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Archivio categoria ‘esperienze’

13.2.2010

FUROSHIKI!

scritto da: marinaterragni
in TEMPI MODERNI, esperienze

Ci sarà anche una sezione Critical Fashion alla prossima edizione di Fa’ la cosa giusta! 7a Fiera Nazionale del Consumo Critico e degli Stili di Vita Sostenibili 12-14 marzo 2010 Milano, Fieramilanocity. Se pensate che sia roba da sfigati, be’, siete molto antichi.

Qui si dimostra come confezionare un furoshiki, la confezione ecologica da riutilizzare e reinventare più e più volte, in forme diverse, o da usare come borsa.

Esercitatevi!


12.2.2010

ATTIMO FUGGENTE

scritto da: marinaterragni
in corpo-anima, esperienze

Goya

Una lettrice, con cui ho da tempo uno scambio via email, mi scrive che ha perso suo padre dopo una lunga malattia.

Il premio Nobel per la chimica Ilya Prigogine ha spiegato che la vita è una struttura dissipativa. In  poche parole, un momentaneo stato di ordine dell’energia, che va a opporsi all’entropia e al caos. Almeno finché quest’ordine apparente e provvisorio dura. Finché l’onda caotica non lo riporta in sé.

Quando qualcuno muore, al suo posto resta un buco in cui lo scambio di energia si fa vorticoso. Dall’ordine si torna al disordine, che travolge anche quelli che restano, e in parte muoiono un insieme al loro caro. Dall’organizzazione si passa violentemente alla disorganizzazione, e il dolore esprime tutta la fatica di resistere al terremoto, aggrappati a quel poco che è rimasto in piedi. Il tempo del lutto è quello che serve a lasciar precipitare tutto quello che è stato violentemente agitato. Le energie devono potersi riorganizzare in un nuovo ordine, suggellato dal ritorno delle illusioni e di un po’ di incanto.

Se la vita è energia organizzata, come dice Prigogine, se siamo solo un attimo di ordine, diventa chiaro a che cosa servono le regole e le tavole della legge che ci diamo, argine contro il disordine. Ma si capisce anche perché a quella caotica energia che origina l’”anomalia” della vita dobbiamo restare in qualche modo timorosamente e consapevolmente connessi. In altre parole, perché non possiamo vivere senza Dio.




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10.2.2010

ALLA FACCIA DI FACEBOOK

scritto da: marinaterragni
in TEMPI MODERNI, esperienze

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Dunque leggo della nascita di Buzz, nuovo servizio di Gmail che porta la posta elettronica di Google nel mondo dei social network. Andrà a insidiare Facebook, che ormai conta 400 milioni di membri nel mondo? (Gesù: spaventoso).

Qui devo confessarvi che pur essendo su Facebook -e figuriamoci- lo snobbo parecchio, non ho tempo per andarci, E quando ci sono friggo e mi sento in colpa perché avrei tante altre cose da fare. Una mia avveduta amica dice che sbaglio, che da Facebook si capiscono tante cose del mondo, e mi prescrive di passarci almeno una mezz’oretta al dì. Ha ragione lei? Mi sto perdendo qualcosa di decisivo?

Voi siete su Facebook, e vi piace esserci? Che cosa ha aggiunto alla vostra vita? E mentre vi lascio qui a commentare, corro lì a sbrigare la posta, e almeno una ventina di nuove richieste di amicizia.




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7.2.2010

BALLA CON L’AVATAR

scritto da: marinaterragni
in esperienze

avatar

Visto finalmente Avatar! (biglietti prenotati due giorni prima). Be’, non perdetelo, e fate in modo di vederlo in 3D. Direi un capolavoro. Il filone è quello anti-western alla Balla coi lupi: il comprensibile senso di colpa nei confonti dei nativi americani (quei ragazzoni blu gli somigliano in tutto e per tutto, cultura, abiti e cavalli), fiumiciattolo carsico sotterraneo che non ha mai smesso di lavorare nella coscienza yankee. Ma c’è anche la resa maschile alla necessità del femminile (il dio Eywa è una dea, sono le donne le depositarie della sapienza, e decisiva per la vittoria finale dei Na’vi è l’alleanza tra le terrestri e le indigene) e un interessante modello di integrazione e collaborazione tra i sessi e tra tutti i viventi, umanoidi, animali e vegetali interconnessi in un unicum -qui si tratta di vere e proprie sinapsi-. E c’è anche la battaglia nella giungla (mai visto un posto più stupendamente lussureggiante), altro luogo della cineletteratura americana. Gli effetti, ma questo lo sapete già, sono davvero straordinari.

Film visionario e paradigmatico. Fate l’esperienza! Molto inspiring!




