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Archivio categoria ‘AMARE GLI ALTRI’
GUERRILLA GARDENING!
scritto da: marinaterragniin AMARE GLI ALTRI, DONNE E UOMINI
- In occasione dell’8 marzo, ActionAid strapperà al cemento di Milano un piccolo fazzoletto di terra. In Piazzale Türr, zona Sempione, a partire dalle ore 21.00, si farà fiorire un’aiuola lasciata incolta piantando un ulivo, erbe aromatiche e primule che verranno poi curati dalle mamme e dai bambini delle scuole vicine. Slogan: “Contro la fame, più terra alle donne”.
Nel mondo una persona su sette soffre la fame e più del 60 per cento delle persone affamate sono donne e bambine. Un paradosso, visto che sono le donne a produrre tra il 60 per cento e l’80 per cento del cibo nel Paesi in via di sviluppo. Ma alle donne non viene garantito l’accesso alla terra. In molti Paesi, infatti, le legislazioni impediscono alle donne di possedere e ereditare la terra e ciò aumenta la loro vulnerabilità alla povertà e le discrimina ulteriormente. Salvaguardare la sicurezza alimentare per le donne e sostenere lo sviluppo delle loro capacità nel settore agricolo è una condizione imprescindibile per il raggiungimento del primo Obiettivo del Millennio, che intende dimezzare la percentuale di coloro che soffrono la fame nel mondo entro il 2015.
Questa è la prima di una serie di azioni che ActionAid porterà avanti. Sconfiggere la fame è possibile dando una mano alle donne.
E voi che programmi avete per l’8 marzo? Qualcosa di gustoso da segnalare? Occhio al caro-mimosa. Troppo freddo, quest’anno.

VIA PADOVA BELLA E BUONA
scritto da: marinaterragniin AMARE GLI ALTRI, POLITICA


malika ayane in camera sua, via padova
Conosco bene via Padova, Milano. E posso dire con sicurezza che il quartiere è stato del tutto abbandonato dall’amministrazione pubblica. Non è solo questione di vigilanza (nessuno cammina volentieri in quella strada, neanche in pieno giorno). E’ anche soprattutto questione di bellezza. Nessun intervento di risanamento e di decoro, uno dei più meravigliosi parchi cittadini, l’ex Trotter, abbandonato all’incuria e lasciato alla buona volontà di quei pochi insegnanti e genitori dellle scuole che vi sono ospitate. Quest’anno nemmeno le luminarie di Natale. Su corso Buenos Aires, la Broadway lì a pochi metri, si è investito e si sta investendo: nuova illuminazione, allargamento dei marciapiedi, etc. Il ghetto di via Padova, diciamo la verità, invece fa comodo a tutti: meglio che gli immigrati, sporchi, poveri e delinquenti, facciano le loro scorribande e i loro malaffari lì, e non si spingano nelle zone limitrofe.
Isabella Bossi Fedrigotti, sul Corriere di oggi, molto giustamente auspica “che vadano in viaggio, i nostri amministratori, per imparare di persona come si redime un territorio che era praticamente perduto”, riferendosi ad Harlem, New York, e alla cura Giuliani, che ne ha fatto un quartiere vivibile e in notevole rivalutazione. Anch’io avevo invitato i politici a fare stage all’estero per capire come si risolvono altre questioni metropolitane come il traffico e l’inquinamento. Ma la logica del risanamento di via Padova e dintorni non può essere che una: portare il nostro meglio lì dove oggi è il nostro peggio. Destinare risorse non residuali, porre la questione ai primi posti in agenda, invitare urbanisti, architetti e designer, vanto di questa città, a fare proposte belle e realizzabili in poco tempo, mobilitare gli studenti della facoltà di Architettura perché concorrano con le loro idee e la loro fresca creatività, riattivare il mecenatismo (perché non, ad esempio, un Parco Trotter-Armani?). Portare cultura, la migliore, con una serie di iniziative, aprire un cinema, locali, un teatro, agevolare in tutti i modi le imprese orientate al bello, virare al bene le grandi energie della gioventù coloured. Poi si può anche fare un giretto ad Harlem. Ma è solo così che si può fare.

