare il Tarzan che è in lui mediante urlo vibrante ma, vivendo in un condominio, sa di non poterselo permettere. Per chi crede di potersi alleggerire dallo stress applicando alla lettera i consigli dei manuali di self-help (“litigare col benzinaio allevia la tensione, fatelo almeno una volta alla settimana ma scegliete sempre distributori lontani da casa”) e così attacca briga sui Frecciarossa quando l’altrui cellulare squilla per la decima volta. Per chi, avendo figli adolescenti, sa che a casa conviene non alzare la voce se no loro ti mandano a letto senza cena.

A queste e altre inquiete categorie propongo il gioco ispirato dal film Quinto Potere: “E tutto questo non lo sopporterò piu”.

 

1) La gente che sta ininterrottamente al cellulare raccontando la propria vita a puntate ma senza fornire dettagli che soddisfino davvero l’ascoltatore (“Ciao Ste’, come stai? aho, ‘nsai quella l’altra sera. Sì, je so’ zompato addosso. Come dici? stai a magna’? Ahò e che te magni?…). Oppure: “Allora lui mi ha detto: stasera per cena non posso. Semmai dopo. E io gli ho detto: ma m’ero messa i tacchi da urlo. E lui…”

2) Certi articoli di cronaca politica che riferiscono opinioni senza alcun contatto con la realtà di politici senza alcun contatto con la realtà

3) I pastoni dei telegiornali

4) I disegni di legge sul taglio del finanziamento ai partiti e relative interviste esplicative

5) Gli ipocriti

 

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9.5.2012

Parlare o no di quest’epidemia?

Scritto da in attualità, detto tra noi, informazione, politica

il corteo delle vedove bianche di Bologna

Settimana ricca di eventi. A parte le elezioni in Francia, delle quali parliamo anche più avanti, ci sono state quelle in Grecia, le amministrative in Italia, la marcia delle “vedove della recessione”, secondo la loro stessa autodefinizione. Lunedì mattina, poi, un inquietante ritorno al passato: la gambizzazione, a Genova, dell’amministratore delegato dell’Ansaldo Nucleare.

Parto da questo episodio perché mi ha spedito dritta dritta alla fine degli anni 70. Vivevo a Genova, allora, studiavo alla facoltà di giurisprudenza di via Balbi e ricordo bene il clima tremendo, la cupezza dei giorni in cui la prima notizia del mattino era: “Hai sentito? Hanno sparato a…”.

Non c’è una sola cosa positiva che sia venuta al Paese e a noi tutti da quel periodo e da quella follia, perciò non riesco a capire come, nonostante siano passati più di trent’anni e trentamila convegni, film, dibattiti, non riesco a capire, dicevo, come qualcuno rifiuti di imparare dagli errori riconosciuti e tangibili. Errori che, oltre al dolore diffuso a piene mani, hanno prodotto danni su vasta scala e impedito, di fatto, la modernizzazione dell’Italia. E invece che si fa? Si ritorna come se niente fosse agli anni di piombo?

Se il lunedì mattina ha proiettato sul presente le ombre cupe del passato, il venerdì 4 maggio ha fotografato una realtà per così dire nuova e, anche in questo caso, tutt’altro che rasserenante. Parlo delle vedove della recessione, centinaia di donne che a Bologna, in corteo, hanno protestato per richiamare la loro anomala condizione di mogli private del loro uomo per un’epidemia di suicidi che non ha precedenti nella storia del nostro Paese.

In Francia, anni fa, ci sono stati i suicidi a catena dei manager di grandi aziende. Colpa, anche in quel caso, della crisi economica e, si disse, del clima di feroce competizione incombente sui quadri aziendali. Devono aver cambiato qualcosa, perché l’epidemia francese si è fermata e per fortuna i manager hanno smesso di buttarsi giù dalle loro torri di vetro e acciaio. Qui in Italia siamo ora alle prese con un fenomeno in spaventosa crescita: 34 imprenditori si sono già tolti la vita e il numero non comprende i dipendenti, gli artigiani. Consapevoli dell’effetto imitazione, i giornalisti si interrogano: continuare a dare notizia o parlarne poco e niente per evitare che l’epidemia diventi strage?

Mai come in questo caso l’opinione dei lettori conta. Ci dite come la pensate? Sperando che tra qualche mese questa riflessione non serva più.

 

 

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6.5.2012

Da Parigi, con un occhio all’Italia

Scritto da in attualità, politica, tempi moderni, ventesimo secolo

L'intervista a Najat Vallaud-Belkacem, la nuova portavoce del nuovo presidente francese, pubblicata sul "A"

L'intervista a Najat Vallaud-Belkacem, portavoce del nuovo presidente francese François Hollande, pubblicata su "A"

 

Sto seguendo la serata elettorale a Parigi, a casa di amici francesi e in un quartiere, rue Vaugirard, dove la gente stappa champagne aprendo le finestre.

