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7.5.2009
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SEDURRE IL NUOVO

scritto da: marinaterragni in POLITICA, esperienze | Permalink

Quando una situazione è logora, comincia l’attesa spasmodica del nuovo e si volge lo sguardo verso il non ancora visto. Il nuovo non è necessariamente moderno, può starsene annidato in qualcosa che abbiamo con noi già da molto tempo e che abbiamo dimenticato di avere. Ad esempio nel fondo pulsante di una parola quotidiana sclerotizzata dall’abuso -io nelle parole cerco e trovo molto -.

Tante volte restiamo imprigionati in un modo vecchio di cercare il nuovo, confondendolo con il progresso, con il movimento di quelle che riteniamo essere le forze del progresso. Ma il nuovo non si fa trovare sulla strada che crediamo, la sua nascita è sempre sorprendente. Non sai mai da dove arriverà, e accompagnato da che cosa. Quando si sente che il momento è propizio alla nascita del nuovo, la cosa migliore è rinnovare se stessi, fare pulizia dentro di sé per essere pronti ad accoglierlo, sgombrare la mente e il cuore da ogni forma di pregiudizio, disporsi in uno stato di attenzione fiduciosa e quieta. Si deve essere attenti e passivi, cioè capaci di patire. Si deve fare quel tanto di silenzio -non vi sentite assediati ogni giorno da news rumorose che ostacolano la nascita?- che ci permetta l’ascolto.

Spesso il problema è essere capaci di non resistere al nuovo, non opporgli una nostra idea del nuovo alla quale il nuovo vero non è aderente. Tanti, per esempio, si attendono un nostro Obama. Ma non è affatto detto che per noi le cose andranno in questo modo. Tu guardi in una direzione, e il nuovo ti prende di sorpresa e alle spalle.

Si tratta di far nascere quello che chiede di nascere dentro di noi, di sgombrargli la strada, di farlo essere, e tutto verrà di conseguenza. Le donne non fanno nulla perché il loro bambino venga al mondo: dicono sì all’inizio, e poi semplicemente attendono, e la cosa migliore è cercare di far nascere loro stesse, in questa attesa. Si deve imparare da loro.

Non si tratta di fare comitati, o di lottare, o di agitarsi, Si tratta di farsi da subito ambiente del nuovo, e il nuovo ne sarà attratto e sedotto, e arriverà.


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commenti: 17   

  • Commenti (17)
  • Il nuovo che avanza scritto il: 7.5.2009 alle 10:22

    http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/politica/festa-noemi/5.html
    Palesemente falsa.

  • marinaterragni scritto il: 7.5.2009 alle 10:45

    Sì, anche a me sa di bufala. Chissà perché l’hanno fatta. Suona come un’excusatio non petita. Comunque qui parlavamo d’altro…

  • Luca scritto il: 7.5.2009 alle 11:21

    va bene, parliamo d’altro ma “excusatio non petita” sta cippa…

  • aurora scritto il: 7.5.2009 alle 12:33

    forse il nuovo lo possiamo trovare anche dentro di noi
    è che non sempre si ha voglia di guardarsi e riguardarsi dentro per scoprisrsi diversi per scoprire un nuovo se stesso…e quindi un nuovo modo di guardare le cose. non tutti hanno voglia di rimettersi in gioco, forse per molti è più facile restare ancorati al vecchio perchè più sicuro, solo perchè più conosciuto.
    restare passivi all’ascolto del nuovo che arriva. si è vero, basta però che la passività non diventi pigrizia. attesa inerte…quell’attesa che ci alletta così tanto perchè comoda…è così bello cercare di rinnovarsi ogni giorno ma anche così difficile!!!

  • donatella scritto il: 7.5.2009 alle 13:34

    Conosco un po’ la Legge di attrazione ma soprattutto sono anch’io convinta che senza liberare spazio dentro di sé, il nuovo non può venirci incontro. Conosco e pratico tecniche finalizzate all’attenzione, al silenzio e a tutto quanto possiede il potere di ripulire, rinnovare, etc.
    Sono molto d’accordo con l’idea di riflettere anche qui su questo. Ma come faccio con i miei amici non virtuali vi pongo un mio problema, sorto dall’esperienza, naturalmente. Poiché il vivere e il mondo non sono fatti solo di Bene, è giocoforza che, seppure in uno spazio ripulito, quindi avvertito rispetto ai rischi già incontrati, quel che entrerà sarà un rilancio di problematiche, magari a stadi più avanzati di coscienza. Ora io non pretendo affatto che mi si presenti solo il Bene, è che molte volte non sono in grado di accettare l’idea che tutto quel che mi si presenta, mi appartenga fino in fondo. Voglio dire che non sono affatto convinta di attrarre solo ciò che mi è simile, utile pertanto alla mia evoluzione e voglio dire che fatico tanto per selezionare gli stimoli, per non caricarmi di dinamiche che non so vivere né dirimere, né allontanare sufficientemente da me. Aprire il cuore, con la meditazione, ad esempio, sento che mi espone al rischio di una commozione più grande delle mie capacità di sopportarla. E, soprattutto, che sa distogliermi dal mio (percorso di vita).

  • marinaterragni scritto il: 7.5.2009 alle 13:53

    Lei, Luca, può parlare di quello che desidera, ma non era questo il topic giusto per l’argomento. Si sposti un paio di posizioni più sotto, dove si parlava di questo.
    In ogni modo: lei conosce il significato di “excusatio non petita”?

