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Archivio categoria ‘TEMPI MODERNI’

14.3.2010

DAL TRENO

scritto da: marinaterragni
in TEMPI MODERNI

Da Il passaggio della linea di Pietro Marcello, regista del pluripremiato e acclamato La bocca del lupo.




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7.3.2010

GLI INDIFFERENTI (O DEL GRISSINO)

scritto da: marinaterragni
in POLITICA, TEMPI MODERNI

Gli indifferenti, opera di Leonardo Roperti

Gli indifferenti, opera di Leonardo Roperti

Ero a Ferrara, ieri, e mi sono imbattuta per caso in un comizio di Antonio Di Pietro, proprio poche ore dope il decreto salva-liste. Mi ha stupito che nella sua orazione non abbia fatto ricorso all’espediente retorico del Savonarola, che è ferrarese illustre e terribile, e la cui statua, in postura minacciosa, si ergeva proprio lì, a pochi metri. Quello che pensa Di Pietro lo sapete. La piazza era abbastanza piena, la mattinata splendente e gelida, i ferraresi correvano e sbiciclettavano su e giù per le viuzze medievali.

Qualunque cosa si pensi del decreto, della decisione del presidente Napolitano, della “brutalità” -qualcuno l’ha definita così- del premier Berlusconi nei suoi riguardi, questo è certo: a farci domande siamo in pochi. Per i più quello che è capitato è solo una delle tante cose che capitano nell’iperuranio della politica, così lontana dai problemi della vita, e a cui non vale la pena di prestare troppa attenzione, tanto non ci si può fare nulla (ammesso che qualcosa si voglia fare). Ma anche le reazioni dei più attivi in questa circostanza mi sono sembrate insolitamente flebili, e come spaventate.

Mi sono domandata, passeggiando imbacuccata per Ferrara, che cosa potrebbe scuotere questa mesta indifferenza. Di che cosa ci sarebbe bisogno perché i nostri concittadini, in qualunque modo la pensino, mostrassero anzitutto di pensare “è affar mio”?


3.3.2010

NIENTE PAPI

scritto da: marinaterragni
in DONNE E UOMINI, TEMPI MODERNI

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Alla clinica Mangiagalli di Milano un bambino su dieci non viene riconosciuto dal padre, ma solo dalla mamma. Donne per metà lasciate sole da partner fuggitivi, specialmente straniere; per metà liberamente madri, che decidono di avere un figlio pur non avendo incontrato Mr Right. Le ragazze madri sono sempre esistite, ma la maternità in proprio è una cosa nuova, in costante aumento nel mondo occidentale, vagheggiata da molte ragazzine, sentite con le mie orecchie, che danno per scontato che l’uomo giusto non lo incontreranno mai, e che i padri sono solo un optional.

L’autonomia economica e la fine del patriarcato rende possibile un matriarcato di ritorno. Ma crescere sole e soli con la mamma non è come crescere da una coppia che si ama. Un conto è essere figli di separati, un altro essere originariamente senza-padre. Le tappe dello sviluppo psicologico del soggetto -Edipo e tutto il resto- sono sostanzialmente diverse.

Nessun giudizio. Purché queste mamme abbiano fatto bene i loro conti. Per se stesse -da sole è dura, psicologicamente soprattutto- e in primis per i bambini. I quali non hanno avuto la possibilità di scegliere. E in bocca al lupo.