il cinema ambra oggi
PENSARE A NEDA
scritto da: marinaterragniin AMARE GLI ALTRI, POLITICA
E’ quasi rivoluzione in Iran. Barack Obama ha duramente commentato la repressione contro l’opposizione iraniana, chiedendo al regime di rispettare i diritti del popolo. Gli Usa, ha aggiunto, sono schierati con chi cerca di ottenere il rispetto dei propri diritti civili. Ieri ci sono stati nuovi scontri nel centro di Teheran, con la polizia che ha sparato lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Le stazioni della metropolitana nel centro della capitale sono state chiuse e le forze di sicurezza hanno preso posizione davanti alla sede dell’agenzia di stampa ufficiale Irna. Il bilancio delle manifestazioni di domenica è stato di oltre 15 morti. Tra le vittime c’è anche un nipote del leader riformista Mir Hossein Mousavi. Ali Habibi Mousavi sarebbe stato ucciso da un proiettile nella schiena, sparato dalle forze di sicurezza, che negano però di aver fatto fuoco. Intanto la famiglia del ragazzo ha denunciato la scomparsa del suo corpo. Ebrahim Yazdi, ex vicepremier e una delle voci critiche del regime, e due collaboratori dell’ex presidente riformista Mohammad Khatami sono stati arrestati.
Teniamo gli occhi fissi sull’Iran, quei ragazzi cercano in ogni modo il nostro sguardo. Pensando a Neda.
Ed ecco le dichiarazioni di Marjane Satrapi, straordinaria artista iraniana (Persepolis) al Parlamento Europeo la primavera scorsa, subito dopo le elezioni in Iran:
“Nous sommes ici pour demander à la communauté internationale de ne pas reconnaître la légitimité de M. Ahmadinejad comme président. Le peuple iranien veut que la communauté internationale attende qu’il lui présente son vrai président“, Mir Hossein Moussavi. “Ce qui s’est passé en Iran n’est même pas une fraude, c’est un coup d’Etat“.
Brandissant un papier qu’elle a présenté comme un document du ministère iranien de l’Intérieur, elle a assuré que juste avant l’annonce de la victoire de M. Ahmadinejad, M. Moussavi ressortait vainqueur du décompte des suffrages.
Ce papier “dit le nombre de votes de M. Moussavi, 19.075.723 voix, de (Mehdi) Karoubi 13.387.104, et de M. Ahmadinejad 5.698.000 votes: c’est tout. C’est 12% des voix, pas 62%“, a-t-elle martelé.
“Reconnaître la légitimité de M. Ahmadinejad signifierait ne pas reconnaître la légitimité du peuple iranien. Nous avons besoin que vous souteniez le mouvement démocratique du peuple iranien qui veut vivre en paix, être capable de rêver et de définir sa place comme une grande nation au sein de la communauté internationale“, a ajouté Mme Satrapi.
GRAZIE, LATINOS!
scritto da: marinaterragniin AMARE GLI ALTRI, esperienze

Il Duomo di Milano non serve solo a spaccare le facce dei presidenti del Consiglio. Stanotte era veramente bellissimo, le vetrate policrome illuminate dall’interno, la piazza candida di neve, le scale del metrò che suonano come tasti di un pianoforte. Decine di ragazzi da tutto il mondo -srilankesi, marocchini, latinos- che si rotolavano felici nel bianco e si scattavano fotografie da mandare a casa. Pareva di essere a NYC: e guardate che NYC io l’adoro proprio. I milanesi piuttosto incazzati -le auto incastrate, i tram che non andavano- e loro pazzi di gioia. Meno male che anche a Milano è arrivata un po’ di allegria. Grazie, ragazzi. Ci voleva. Peccate che vi mangiate aglio a chili, e non vi si può stare a meno di dieci metri.
21 MINUTI
scritto da: marinaterragniin AMARE GLI ALTRI, esperienze


C’è una frase di Sant’Ambrogio che mi dico spesso, adatta come un mantra al momento che stiamo vivendo: “Voi pensate i tempi sono cattivi, i tempi sono pesanti, i tempi sono difficili. Vivete bene e muterete i tempi”. Se poi uno è super-laico e con i santi fa fatica, si potrebbe dirlo con le parole di Theodore Roosevelt: “Fate quel che potete, con ciò che avete, dove siete”. Noi donne siamo specialiste in questo, mettere su una cena con quello che c’è in dispensa.
