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Archivio categoria ‘POLITICA’
LUMINOSA LETIZIA
scritto da: marinaterragniin AMARE GLI ALTRI, POLITICA

Sono veramente stupefatta per certe iniziative della sindaca Moratti. Come quella di imporre una specie di coprifuoco in via Padova. Che, dice, non è il Bronx, non è una banlieu -e infatti l’altro giorno è andata molto democraticamente in bocciofila, dove i vecchietti le hanno detto: “Sciura Moratti, l’è vegnuda a ciapà i voti?“- ma poi viene governata come se lo fosse.
L’ultima e poco luminosa idea che è venuta alla sindaca è quella di anticipare alle 22 l’orario di chiusura di kebab, take away, phone center. Perché non dellle pizzerie e dei ristoranti cinesi, non è chiaro. Una sorta di discriminazione commerciale che avrà l’effetto di incrudelire la convivenza tra etnie, anziché facilitarla. Inotre il fatto che ci siano negozi aperti la sera -mentre il centro è un angosciante deserto- è una delle cose che rende desiderabile abitare in via Padova, oltre ad aumentare la sicurezza: si cammina più volentieri dove ci sono negozi aperti, ci si sente più sicuri quando per la strada gira qualcuno. Mano morbida, viceversa, per quei proprietari di case -quasi esclusivamente italiani- che affittano in nero agli stranieri: multa da 500 euro e rischio di denuncia. Forse una minaccia di requisizione ed esproprio funzionerebbe meglio. Una buona metà dei problemi sarebbero risolti.
Non so come vengano certe idee alla nostra sindaca: in altre città, come nella Londra dell’East End, si è intrapresa la direzione opposta -incoraggiare e abbellire gli esercizi commerciali- e con successo. Don Piero, parroco di San Giovanni Crisostomo, soprattutto uno che vive lì, ha detto: “Ho la sensazione che questo spiegamento di forze, tra militari e polizia, renda la vita meno sicura, più impaurita“. Meno sicura, non saprei. Più angosciosa, senz’altro sì.
NON VOTARE ANTONIO
scritto da: marinaterragniin POLITICA

Leggo sul Corriere dei candidati Pdl del Lazio rimasti fregati per la non-ammissione della lista. Gente che aveva già speso cifre pazzesche per l’autopromozione, decine di migliaia di euro, e che ora ipotizza addirittura una richiesta di risarcimento. Mi impressiona sempre molto che qualcuno -anzi, molti- investa tanti soldi per essere eletto. Un investimento prevede per definizione di essere fruttuoso, e lo stipendio da consigliere regionale, per quanto interessante, non lo giustifica. C’è qualcos’altro, quindi, che lo giustifica: probabilmente la speranza di fare buoni affari personali con quella carica.
Viviamo in un paese in cui va specificato per legge che chi ha avuto condanne non deve candidarsi. Quindi non vorrei sembrare troppo ingenua dicendo che a fare la politica ci si dovrebbe andare per passione politica, e non per fare affari. L’arricchimento dovrebbe essere su un altro piano. Per questo io non voterei mai per un candidato che investe cifre spropositate in manifesti e santini, e invito tutti a fare lo stesso. A meno che non sia in grado di dimostrare che la propaganda è il frutto sincero ed entusiasta di chi lo sostiene e spera in lui. Non comitati d’affari, ma gente convinta che quel candidato una volta eletto saprà fare bene per il maggior numero.
“PRESIDENTE, NON ESAGERI”
scritto da: marinaterragniin POLITICA
Un uomo autorevole non ha bisogno di dire che tutti lo stimano perchè è anche “un grande tycoon“. Un uomo autorevole non ha bisogno di un suggeritore che lo reindirizza e gli porta le risposte. Che cosa sta capitando al nostro premier? Sembra molto affaticato.
E poi l’arroganza è sempre segno di debolezza.
Ignazio La Russa convince con le cattive il giornalista indisciplinato a piantarla lì. Lui gli dà del “picchiatore fascista”.
GLI INDIFFERENTI (O DEL GRISSINO)
scritto da: marinaterragniin POLITICA, TEMPI MODERNI