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26.2.2010

QUELLE SFIGATE DELLE MAMME

scritto da: marinaterragni
in DONNE E UOMINI, TEMPI MODERNI

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Avrebbe dovuto vedermi, Elisabeth Badinter, quando poche ore dopo il cesareo mi aggiravo sbandando per la clinica imbastita di punti in cerca della nursery (“Fermatela!”, aveva gridato d’orrore la suora. “E’ la cesarizzata di stanotte!”), dato che non avevo ancora visto il bambino e volevo fare la solita conta delle dita. Istinto materno o possessione diabolica? Qualcosa di irresistibile, questo è certo. Per me, poi, che fino a poche ore prima avevo torturato mia madre: “Non so se lo voglio, questo coso”, e lei: “D’accordo. Dallo a me”.
A Elisabeth Badinter la parola istinto fa impressione? Sono trent’anni che si agita. Ok, troviamone un’altra. Sta di fatto che se milioni di ragazze, contro tutto e contro tutti, la società antimaterna, i datori di lavoro, i partner riottosi, i budget limitati, le polveri sottili, l’effetto serra, gli Ogm, la corruzione, la crisi globale, la cellulite, le smagliature e così via, a un certo punto della loro vita, spesso troppo presto o anche troppo tardi, decidono di attivare (o meglio smettono di inattivare) la scatola magica che si portano in grembo, be’, il miracolo andrà spiegato in qualche modo.
In tutto il saggio della non-saggia Badinter (“Le conflit. La femme et la mère”), è in opera una curiosa inversione, per non dire perversione. Il mondo a testa in giù. Non è la childfree a essere edonista, ma chi insiste tignosamente per portarsi a casa un bambino, o anche due o tre. Non è chi allatta al seno, provvida dotazione, a scegliere la soluzione più comoda, ma chi fa “andare indietro” il latte per arrabattarsi con polverine, biberon, scalda biberon, tettarelle, sterilizzatori, disinfettanti e tutta questa gran rottura di palle. Oltre al fatto che allattare serve all’utero –altra barbarie della natura- per rimettersi in sesto: a ogni ciucciata si contrae. Sono i “morsi uterini” (che belli, e che male).
Libera non è chi si può godere una splendida vacanza dal mondo maschile, tornando a se stessa e facendo la sconvolgente esperienza di un altro tempo, il tempo odoroso e selvaggio della nutrice, così istruttivo per la vita, per il lavoro e per tutto; libera è chi, à la Dati, si scaraventa subito in ufficio a presidiare il posto, tette che esplodono e pancera contenitiva. E si è visto quanto è durata la povera Rachida.
Tutte le teorie sull’attaccamento e sul “bonding”, da John Bowlby a Thomas Berry Brazelton, fatte fuori in un colpo solo. Solo roba ideologica. Chi l’ha detto che il piccolino ha bisogno della prossimità al corpo della mamma che peraltro, nei primi tempi, continua a percepire come il suo stesso corpo? Roba da animali. E chi l’ha detto che il distacco deve avvenire gradualmente, in modo che il bambino possa completare quel processo di individuazione decisivo per la sua salute fisica e mentale? Quello che conta è che non si de-individui la madre, che possa tornare prima possibile a godersi in tutta libertà la mensa, il cartellino, la macchinetta del caffè, le riunioni alle sette di sera, tutte cose di cui, si sa, noi donne andiamo pazze.
Pensate che secondo l’ideologia neomaterna “la buona madre pone naturalmente i bisogni del figlio al di sopra di tutto”. Accidenti. Ma anche quei fasci dell’Onu hanno sancito il superiore interesse del minore: principio al quale, nella nostra società liquida, varrebbe la pena di tenersi saldamente attaccati per non andare del tutto alla deriva.
Non è il mondo a dover fare un esame di coscienza per aver messo ai margini la nascita insieme a tutto quello che conta davvero per noi umani: la relazione, il legame, l’amore. Non è il lavoro a dover essere ripensato –come peraltro stiamo chiedendo tutte, dalle turniste alle top manager- in base a quel principio del “primum vivere” che comincia peraltro a solleticare anche gli uomini. In questione è piuttosto il vizio arcaico della maternità, condizione di “frustrazione, solitudine, alienazione e sensi di colpa”… “Come vivere tutte le tue giornate in compagnia di un incontinente mentalmente deficiente” (il bambino, ndr).
Non è il modo in cui abbiamo organizzato le cose ad allontanarci da quel minimo di libertà e felicità sperimentabili su questa terra. E’ la maternità che ostacola le carriere, infastidisce le aziende, distrugge i ménage (“se la madre allatta per mesi o anche anni, che fine fa l’intimità della coppia e la sua sessualità?”), limita la sacra libertà delle individue. Perfino, nientemeno, la libertà di bere e fumare a piacimento quando si è incinte.
Una certa Gaia, che piacerebbe molto a Badinter, scrive sul mio blog: “Come si fa convivere il desiderio di non avere figli e la paura per un futuro di solitudine? Io non voglio figli e di questo sono sicura al cento per cento, non voglio occuparmi di qualcun altro…”. Come se esistesse una libertà non relata. Come se occuparsi degli altri non contenesse una suggestiva occasione di libertà e felicità.
Il mondo di cui parla Elisabeth Badinter non esiste più. E’ esistito solo come figura provvisoria nella fenomenologia della libertà femminile. E se l’ideologia antimaterna dell’infelice Simone de Beauvoir ha avuto una sua preziosa funzione, quella di Badinter è sospetta. Perché se questo mondo non esiste più, esiste invece una minoranza di non-mère insofferenti in una Francia campione di fecondità, parchi invasi di coppie con carrozzine e boutiques pour enfant sulla Rive Gauche, fra le quali il saggio andrà probabilmente a ruba. Badinter, madre di tre figli, le blandisce in ogni modo e le assume in cielo, a modello della donna nuova: “Anche se il rifiuto della maternità fosse minoritario, la vera rivoluzione sta qui, e chiama una ridefinizione dell’identità femminile”. La childfree, dice, è più donna, più sexy, e anche più tosta della mamma, tanto che, preconizza in un crescendo scellerato “verrà il giorno in cui la maternità sarà appannaggio delle donne culturalmente, socialmente, professionalmente sfavorite”. Una cosa da sfigate, in pratica. Anche se in fondo alla profezia le scappa un punto di domanda. Bontà sua.