Insomma, non c’è niente da aspettare. Quello che può essere fatto va fatto subito, cogliendo le opportunità del momento. E’ così che il mondo nuovo viene al mondo. Stare nel presente e massimizzare il bene che c’è in ogni istante. Consapevolezza, ascolto, fiducia, passione per l’altro: è questa la strada per una vita gioiosa e giusta, indicata dai saggi e dagli illuminati di ogni tempo, senza distinzioni di sesso, razza, cultura e religione. Vale anche per i 21 protagonisti invitati a Milano per “21 minuti – I saperi dell’eccellenza”, prima edizione di un convegno ideato da InformAzione di Patrizio Paoletti, società di formazione e coaching: Ernő Rubik, Giacomo Rizzolatti, Sanjit Bunker Roj, Michael Gazzaniga, Rita El Khayat, Erin Gruwell, Tara Gandhi e molti altri.
Ecco alcune tra le loro intuizioni e “visioni”, una fiaccola per addentrarci nel nuovo anno, e in una vita nuova. Per capire qual è il nostro posto nel mondo, e starci al meglio.
NON SIAMO SOLI
L’individuo è solo un’illusione: siamo fatti per vivere legati gli uni agli altri, e i neuroni specchio, le cellule del cervello alla base dell’empatia, sono lì a dimostrarlo. Secondo Giacomo Rizzolatti, neuroscienziato che li ha scoperti, “c’è stato uno shift verso l’individuo, a destra come a sinistra. Ed è stato uno spostamento verso l’infelicità, perché noi siamo necessariamente non individualisti”. Pensiero che risuona in quello di Raj Patel, giovane economista e sociologo già collaboratore –poi le mollerà- di Banca Mondiale e Nazioni Unite, autore del best seller “I padroni del cibo”. “Siamo felici solo se condividiamo e impariamo gli uni dagli altri” dice. “Per essere eccellenti si deve saper perdere se stessi”.
IL MOMENTO E’ ADESSO
“Le nostre menti devono portarsi chiaramente sulla pace. E’ solo così che la realizzeremo”. Ne è convinto l’israeliano Gilead Sher, capo Gabinetto del governo Barak e capo negoziatore ai colloqui di Camp David “Migliaia di persone stanno preparando il futuro in silenzio, nel loro quotidiano. Sono i leader silenziosi”.
Un giorno Sher è a Parigi, di fronte ad Arafat. Dopo 180 ore, la firma è a un soffio. Il negoziato viene sospesa per una rapida colazione con il presidente Chirac. Ma dopo la colazione, Arafat non si ripresenta. Dice Sher che c’è un momento unico nel tempo per firmare un accordo, e per ogni cosa: “Si deve sempre essere nel tempo, consapevoli”.
NIENTE PAURA
A volte nella vita serve un coraggio da pazzi. Come quella volta, nel 1999, che Rita El Khayat, psichiatra, docente e saggista marocchina, di fronte alla minaccia di una nuova segregazione delle donne, prese carta e penna e scrisse una lettera al neo-incoronato re Mohammed VI, chiedendogli di cambiare il codice di famiglia. Nessuna aveva mai osato tanto. Gran parte delle sue richieste (fra cui il divieto di picchiare e ripudiare le mogli e il diritto delle donne di divorziare e di ereditare beni) saranno accolte, e nel 2008 Rita verrà candidata al Nobel per la Pace. “Il modo migliore per vivere una buona vita” dice “è non avere paura”.
Anche Tara Gandhi, nipote del Mahatma, dà molta importanza al coraggio. Di suo nonno ricorda lo sguardo libero dalla paura, che annullava la paura e la violenza nell’interlocutore. La più grande paura dell’Occidente, dice Tara, è la solitudine (l’Occidente, ha detto qualcuno, è il terzo mondo delle relazioni), ma il flusso d’amore che lega gli esseri umani è più forte. “La buona novella è che per la prima volta ci sono generazioni pronte a vivere concretamente concetti come amore, pace e compassione”.
IN ASCOLTO
“Per aiutare i poveri quello che conta è ascoltarli e avere fiducia. Cosa semplice, che la Banca Mondiale e le Nazioni Unite non hanno ancora imparato”. Sapendo ascoltare, Sanjit “Bunker” Roy ha fatto il miracolo del Barefoot College, Università degli scalzi del Rajastan, dove poveri, donne e analfabeti diventano “ingegneri”, “architetti” e “medici” a partire dal sapere che è già in loro e aspetta solo di essere risvegliato. Il modello è stato esportato in tutta l’India, in Afghanistan, in Africa. Edifici, cisterne per l’acqua, impianti a fibre ottiche ed energia solare costruiti da chi sapeva a malapena scrivere il suo nome, e a costi irrisori. Nonne africane “ingegneri” solari, altre che stanno imparando il lavoro di dentiste: “Arrivano madri” dice Bunker Roy “e tornano tigri”. Diceva Ghandi: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, e infine tu vinci”. Bunker Roy ne ha fatto il suo motto.