Gli indifferenti, opera di Leonardo Roperti
Ero a Ferrara, ieri, e mi sono imbattuta per caso in un comizio di Antonio Di Pietro, proprio poche ore dope il decreto salva-liste. Mi ha stupito che nella sua orazione non abbia fatto ricorso all’espediente retorico del Savonarola, che è ferrarese illustre e terribile, e la cui statua, in postura minacciosa, si ergeva proprio lì, a pochi metri. Quello che pensa Di Pietro lo sapete. La piazza era abbastanza piena, la mattinata splendente e gelida, i ferraresi correvano e sbiciclettavano su e giù per le viuzze medievali.
Qualunque cosa si pensi del decreto, della decisione del presidente Napolitano, della “brutalità” -qualcuno l’ha definita così- del premier Berlusconi nei suoi riguardi, questo è certo: a farci domande siamo in pochi. Per i più quello che è capitato è solo una delle tante cose che capitano nell’iperuranio della politica, così lontana dai problemi della vita, e a cui non vale la pena di prestare troppa attenzione, tanto non ci si può fare nulla (ammesso che qualcosa si voglia fare). Ma anche le reazioni dei più attivi in questa circostanza mi sono sembrate insolitamente flebili, e come spaventate.
Mi sono domandata, passeggiando imbacuccata per Ferrara, che cosa potrebbe scuotere questa mesta indifferenza. Di che cosa ci sarebbe bisogno perché i nostri concittadini, in qualunque modo la pensino, mostrassero anzitutto di pensare “è affar mio”?
IL FASCINO DISCRETO DELLE REGOLE
scritto da: marinaterragniin POLITICA

Dal sito Donneealtri, riproduco questo bell’articolo di Letizia Paolozzi.
D’improvviso, in questo nostro strano Paese, esplode la questione delle regole. Anzi, della conformità alle regole. Una conformità assente. Poco amata, poco praticata. Pur se durissimi con il Sessantotto, molti italiani e italiane sono cresciuti da sessantottini disordinati e bakuniani che le regole se le sentono come un cappio al collo. Sempre dalla parte del padrone. E noi “sior padrone, non vogliamo più obbedir“.
C’è da dire che le regole, perlomeno in questo Paese, spesso sembrano pazzesche. Antiquate, sbagliate. Tuttavia, chi meno conta e meno può, deve comunque rivolgersi alle regole perché gli serve essere difeso dallo Stato. Che poi le regole siano bislacche dipende dalla politica occuparsene. E cambiarle. Se non le cambia, significa che gli stanno bene così come sono congegnate. E allora, la politica, i partiti, i cittadini, le cittadine devono osservarle.
Invece no. Chi può, sempre che possa (perché spesso è troppo povero e indifeso per potere), alza le spalle. Le aggira. Solo i Radicali ci si sono messi d’impegno. Tignosamente. Fino all’eccesso. Giù con gli scioperi della fame e della sete. Ci hanno scritto sopra un libro parlando di “peste dell’illegalità italiana”.
Sembravano esagerati. Anche perché ogni regola contiene, sempre, nel suo seno, delle insensatezze. Chi l’ha detto che alle dodici spaccate si chiudono le porte e chi s’è visto s’è visto? Chi l’ha voluto il timbro mancante come una sorta di reato formale, la carta da bollo come una prova a carico? Ma senza queste norme, pur di difficile lettura e comprensione, non c’è trasparenza. Non c’è giustizia.
Nel Lazio il Pdl ha presentato le proprie liste oltre i termini stabiliti dalla legge. Forse il guasto è dipeso dalla voglia di cambiare all’ultimo momento i nomi delle liste in corridoio, in piedi, su una gamba sola. D’altronde, così fan tutti. Comunque, è esploso un gran pasticcio. E pasticci da altre parti. Perché i partiti piccoli non arrivano a raccogliere le firme nel tempo giusto; perché non ci sono i pubblici ufficiali che si prestino alla bisogna dell’autenticazione; perché i partiti grossi suppongono, nella loro arroganza, di potersi permettere molto (o tutto). E sono i più tartassati dalle pretese fameliche degli aspiranti a un posto politico purchessia.
Adesso, nel guazzabuglio romano-laziale si invoca “clemenza“ (traduci illegalità) da parte dei giudici. La candidata a presidente del centrodestra brontola che la legalità è burocrazia. Vero. Ma anche senza aver letto Carl Schmitt si capisce che burocrazia fa rima con democrazia. Per essere curato, per avere la pensione, lasciare la casa al proprio compagno di una vita, avere diritto alle ferie, ci vuole un mix di burocrazia e democrazia. In caso contrario Vogliamo tutto si traduce in Non avrete niente.
Ora il filo si è rotto, il fatalismo sembra retrocedere. Non saprei dire per quali motivazioni (troppi scandali, immobilismo, tracotanza, crisi, preoccupazioni economiche, perdita di valori, di autorità?), ma l’invocazione solitaria dei Radicali è stata ascoltata. Quasi che il disprezzo delle regole non sia più sopportabile. Nessuno vuole più chiudere un occhio, riaprire una porta. Altro che “cavilli“, queste sono procedure non rispettate. I giudici corrono a verificare la congruità delle liste; le Corti d’Appello di mezza Italia intensificano il proprio dovere (di controllo) e il controllo di legalità viene rivendicato a voce alta.
Adesso, tutti dicono che il difetto è nel manico. I topi si infilano nel formaggio. E le regole sballate sono un formaggio delizioso al quale è difficile per i topi, resistere. Emma Bonino di questa battaglia fondata sul rispetto delle regole è stata paladina. Non è l’unica cosa da chiedere a Bonino, evidentemente. Bisognerà che ci spieghi se la questione (e il gusto) di vivere insieme si appoggia – anche – sulle regole. La presenza nel suo listino di Bia Sarasini, una femminista che lavora con noi a questo sito (e nel nostro gruppo “del mercoledì”), potrebbe essere l’occasione per costruire qualche risposta.
QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO
scritto da: marinaterragniin POLITICA