(pubblicato su Il Foglio il 26 febbraio 2010)


25.2.2010

GIOCHIAMO ALLA CLASS ACTION?

scritto da: marinaterragni
in POLITICA, TEMPI MODERNI

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Saprete tutti, immagino, che da qualche mese anche in Italia è possibile intraprendere le cosiddette class action, azioni collettive contro le inefficienze delle amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici.

La class action contro la Pubblica Amministrazione non prevede risarcimenti, come nel caso dei ricorsi collettivi nel settore privato, ma punta al miglioramento nella produzione del servizio.  L’azione collettiva potrà essere esercitata contro le pubbliche amministrazioni eccezion fatta per Authority, presidenza del Consiglio e organi costituzionali.

Una bella class action contro gli enti locali di Milano e Lombardia, tanto per dirne una, che non ci garantiscono il respiro e la salute. Un’altra contro il Parlamento, che omette di legiferare per tutelarci dalla corruzione, danneggiandoci collettivamente e singolarmente. O per esempio una class action dei proprietari di case in via Padova e dintorni, Milano, il cui valore sul mercato è crollato a causa della latitanza dell’amministrazione comunale che per anni non ha governato, fingendo di non vedere. Un’altra dei cittadini di Greco, quartiere milanese, contro le ferrovie dello Stato: da quelle parti non si dorme più, perché i motori dei Freccia Rossa parcheggiati nel locale deposito rombano tutta la notte.

Eccetera. Queste sono le prime cose che mi sono venute in mente. Mi piacerebbe essere uno di quei giovani avvocati grintosi che si vedono nei film americani, e imbastire cause a raffica. A voi, per esempio, che cosa verrebbe in mente?


23.2.2010

TENTATI DAL DIAVOLO

scritto da: marinaterragni
in POLITICA, TEMPI MODERNI

diavolo

Tempo fa la lingua era molto più efficace nel dire il fascino del male, parlando del Diavolo e delle sue tentazioni, allegoria di chiarezza lampante, in cui le cose diventavano immediatamente evidenti. Se ci fate caso, il male ha la caratteristica di essere ipnotico, di chiamarci al suo cospetto e di impedirci di distogliere lo sguardo da lui, riducendoci all’impotenza (a vendergli l’anima). Anch’io cedo alle sue tentazioni, e sto lì, come tutti, a contemplare il disastro della corruzione nel nostro paese, oggetto degli ultimi post. E invece lo sguardo va velocemente distolto di lì, perché possa posarsi sul bene in essere.

Io non rubo, non sono corrotta e non mi lascio corrompere, non faccio “marchette” (in gergo, prestazioni giornalistiche su commissione), cerco sempre di dire la verità, onoro i miei debiti, cerco di non volere il male di nessuno, insegno a mio figlio la convenienza dell’onestà e dell’amore, insomma non sarò perfetta ma cerco di fare le cose che, sono sicura, fanno tutti quelli che passano da queste parti, e un sacco di altra gente. Ci scommetterei, la maggioranza della gente del nostro paese.