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18.1.2010

VECCHIE MAMME

scritto da: marinaterragni
in esperienze

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Sto cercando di convincere la mia vecchia mamma a stare con me. Vive sola, e io mi preoccupo. Le attrezzerei una situazione sostanzialmente indipendente. Ma lei non sembra molto dell’idea, anzi direi per niente. E’ sempre stata un’indomita, non tollera che qualcuno interferisca con la  sua sconfinata libertà. Dice che quando sarà la sua ora, non sarà certo il fatto di vivere con me a trattenerla su questa terra. L’unica è che io le dica che sono io ad avere bisogno di lei, e non lei di me.

Ma forse è proprio così. La questione dei vecchi forse è male impostata. Siamo noi, tante volte, ad avere bisogno di loro, più di quanto loro ne abbiano di noi.


p.s.  Mia mamma non somiglia affatto alla vecchina qui sopra. Se sapesse che la rappresento in questo modo diventerebbe una furia. Grazie al cielo non visita il mio blog (però sa andare su Google, si guarda i notiziari e i filmati su Youtube). Probabilmente si tratta di una sua coetanea, ma lei sembra ancora una ragazza.




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16.1.2010

SANDALI ROSA

scritto da: marinaterragni
in esperienze

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Un giorno ho aperto un armadio che di solito resta chiuso, e mi è caduto sulla testa un sandaletto rosa. Un oggettino orrendo che non sapevo più di avere, che credo di non avere mai indossato –lo spero per me-, e che non ricordo quando, dove e perché ho comprato. L’ho rimesso nell’armadio con un po’ di angoscia. Ho molto da lavorare, non ho certo il tempo per occuparmi di lui e di tutte le migliaia di altre cose che non so più di avere, negli armadi, negli stipetti, negli sgabuzzini, nei bauli. Stipate. Accatastate. Anzi, acquattate. Come creature in sonno che attendono di essere richiamate in vita. Sapete benissimo di che cosa parlo. Stephen King ne ha fatto letteratura.
Si deve attendere l’evento raro di un trasloco per esperire la vastità del cimitero delle cose. E il peso che ci trasciniamo dietro, senza rendercene conto, e che ci appesantisce la vita. La controprova è in quegli entusiasmanti e frenetici butta-via-day, tutti femminili, quando spalanchiamo scatoloni e ripostigli dove abbiamo più o meno ordinatamente conservato di tutto: le viti superstiti di un montaggio Ikea –non si sa mai-, la scatola del frullatore –può venire buona-, quel vestitino che bruttissimo non è –a volte tornano-, una stampa della Madonna del cardellino –buttarla è peccato-. Decine di sacchi neri + scatoloni per la pesca in parrocchia: e alla fine si vola, felici, nella vastità dello spazio ritrovato.
Siamo creature transeunti: un’ottantina d’anni e più o meno altrettanti per tornare del tutto la polvere che siamo. Un sandaletto di plastica rosa può ampiamente sopravviverci. La plastica non l’ammazzi mai. Il sandalo mi ha guardato beffardo e me l’ha fatto capire, colmandomi d’orrore. Perché anche le cose parlano, a saperle ascoltare. La signora Tara Gandhi, nipote del Mahatma, ricorda che suo nonno rispettava gli oggetti inanimati come se un’anima l’avessero anche loro. Era lui a dargliela, con il suo sguardo compassionevole. Anche mia nonna, a dire il vero: la sua poltrona, il suo tailleur, la sua spilla. Cose a cui si finiva per volere bene, come a dei parenti.
Consigli per gli acquisti, perciò, in tempo di saldi: parlate con le cose, ascoltate con calma quello che hanno da dirvi prima di scaraventarvi alla cassa.

(pubblicato su Io donna-Corriere della Sera il 16 gennaio 2010)


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15.1.2010

INCAZZATI NERI!

scritto da: marinaterragni
in TEMPI MODERNI, esperienze

dog33

Riporto qui una parte dell’ultimo dibattito e la pongo a tema.

Un anomimo inferocito commenta “le sue (mie, ndr) riflessioni da altoborghese fintamente attenta agli altri“. Una certa Maria aggiunge, parlando di lavoro: “… certo, non sono lavori in grado di invogliare uno di quei “cervelli” che possono ambire ad emigrare verso un Paese dove potranno svolgere un lavoro attinente… Non si tratta assolutamente di uno di quei lavori tipo “scrivere-sul-Foglio, fare-televisione, tenere-un-blog-attento-alle-problematiche-della-donna-moderna, scrivere-libri-pubblicati-da-Mondadori, pubblicare-una-colonna-sull’inserto-settimanale-del-principale-giornale-quotidiano” (questa sarei sempre io, l’altoborghese, ndr).No, non si tratta di una cosina fine del genere. Si tratta di “lavoro-prendere-o-lasciare”.