L’ascolto e il silenzio sono anche la lezione di Mario Brunello, straordinario violoncellista che collabora con le orchestre più prestigiose del mondo: “A un certo punto ho capito che il silenzio prima di suonare mi arricchiva più dell’esecuzione” dice. “E’ in quel momento che ti arriva tutto quello che sei e che sai. E scopri il “tuo” suono”.
MARZIANI
Moltissimi manager in platea a “21 minuti”. Ma anche per chi guida un’azienda, il sapere che conta è sempre più spesso “extraterritoriale” e non specialistico: quello di scienziati, intellettuali, artisti. Unica eccezione sul palco, Pier Mario Vello, grande manager, saggista e oggi Segretario Generale della Fondazione Cariplo. Ma anche lui parla un’altra lingua. “Chi diffonde speranza” dice “non vaneggia, ma è l’equilibratore delle chance positive e negative. Il vero realista”. E ancora: “Per aumentare creatività e pensiero, nelle aziende ci deve essere libertà. Nelle aziende c’è ancora una mentalità da caserma. Mi spaventano i collaboratori esecutivi. Il leader dovrebbe far capire che la disubbidienza è ammessa…”. Insomma: un marziano.
E a proposito di marziani: Giovanni Bignami, astrofisico ai vertici dell’Agenzia spaziale italiana, ricorda che gli umani provengono direttamente dal big bang e sono fatti della stessa sostanza -aminoacidi, etc.- delle stelle. Ergo, gli alieni siamo noi. Anche se le probabilità che altrove vi sia vita sono altissime. “Vale la pena” si chiede “di investire in ricerca spaziale nel mezzo di una profonda crisi economica? Io credo di sì”.
FIDARSI
“L’unica cosa che li teneva insieme era il fatto di odiare questa prof con le perle” racconta Erin Gruwell, insegnante a cui viene affidata la classe di studenti più violenti di una scuola di Long Beach. “Come potevo pretendere di fargli leggere Shakespeare? Ho chiesto che scrivessero le loro storie. Per due settimane Marie, una delle mie allieve, ha scritto solo: io odio Erin Gruwell”. Ma scrivere la propria storia per questi ragazzi era il solo modo per riscrivere il proprio destino. La fiducia di Erin buca la corazza. Chi dice: non voglio restare incinta a 15 anni come mia madre. E chi: non voglio finire in galera come mio padre. Destinati a non farcela, 150 ragazzi si sono diplomati. Il metodo dei Freedom Writers oggi viene insegnato in tutto il mondo, e la storia è raccontata in un film interpretato da Hilary Swank.
(pubblicato su Io donna-Corriere della Sera il 19 dicembre 2009)
AMARE SILVIO
scritto da: marinaterragniin AMARE GLI ALTRI, POLITICA

Quando ho visto Berlusconi così conciato ho provato tristezza e pena, come vi ho scritto qui. Perfino quella “dura” che è Sabina Guzzanti, dice di essere stata attraversata da questi sentimenti. Chi è andato a trovare Silvio dice che ancora più della sofferenza fisica lo affigge il fatto che non gli vogliano bene, perché lui, dice, vuole bene a tutti. Mi fa venire in mente il dibattito che si aprì negli Stati Uniti dopo le Twin Towers: perché ci odiano? si domandavano gli americani. Attraverso quella domanda, gli americani presero profondamente coscienza del fatto che esisteva un resto del mondo, cosa che forse non avevano mai avuto del tutto chiara, e il mondo ha preso coscienza del fatto che anche gli americani sono vulnerabili. Ieri Alberto Meluzzi diceva che Berlusconi ha intimamente bisogno di essere amato, questa è la sua costituzione psicologica. Anch’io, devo dire, conosco questo bisogno un po’ infantile. Spesso, mi sono resa conto, è sulla carenza d’amore che si costruiscono cose immani. La vita di tantissimi uomini di successo può essere letta in questa chiave. Nel sito dei 40xvenezia, dove si sta dibattendo parallelamente sulla mia lettera di ieri, alcuni hanno posto la questione dell’amore-odio in politica. Nel suo “comizio” post-piazza Duomo, Marco Travaglio diceva che “un leader politico non può pretendere di essere amato“. Io vi confesso che non riesco a concepire quasi nulla fuori dal medium dell’amore. Il Dalai Lama dice che “abbiamo escluso l’amore e la compassione dalla vita pubblica perché convinti che sia un modo ingenuo di comportarsi”. Invece, lui dice, “la pratica della compassione, dell’amore e dell’altruismo sono alla base della tolleranza, del compromesso, della cooperazione e quindi della pace nel mondo; e non si tratta di un atteggiamento idealistico e utopico. Uno spirito traboccante di compassione è maggiormente disponibile e aperto agli altri e genera una considerevole energia“.