Così, io dico, dobbiamo guardarci l’un l’altro, e andare avanti per la nostra strada, fiduciosi, e fare in modo che da questa integrità e da questa fiducia vengano buone idee e si ingeneri quel circolo virtuoso che ci porterà fuori di qui. Non dico che si deve fingere di non vedere, ma si deve saper vedere anche quello che c’è di buono e stargli vicino. Si deve seguire l’esempio degli illuminati e dei santi, che al Demonio hanno sempre opposto la loro perfetta indifferenza, scostandosene rapidamente. Solo così verrà qualche buona idea, solo così si potrà contenere e ridurre il male che ci affligge.

Quanto alla corruzione, abbiamo tante volte detto che l’effetto paradosso di Tangentopoli è stato quello di “sdoganare” e diffondere queste cattive pratiche. Come è potuto capitare? Forse, mi domando -piena di dubbi, ma me lo domando- è che gli abbiamo dato troppa importanza? Forse è che siamo stati troppo al cospetto di quel male, fino a sfibrarci e a ridurci all’impotenza?


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APOKALYPTO

scritto da: marinaterragni
in POLITICA, TEMPI MODERNI

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Sul Corriere di oggi Aldo Cazzullo intervista Giuseppe Pisanu, capo della segreteria politica di Moro, ministro dell’Interno, oggi presidente dell’Antimafia. Pisanu parla di corruzione, esprimendo gravissima preoccupazione.

Una nuova Tangentopoli?” dice. “L’Italia del 2010 come quella del 1992? No. Per certi versi, siamo oltre. Allora crollò il sistema del finanziamento dei partiti. Oggi è la coesione sociale, è la stessa unità nazionale a essere in discussione, al punto da venire apertamente negata, anche da forze di governo. Si chiude l’orizzonte dell’interesse generale e si aprono le cateratte dell’interesse privato, dell’arricchimento personale, della corruzione dilagante».

«Sono giorni che vado maturando queste parole. Esitavo a dirle, perché mi parevano eccessive. Apocalittiche. Poi mi sono ricordato che in Giovanni il linguaggio apocalittico è l’altra forma del linguaggio profetico. Quindi non credo di esagerare se dico che è il Paese a essere corrotto. C’è la corruzione endemica, denunciata dalla Corte dei Conti; e c’è quella più strutturata e sfuggente delle grandi organizzazioni criminali, tra le più potenti al mondo. In ordine d’importanza: ’ndrangheta, Cosa Nostra, camorra… Il Paese rischia di piegarsi sotto il peso dell’illegalità. Non sarei così preoccupato se fossi sicuro della tenuta della società civile e dello stesso patto costituzionale».

Che cosa si deve fare? «Si ponga mano subito alle proposte anticorruzione di Berlusconi” dice Pisanu. “Al riordino della pubblica amministrazione. Al taglio dei rapporti incestuosi tra economia e politica. Al regolamento antimafia per la formazione delle liste… Ma, posto che queste cose si facciano, non basteranno. Secondo me, si dovrà agire più in profondità: nelle viscere della “nazione difficile”, dove il patto unitario e il contratto sociale debbono essere rinnovati ogni giorno come il famoso plebiscito di Renan. Il problema è innanzitutto politico, e non possiamo certo risolverlo con il bipolarismo selvaggio, con lo scontro sistematico tra maggioranza e opposizione che ha trasformato questo primo scorcio di legislatura in una snervante campagna elettorale. Serve invece il confronto delle idee, serve la competizione democratica, in cui vince chi indica le soluzioni migliori ai problemi che abbiamo davanti».

Sostiene Pisanu che «è necessario un profondo rinnovamento del ceto politico. A condizione che lo si realizzi con strumenti neutrali: non sia la magistratura ma la politica a guidare il processo, o meglio siano gli elettori, grazie a una nuova legge elettorale che consenta ampia libertà di scelta. Il ricambio ci potrà salvare se servirà davvero a migliorare la qualità della classe politica».

