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	<title>Maria Latella &#187; Stefano Venturi</title>
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	<description>Il blog del direttore di A</description>
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		<title>Sorpresa, anche Assolombarda riflette sull&#8217;8 marzo</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 15:20:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Latella</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1959" class="wp-caption alignnone" style="width: 470px"><a href="http://blog.leiweb.it/marialatella/files/2012/03/2012-03-08_Ginger-Lew.jpg"><img class="size-medium wp-image-1959 " title="2012 03 08_Ginger Lew" src="http://blog.leiweb.it/marialatella/files/2012/03/2012-03-08_Ginger-Lew-460x306.jpg" alt="Ginger Lew al convegno di Assolombarda (8 marzo 2012)" width="460" height="306" /></a><p class="wp-caption-text">Ginger Lew, ex consigliera economica di Barack Obama, in primo piano e, a seguire, Susanna Stefani, Maria Latella, Adriana Mavellia e il console americano Kyle R. Scott.</p></div>
<p>Se c&#8217;è un mondo nel quale l&#8217;espressione &#8220;quote rosa&#8221; provoca immediate allergie questo è il mondo delle imprese. E delle imprenditrici. Non parlate di quote rosa a Emma Marcegaglia, o men che meno a Marina Berlusconi. L&#8217;idea di assegnare &#8220;posti&#8221; sulla base del genere appare una evidente contraddizione con gli <em>animal spirits</em> che muovono e ispirano un imprenditore. Uomo o donna che sia.</p>
<p>Eppure qualcosa sta cambiando anche tra le imprenditrici se è vero che questa mattina, nella sede di Assolombarda, ce n&#8217;erano moltissime, e di grande qualità. Quasi tutte hanno ammesso di aver cambiato idea rispetto alle quote e alla legge fortemente voluta da <strong>Lella Golfo</strong>, per la quale in Italia i cda dovranno obbligatoriamente contare su consiglieri donna.</p>
<p>L&#8217;occasione per scambiare opinioni è stata l&#8217;iniziativa promossa  dall&#8217;<strong>Assolombarda</strong> presieduta da <strong>Alberto Meomartini</strong> e da <strong>Kyle R. Scott</strong>, console generale degli Stati Uniti, che hanno organizzato  un incontro a porte semichiuse: per ascoltare gli interventi della cinoamericana <strong>Ginger Lew</strong>, imprenditrice e già consigliere del National Economic Council della Casa Bianca di Obama e dell&#8217;imprenditrice <strong>Susanna Stefani</strong> di Governance consulting.</p>
<p>Tra le presenti,  <strong>Donatella Treu</strong>, a.d del <em>Sole 24 Ore</em>, <strong>Maria Giovanna Caccia</strong> di <em>Società Prodotti Antibiotici</em>, <strong>Sonia Malaspina</strong> di <em>Mellin</em> ed <strong>Emilia Rio</strong> di <em>A2A spa</em>, più tante altre donne che hanno scelto il rischio dell&#8217;impresa anche quotando al Nasdaq la loro creatura, come Iris Ferro. C&#8217;erano degli uomini? Certo che c&#8217;erano, a cominciare dal presidente Meomartini, da <strong>Giorgio Basile</strong>, presidente di <em>Isagro</em> e da <strong>Stefano Venturi</strong>, ad di <em>Hewlett Packard</em>, oltre al già citato console americano.</p>
<p>Ginger Lew e Susanna Stefani hanno consentito di mettere a confronto i rispettivi soffitti di cristallo. In apparenza la situazione americana e quella italiana sono simili. Gli amministratori delegati donna sono il 3.6% negli USA e il 3.3% in Italia. L&#8217;occupazione femminile al al 46,7% negli USA e al 46,1% in Italia.</p>
<p>La differenza (oltre che nelle quantità, si capisce) sta nell&#8217;attenzione che la questione lavoro femminile riceve negli Usa e anche nella qualità e nella quantità dei modelli femminili offerti alle donne americane. Gli USA hanno Michelle Obama, Hillary Clinton, la presidente dei Democratici. Nei media, ci sono Barbara Walters, Oprah Winfrey,  Arianna Huffington, il <em>New York Times</em> ha un direttore donna e Tina Brown dirige <em>Newsweek</em> e il sito web <em>The Daily Beast</em>. Il punto di vista delle donne, insomma, e&#8217;ben rappresentato. Cosi come è presente ai vertici delle multinazionali.</p>
<p>A proposito delle quali, vale la pena di citare l&#8217;ad di Hewlett Packard Italiana, Stefano Venturi: &#8220;Nelle multinazionali siamo abituati a lavorare con le donne e la loro presenza ha contribuito a migliorare molte cose, compresa la qualità delle nostre riunioni. A cominciare dal lessico &#8211; sostiene Venturi &#8211; Quando nel meeting c&#8217;è una donna e ad un uomo scappa una parolaccia, di solito si rivolge a lei, scusandosi. &#8220;Scusati anche con me&#8221;, gli dico. Ho notato che, dopo un po&#8217;, il livello dei nostri dibattiti è sensibilmente migliorato&#8221;.</p>
<p>Venturi ha anche raccontato le conclusioni di un seminario condotto da HP qualche tempo fa: &#8220;Nel 2030 all&#8217;Europa mancheranno venticinque milioni di lavoratori. Indispensabili se vorremo mantenere un livello di Welfare prossimo a quello che abbiamo oggi. Abbiamo calcolato che se per allora riusciremo a coinvolgere nel mondo del lavoro le donne, potremo contare su ventuno milioni di lavoratori in più. In grado di coprire il gap e di mantenere un equilibrio senza che l&#8217;Europa sia obbligata a ricorrere a un&#8217;immigrazione massiccia, dai costi imprevedibili&#8221;.</p>
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