Mentre ascolto il nuovo presidente della Repubblica François Hollande, presidente “normale” che dal suo paese, Tulle, sta facendo un discorso “normale”, benché emozionato, lo confronto con quello di Nicolas Sarkozy, davvero molto ben costruito e forse meglio costruito. Comunque, “L’austerité n’est pas une fatalité” ha detto Hollande, lanciando una speranza all’Europa mentre le fisarmoniche suonano La vie en rose. Domani si potrà valutare meglio.

A” è stato (credo) il primo giornale italiano a intervistare Najat Vallaud-Belkacem, la nuova portavoce del nuovo presidente francese (vedi immagine in alto, qui sotto il testo dell’intervista, ndr). E questa settimana sul giornale avete trovato anche l’intervista a Thomas Hollande (leggila qui), il figlio del neo presidente che ha collaborato alla campagna elettorale del padre cosi come, nel 2007, a quella della madre Ségolène Royale.

 

 ***

La ragazza che sussurrava a François Hollande

Najat Vallaud-Belkacem, portavoce del candidato socialista e probabile futuro ministro è la vera sorpresa delle elezioni presidenziali in Francia

La sua prossima sfida è diventare deputata (per il Partito Socialista) nel Parlamento francese. Ma nel frattempo ha dedicato tutte le sue energie alla campagna elettorale di François Hollande (del quale è portavoce) che potrebbe affidarle un ministero.
Le sfide le piacciono. E lei piace alla Francia. Najat Vallaud-Belkacem, 34 anni, segno zodiacale bilancia, nata in Marocco ma francese d’adozione, sposata con il francese Boris Vallaud, due figli, si racconta in questa intervista ad “A”.
A giugno si vota per le legislative. Lei si è ricandidata nella IV circoscrizione di Lione, dove aveva perso nel 2007. Cos’è, vuole la rivincita?
«La vita è una lotta e io ho sperimentato personalmente la rigidità della società, l’inerzia, la violenza e le ingiustizie che possono colpire ciascuno di noi e soprattutto i più deboli, i poveri e gli emarginati. È per questo che mi sento così coinvolta nelle battaglie per la giustizia e la solidarietà».
In Italia fa molto discutere l’alto tasso di disoccupazione dei giovani ma anche dei cinquantenni. E in Francia?
«Anche qui si fa molto sentire il problema delle giovani risorse sprecate e la questione della solidarietà tra generazioni».
Qual è la ricetta della sinistra?
«François Hollande propone per esempio dei “contratti di generazione”. Ovvero, sgravi contributivi per le imprese che assumono giovani facendoli seguire nel loro percorso di inserimento da un senior, che così non perderà il posto. Questo dovrebbe servire a favorire un graduale ricambio generazionale nelle aziende, in modo che i giovani possano avere accesso al mondo del lavoro».
E per i giovani, in generale, che cosa farete?
«Ai giovani, come diceva Mendès France, occorre “pensare sempre e continuamente”. E il progetto di François Hollande segue questa linea: non vuole che in futuro i ragazzi debbano vivere in condizioni peggiori di quelle in cui hanno vissuto i loro genitori. Il principio di base è investire sull’educazione e sulla formazione e sull’inserimento nel mondo del lavoro. L’equazione è semplice: i ragazzi meglio istruiti hanno maggiori possibilità di trovare lavoro in un’economia mondializzata come la nostra, e inoltre pagando le tasse contribuiscono a ridurre il debito pubblico e preservare il nostro modello sociale. Investire sui giovani vuol dire investire sul futuro della nazione».
Qual è il punto di forza di Hollande?
«La lucidità, l’onestà e il coraggio sono le sue qualità principali, almeno ai miei occhi. Sono le caratteristiche che deve avere un uomo di Stato».
E il suo punto debole?
«In tutta sincerità non riesco a trovarne. O quanto meno non ne ha mostrati in questa campagna».
Se le dicessi che lei è la Rachida Dati della sinistra, cosa mi risponderebbe?