LETTERA AI POLITICI (TUTTI)
scritto da: marinaterragniin AMARE GLI ALTRI, POLITICA

Quando ci troviamo di fronte a qualcosa che va male quello che possiamo fare è stare lì ostinatamente a cercare di torcerlo verso il bene. Perché ogni circostanza, perfino la più nera delle circostanze, contiene un bene che va scovato e aiutato. Ce lo insegna tra i molti santi quella santa ragazza che fu Etty Hillesum, che prima di morire ad Auschwitz riuscì a trovare il filo del bene perfino a Westerbork, campo di detenzione nazista. A quel male che si presentava come assoluto, in cui la speranza non trovava punti di appiglio, lei non volle sottrarsi, pur potendolo fare. Etty diceva che si doveva stare al cospetto di quel male perché Dio andava aiutato e il bene aveva bisogno di tutta la nostra attenzione.
Il male che oggi vediamo in azione è infinitamente più piccolo e l’operazione è molto meno ardua. Si tratta semplicemente di voler cogliere in quello che sta capitando -mi riferisco all’aggressione al Presidente del Consiglio, all’immagine di quel vecchio uomo ferito e sanguinante, stanco come tutti vecchi uomini-, il baluginare di un’opportunità provvidenziale. Dico provvidenziale proprio perché potrebbe venircene un gran bene, che è quello di arrendersi all’intelligenza della pace e di liberare il conflitto politico da quell’assurdo che è l’odio, che quando entra in campo, come un mostro insaziabile, chiede attenzione esclusiva e divora tutto quello che trova.
I negoziatori più illuminati dicono che quello che conta per fare la pace, ben più che qualunque tavolo, è il fatto di tenerla ben presente in ogni istante, come priorità assoluta in tutte le cose che facciamo, qui e ora, immediatamente e senza rinvii. Allora la pace diventa un bene da subito disponibile e fa il miracolo di moltiplicarsi e propagarsi. La pace non ha bisogno dello scandaglio della ragione, di pesi e bilancini, dell’inventario del male fatto e subito, ma unicamente dello slancio della fede, o dell’abbandono vigile alla fede. Come insegna il Mahatma Gandhi, “essendo la non violenza la più potente forza del mondo e anche la più sfuggente nel suo meccanismo, richiederà il massimo della fede. Proprio come crediamo in Dio per fede, così dovremmo credere per fede anche nella non violenza”.
Le politiche e i politici di buona volontà hanno a disposizione questa opportunità da subito, possono praticare la pace da subito, senza se e senza ma. Non è semplicemente questione di abbassare i toni. Si tratta di elevare la speranza, il più nobile tra i compiti della politica. Di fare propaganda al bene. Di vedere quello che va, e di aprirgli la strada.
Con l’auspicio che anche questa lettera, non solo le parole dei propagatori di odio, trovi i suoi fan. A cominciare dagli amici politici.
PERO’ NON AMARLI
scritto da: marinaterragniin AMARE GLI ALTRI, OSPITI, POLITICA

Ricevo e volentieri vi propongo:
Cara Marina Terragni,
le scrivo perché in questi giorni si parla molto – e giustamente- di maltrattamenti ai bambini: mia impressione è che si parli però di casi di maltrattamento, ascrivibili sostanzialmente alla crudeltà di alcune persone, sia che nel mirino ci siano le maestre dell’asilo Cip e Ciop, sia che si tratti delle assistenti sociali dei casi denunciati da Panorama.