Dicevamo nei post precedenti che la corruzione oggi è microfisica, capillare, pervasiva, ordinaria. Che il “Paese normale” è questo. Non so voi, ma io sento ormai un sacco di gente dire che “l’unica è votare un poliziotto”, riferendosi ad Antonio Di Pietro. Pisanu fa le sue proposte. Provate qui a fare le vostre.

corruzione


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13.2.2010

SCANDALO DEFINITIVO

scritto da: marinaterragni
in POLITICA, TEMPI MODERNI

guido bertolaso

guido bertolaso

E mentre vi rilassate con il furoshiki -istruzioni qui sotto-, provate a riflettere su questo: quando capiterà che la quantità diventerà qualità? che cosa potrebbe funzionare da catalizzatore del cambiamento? Mi riferisco alla vicenda Bertolaso, uno dei galantuomini di cui andavamo più internazionalmente fieri. E qui a Milano, modestamente, alla penosa storia di Milko Pennisi, presidente della Commissione Urbanistica beccato con la sua brava mazzettina in mano. “Sono rovinato”, ha detto. Sì, certo. Anche noi.

Chiunque abbia a che fare, anche occasionalmente, con l’edilizia, non ignora la corruzione del settore. E tante volte abbiamo detto che l’effetto paradosso di Tangentopoli è stato quello di sdoganare un sistema, di diffondere in modo capillare pratiche illegali, di allargare la schiera dei corrotti e degli intascatori, di renderci più realisti e rassegnati di fronte alla necessità di ungere ruote e meccanismi, di diventare noi stessi corruttori e corrotti. Forse questa diffusione microfisica dell’illegalità si sarebbe prodotta lo stesso, anche senza Tangentopoli, e ha a che fare con l’universalizzazione dei metodi mafiosi. Quel che è certo, Tangentopoli non è bastata a curare il male, come una terapia antibiotica inefficace e interrotta troppo presto, che corrobora l’infezione anziché arginarla. Quale può essere la medicina, a questo punto?

Quello che capita lo sappiamo tutti. La Casta e gli altri pamphlet li abbiamo letti tutti. Che oggi si vada in politica quasi unicamente per fare affari e non per amore della polis è ormai chiaro a tutti. Eppure lo scandalo definitivo non si produce. Parlando dell’affaire Bertolaso una gentile signora, sicuramente civile e corretta, ieri mi diceva un po’ piccata: “Però queste cose le fanno sempre saltare fuori in campagna elettorale”. Certo. Ma salvo errore, sempre possibile, queste cose sono successe. Perché si guarda il dito, e non la luna?

La corruzione non sarà mai estirpata definitivamente. Ci si accontenterebbe che fosse contenuta. Di una realistica riduzione del danno. Ma per quanto si pensi e si ripensi, non si comprende da quale punto possa partire il circolo virtuoso, né quando capiterà, e quale fattore occasionale potrebbe catalizzare il processo.

Questa è la discussione che vi propongo per il week end.

MILKO

milko pennisi


FUROSHIKI!

scritto da: marinaterragni
in TEMPI MODERNI, esperienze

Ci sarà anche una sezione Critical Fashion alla prossima edizione di Fa’ la cosa giusta! 7a Fiera Nazionale del Consumo Critico e degli Stili di Vita Sostenibili 12-14 marzo 2010 Milano, Fieramilanocity. Se pensate che sia roba da sfigati, be’, siete molto antichi.

Qui si dimostra come confezionare un furoshiki, la confezione ecologica da riutilizzare e reinventare più e più volte, in forme diverse, o da usare come borsa.

Esercitatevi!


10.2.2010

ALLA FACCIA DI FACEBOOK

scritto da: marinaterragni
in TEMPI MODERNI, esperienze

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Dunque leggo della nascita di Buzz, nuovo servizio di Gmail che porta la posta elettronica di Google nel mondo dei social network. Andrà a insidiare Facebook, che ormai conta 400 milioni di membri nel mondo? (Gesù: spaventoso).

Qui devo confessarvi che pur essendo su Facebook -e figuriamoci- lo snobbo parecchio, non ho tempo per andarci, E quando ci sono friggo e mi sento in colpa perché avrei tante altre cose da fare. Una mia avveduta amica dice che sbaglio, che da Facebook si capiscono tante cose del mondo, e mi prescrive di passarci almeno una mezz’oretta al dì. Ha ragione lei? Mi sto perdendo qualcosa di decisivo?

Voi siete su Facebook, e vi piace esserci? Che cosa ha aggiunto alla vostra vita? E mentre vi lascio qui a commentare, corro lì a sbrigare la posta, e almeno una ventina di nuove richieste di amicizia.




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