La lista del Pdl a Roma e in provincia, come sapete, non c’è. Complotto o errore umano, sta di fatto che non c’è. Renata Polverini, la presidente proposta dal centro destra, chiede al presidente Napolitano di intervenire per garantire la competizione elettorale. Emma Bonino e il suo schieramento si oppongono. Quello che è fatto è fatto.
Come la vedete, voi? Ecco il filmato.
GIOCHIAMO ALLA CLASS ACTION?
scritto da: marinaterragniin POLITICA, TEMPI MODERNI

Saprete tutti, immagino, che da qualche mese anche in Italia è possibile intraprendere le cosiddette class action, azioni collettive contro le inefficienze delle amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici.
La class action contro la Pubblica Amministrazione non prevede risarcimenti, come nel caso dei ricorsi collettivi nel settore privato, ma punta al miglioramento nella produzione del servizio. L’azione collettiva potrà essere esercitata contro le pubbliche amministrazioni eccezion fatta per Authority, presidenza del Consiglio e organi costituzionali.
Una bella class action contro gli enti locali di Milano e Lombardia, tanto per dirne una, che non ci garantiscono il respiro e la salute. Un’altra contro il Parlamento, che omette di legiferare per tutelarci dalla corruzione, danneggiandoci collettivamente e singolarmente. O per esempio una class action dei proprietari di case in via Padova e dintorni, Milano, il cui valore sul mercato è crollato a causa della latitanza dell’amministrazione comunale che per anni non ha governato, fingendo di non vedere. Un’altra dei cittadini di Greco, quartiere milanese, contro le ferrovie dello Stato: da quelle parti non si dorme più, perché i motori dei Freccia Rossa parcheggiati nel locale deposito rombano tutta la notte.
Eccetera. Queste sono le prime cose che mi sono venute in mente. Mi piacerebbe essere uno di quei giovani avvocati grintosi che si vedono nei film americani, e imbastire cause a raffica. A voi, per esempio, che cosa verrebbe in mente?
TENTATI DAL DIAVOLO
scritto da: marinaterragniin POLITICA, TEMPI MODERNI

Tempo fa la lingua era molto più efficace nel dire il fascino del male, parlando del Diavolo e delle sue tentazioni, allegoria di chiarezza lampante, in cui le cose diventavano immediatamente evidenti. Se ci fate caso, il male ha la caratteristica di essere ipnotico, di chiamarci al suo cospetto e di impedirci di distogliere lo sguardo da lui, riducendoci all’impotenza (a vendergli l’anima). Anch’io cedo alle sue tentazioni, e sto lì, come tutti, a contemplare il disastro della corruzione nel nostro paese, oggetto degli ultimi post. E invece lo sguardo va velocemente distolto di lì, perché possa posarsi sul bene in essere.
Io non rubo, non sono corrotta e non mi lascio corrompere, non faccio “marchette” (in gergo, prestazioni giornalistiche su commissione), cerco sempre di dire la verità, onoro i miei debiti, cerco di non volere il male di nessuno, insegno a mio figlio la convenienza dell’onestà e dell’amore, insomma non sarò perfetta ma cerco di fare le cose che, sono sicura, fanno tutti quelli che passano da queste parti, e un sacco di altra gente. Ci scommetterei, la maggioranza della gente del nostro paese.
Così, io dico, dobbiamo guardarci l’un l’altro, e andare avanti per la nostra strada, fiduciosi, e fare in modo che da questa integrità e da questa fiducia vengano buone idee e si ingeneri quel circolo virtuoso che ci porterà fuori di qui. Non dico che si deve fingere di non vedere, ma si deve saper vedere anche quello che c’è di buono e stargli vicino. Si deve seguire l’esempio degli illuminati e dei santi, che al Demonio hanno sempre opposto la loro perfetta indifferenza, scostandosene rapidamente. Solo così verrà qualche buona idea, solo così si potrà contenere e ridurre il male che ci affligge.
Quanto alla corruzione, abbiamo tante volte detto che l’effetto paradosso di Tangentopoli è stato quello di “sdoganare” e diffondere queste cattive pratiche. Come è potuto capitare? Forse, mi domando -piena di dubbi, ma me lo domando- è che gli abbiamo dato troppa importanza? Forse è che siamo stati troppo al cospetto di quel male, fino a sfibrarci e a ridurci all’impotenza?
APOKALYPTO
scritto da: marinaterragniin POLITICA, TEMPI MODERNI