Disturbati dalle incursioni aggressive, tanti frequentatori del blog si lamentano, chiedono filtri, sbarramenti e così via. Io vedo questo, da qualche parte del web, e lo ripropongo: “Holland (1996) ha osservato nell’utente di internet, molto più di frequente rispetto alla vita reale, una regressione, che provocherebbe tendenza all’aggressività, facilità nell’uso di una terminologia sessuale diretta… Alla base di tale regressione ci sarebbe una riduzione delle inibizioni, che permette di esprimersi con più facilità rispetto al rapporto faccia a faccia (il cosiddetto effetto confessionale)”.

E aggiungo, dialogando con Donatella: “Il bersaglio occasionale è quasi sempre chi tiene il blog e quindi si espone personalmente, nome cognome eccetera, che viene individuato come il nemico, l’usurpatore, la ragione di tutto il male e di tutte le ingiustizie che si subiscono. Vedi questa cosa buffa per cui io sarei altoborghese, povero il mio povero papà che si è sempre fatto un mazzo così per tirarci su e farci studiare, e io ho studiato molto, moltissimo, senza smettere mai, e quel pochissimo che ho, sudandomelo ogni giorno, viene dalla fatica, dall’impegno, dal lavoro; la mia mamma casalinga, io cresciuta nella Milano operaia degli anni Sessanta che peraltro rimpiango. E potrei andare avanti a raccontare: ma credi che questi, che mi sparano in quanto “altoborghese” si placherebbero?. O vedi anche quelli che mi chiosano in modo maniacale, analizzando i testi, passandoli al setaccio alla ricerca di incongruenze e contraddizioni… Il fatto che sia io, a essere esposta all’aggressione, anziché tu o chiunque altro è puramente casuale. Io non conto un bel nulla, perciò non me la prendo affatto e cerco solo che i limiti di decenza non vengano oltrepassati. La cosa che conta è tutta questa rabbia, questa frustrazione che ha fatto del nostro paese, dal più gentile del mondo che era, il più incazzato e furioso. E invece di usarla, questa rabbia, questa invidia, come carburante per il desiderio, le si permette di divorarci”.

E’ questo che pongo a tema: perché siamo diventati così? perché siamo incazzati neri?


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5.1.2010

LA BEFANA E LE ALTRE

scritto da: marinaterragni
in DONNE E UOMINI, esperienze

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Pensavo stamattina, ricordando l’energia di Mary Daly, che forse i preti sono gli unici autorizzati a usare un linguaggio allegorico senza essere in qualche modo sanzionati. Nei loro discorsi possono disinvoltamente ricorrere a figure come gli angeli, Satana e lo Spirito Santo senza che nessuno pensi: “Questi sono pazzi”, e li rinchiuda. Provateci voi, nella vostra vita quotidiana, e mi direte quello che succede. Ai preti quindi -insieme ai bambini entro una certa età, agli psicotici, e in parte agli artisti- è riservato il privilegio di delirare linguisticamente, e non lo dico affatto per offendere, anzi, è un privilegio che invidio molto. Ci sono state donne, quasi un millennio fa, che hanno provato a mantenere anche per sé questo privilegio, e la cosa non è finita affatto bene. Penso per esempio alle povere Sibilla e Pierina, streghe bruciate a Milano in Sant’Eustorgio -fu proprio l’inizio della grande caccia- il cui caso è stato splendidamente raccontato da Luisa Muraro nel suo libro “La Signora del gioco“. Insistere a parlare ai giudici dell’Inquisizione di suddetta Signora Oriente costò loro molto caro. La Befana in arrivo, anche lei una specie di strega, ma resa innocua e addomesticata nel linguaggio e nell’ordine simbolico dei vincitori, mi ha fatto ripensare a queste due povere donnette della mia città. Io la calza la voglio da loro.




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4.1.2010

FATEMI UN SORRISO!

scritto da: marinaterragni
in corpo-anima, esperienze

sorriso

Mi sconnetto -involontariamente- per qualche giorno e vi ritrovo depressucci… Via, ragazzi! Diminuire le quantità di cibo, il fegato chiede una tregua. Un po’ di yoga per ristabilire l’equilibrio. Un bello scrub con spugna ruvida sotto la doccia. E respirare. E’ cambiato il giro della luce: sintonizziamoci! La guru Li Edelkoort promette una svolta vera dal 2011: usiamo il 2010 per farci trovare pronti.

Ieri 10 ore di viaggio dalla Maremma a Milano: un vero incubo. Eppure eccomi qua, 8 del mattino, tonica.

Fatemi un sorriso.




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27.12.2009

GOSPEL E AVANZI

scritto da: marinaterragni
in esperienze

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Niente è più deprimente degli avanzi: che farne? Io distribuisco a parenti e vicini di casa che cercano di rifilarmi in cambio i loro.

E niente è più energizzante di un concerto gospel (visti ieri sera al Blue Note di Milano gli Harlem Gospel Choir).


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