  • marinaterragni scritto il: 7.5.2009 alle 13:55

    S’, Donatella, ci sono pratiche finalizzate all’attenzione, anch’io credo che siano decisive per imparare l’ascolto.

  • donatella scritto il: 7.5.2009 alle 14:06

    Credo di aver inteso la tua esortazione, Marina, ad imparare l’ascolto. Ma ti è mai capitato di non riuscire a controllare la potenza espansiva del tuo ego fino a sentire che tutto ti riguarda? Cos’è? E se dipende da me, o per la parte che dipende da me, è’ il voler possedere ogni esperienza? A volte ne ho il dubbio ma credo di sapere di non appartenere alla categoria di chi brama tutto e quindi mi dico che forse ciò che in me comunque attiva quell’eccesso fa leva su qualcos’altro.

  • andrea scritto il: 7.5.2009 alle 19:04

    Ma quanto sei brava Marina. Non è piaggeria ma te lo voglio proprio dire!
    Questa è una brevissima essenziale lezioncina su tutto ciò che c’è da sapere riguardo ai temi dell’innovazione e dell’ascolto.
    Io che lavoro con organizzazioni e persone su questi temi la passerò non solo nel mio blog ma anche ai miei collaboratori per farne un manifesto.
    E’ tutto..tutto lì.

  • alessandra scritto il: 7.5.2009 alle 20:33

    Sono affascinata dalle parole di Marina T. e penso che Il nuovo non salti fuori dal nulla, ma scaturisca da qualcosa che c’è già e di cui si accorge chi è più acuto, più vivace intellettualmente ed è capace di utilizzarlo, infatti se si rimane in un ambiente chiuso sia fisicamente che culturalmente è difficile che possa venir fuori qualcosa di nuovo. Ma penso che la mente, dopo essersi nutrita, abbia bisogno di silenzio, di solitudine per introiettare e produrre nuovi pensieri, nuove creazioni anche artistiche.

  • marinaterragni scritto il: 7.5.2009 alle 21:47

    Questa sera prima di cena ho fatto yoga, e nell’immobilità di un’asana mi ha raggiunto un pensiero sorprendente riguardo a mio figlio, che immagino avrà buone conseguenze sulla nostra relazione. Dico mi ha raggiunto perché era già dentro di me, e aspettava solo che io facessi un po’ meno chiasso per manifestarsi. E’ questo che io intendo per ascolto, Donatella.

  • marinaterragni scritto il: 7.5.2009 alle 21:57

    Luca (questione a latere): per excusatio non petita mi riferisco al fatto che se Veronica usa, anche un po’ strumentalmente nel suo interesse, la vicenda della diciottenne napoletana, mi pare che i più non credano che il party partenopeo sia stato molto più di una gradassata populista, e che il presidente del consiglio sia un lolitaro.
    Pubblicare foto come quelle che abbiamo visto fa pensare a un eccesso di difesa, e quindi rinvia all’idea che qualcosa da nascondere effettivamente ci sia stato. Era questo che intendevo dire.

  • Luca scritto il: 8.5.2009 alle 08:38

    Allora, d’accordo.

  • donatella scritto il: 8.5.2009 alle 09:08

    Sì, Marina, grazie per averlo specificato perché così mi aiuti a comprendere ancora una volta la necessità di aumentare la frequenza delle mie pratiche che evidentemente sono insufficienti per le esigenze di chi, come me, ha lavorato per troppi anni in setting un po’ rischiosi, a volte anche a discapito del tempo da dedicare a me stessa, per praticare, appunto e non solo. Ma grazie ancora.

  • loredana scritto il: 10.5.2009 alle 20:18

    Grazie per aver parlato del nuovo, della sua attesa, della capacita’ di ascoltare e fare silenzio……io mi trovo proprio nella condzione di “attesa spasmodica del nuovo” , però so come dice meravigliosamente Marina T. che il nuovo ti prende alle spalle, di sorpresa mentre guardi da un’altra parte.A me è capitato proprio cosi’: in un periodo di contatto profondo con me stessa,ho accolto l’incontro con persone (poi rivelatosi di grande significato) che “normalmente” non avrei neanche visto.Non conosco le tecniche che aiutano ad ascoltare, so per esperienza che fare silenzio,ripulirsi bene, e’ una straordinaria condizione di leggerezza e libertà,purtroppo però molto difficile da mantenere perchè va contro tendenza, tutto ci porta continuamente a distrarci da noi stessi e a buttarci fuori di noi.L’attenzione e l’impegno non sono mai abbastanza.

  • marinaterragni scritto il: 10.5.2009 alle 20:53

    La pratica regolare di yoga, meditazione, contemplazione e preghiera sono decisivi, a mio parere. Ma anche respirare con attenzione e gratitudine, o cucinare con amore può aiutare a fare gioiosamente silenzio.

  • ananda scritto il: 26.5.2009 alle 13:12

    davvero Marina, anche lavare con amore l’insalata ( e qui non ridete eh!) , togliere tutte le lumachine dell’orto che vi hanno trovato pace e nutrimento, lasciando scorrere l’acqua. gia’, il tema dello scorrere, del lasciare fluire e del rinnovamento a cui dare spazio dentro di noi. Facendo silenzio per una buona volta, bloccando il continuo cicalare della nostra mente avanti ed indietro, inventando castelli ed impalcature.
    Sto vivendo un momento difficile e sento in me un bisogno infinito di lasciare spazio al nuovo, venga quel che venga, ma con fiducia ed amore perche’ il mio orticello interiore possa di nuovo regalare frutti.. o fiori… insomma qualcosa saltera’ fuori no???

    io coltivo!!

    ananda

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