Sul Corriere di oggi Aldo Cazzullo intervista Giuseppe Pisanu, capo della segreteria politica di Moro, ministro dell’Interno, oggi presidente dell’Antimafia. Pisanu parla di corruzione, esprimendo gravissima preoccupazione.
“Una nuova Tangentopoli?” dice. “L’Italia del 2010 come quella del 1992? No. Per certi versi, siamo oltre. Allora crollò il sistema del finanziamento dei partiti. Oggi è la coesione sociale, è la stessa unità nazionale a essere in discussione, al punto da venire apertamente negata, anche da forze di governo. Si chiude l’orizzonte dell’interesse generale e si aprono le cateratte dell’interesse privato, dell’arricchimento personale, della corruzione dilagante».
«Sono giorni che vado maturando queste parole. Esitavo a dirle, perché mi parevano eccessive. Apocalittiche. Poi mi sono ricordato che in Giovanni il linguaggio apocalittico è l’altra forma del linguaggio profetico. Quindi non credo di esagerare se dico che è il Paese a essere corrotto. C’è la corruzione endemica, denunciata dalla Corte dei Conti; e c’è quella più strutturata e sfuggente delle grandi organizzazioni criminali, tra le più potenti al mondo. In ordine d’importanza: ’ndrangheta, Cosa Nostra, camorra… Il Paese rischia di piegarsi sotto il peso dell’illegalità. Non sarei così preoccupato se fossi sicuro della tenuta della società civile e dello stesso patto costituzionale».
Che cosa si deve fare? «Si ponga mano subito alle proposte anticorruzione di Berlusconi” dice Pisanu. “Al riordino della pubblica amministrazione. Al taglio dei rapporti incestuosi tra economia e politica. Al regolamento antimafia per la formazione delle liste… Ma, posto che queste cose si facciano, non basteranno. Secondo me, si dovrà agire più in profondità: nelle viscere della “nazione difficile”, dove il patto unitario e il contratto sociale debbono essere rinnovati ogni giorno come il famoso plebiscito di Renan. Il problema è innanzitutto politico, e non possiamo certo risolverlo con il bipolarismo selvaggio, con lo scontro sistematico tra maggioranza e opposizione che ha trasformato questo primo scorcio di legislatura in una snervante campagna elettorale. Serve invece il confronto delle idee, serve la competizione democratica, in cui vince chi indica le soluzioni migliori ai problemi che abbiamo davanti».
Sostiene Pisanu che «è necessario un profondo rinnovamento del ceto politico. A condizione che lo si realizzi con strumenti neutrali: non sia la magistratura ma la politica a guidare il processo, o meglio siano gli elettori, grazie a una nuova legge elettorale che consenta ampia libertà di scelta. Il ricambio ci potrà salvare se servirà davvero a migliorare la qualità della classe politica».
Dicevamo nei post precedenti che la corruzione oggi è microfisica, capillare, pervasiva, ordinaria. Che il “Paese normale” è questo. Non so voi, ma io sento ormai un sacco di gente dire che “l’unica è votare un poliziotto”, riferendosi ad Antonio Di Pietro. Pisanu fa le sue proposte. Provate qui a fare le vostre.

MILANO-SANREMO
scritto da: marinaterragniin POLITICA

palazzo marino, milano
Pensavo stamattina, considerando malinconicamente la possibilità di uno scandalo Sanremo -il Codacons ha chiesto la sospensione dei risultati e un’indagine della Guardia di Finanza sul televoto- che gran parte delle novità politiche di questo paese sono nate a Milano. Il nuovo politico, nel bene e nel male, nasce spesso qui e poi cola giù giù lungo lo stivale. Da cui si può ipotizzare che anche stavolta le cose potrebbero andare così. Qualcosa che capiterà politicamente a Milano e potrebbe mutare lo scenario, mettendo al mondo un embrione di opposizione, cosa di cui oggi il paese sostanzialemente manca (e non è certo un bene per la nostra vecchia democrazia). La prima occasione potrebbero essere le prossime elezioni comunali (per le regionali i giochi ormai sono fatti).
Forse un terzo polo moderato ma non troppo, com’è nell’anima di questa città. Erede del riformismo socialista ma non solo. Con molte donne, molto ambiente, molta vita dentro. Boh, pensavo.