«Che io e Rachida siamo agli antipodi in tutto, e soprattutto in una cosa: io mi sento legittimata dalle urne e da dieci anni di militanza sul campo,  a Lione e in tutta la Francia. Rachida Dati è stata sottomessa ai “desiderata” del Principe che l’ha creata e poi distrutta a suo piacimento».
Quali sono, secondo lei, gli errori commessi da Nicolas Sarkozy durante il suo mandato presidenziale?
«Il più grande è stato dividere i francesi nel momento in cui avevano più bisogno di essere uniti e solidali per superare questa crisi».
E dove sbaglia Sarkozy nella sua campagna?
«Nel chiedere a gran voce la mobilitazione generale contro l’immigrazione e la carne halal. I francesi avrebbero preferito vedergli spendere le stesse energie per lottare contro la disoccupazione, l’instabilità, la povertà dei giovani o in difesa del potere d’acquisto».
Tempo fa ha paragonato Sarkozy a un mix tra Berlusconi e Putin. Cosa intendeva?
«Il paragone non era tanto sulle persone, quanto sulle strategie di propaganda elettorale. Nicolas Sarkozy ha improntato la sua
campagna all’insegna dell’aggressività, delle calunnie nei confronti del suo avversario, di dietro-front e continui diversivi per non rendere conto del suo operato. Le sue proposte sono contraddittorie e senza coerenza ideologica».
La sua è una famiglia metà marocchina, metà francese. Quale cultura trasmette ai suoi figli?
«Sono ancora piccoli, quindi per ora ci limitiamo a cercare una via di mezzo tra Pierino e il lupo e le favole berbere della mia infanzia. In realtà io trovo che il concetto di “coppia mista” sia un argomento da sociologi. Se guardo alla mia vita familiare, la vedo piena di amore e tenerezza per i miei figli, come tutte le mamme del mondo».
Lei vive volando tra Lione e Parigi. Come fa con i bambini?
«Ogni volta che posso li porto con me. Sono già due giovanissimi militanti. Quando sono a Parigi, o da qualche altra parte, sola e lontana nella mia camera d’albergo, non le nascondo che a volte è dura. È uno dei prezzi da pagare per aver scelto la carriera politica. Però mio marito per farmi sentire meno lontana mi manda foto via mail».
A marzo il suicidio di Amina Al Filali, 16 anni, marocchina, obbligata per legge a sposare l’uomo che l’aveva stuprata, ha riaperto il dibattito sui diritti delle donne…
«I diritti delle donne meritano ben più di un dibattito. È ora di passare ai fatti. Non capisco come possa esistere una legge simile. Mi chiedo per quanto ancora ci toccherà vivere in un mondo che maltratta e disprezza le donne».
Hollande ha dichiarato: “Se vinco le elezioni mi piacerebbe collaborare con l’Italia per la crescita economica dell’Europa”. Avremo un asse franco-italiano dopo quello franco-tedesco?
«Trovo riduttivo pensare che l’Europa possa riassumersi in un qualsiasi asse tra due soli Paesi che escluda gli altri Stati membri. La nostra forza è di essere in 28. Sono convinta che la cooperazione tra gli Stati “forti” debba mirare a consolidare la coesione dell’Unione europea. I fondatori, l’Italia e la Francia devono essere le locomotive dell’Europa, soprattutto in campo economico e sociale. I nostri due Paesi hanno delle innegabili affinità e un solido legame di amicizia che nel cuore dei francesi si manifesta come un’autentica predilezione per gli italiani. È evidente che i nostri due Paesi debbano scrivere insieme un pezzo di storia nella costruzione di un’Europa più forte e più giusta».

Silvia Ferraris (testo raccolto da Aline Arlettaz)

Leggi l’intervista a Thomas Hollande, figlio del neo-presidente francesce

 

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3.5.2012

A4job, Belén e la gerarchia delle notizie

Scritto da in A4job, A4job, attualità, giovani, le campagne di "A", Senza categoria

Ora che tutti, ma proprio tutti, si sono accorti di quanto ogni cosa ruoti attorno alla mancanza di lavoro per i ventenni d’Italia, A4job raccoglie i risultati di un progetto partito quando l’attenzione dei media era ancora concentrata su finte notizie e falsi problemi, tipo (penso all’autunno scorso) se Berlusconi si sarebbe candidato al Quirinale o – ahimé, abbiamo avuto anche questo – chi avrebbe accompagnato Morandi a Sanremo.

Tonnellate di chissenefrega avrebbero dovuto seppellire le finte notizie, invece chi più, chi meno, fingevamo di considerarle tali.

La crisi, che fa pulizia di aziende decotte e, purtroppo, anche di quelle buone ma troppo piccole per resistere, si sta occupando anche di restituire una gerarchia alle notizie, di stabilire quel che conta e quel che è irrilevante. Anche se, per carità, fa bene a tutti distrarsi col nuovo amore di Belen. Purché, appunto, sia chiaro a quale categoria la notizia appartiene.

Alla categoria “temi di cui occuparsi” c’è, e ci sarà purtroppo, la questione occupazione per i ventenni italiani. Su “A” ne parliamo ogni settimana, e il sito wwwA4job.it è nato proprio per raccontare momento per momento l’evoluzione del progetto, le vostre storie, i vostri sogni. Vi anticipo il titolo dell’articolo che la settimana prossima parla dei ragazzi che, attraverso A4job, si propongono per lo stage Vodafone: “Mando il cv ma intanto lavoro come commesso in un negozio di ferramenta”.

Nessuno ha più voglia di perdere tempo. O mi sbaglio?

 

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