Io vorrei attirare l’attenzione dell’opinione pubblica su un maltrattamento gravissimo che deriva dalla applicazione miope ma diffusissima della legge sull’affidamento: quello per cui un bambino/a che è stato posto in affidamento da piccolissimo (talora appena nato) in una famiglia, e ha sviluppato un normale attaccamento verso chi lo ha cresciuto, quando diviene adottabile, viene costretto a cambiare genitori e fratelli, casa, scuola, città, ecc.
La stupidità adultocentrica insiste sul fatto che gli affidatari non dovrebbero “attaccarsi” al bambino e che dovrebbero fare in modo che lui non si attaccasse, ma è evidente che non si può trattare bene un bambino piccolo senza che gli affetti siano spesi.
Questo avviene perché i due istituti dell’affidamento e dell’adozione sono diversi. Ma i bambini non lo sanno e la legge dice che si possono adottare dei bambini anche se non si è sposati o non si ha l’età “giusta” quando tra gli adottanti e il bambino ci sia un “preesistente rapporto stabile e duraturo”. Quale rapporto più stabile e duraturo di quello per cui si è vissuti insieme per mesi o anni?
Se i politici non chiariranno come la legge deve essere applicata, molti bambini costretti a cambiare crudelmente famiglia continueranno a vivere l’ingiustizia e l’abbandono per legge.
Carla Forcolin (presidente dell’associazione La gabbianella)
NON-FELICI
scritto da: marinaterragniin AMARE GLI ALTRI, POLITICA

Cesare Battisti è stato dichiarato estradabile. Plauso unanime della Camera alla decisione del Supremo Tribunale brasiliano. Ora tocca al presidente Lula la decisione finale.
E’ giusto essere sobriamente soddisfatti ogni volta che giustizia ha la meglio. Non è giusto essere felici quando un uomo finisce in carcere. Io non sono mai felice quando un essere umano, qualunque delitto abbia commesso, viene incarcerato. Quando qualcuno entra in carcere è sempre un momento triste. Una sconfitta per l’intera comunità.
ALLEGRIA!
scritto da: marinaterragniin AMARE GLI ALTRI, esperienze

Se posso tornare in argomento, mi è spiaciuto per il vecchio Mike, anche se credo che abbia avuto una buona morte, a coronamento di una bella vita. Se ne sta andando una generazione che si è fatta una dura adolescenza in guerra, ma in compenso nei suoi esplosivi vent’anni ha vissuto la felicità di un mondo che ricominciava a vivere, un grande e festoso cantiere in cui si lavorava tutti insieme, facendo ciascuno la sua parte, a ricostruire il paese. Una generazione segnata per sempre da un’allegria –appunto- di cui il “nostro” pensiero positivo è solo un pallido revenant.
“Allegro” viene da “alacre”, ovvero tutto preso dal fare, dalla gioia di rimboccarsi le maniche e vedere le cose crescere dalla mattina alla sera. La condivisione era un aspetto decisivo: non si può essere allegri da soli. L’Americano Mike lo raccontava bene in un’intervista: in giro a far serate e poi di ritorno a Milano a notte fonda, un piatto di spaghetti al Santa Lucia, i tassisti che giocavano a carte in strada, i bar aperti fino alle due o alle tre, una città che non voleva mai dormire perché si divertiva troppo anche se poi la mattina si levava presto: in piedi, ore sette, tute blu, scolari, casalinghe, intellettuali e professionisti, svegliati dalle sirene delle fabbriche che battevano il tempo per tutti; anche le differenze di ceto, di origine e di cultura stemperate da questo gran daffare universale, il grande architetto spalla a spalla con l’artigiano, le maniche rimboccate allo stesso modo, l’arte al servizio della produzione e la produzione al servizio dell’arte, il padrone in officina con gli operai e la sera nello stesso bar o nello stesso teatro, perfino la lotta di classe messa temporaneamente in pausa con tutte le cose che c’erano da fare.
Di questa cometa, la città festosa, ho intravisto la coda: è stato bello essere una bambina a Milano negli anni Sessanta, e quell’allegria è la mia stella polare, la cerco sempre, con struggimento. Guardo i nostri ragazzi che vengono su con le passioni tristi, e già a 12-13 anni sbevazzano –l’alcol è un anestetico-. E cerco di fare un pezzetto di festa ogni giorno per non perdere del tutto le tracce della felicità. E indicargliele.
(pubblicato su Io donna – Corriere della Sera il 14 novembre 2009)

